Perché votare Cristiana Alicata alle regionali in Lazio

Per fortuna non voto nel Lazio, perché sarebbe un bel dilemma. E le ragioni di questo dilemma potete leggerle qui.

Tuttavia, poiché mi è stato chiesto di dare un’opinione e per non peccar di ignavia, avevo già detto, giorni addietro, che avrei dato la mia indicazione di voto. E, nonostante io mi senta più vicino alle istanze di SEL e sebbene nutra una stima infinita per gli altri due candidati, la mia scelta cadrebbe – e uso il condizionale solo perché non voterò a Roma in quanto non residente – su Cristiana Alicata.

Le mie ragioni sono le seguenti:

1. è una donna, e voglio una politica più in rosa;
2. è lesbica, è voglio una politica più rainbow;
3. è una persona con cui ho litigato molte volte, perché non ho accettato la sua militanza dentro un partito considerato nemico delle persone GLBT, ma lei mi ha fatto capire che la sua lotta dentro il pd è giusta e solo dando al partito democratico rappresentanti migliori, riusciremo ad avere un partito migliore;
4. è sì una candidata lesbica, ma la questione omosessuale è un aspetto della sua campagna, non l’aspetto primario o univoco. Questo dà pari dignità a questo tema, rispetto ad altri da lei portati avanti;
5. è una persona di sinistra che non rinuncia a una identità politica specifica, declinandola sulle esigenze del presente e della società odierna.

E poi, se vogliamo dirla tutta, la pensa come me su una questione fondamentale. Vuole la luna, ma ha i piedi per terra. Per cui vai Cri, gli elfi, il piccolo popolo e le streghe buone, per stavolta, tifano per te!

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Stati generali siciliani: quali Pride?

Ieri sera, presso i locali del Gruppo Pegaso di Catania, si sono svolti gli stati generali siciliani dove erano presenti tutte le realtà associative GLBT dell’isola, sia quelle del circuito Arcigay, sia quelle indipendenti. Adesso sarebbe un’operazione enorme cercare di riportare la sintesi di tutti i discorsi fatti ieri e delle comunicazioni proposte all’uditorio, ma non guasterà tentare una sintesi per punti.

La sintesi

1. Arcigay inaugura il suo nuovo corso proprio dalla Sicilia. Il neo-presidente Paolo Patanè è tornato più volte sul concetto di equilibrio e di rispetto per le rispettive identità in una visione della politica GLBT che non sia più fagocitante ma dialogante con le realtà più piccole. E questo mi sembra un buon segnale.

2. Palermo si è candidata e ha ottenuto quasi all’unanimità (i radicali di Certi Diritti si sono astenuti dall’esprimere un parere) di essere la sede del pride regionale del 2010. Agli amici e alle amiche del coordinamento palermitano Stop Omofobia che avrà l’onere di organizzare la manifestazione vanno i miei complimenti e l’augurio di un buon lavoro.

3. Catania avrà, come sempre, il suo pride cittadino. L’Open Mind ha fatto sapere che non intenderà partecipare ai lavori del pride catanese unitario e svolgerà una sua manifestazione antagonista in una data alternativa da concordarsi. Se ne sentiva il bisogno.

4. Le associazioni GLBT indipendentisi sono ritrovate tutte d’accordo sul fatto che il Pride, così com’è, è un istituto stantìo, da rinnovare profondamente, nel linguaggio e nella sua strategia politica. Ridurre quell’evento a mera festività è un lusso che non solo non ci possiamo permettere, ma che non ha senso in un’Italia dove per noi gay, lesbiche, bisessuali e transessuali c’è ben poco da festeggiare.

5. Tra le  associazioni GLBT indipendenti si è creato un nuovo percorso federativo che vuole avere un respiro nazionale. Questa federazione nasce dagli sforzi comuni di Stonewall di Siracusa e del Codipec Pegaso di Catania. Le altre realtà potranno decidere liberamente se aderirvi nel rispetto della piattaforma programmatica che verrà a costituirsi.

