Il piano B

Una cosa l’hai capita: ti piace insegnare. Poi vero è pure che al governo c’è una stronza che fa di tutto per impedirtelo, ma questo è un mero dettaglio tecnico.

Hai capito anche un’altra cosa: tu hai dei limiti e uno di questi non va oltre il Tevere. Il pensiero di andare da Roma in su ti fa star male, perché dopo quelle sponde, e fino alle Alpi, il mondo ha un solo colore. Il grigio.

Sai che molto probabilmente a settembre ti chiameranno da Torino e forse – ho detto forse – tu rinuncerai, sia perché Torino non ti piace, sia perché hai deciso di fargliela pagare agli italiani del nord. Se votano la Lega in massa, non devi esser tu, poi, a riparare le loro pezze. E siccome l’anno passato ti hanno chiamato fino a marzo, vuol dire che quelle pezze fanno davvero schifo.

Però sai pure che se fai questo ci sarà di fronte a te un inverno difficilissimo, perché i soldi che stai accumulando basteranno fino a Natale e che se in quei mesi non succede qualcosa poi rimarrai col tuo orgoglio e con una famiglia che ti guarderà con lo sguardo di chi te l’aveva detto.

E mentre tutto questo si accumula nella tua mente, pensi sempre che andarsene da qualche parte, in qualche paese civile, a ricominciare tutto da capo è una probabilità che sa di balsamo sulle ferite della vita. Perché come dici sempre, ti accontenteresti mille volte di servire caffè al bar in un posto dove puoi vivere più degnamente i tuoi sentimenti – perché un uomo che non ha diritti è un uomo degno a metà – piuttosto che pagare le tasse per un’Italia che fa di tutto per farti sentire di troppo.

Mentre tutto questo avviene, a complicare le cose ci si mette pure quella leggera solitudine che ti solletica come il pungiglione dell’ortica, e se cerchi di spiegare le cose che senti ti sembra di parlare un’altra lingua.

Mentre tutto questo avviene, il piano B sembra ridursi a quell’unico salto nel vuoto che può farti sentire davvero libero ma che come ogni volo può ridursi ai cocci che poi sei costretto a raccogliere nell’asfalto. E questo ti terrorizza.

Allora intanto prendi le cose che trovi nella confusione che ti orbita attorno come un fascio di pianetini e forse comprerai pure il libro che Epy ti ha consigliato, perché hai finito di leggere giusto quello che volevi regalarle per il compleanno e adesso sei rimasto senza. Quindi farai un bel respiro e andrai ad abbracciare tua madre, con cui hai litigato poche ore fa, e tutto assumerà un significato che è sempre quello ma che può esser nuovo. Ma questa è un’evenienza che scoprirai solo a partire da adesso.

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Così

A volte mi sento così. Prigioniero di strade le cui case sono popolate dai soli ricordi. E rinchiuso in una stanza impregnata dalla vita degli altri.

Se poi ti faccio vedere che tutto il mio cuore è così pieno di schegge che non riesco nemmeno a nasconderne il sangue, non farmene una colpa. Fa più male a me. Fidati.

Settimo cielo: dove sta la verità?

Puntuale come un castello di scuse tardive, ecco che arriva anche la versione dei due ragazzi che sostengono di essere stati allontanati dal Settimo Cielo, il lido gay-friendly romano, per un bacio scambiato sulla battigia.

La lettera di spiegazioni è stata pubblicata sul sito di Arcigay Roma ed è stata firmata con una sigla. La situazione adesso si complica, perché di fronte a prese di posizione così nette bisogna per forza di cose capire dove sta la verità.

Il dato politico e culturale di tutta questa situazione è però un altro: credo, infatti, di poter dire serenamente che il vero problema di questa storia sta nel fatto che molti non credono non tanto ai ragazzi, le cui accuse verso il lido in questione devono essere provate – in democrazia funziona così, la mia parola contro la tua e se tu accusi qualcuno sei tu che lo devi provare, e l’accusato è innocente fino a prova contraria – quanto a chi li rappresenta. A torto o a ragione, ma è così. Arcigay Roma non è credibile. Questa è la vera sconfitta, e non per Marrazzo o chi per lui, ma per tutti/e noi.

Domande astrali

1. Quanto sei cambiato?
Il necessario per comprendere che il tuo destino è dove decidi di andare e non dove gli altri ti han detto che devi stare.

2. Quale lungo processo dovrebbe finalmente concludersi?
Quello che mi porta ad attendere persone che hanno la stessa dignità ontologica di un preservativo usato. Perché si deve aspettare solo chi è disposto a fare altrettanto.

