Napoli Pride 2010: alcune riflessioni

Alcune riflessioni veloci sul Pride di ieri.

La prima: Napoli è una città splendida. Non ricordavo la sua bellezza e la sua regalità. A questo si deve aggiungere la grande partecipazione dei/lle cittadini/e napoletani/e alla manifestazione, che è stata accolta con calore, con molti sorrisi, con una solidarietà che non pensavo di trovare. La parte più bella del corteo è stata quella che ci ha visti passare in mezzo ai quartieri popolari, dove le persone salutavano dai balconi, mandavano baci, sorridevano e ballavano con noi. È stato emozionante, quasi commovente. Questo dovrebbe far riflettere certi partiti che pensano che il percorso per l’approvazione di leggi contro l’omofobia e per le famiglie GBLT sia ancora in salita dentro la società italiana.

La seconda: la madre degli idioti è sempre incinta e ultimamente fa parti plurigemellari. Paola Concia, infatti, è stata insultata e verbalmente aggredita da un gruppo di “compagni” della sinistra antagonista. La colpa del deputato del pd è quella di aver accettato di partecipare ad un incontro con Casa Pound a Roma. Adesso, non è che questa scelta mi sia andata del tutto a genio, ma organizzare un gruppetto per circondare e intimidire una persona al mio paese si chiama squadrismo. Solidarietà a Paola Concia (ma Casa Pound non ci piace).

La terza: mi sono ricreduto su un’idea che mi ero fatto ultimamente. Il Pride non è uno strumento superato. Va rivisto, è vero. Ma laddove non ci si è abituati alla sua presenza è un momento di incontro con la città. L’energia di ieri a Napoli non la sentivo da anni. La mia idea, per quelle città ormai avvezze ai cortei, è quella di creare manifestazioni stanziali e, con turnazione di almeno due anni, un grande corteo partecipato. Fermo restando che, secondo me, il pride nazionale dovrebbe stare a Roma.

La quarta (semiseria): ho visto gli amici di Roma e ne ho conosciuti di nuovi. La compagnia era splendida e ho pure mangiato la vera pizza napoletana. E poi credetemi, ballare il Waka Waka per strada, sotto la regia impeccabile del Coluccino, è una di quelle cose che porterò nel mio cuore per sempre!

9 thoughts on “Napoli Pride 2010: alcune riflessioni

  1. come sarebbe a dire “L’energia di ieri a Napoli non la sentivo da anni” ?
    non c’eri l’anno scorso a Genova? non hai visto con che calore ha risposto la cittadinanza genovese?
    guardalo qua .

    Ho trovato il pride un po’ più sobrio e un po’ meno partecipato dalla popolazione rispetto a quello genovese del 2009. Mi aspettavo più calore e più popolo in piazza Plebiscito, ma forse Napoli è più abituata alle mainfestazioni dei gay in piazza di Genova. Per il resto sono d’accordo con te, stupidi gli insulti alla Concia, splendida la città, il Pride è uno strumento per mandare un messagio forte e chiaro alla popolazione e al governo ma anche agli altri gay.

  2. Pingback: Napolibit »  Napoli Pride 2010: alcune riflessioni « Elfobruno

  3. #Santo: no, non sono stato a Genova. Ero occupato a organizzare il pride di Catania. Non posso fare paragoni ma non mi sembra di poter affermare che ieri ci fosse poco calore tra la gente.

  4. Pingback: Napoli Pride 2010: alcune riflessioni

  5. Non capisco questa idea del pride nazionale a Roma. A parte l’effetto “abitudine” che anche tu rilevi, credi davvero che abbia piu` importanza sfilare davanti a quattro palazzoni ministeriali (peraltro chiusi) piuttosto che non portare citta` per citta` il Pride con tutto quello che puo` comunicare (tanto alle persone GLBT quanto agli altri che lo vedono finalmente di persona invece che dalle cronache distorte dei giornali)?

  6. Butto là un paio di considerazioni personali…anche se io non c’ero
    e semmai parteciperò al pride romano, non per scelta ma come se
    fosse un “recupero” visto che a Napoli proprio non potevo.

    Il pride ha due funzioni, una di manifestazione identitaria a cui giova
    il carattere itinerante ed una politica a cui potrebbe giovare invece
    la concentrazione degli sforzi laddove si riesce a far massa di mobilitazione.
    Quindi al più…Roma o Milano. Però il numero non basta se poi non si
    riesce a fare politica.

    Quest’anno mi pare di capire che il pride politico sia stato quello di Torino.
    Dove si è cercato di coinvolgere donne e immigrati, cioè di andare oltre
    il discorso identitario…non lo sarà Roma, che sarà solo una data di recupero,
    non lo è stato neanche a Napoli ( a parte quelli che sono andati a Napoli per
    contestare la Concia in alternativa alla manifestazione fiorentina contro casa Pound
    –ma questo è un “politico” che “manda in vacca” il discorso identitario )

    Da oggi bisognerebbe lavorare per fare di Roma 2011 quel che fu Roma 2000
    ( impresa difficile…pride memorabile ) ma l’esperienza di Torino non andrebbe
    buttata via. Nel pride nazionale si dovrebbe comunque aggiungere un quid di
    politicità, non dovrebbe essere politico sulla carta ( documenti, piattaforme ) o
    perchè si sfila fra i ministeri. Altrimenti diventa ripetitivo.

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