Le mie considerazioni

Nonostante alcune ottime premesse, mi sento tuttavia di essere critico con alcuni aspetti che sono emersi ieri. Ha ragione, secondo me, Giovanni Caloggero, rappresentante del Gruppo Pegaso, quando parla di inesistenza della comunità. Anche ieri, infatti, questo senso di scollamento tra le varie anime della galassia GLBT siciliana si è fatto sentire ed è stato più forte dei tentativi di creare percorsi comuni.

Mi chiedo, a tale proposito, che senso abbia fare a Catania due pride distinti. Le ragioni di un antagonismo che reputa irrinunciabili alcune questioni – che però, a ben vedere, non sono pertinenti con la specificità della questione GLBT, marginalizzandola – vengono viste come prioritarie rispetto alla lotta per i diritti e per il riconoscimento della nostra integrità di cittadini e di cittadine.

Un pride ha una sua specificità che è quella di porre i diritti negati di gay, lesbiche e transessuali in primo piano. Così come accade in molte altre manifestazioni, dai momenti di rivendicazione sindacale alle ricorrenze politiche più importanti. Io partecipo a un 25 aprile o alla manifestazione per gli immigrati non perché mi aspetto che le piattaforme politiche di quegli eventi parlino e abbiano come prioritarie la questione GLBT, ma semplicemente perché è giusto farlo. Sarebbe il caso che anche per il Pride fosse così. Ci si viene e vi si aderisce non perché si ritrovano le parole che più ci piacciono, ma perché si manifesta per un motivo specifico e perché si riconosce a quel motivo, per quel giorno, una preminenza e una giustezza che ne danno legittimità piena. Poi ben vengano altre istanze, ma la loro presenza non dovrebbe essere determinante per la partecipazione di questo o quel soggetto.

Creare due pride, uno per la questione GLBT e l’altro per dare a certi settori dell’estrema sinistra catanese un palcoscenico dove poter fare rivoluzione take away – perché piaccia o no è questo quello che succede, ovvero gridare in piazze poco gremite velleità rivoluzionarie che poi, puntualmente e chissà perché, non vengono messe in atto – significa, a parer mio, non aver a cuore la questione GLBT che, per certe realtà politiche, viene dopo la sicurezza degli slogan basati sulla semantica del “contro”. Forse Open Mind Catania e il suo glorioso esercito saranno a posto con la coscienza di fronte alle formule lessicali e sintagmatiche che sono chiamati a recitare, ma questo a parer mio non fa gli interessi né delle persone GLBT né tanto meno va incontro a quegli obiettivi che si dice di voler realizzare.

Dal canto mio, resto sempre dell’idea che creare una piattaforma programmatica che includa i punti comuni di tutti e portare in piazza le specificità delle singole realtà sia l’unica strada percorribile. Spero che la piattaforma palermitana seguirà questa strada e che il pride regionale del capoluogo sia davvero una cosa nuova. Così come spero che Catania si risparmi la presenza di due avvenimenti che dimostreranno solo che in città esistono due anime incapaci di mettersi d’accordo anche sul minimo sindacale della rivendicazione. E le rivoluzioni, lo si dovrebbe sapere, sono davvero altra cosa.

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P.S.: per chi volesse leggere il mio discorso, clicchi qui.

Sostenere i candidati GLBT del Lazio: una scelta di democrazia

Tra poche settimane saremo chiamati a votare per le elezioni regionali. Non tutti, ok. Io che sono siciliano, ad esempio, verrò risparmiato dalla solita pantomima locale di scegliere tra candidati voluti dalle varie e spesso poco trasparenti clientele di turno. Ma in molte regioni d’Italia si voterà per decidere i governatori e, quindi, le politiche economiche e sociali di importanti territori.

Alcune regioni sono strategiche. Veneto e Lombardia, complici l’egoismo sociale dei loro abitanti, sembrano destinati per molti anni ancora a discutibili personaggi politici sotto il profilo umano: razzismo e omofobia governeranno a Venezia e a Milano, in parole molto povere.

