I gay non possono donare sangue. O “i nuovi stregoni”

L’Italia è un paese fondamentalmente noioso e prevedibile. Oserei dire ripetitivo. A ruota si riverificano fatti, accadimenti e fenomeni che altrove verrebbero bollati come sostanzialmente cretini e che qui, nell’Italia berlusconiana, trovano dignità ontologica.

Tradotto: Gabriele è andato a donare sangue. Gabriele, milanese, che è un donatore da otto anni e ha un rapporto stabile con un altro ragazzo. Oltre venti prelievi e nove litri di sangue che sono serviti, in tutto questo tempo, a salvare la vita alla gente. Un atto di coraggio, di umanità, di bellezza. Poi arriva un primario omofobo e/o ignorante che decide che un gay, perché tale, è naturalmente infetto. E Gabriele viene fatto accomodare alla porta, non senza un po’ di imbarazzo. Dopo otto anni. E nove litri. E chissà quante vite che adesso, inconsapevolmente, continuano grazie a lui.

E per chi non lo sapesse, tutto questo è avvenuto al servizio trasfusionale Gaetano Pini, che adesso dipende dal Policlinico.

Sia chiaro: la storia non è nuova. Altre volte è successo che si negasse a un gay di donare sangue. Fino a prima del decreto Veronesi – non a caso ministro, questi, di un governo di centro-sinistra – era espressamente vietato a un gay o a una lesbica donare sangue. Poi il decreto ha posto fine all’assurda credenza che esistano categorie a rischio. Ciò che ci espone al contagio di malattie sessualmente trasmissibili non è il nostro io, ma l’uso che ne facciamo a letto.

Ho molti amici gay e molti etero. Dei primi, la quasi totalità mette il preservativo quando fa sesso occasionale. Dei secondi in molti non lo usano. E non perché siano cattivi o stupidi, ma perché credono che l’AIDS non sia una cosa per eterosessuali. Così gli hanno insegnato.

Ma ritornando alla questione di cui sopra. Ho molti amici, gay ed etero. I gay usano il preservativo, gli etero poco o per nulla. Voi da chi vorreste il sangue, in caso di necessità? La risposta, a mio avviso, è semplice. E non è “dagli amici gay”, ma dovrebbe essere “da chi non ha comportamenti a rischio”. Questo lo capisco io che non ho una laurea in medicina. A maggior ragione dovrebbe capirlo qualche dottore, per quanto possibilmente lombardo, vicino a Formigoni, almeno nelle intenzioni di voto, e probabilmente devoto a Comunione e Liberazione, che in Lombardia, pare, abbia dei forti interessi dentro la salute pubblica.

Per altro questo tipo di ragionamento – quello che ha “licenziato” Gabriele, per intenderci – è dannoso per l’intera società, per almeno tre motivi.

In primis, gli ospedali si fanno mancare quantitativi di sangue buono con conseguente disagio di approvvigionamento, le cui conseguenze possono essere molto serie, se non tragiche.

Secondo poi, passa il messaggio che certe patologie sono “roba da froci”. Questo porta a un abbassamento del livello di attenzione nei comportamenti sessuali. Gli eterosessuali si ammaleranno di più e ci sarà sangue in meno, sul medio e lungo periodo.

Dulcis in fundo: si danno nuove frecce all’arco di chi alimenta odio, discriminazioni, diffidenza verso un’intera categoria sociale. Essere gay sarà visto come essere i nuovi untori. Vulgata che andava bene negli anni ottanta, quando nulla si sapeva di AIDS, ma che adesso fa sorridere chiunque sappia leggere e scrivere e abbia il minimo sindacale di neuroni previsti per non avere le dignità intellettuale di un Rocco Buttiglione qualsiasi.

In sintesi: meno sangue, più gente esposta al rischio di contagio e maggiori discriminazioni. Non mi stupirei se il primario che ha disposto il divieto fosse un elettore dell’UDC.

Arrivati a questo punto credo pure che indignarsi serva a poco. Ci si indigna tutti i giorni, per un insulto, un pestaggio, un licenziamento. E così via.

Faccio una proposta: non sarebbe il caso di creare una banca del sangue gayfriendly? Nessuna preclusione per chi ne ha bisogno, ma con una mission che tiene conto di certe normative vigenti: il sangue si dà a quegli ospedali che non praticano discriminazione. Poi sarà cura del paziente capire dove andare, se laddove c’è carenza di sangue o laddove viene usata la ragione e non il pregiudizio.

Fermo restando, e questo è un messaggio che dovremmo gridare a chiare lettere, che io avrei forti perplessità a farmi curare in un ospedale in cui le proprie convinzioni “scientifiche” si basano sul pregiudizio, sull’ignoranza o sulle credenze popolari. La scienza è una cosa. La stregoneria, un’altra. Fosse anche avallata da chi, crocifisso al collo, pensa di essere nel giusto. Sbagliando, a ben vedere.

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3 thoughts on “I gay non possono donare sangue. O “i nuovi stregoni”

  1. Secondo me, se non hai malattie che si trasmettano attraverso il sangue, e questo deve essere verificato con appropriati test clinici, puoi donare il sangue. Se le hai, non lo puoi donare. Mi pare semplice. Non e’ necessario chiedere nulla a nessuno. Inoltre non puoi donare il sangue se pesi meno di 50 kg (questo lo so perche’ una volta volevo donare, ma appena sono entrata loro mi hanno pesato e mi hanno mandato via, inviandomi alla vicina trattoria). Vorrei sapere per esempio una cosa: la richiesta, che viene fatta attraverso il questionario, di conoscere le abitudini del donatore, implica per caso la mancata effettuazione periodica dei test clinici? Perche’ se cosi’ fosse, allora io non mi fiderei mica tanto del sangue che si raccoglie in Italia. E se effettuano i test, che bisogno hanno di fare queste domande o qualsiasi altra domanda?
    Cosa c’e che non capisco?

  2. E poi, ma se si parla di abitudini sessuali, si dovrebbero casomai chiedere altre cose, sul tipo di precauzioni che si prendono. Ma poi non ha senso, perche’ c’e’ l’epatite, ci sono tante altre malattie. Bisogna controllare e basta. Insomma, non ci sono spiegazioni logiche. Non ci sono.

  3. Avere rapporti omosessuali maschili (nota: maschili, non femminili) è un comportamento a rischio. L’evidenza empirica internazionale è abbastanza concorde su questo punto. Difatti, nella maggiornaza dei paesi europei, per legge non puoi donare il sangue se hai recentemente avuto rapporti omosessuali maschili. L’Italia è uno dei paesi più tolleranti a riguardo.

    Preciso, per rispondere a spike, che gli esami del sangue NON sono sicuri al 100%: c’è sempre un margine di errore specialmente se una malattia è stata trasmessa da poco. Per questo è FONDAMENTALE fare una pre-selezione in base ai comportamenti a rischio (rapporti occasionali o con prostitute, rapporti omosessuali maschili, viaggi in paesi dove è possibile contrarre la malaria, eccetera.)

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