Domande astrali

1. Quanto sei cambiato?
Il necessario per comprendere che il tuo destino è dove decidi di andare e non dove gli altri ti han detto che devi stare.

2. Quale lungo processo dovrebbe finalmente concludersi?
Quello che mi porta ad attendere persone che hanno la stessa dignità ontologica di un preservativo usato. Perché si deve aspettare solo chi è disposto a fare altrettanto.

3. In quale “facoltà” sei pronto a laurearti? (e per “facoltà” intendo qualsiasi situazione che per te sia stata una fucina di apprendimento).
In Scienze dell’autostima. Perché adesso basto a me stesso. Anche se ciò porterà amici e detrattori ad affermare che questo è un ennesimo atto di egocentrismo. Ma alla fine ‘sti cazzi.

Poi, per chi poi volesse saperne di più

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Le luci della ribalta e il palcoscenico della farsa

Il fatto: due gay, una spiaggia, un bacio. Qualcuno che si lamenta e i due vengono cacciati. Scoppia il caso, su un copione già visto, e Arcigay Roma cavalca l’onda con l’immancabile ennesimo comunicato.

Il Settimo Cielo, il lido accusato del vile atto omofobo, tuttavia, smentisce puntualmente: i due ragazzi non sono stati allontanati per un bacio, gli è stato solo consigliato, in nome di una decenza che dovrebbe essere patrimonio comune di bigotti e sessualmente liberi, di consumare atti intimi in luoghi più consoni.

Credo che l’emergenza omo-transfobia in questo paese sia reale e proprio per questo di tutto abbiamo bisogno fuorché di falsi sensazionalismi e campagne mediatiche mirate che servono per far acquisire visibilità a questa o quella associazione. Anche perché certi soggetti dovrebbero comprendere che la visibilità non sempre è veicolata dalle luci di una sana ribalta, ma si colora, a seconda del palcoscenico in cui ci si esibisce, anche dei connotati della farsa e delle tragedia.

Non fa bene al movimento perdere credibilità e certe notizie servono solo ai nostri detrattori per dimostrare che siamo inaffidabili, bugiardi e, dulcis in fundo, pure lascivi.

Adesso certi professionisti dell’omofobia, come li ha giustamente definiti Cristiana Alicata sul suo profilo Facebook, hanno bisogno di tutto questo per poter continuare a essere e a giustificare la loro presenza in un panorama che farebbe ben volentieri a meno di loro. Noi invece, che vorremmo vivere in una società che accoglie le diversità come varianti di una ben più ricca complessità, non ne sentiamo nessuna necessità.