Loro non ci saranno

(Per le puntate precedenti, clicca qui)

Allora vediamo se ho capito bene. Il Mario Mieli, Facciamo Breccia e una galassia di piccole e grandi realtà antagoniste e di sinistra poiché «sono accadute cose talmente sconcertanti e rilevanti in merito al Pride della Capitale del 2010», si sono ritirate sull’Aventino e hanno stilato un documento politico in cui spiegano le ragioni del loro niet al pride organizzato da Arcigay Roma e da Imma Battaglia.

Adesso – premesso che penso di poter parlare a nome di moltissima gente quando dico che le cose sconcertanti le vediamo da anni, e non solo in merito al Pride della capitale – a me pare che il documento in questione sia un inno alle imbecillità di tutto il movimento GLBT, dalla Battaglia a Facciamo Breccia, passando per il Mieli e Gaylib.

Perché se fai un papello di oltre due pagine in formato A4, firmato da ben ventidue tra associazioni e realtà GLBT, per dimostrare che il pride che doveva essere di tutti alla fine è gestito da quattro gatti – il numero non è casuale – logica vuole che poi qualcuno potrà chiederti: e vi svegliate solo ora? Dov’eravate, così forti, determinati e numerosi, quando si trattava di difendere la manifestazione?

Ancora: mi va bene una critica contro chi vorrebbe, presumibilmente, inciuciare con Alemanno, ma nel contro-documento in questione si attaccano i gay di destra che per carità, non stanno simpatici nemmeno a me, ma democrazia vorrebbe che anche loro possano manifestare liberamente il loro pensiero. Soprattutto quando costruisci un documento che critica il team della Battaglia & Co per scarsa democrazia interna.

E non per fare lo stronzo, anche se so che mi riesce benissimo, ma all’estero – cioè in quei posti dove hanno diritti, matrimonio e adozione e tutte quelle cose che noi “normali” sogniamo (e che Facciamo Breccia schifa) – il pride non è di sinistra. È della cittadinanza tutta. E ve lo dice uno che non ha mai votato più a destra dell’ormai defunto PDS.

Poi io posso pure ben capire che l’antifascismo è un valore inviolabile, ma i paladini dell’antagonismo attaccano il riferimento all’antitotalitarismo, vedendolo come fumo negli occhi. Perché è chiaro che certi compagni e certe conventicole mal sopportano, legittimamente, le sprangate dei vari fan club di Benito e Adolf, ma poi, stranamente, sono pronti a chiudere un occhio sulle fucilate di Che Guevara e la prigione di Fidel Castro ai danni dei froci di Cuba. Capisco pure che certe identità politiche si sfaldano se non c’è l’ombra sicura di un simbolo a tutelarle, falce&martello inclusa, ma questo modo di (non) affrontare il problema non rende certi individui migliori di chi poi condanniamo quando ci ritroviamo a dover denunciare l’ennesima aggressione contro amici, compagni e altri “froci” come noi.

In questa parabola a precipizio, ancora, non poteva mancare un forte elemento di dissociazione psichica quando leggo che quelle forze andranno, gloriosamente altere, altre e, ovviamente, incazzate, al Pride di Napoli. Fingendo di non ricordare come si è giunti a quell’accordo, e fingendo di ignorare che la regia di quel pride è gestita da Arcigay, la stessa associazione che loro accusano, a Roma, di connivenza con il regime fascista imposto da Alemanno alla città. La stessa associazione che, correggetemi se sbaglio, non ha sconfessato l’operato della sede romana.

Il documento, invece, tace su tutta una serie di elementi quali gelosie vecchie e nuove, dissapori non recenti, antipatie storiche e pregiudizi a livello personale che si trascinano da tempo e che si ammantano di un’aura politica per non volerli chiamare per quello che sono: liti tra portinaie.

E la vera tragedia di quest’ennesimo capitolo del nulla è che il movimento GLBT, invece di trovare soluzioni condivise e una rilettura della società nella sua complessità – esercizio forse troppo difficile per chi conosce solo due colori: il rosso e il nero – si impelaga nell’ennesima lite che non interesserà nessuno, se non chi la monta ad arte per avere, possibilmente, il suo siparietto di rancore dove potersi esibire egregiamente. Contenti loro…

In buona sostanza tutta questa telenovela del RomaPride 2010, delle associazioni che non aderiscono, dei documenti e dei contro-documenti, mi rende sempre più convinto che una buona fetta di persone, dentro tutte le associazioni romane, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dedicarsi ad attività più amene, dal giardinaggio al decoupage, e di lasciare la politica a chi ha veramente a cuore i problemi della gente.