Piemonte, Puglia e Lazio sono le zone dove si giocano le partite più importanti. Perché se i candidati del centro-sinistra vinceranno, passerà il messaggio – che si spera i dirigenti del pd capiranno – di una coalizione che vince su candidati di valore e non su accordi di palazzo, che tanto piacciono a gente del calibro di D’Alema e di chi, in questa o quella trasmissione televisiva, passa i bigliettini all’avversario politico contro gli alleati parlamentari.

Proprio in Lazio, poi, si profilano tre candidature di eccellenza, per la storia personale che queste personalità portano come dote agli elettori e alle elettrici, per la passione politica che le anima, per il grande idealismo non sganciato dal rapporto con la realtà. Queste candidature sono quelle di Cristiana Alicata per il Partito Democratico (e per stavolta, visto di chi si parla, scrivo il nome del partito in maiuscolo), di Saverio Aversa per Sinistra Ecologia e Liberta, e di Sergio Rovasio per il Partito Radicale. Ma andiamo per ordine (rigorosamente alfabetico).

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Per chi mi conosce e mi segue da tempo, sa che il mio rapporto con Cristiana Alicata non è stato facile. All’inizio l’ho criticata aspramente per la sua scelta di campo, perché pensavo che una persona GLBT dovesse combattere il Pd, e non certo sostenerlo. Cristiana, tuttavia, ha seguito un percorso molto difficile, perché criticata, per le stesse ragioni, da molti altri compagni di lotta. Eppure col senno di poi posso dire che la sua scelta è stata giusta e, soprattutto, onesta. Cristiana non è una “yes-woman” di partito, rappresentante di categoria che serve alla sua dirigenza per vestire i panni della foglia di fico su questioni che quel partito non vuole affrontare. Cristiana dice le cose come stanno, attacca e combatte l’omofobia interna al Pd, crede in quel che fa e lo fa perché ci crede. Chi la conosce sa di cosa sto parlando. La sua campagna elettorale, poi, è incentrata sui bisogni delle persone a cominciare dalla campagna sugli asili nido, secondo una strategia a parer mio egregia che mira a far comprendere che essere lesbiche e lottare per i diritti delle famiglie, tutte, è una strada non solo percorribile ma auspicabile. Altri temi fondamentali, accanto all’accessibilità, sono quelli dell’efficienza, della trasparenza e della difesa dei valori laici.

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Saverio Aversa è un caro amico. Educatore professionale in centro di riabilitazione disabili, la sua parabola personale, dentro il PDS prima (è stato il creatore dei CoDS) e Rifondazione dopo, ne fanno una delle personalità politiche più di spicco all’interno del panorama GLBT italiano. Originale la sua campagna elettorale che, coerentemente col nome del suo partito, non vuole incidere negativamente sullo spreco delle risorse cartacee e non vuole contribuire alla deturpazione del decoro cittadino con la pratica del manifesto selvaggio. Saverio sta presentando i suoi cartelloni virtuali in cui enuclea, in pillole, il suo programma: diritti sociali e diritti civili, laicità, la salvaguardia delle risorse idriche, tutela degli anziani e democrazia intesa come partecipazione. Una visione della sinistra, in altre parole, che non rinuncia alla sua vocazione di alternativa sociale senza trincerarsi, tuttavia, nelle facili nostalgie ideologiche e guardando ai fatti concreti e ai problemi reali per trovare soluzioni vere.

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Militante storico dei radicali italiani, nonché segretario di Certi Diritti, Sergio Rovasio porta come dote l’importante pronunciamento che la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciare per il 23 marzo, a ridosso dell’appuntamento con le urne. A Certi Diritti va riconosciuto il fondamentale traguardo, mai ottenuto da altre associazioni di settore, di aver fatto della questione GLBT argomento istituzionale pregnante e concreto. La data del 23 marzo, già citata, parla da sola. Accanto a questa svolta, Rovasio presenta al proprio elettorato potenziale temi quali la salvaguardia dei “diritti civili e umani per le persone più deboli, discriminate, che subiscono ingiustizie a causa della loro condizione e orientamento sessuale”. Tutela alle coppie conviventi, lotta all’omo-transfobia, abbattimento dei privilegi ai consiglieri regionali e tutela ambientale sono gli altri cavalli di battaglia di Sergio.

