Caro kompagno, caro camerata, la questione GLBT non è affar vostro

Continuo a leggere su alcuni profili di Facebook che la lotta per i diritti di gay, lesbiche e trans deve passare per la sinistra, perché il movimento nasce a sinistra ed è solo nel novero di una certa famiglia politica che si può e si deve continuare la battaglia per l’affermazione dei nostri diritti. Per altro, aggiungo io, non dentro tutta la sinistra, ma dentro quella il cui nome comincia per k, in cui si è sempre incazzati, anzi, inkazzati, quella che ha bisogno di ricordare ad ogni piè sospinto che qualcuno va a Casa Pound, altrimenti smette di esistere.

Poi magari si contesta a Gaylib di fare un’opera di promozione del berlusconismo e della cultura da cui proviene come fertile terreno di coltura per le nostre rivendicazioni.

Io penso che se continuiamo a fare della questione GLBT (scusatemi, ma io sono un conservatore) un terreno di scontro delle proprie ideologie di riferimento non andiamo da nessuna parte. Qui non serve stabilire quanto è buona la nostra ideologia di partenza, sia perché – e lo dico da persona di Sinistra – la sinistra è stata matrigna tanto quanto la destra in questi ultimi sessant’anni (da Pasolini in poi), sia perché in democrazia se la pratica di ricondurre una tematica dentro una lotta ideologica settaria vale per uno, poi, a livello di pratica politica, può valere per un altro.

Manco a me piace Oliari – sto usando una metonimia, sia chiaro – ma io non gli contesto il suo votare a destra, bensì il voler di fare la questione GLBT un grimaldello ideologico per dimostrare che la sua parte politica è bella e buona. Lo stesso dicasi per chi fa la stessa identica operazione a sinistra. La lotta GLBT è una lotta sovrapartitica perché qualsiasi partito andrà al potere domani dovrà capire che c’è una base larga che non sarà più disposta a tollerare discriminazioni, insulti e aggressioni per gay, lesbiche, transessuali e tutto il resto.

Io non sono gay per dimostrare che il fascismo non era poi così malvagio o perché Che Guevara sparava sì ai froci, ma in fondo era buono.

Io voglio uno stato di diritto che, in piena coerenza con la Costituzione, non mi discrimini per le mie condizioni personali (art. 3) e che mi conceda diritti e doveri per essere pienamente cittadino a partire dalla mia realizzazione affettiva, oltre che economica e sociale. (A tal proposito, certi amici di sinistra dovrebbero capire che questi ambiti di realizzazione vanno assieme e non in una scala gerarchica che è disposta a sacrificare i gay per il Capitale).

Leggo ancora che la storia del movimento è una storia di “sinistra” e mi pare in pochi comprendano che è stato proprio questo appiattimento partitico-ideologico ad averci regalato un bel nulla di fatto in termini di qualsiasi forma di tutela. E questo vale sia nel presente, sia nel passato quando avevamo una sinistra radicale al 12% dei consensi che minacciava di far cadere il governo Prodi per lavoro e Afghanistan e non ha mai fatto lo stesso per una legge sulle coppie di fatto. Possibilmente per una legge vera, non per quella schifezza dei DiCo.

Non mi si venga perciò a dire che Ferrero & co. sono nostri naturali alleati perché c’è solo da ridere. Così come rido quando un gay di destra si arrampica pure sui cocci degli specchi rotti pur di dimostrare che questa maggioranza e la storia da cui essa proviene sono gay-friendly.

In tutto questo florilegio di prese di posizione, infine, è strabiliante notare che non venga mai toccata la questione delle cose da fare sul piano concreto: si parla di federazioni tra associazioni e singoli, purché tali federazioni siano quanto di più simile a un soviet, si parla di ciò che deve esserci e di ciò che non deve entrarci. Sic et simpliciter.

Non si parla di diritti quali il matrimonio esteso, la creazione di un istituto leggero che garantisca chi non si riconosce nel matrimonio o non può accedervi (penso ai separati) per cui sarebbe auspicabile avere anche una forma di PaCs, l’adozione da parte del partner del figlio del/la compagno/a, della tutela dei diritti dell’omogenitorialità, della questione transessuale (cambio del sesso anagrafico prima dell’operazione, politiche di integrazione, campagne informative, ecc.), non si parla di campagne di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, di una legge contro l’omo-transfobia. Punti di riflessione sui quali trovare un accordo ci sono, a ben vedere. Il movimento dovrebbe occuparsi di questo, non di avere ragione sulle sue componenti interne in virtù di questo o quel simbolo di partito.

Per cui cominciamo a guardare in faccia la realtà, a farci venire in mente qualche idea e ad abbandonare le ideologie di comodo che ci danno un’identità, ma non una prospettiva.