7 thoughts on “Loro non ci saranno

  1. Sai che sono totalmente d’accordo con te?
    (Anche se non penso che avremmo comunque i diritti se avessimo un movimento LGBT più unito… ma sicuramente avremmo più peso nella società)

  2. Sottoscrivo parola per parola e condivido su Facebook. Come al solito, non potevi dirlo meglio :)

  3. “la prigione di Fidel Castro ai danni dei froci di Cuba.”
    sarebbe ora che ti aggiornassi. I froci a Cuba non finiscono più in galera. Ma figuriamoci se certi sinistri la smetteranno mai di calunniare un regime che ha la colpa di resistere da 50 anni al criminale embargo degli amici (dei “sinistri” ovviamente) yankee

  4. I froci a Cuba non finiscono più in galera da pochi anni. Per moltissimo tempo però mi pare che in nome di magnifiche sorti progressive si finiva male, nei dintorni di L’Avana…

    Adesso che hai difeso la civiltà delle fucilate – che per paradosso accomuna, nella risoluzione dei problemi politici, certi usi cubani e certi usi yankee – gliela restituisci tu la vita buttata via, in galera, a tutti quelli che sotto lo sguardo benevolo del Che sono stati imprigionati e torturati perché gay?

  5. Pingback: Loro non ci saranno

  6. Mah…il problema è che quando una persona inizia ad avere una certa età ( sarei io XD )
    non ne può proprio più, anche perchè sono le stesse cose e gli stessi argomenti, di venti anni fa, declinati in forme sempre minori, come è inevitabile che sia visto che il mondo nel frattempo cambia e le persone migliori via via mollano per esaurimento…

    Mi sembra che l’unico punto che varrebbe la pena di discutere è il Mieli, se il Mieli ci dicesse con trasparenza e chiarezza cosa è successo prima di questa scontata polemica
    sui soliti documenti politici.

    Ho partecipato alla manifestazione antiomofobia di Firenze, perchè è la mia città e ho
    partecipato a quella nazionale di Roma, semplicemente perchè ci potevo andare.
    Allo stesso modo mi regolerò probabilmente per il Pride. Mi pare evidente però che così
    si va poco lontano.

  7. 1. Sono generalmente d’accordo con il senso del post: fanno ridere.
    2. Però. “…all’estero (…) il pride non è di sinistra. È della cittadinanza tutta.” Evidentemente all’estero la destra non è esattamente quella che abbiamo noi, dico male?

    3. Non ho capito perché questi si scagliano contro l’antitotalitarismo. Nel senso: l’antifascismo cosa sarebbe? Il fascismo, in sé, cos’è stato? Un totalitarismo, appunto.
    4. Però non ho nemmeno capito il tuo tono “sì, vabbè, con ‘sto antifascismo…”
    Mi sembra un bel po’ paolaconciano (http://www.youtube.com/watch?v=PhhFELNdqaA). E te lo dico perché io e il mio ragazzo giusto l’altro ieri siamo stati presi a male parole perché, secondo lei, “la sinistra non è migliore di Casa Pound, anzi, a volte Casa Pound è più tollerante”. Non so, probabilmente non ho colto il tuo ragionamento, però stiamo attenti. Hai fatto lo stesso ragionamento che mi ha fatto un ragazzo di Casa Pound. “E voi, allora?”. Insomma eviterei di dire che “certi individui non sono migliori dei fascisti” solo perché si rifanno a Che Guevara. Tu, quando passi davanti a un centro sociale, hai paura? E quando passi di fronte a Casa Pound, invece? Ecco.
    4.1 Ci starebbe benissimo un ripensamento delle proprie figure mitologiche e una rivalutazione critica, con successivo distaccamento, da alcune pratiche. Ma da qui a dire che allora la sinistra moderna non è migliore del fascismo moderno ce ne passa. So che sei d’accordo con me, ma da questo post non sembrerebbe (tra il riferimento al pride di tutti, anche di destra, e le robe tipo “sìsì il fascismo ok ma anche Che Guevara allora”…).

    5. Vogliamo gentilmente riconoscere che se Arcigay non si muove, i Pride non si fanno? E che se si fanno senza arcigay, vengono fuori delle robe misere e inutili “in giacca e cravatta vi prego non scandalizziamo ci sono i bambini?”. A me questa storia di arcigay dittatoriale sembra un filino pretestuosa. Certo che lo convoca arcigay, ma è anche vero che lo gestisce in maniera partecipata. Poi, siccome i soldi DI FATTO ce li mette arcigay, non vedo nessun problema al fatto che quell’associazione possa dire “un po’ di più” rispetto alle altre. E ti ricordo che io da arcigay sono uscito.
    5.1 e non lo vedo perché tendenzialmente, soprattutto nei Pride, non è che lei e le altre associazioni dicano cose molto diverse.
    5.2 e non lo vedo nemmeno perché, stando a quella che è la mia esperienza, arcigay non ha mai chiuso la porta in faccia a nessuno.

    6. ARGOMENTO PRINCIPE. Ci siamo dimenticati di questo http://www.europrideroma.eu/ ? Sono il solo a (mal)pensare che siano tutte scuse per non invitare Arcigay l’anno prossimo e prendersi tutti i meriti possibili?

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