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Dirò nei prossimi giorni su chi cadrebbe, nello specifico, la mia scelta personale. Per adesso mi limito a dire quanto segue: credo che raramente l’elettore di centro-sinistra si sia trovato di fronte alla possibilità di scegliere un candidato ottimale per questioni che riguardano tutti i settori della società. I bisogni dei quali vengono portati avanti proprio dalle persone GLBT dei rispettivi partiti che li hanno candidati. Personalmente spero che tutti e tre i miei amici riescano a  superare il cerchio di fuoco delle urne. Il Lazio, i rispettivi partiti di appartenenza e la nostra società nel complesso ne risulterebbero indubbiamente migliori, più aperti, più ricchi di diversità e, di conseguenza, inclusivi delle esigenze collettive. Secondo lo spirito che dovrebbe animare una democrazia matura, efficiente e degna di essere definita “europea”.

Al riparo da ogni fulmine

Eri un petalo. Leggiadro. Destinato a volare via col primo soffio di vento. Abbiamo cercato di custodirti, di farti crescere prima come fiore, poi come albero forte e sano. Ma per te era stata scritta un’altra storia. Forse è poca cosa pensare che, per tutto questo tempo, ti abbiamo innaffiato con l’acqua di tutto l’amore possibile. Eppure è quello che successo, e anche se non si può lottare contro il destino che porta la tramontana, nessun alito malvagio potrà cambiare ciò che è stato. Perché è ciò che sarà, sempre e comunque. E questa pianta, quella della speranza e della tenacia degli affetti, quella della bellezza dei ricordi, cresce dentro, al riparo di tutte le piogge, di ogni fulmine, di ogni parola posta alla fine e scritta a sproposito.

Ciao piccola Ninninera… il vento ti ha portata via per sempre, fallendo tuttavia nella sua missione di morte. Sei volata in cielo e questo ha fatto di te un angelo eterno.

Bevendo tè verde

Alla fine tutto si risolve solo a quello. È una questione di stanchezza.
Sono troppo annoiato dall’idraulica del pene.
E troppo provato dalla peristalsi del cuore.

Intanto, nell’attesa che le cose prendano un nuovo corso, bevo infuso di tè verde e aspetto che si faccia primavera.

I leader del pd e la pipa di Pertini

Adesso io lo capisco pure che bisogna darsi coraggio. Per non parlare del fatto che sono il primo a ricordare le parole di Pertini, il quale diceva che a volte occorre lottare non solo senza paura, ma anche senza speranza. Però poi apri le pagine dei giornali vicine al piddì e leggi toni trionfalistici: «Fiducia al governo: mai così in basso».

Basta guardare qualche sondaggio pubblicati sul sito del Ministero degli interni per scoprire che se si votasse domani Berlusconi e i suoi avrebbero il 49,3%. Contro una sinistra sgangherata e un pd che rimane la sterile sommatoria di DS e Margherita (17% + 10% delle politiche del 2006).

Mettiamoci pure che Lazio, Puglia e Piemonte traballano e il quadro è completo.

Ma come ho già detto, capisco che bisogna farsi coraggio e ricordiamoci le parole di Pertini. Sebbene i mostri sacri che stanno ai vertici del pd di quell’uomo non sono in grado di reggere nemmeno la pipa.

Mentre niente viene smarrito in quel tempo (reportage di Londra)

Il Tamigi che scorre indolente sotto il palazzo del parlamento, al severo cospetto del Big Ben.
Il London Eye, che ci ha fatto toccare il cielo.
Il British Museum, con la stele di Rosetta.
Le stradine di Londra, con le case che sanno di tè delle cinque.
La National Gallery e i Raffaello negati.

E poi.