3. In quale “facoltà” sei pronto a laurearti? (e per “facoltà” intendo qualsiasi situazione che per te sia stata una fucina di apprendimento).
In Scienze dell’autostima. Perché adesso basto a me stesso. Anche se ciò porterà amici e detrattori ad affermare che questo è un ennesimo atto di egocentrismo. Ma alla fine ‘sti cazzi.

Poi, per chi poi volesse saperne di più

Le luci della ribalta e il palcoscenico della farsa

Il fatto: due gay, una spiaggia, un bacio. Qualcuno che si lamenta e i due vengono cacciati. Scoppia il caso, su un copione già visto, e Arcigay Roma cavalca l’onda con l’immancabile ennesimo comunicato.

Il Settimo Cielo, il lido accusato del vile atto omofobo, tuttavia, smentisce puntualmente: i due ragazzi non sono stati allontanati per un bacio, gli è stato solo consigliato, in nome di una decenza che dovrebbe essere patrimonio comune di bigotti e sessualmente liberi, di consumare atti intimi in luoghi più consoni.

Credo che l’emergenza omo-transfobia in questo paese sia reale e proprio per questo di tutto abbiamo bisogno fuorché di falsi sensazionalismi e campagne mediatiche mirate che servono per far acquisire visibilità a questa o quella associazione. Anche perché certi soggetti dovrebbero comprendere che la visibilità non sempre è veicolata dalle luci di una sana ribalta, ma si colora, a seconda del palcoscenico in cui ci si esibisce, anche dei connotati della farsa e delle tragedia.

Non fa bene al movimento perdere credibilità e certe notizie servono solo ai nostri detrattori per dimostrare che siamo inaffidabili, bugiardi e, dulcis in fundo, pure lascivi.

Adesso certi professionisti dell’omofobia, come li ha giustamente definiti Cristiana Alicata sul suo profilo Facebook, hanno bisogno di tutto questo per poter continuare a essere e a giustificare la loro presenza in un panorama che farebbe ben volentieri a meno di loro. Noi invece, che vorremmo vivere in una società che accoglie le diversità come varianti di una ben più ricca complessità, non ne sentiamo nessuna necessità.

La calda estate dell’omofobia: ci si mette pure Repubblica!

Il titolo è chiaro: gay, solo e ha tradito l’America. Perché nella società d’oggi la solitudine una colpa e l’omosessualità, ça va sans dire, pure. Con l’aggravante, però, di essere anche un peccato che porta al male, alla rovina, alla tragedia finale.

L’articolo odierno di Federico Rampini su Repubblica on line segue grosso modo questa falsariga. Si parla di Bradley Manning, il soldato americano che ha violato gli archivi del Pentagono pubblicando su WikiLeaks dossier segretissimi che grande scalpore hanno fatto in tutto il mondo non solo per la notizia in sé, ma per la stessa conduzione della guerra in Afghanistan made in USA.

Adesso è venuto fuori che Manning è gay. E Rampini ci fa sapere che questa sua condizione lo ha condannato alla solitudine, relegato alla marginalità sentimentale – l’unico amore della sua vita sarebbe una drag queen – e condotto, inevitabilmente, al crimine.

Forse un’informazione più corretta, anche intellettualmente parlando, avrebbe evitato certe semplificazioni e certe imprecisioni che solo un ignorante o un deputato dell’UDC avrebbe potuto concepire.

Perché non è la condizione di esser gay che relega automaticamente alla solitudine: è l’omofobia che isola le persone, in nome di una normalità che deve ancora essere dimostrata, e a volte le picchia e le uccide pure. Questo forse doveva essere messo maggiormente in evidenza.

Così come non significa nulla affermare che l’accettazione sociale è «la stessa molla che due anni fa lo spinse nelle braccia di una drag queen, una storia d’amore impossibile». La drag queen è una categoria artistica: un po’ come essere mimi, clown, ballerini e via dicendo. C’è dietro, in altre parole, la stessa coerenza logica di chi vorrebbe affermare che l’eterosessualità di Raimondo Vianello ha spinto il comico a cercare affetto da Sbirulino.

In altre parole, l’intera redazione di Repubblica dovrebbe vergognarsi per il pressapochismo di questo articolo.

La calda estate dell’omofobia è pure questo: non sapere di cosa si sta parlando, ma fare in modo che certi pregiudizi, non importa se utilizzati come muse ispiratrici o morali finali della favola di turno, restino saldamente in piedi.

