Elf Anatomy

Sarebbe bello se la vita fosse come una puntata di Grey’s Anatomy. Mal che ti vada hai un lavoro stimolante, vivi in una città fica e il tuo collega più brutto è tutto muscoli e disponibile a far sesso.

Phooskie è una comuchic. Ovvero persona simpatizzante per il comunismo ma che non sente la necessità di vestirsi come un clochard solo per venire incontro al suo senso di inadeguatezza esistenziale o più semplicemente per far dispetto ai genitori. Certo, dobbiamo ancora lavorare sulla legittimità delle magliette con Che Guevara sopra. Ma scrive in italiano corretto, e questo mi dà la sufficiente certezza che, contrariamente a molti radical chic di sinistra, non diventerà un promotore della libertà un giorno. Di questi tempi è già qualcosa.

Mon Petit Antoin, invece, mi fa le sue domande su ciò che siamo e su che cos’è la felicità e io vorrei tanto rispondergli che ho capito tutto, che la cura per guarire da ogni nostra malinconia sta solo nel dispensare ottimi e saggi consigli nelle vite degli altri, che applicati alla propria diventano solo schegge impazzite di imbecillità. Vorrei tanto dirgli che ho trovato l’elisir di lunga vita. Ma quello che a lui manca già da un po’ a me manca da sempre e qualcun altro, invece, ce l’ha da troppo e non riesce più a vederlo. Per cui forse siamo tutti sbagliati, oppure siamo tutti normali. E chissà dov’è il giusto mezzo tra norma e follia.

Per questo dico che se la vita fosse una puntata di Grey’s Anatomy sarebbe un bene, perché adesso ci sarebbe fuori campo la voce di Meredith e questi interrogativi farebbero sognare, in un lieto fine che comunque arriverebbe, chi ha il tempo di credere che c’è sempre un lieto fine.

E mentre scrivo tutto questo e leggo e rileggo l’e-mail di una persona che ho trattato male, mi chiedo che senso ha avere un cuore e, soprattutto, averne coscienza, e usarlo a ore, sotto i colpi del senso di colpa e nell’afflato, che a volte ci sfiora, di una vita più vera, più grande, che ti abbraccia in sere come queste, nel preludio dell’autunno.

Mentre scrivo tutto questo mi chiedo che senso abbia vivere al di sopra della mediocrità degli altri, quando quella mediocrità troppo spesso è la foresta sui cui alberi appoggerai le tue zampe quando il volo sarà troppo difficile perché quella foresta è immensa.

Che senso ha avere un impeto e sentirsi, a volte, rinchiusi in gabbia e sapere che le chiavi stanno da qualche parte, nelle tue tasche un po’ troppo strette per le tue mani grandi.

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Sondaggi: destra unita al 49%! E in ogni caso vince Berlusconi

Sondaggio di Mannheimer per il Corriere della Sera. Se si andasse alle urne domani andrebbe bene per Fini e SEL, male per PdL e pd. Si registrerebbe l’ennesimo boom della Lega, mentre UdC e di Pietro sarebbero stabili. Sempre più marginale, infine, l’ala della sinistra radicale.

Il gradi di incertezza sfiora il 35% dei/lle votanti, per cui i giochi sono, com’è evidente, ancora aperti in termini di posizionamento elettorale.

Su tutto questo, un’unica garanzia: vincerebbe ancora una volta Berlusconi. E se la destra fosse unita, arriverebbe al 49% dei suffragi e il PdL distanzierebbe di oltre nove punti il pd.

A buon intenditor…