La tonsillite, il dolore che supera il dicibile.
Notti intere a sudare, antinfiammatori al posto del cibo e qualsivoglia incapacità di deglutire con umana dignità. E quindi in ospedale – cioè cazzo sei a Londra e ti ammali! – e c’è lui, bello come tutti i sogni che hai sempre fatto, che ti guarda la gola e senti un fremito nei suoi occhi, mentre gli altri accorrono a vedere. Lui che ti accarezza il collo (sono solo linfonodi!), ti apre leggermente la bocca e ti senti in una puntata di Lady Oscar, quanto tutt’intorno sono rose e musiche languide, e mentre questo avviene lui, coi capelli del colore dell’alba e gli occhi lucidi come i sassi del fiume, infila un ago lungo come l’eternità e pone fine a ogni sofferenza. E intanto tu ringrazi madre natura per aver creato cotale bellezza e l’anestesia locale.

E poi, anche se fa male ancora e non riesci a parlare, niente riuscirà mai a ripagarti come gli sguardi benevoli dei tuoi ragazzi, che ti aspettano in stanza e ti inondano di chiacchiere e cioccolata. Allora pensi che in fondo in fondo sei fortunato, perché anche se cerchi di educarli al rigore e al timore ti vedono prima di ogni altra cosa come una persona e ciò è bene. E mentre le loro risate galleggiano nell’aria, sorridi di tutto questo e niente viene smarrito in quel tempo, e niente è perso, nemmeno l’ultimo sguardo perduto di chi avevi giurato di amare per sempre, quella volta dimenticata, altrove, su altre rive.

E poi succede che c’è altra sfortuna, ok, ma tanto sai che al ritorno ne parlerai alle tue streghe preferite, quelle che ti proteggono da tutto il male che c’è e alla fine quella sfiga tornerà per trecento volte a chi l’ha mandata perché è sempre così quando ci si mette contro i poteri di Chanel e allo scudo di Himelda.

Così torni a casa e pensi che Londra, nonostante tutto, è una bellissima città, che quasi quasi c’è più sole di una Roma che assomiglia sempre di più alla pioggia padana e al silenzio che separa dalle cose importanti e che alla fine, in un modo o nell’altro, le cose volgeranno al termine così proprio come devono andare.

Arrivo, perfida Albione!

In partenza per Londra. Potrei dirvi delle peripezie che già sin d’ora si prospettano per affrontare il viaggio. Per non parlare delle consegueze (o dovrei dire presupposti?) sul piano karmico. Ma se sarò ancora vivo, visto che parto con una tonsillite in pieno decorso, ve lo racconto al mio rientro.

La madre del pessimo gusto è sempre incinta…

In Germania la pronipote di Goering ha recentemente dichiarato: «Io e mio fratello ci siamo fatti sterilizzare per non creare altri Goering.» No ad altri mostri, insomma. Meglio lasciar estinguere la stirpe.

In Italia abbiamo la Mussolini.

Adesso, non dico che debba ricorrere a tali estreme misure, ma evitare di partorire tutti gli esempi di pessimo gusto di cui è stata capace e che la TV non esita a mandare in prima serata sarebbe già un ottimo punto di partenza. E invece è fiera del cognome che porta. E questo, a ben vedere, la rende ancora più volgare.

Affidereste a questi incapaci il governo del Lazio?

Vabbè che sono ex fascisti ed ex forzitalioti. Ma ci dovrebbero spiegare quali di queste parole non comprendono: «il regolamento prescrive la presentazione delle liste in tribunale entro mezzogiorno.»

Cioè, proviamo a tradurre: se non sei entro le dodici nel dato luogo con la data lista, la legge – non i radicali, non il papa, non Luna Lovegood – non ti permette di candidarti. Mi sembra facile da capire anche per le menti primigenie di un leghista. Figuriamoci per tutti gli altri.

Se poi dentro il Popolo delle Libertà – il partito col nome più cretino dell’universo – sono tendenzialmente incapaci, il problema non è dei giudici o di chi vuol far rispettare le regole ma, appunto, di chi non sa nemmeno regolarsi con la pausa pranzo.

Domanda conseguente: il partito berlusconiano non è nemmeno capace di pensare a se stesso. Voi gli affidereste il governo del Lazio?