E se queste sono le elaborazioni culturali dell’élite intellettuale del nostro paese, poi non dobbiamo stupirci se ieri, dopo la presa di posizione dei finiani a favore delle unioni gay è seguita la solita manfrina delle suore mannare di turno capeggiate dall’immancabile Binetti, che ai gay deve tutta la sua fortuna politica e parlamentare.

Rientra tutto, a ben vedere, in una logica ferrea. Per quanto tragica.

Gay giustamente picchiati, ebrei malvagi e buddisti satanici. Tutto questo è Pontifex!

Il fascismo è stata una dittatura all’acqua di rose e Mussolini un grande statista.
Gli extracomunitari “con modo assillante, cercano, sfruttando la pietà altrui, di spillare un euro per ciascuna rosa”.
Gay pestati e donne violentate? Se la cercano.
Riguardo a Nichi Vendola, poi, “tutti sarebbero stati meglio se il terlizzese fosse stato, prima di venire alla luce, vittima di un incidente di gravidanza, e in questo caso, non tutti i mali vengono per nuocere.”
Gli ebrei “erano e sono perfidi, nulla é cambiato. Il Salvatore lo hanno crocifisso loro, lo dicono le Scritture”.
Ancora: “i culti orientali e il buddismo nel particolare sono pericolosi e satanici. Invitano alla rassegnazione davanti al male. La Chiesa cattolica é la sola depositaria della verità”.

Queste ed altre perle di amore cristiano sul sito di Pontifex.Roma, blog di libera informazione cattolica, ovviamente.

Intanto, per quel che mi riguarda, smetterò di prendere il caffè in un certo locale di piazza di Pietra a Roma. Se finanziano certa gentaglia non è proprio il caso che abbiano pure il mio denaro.

A Padova le coppie gay non hanno progetti di vita

L’unico tipo di originalità che si può ritrovare in certe boutade omofobe sta nel quantitativo di stupidità che può fare, di volta in volta, o da ingrediente base o da semplice “aromatizzante”. Nella torta dell’omofobia, poi, possiamo metterci pure dell’altro: violenza, pregiudizio, ignoranza, adesione a una fede qualsiasi. Eccetera.

Questa volta tocca all’Italia dei Valori – tu quoque! – dar prova di inaffidabilità in tema di lotta per i diritti e rispetto per le persone. Come si legge su Repubblica.it, infatti:

il Comune di Padova varerà il nuovo piano per gli alloggi destinati alle giovani coppie che non potranno però essere composte da persone dello stesso sesso.

Tuttavia dall’assegnazione degli alloggi saranno escluse le coppie di fatto. Ma non tutte. Solo quelle gay e lesbiche. Perché? Ce lo dice Di Masi, l’assessore dipietrista, che avrebbe ammesso, candidamente:

Abbiamo voluto privilegiare chi ha progetti di vita […] sarebbe giusto allargare il piano a ogni genere di coppia ma abbiamo voluto evitare che si creino situazioni di comodo. Due estranei o quasi potrebbero dividersi un alloggio a prezzo politico

Tradotto in eterosessualese: maschi e femmine, sposati o conviventi, hanno comunque un progetto di vita. Due persone gay, ridotte al rango di “froci”, più semplicemente “la prendono in culo”. E chi imita due froci, va da sé, è perché vuole pagare poco. Pensiero che, evidentemente, non sfiorerà una coppia di amici eterosessuali, maschio e femmina, che vorranno evitare prezzi esorbitanti per poter vivere sotto un tetto.

Questo è il pensiero che avrebbe animato (e speriamo nella smentita) le parole e le scelte politiche Di Masi. La cretinaggine si è fatta carne, verrebbe da dire. E la stessa crea discriminazione. Contenti loro… Noi, persone civili, invece, contente non lo siamo. Per niente.

Sui tetti

Il sapore è quello della cannella. Il colore, invece, della curcuma. E se vogliamo dirla tutta, ho pure un angolo segreto dove potermi rifugiare al di sopra delle cose del mondo.  Mi basta salire le scale di ferro, arrampicarmi un po’ e sedermi sul tetto. Per avere il vulcano al mio cospetto. E gli altri tetti, quelli della città, in ogni dove.

Proprio lassù, a ben vedere, tutto assume il significato di questi giorni. Quello di una calura che gioca a nascondersi. Del mare in sottofondo. Quello del silenzio di eventi importanti. E in fondo va bene così. Dopo il clamore è giusto anche il silenzio.

Poi, ok, ci sono pure i suoi occhi. Ma di questo, magari, ne parlo un’altra volta. E solo se è il caso.