Giorgia Meloni, le famiglie gay e la cretinaggine eletta a sistema di pensiero

Sulle ultime dichiarazioni della Meloni in un’intervista a La Stampa – offensive, volgari e ignoranti sulle famiglie GLBT – siamo al solito copione di un episodio talmente uguale a tanti e tanti altri che il solo ritornarci sopra dà noia. In questa squallida soap-opera del retropensiero, dinamica come un innamoramento di una qualunque Brooke Logan per il mascellone di turno, a cambiare sono solo i protagonisti. Ieri D’Alema e Casini da una parte, Gattuso, la Cuccarini e la Ferilli dall’altra. Oggi l’esponente del PdL. La quale rispetto a una qualsiasi attricetta o a chi deve la sua fortuna all’unica abilità di saper inseguire un corpo sferico, magari a discapito dell’apprendimento della lingua italiana, ha l’aggravante di essere un ministro della repubblica.

L’antefatto lasciava e lascia ben sperare. A Torino il comune ha deciso di istituire un attestato di “famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi”. Il primo passo, cioè, per riconoscere le coppie di fatto anche omosessuali.

A ribellarsi con tutte le sue forze, che nel caso del personaggio in questione hanno l’esclusiva nobiltà intellettuale dello strepito, è proprio il ministro per la gioventù, che reputa il provvedimento come inutile, dannoso e ideologico. E, siccome al peggio non c’è mai fine, e il governo di cui fa parte la Meloni ne è la prova quotidiana, la ministra si lascia andare in dichiarazioni che, prima ancora di essere omofobe, sono semplicemente imbecilli.

Non entro nel merito di queste non-argomentazioni che se non peccano di malafede sono solo un monumento alla cretinaggine, e che si basano sul non riconoscere il valore dell’amore che lega due persone anche dello stesso sesso, facendolo retrocedere al rango di amicizia sessuale: evidentemente a destra il sesso è visto come elemento primario di famiglia e amicizia, invece di essere percepito anche come strumento dell’affettività tra due persone.

Leggendo l’intervista, i suoi avvitamenti logici e il rifugio nell’ipse dixit di chi ha deciso, non si sa in base a quale teoria scientifica, che un figlio per crescere bene ha assoluto bisogno di due genitori rigorosamente eterosessuali, facendone un assioma, si ha la sgradevole sensazione che Giorgia Meloni di fronte a certi argomenti non abbia l’intelligenza sufficiente per capire quanto sia limitata nel comprendere e accettare, con la dovuta serenità mentale, certi fenomeni sociali. E ciò la farebbe apparire, qualora fosse vero, doppiamente stupida.

Al di là dell’aspetto umano, con tutti i suoi evidenti limiti, c’è infine il dato politico e cioè che credo sia molto preoccupante che un ministro dello Stato abbia la stessa capacità critica di un calciatore semianalfabeta. Ma questa, purtroppo, è la cifra culturale di un’intera classe politica che parte da sinistra e arriva, purtroppo, fino alla destra berlusconiana e ai suoi rappresentanti istituzionali.