Nel fango affonda lo stivale dei maiali

Il nemico non si illuda.

Se non ho scritto nulla sulla tragedia appena accorsa all’Italia è solo perché ero impegnato a fare altro. A tradurre il mio curriculum, ad esempio. Perché come ho già detto qualche giorno fa, io per questo nord non ci vado a lavorare. Se a Torino come a Bergamo, passando per Milano e Padova, pensano che gli insegnanti del sud siano parassiti sociali e che gli immigrati siano delinquenti – votando Lega significa dare ragione a tale partito su certe questioni – si cerchino tra i cultori della razza padana insegnanti, operai, badanti, braccianti, medici. Ammesso che ne trovino.

Arrivati a questo punto io getto la spugna. Non si può costringere un popolo a una felicità che non vuole. Men che mai se questo sceglie di farsi rappresentare da mafiosi, delinquenti e dai cugini semianalfabeti dei nazisti.

Preferisco mille volte servire ai tavoli in un paese civile, piuttosto che servire certa gente. Mi do un anno di tempo, per organizzarmi, poi sceglierò la mia nuova vita. Poiché prevedo un aumento delle coltellate contro gay e immigrati e ancora più fame per insegnanti, scegliere l’esilio non è più una eventualità dettata dall’esercizio del libero arbitrio, bensì un dovere morale per chi, potendolo fare, non si sente più in casa in questa Italia mediocre, violenta e corrotta.

Ma ripeto, il nemico non si illuda. Aver fatto della Lega il partito più potente al momento nel paese si rivolgerà presto contro quella massa di pecore berlusconiane che stanno ancora a belare adoranti in direzione del parrucchino di chi ha loro insegnato che su due zampe è meglio.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

(F. Battiato, Povera patria)

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11 thoughts on “Nel fango affonda lo stivale dei maiali

  1. Fai bene, è la scelta migliore.

    Lo so, è brutto dirlo, ma è così. Dispiace per gli amici, dispiace per le cose che legano all’Italia … Ma io penso che nella vita bisogna anche amarsi un po’ e scegliere il meglio. Che poi, trasferirsi non significa di certo smettere di lottare; significa solo rispettarsi e rendersi la vita quotidiana un po’ più semplice e appagante.

  2. Da queste parti servirebbero insegnanti degni di questo nome, non che la lotta qui sia assente, ma quantomeno a volte si ha l’impressione di riuscire, nel piccolo, a cambiare ancora qualcosa. Pensaci. Se vuoi un indirizzo di scuole a cui scrivere…

  3. In Svizzera puo` darsi che si stia bene, ma non vedo si possa pensare di avere l’impressione di riuscire a cambiare quacosa stando in uno Stato che fonda la sua economia sui trattamenti di favore che le banche riservano agli autori delle peggiori nefandezze del mondo, dalle societa` create per il riciclaggio di denaro, alle dittature, dallo spaccio alla truffa. Non e` l’unico ne` il peggiore, ma in confronto l’Italia distrutta dalla Lega e dai Berlusconismi mi sembra un posto meraviglioso.

  4. Beato te che non hai visto sfilare le orde scopelliti sul lungomare di Reggio. Povero PD ridotto come me ad elemosinare uno straccio di maschio. Ma il PD non è un partito di maschi e non è un partito di femmine e non è un partito di froci è un partito di inetti.

  5. mi duole dirlo, ma penso che questo di Dario non sia un ragionamento, ma uno sfogo.

    così lo posso accettare, perché non è all’altezza delle facoltà e delle capacità di Dario, né della sua visione della vita o delle opinioni che abbiamo comunque condivisio.

    l’esempio è banale, ma efficace.

    Peppino Impastato, ha pagato con la vita. Viveva una situazione peggiore della nostra eppure non è andato via. E’ stato, ha combattuto, ha coinvolto altri. Lui è morto ammazzato, ma chi era con lui, chi si era fatto coinvolgere, chi era stato contagiato dalla sua passione è ancora lì e ha combattuto per continuare a cambiare le cose.

    Dell’estetica dell’eroe ce ne battiamo il cazzo. Nessuno di noi può ammettere che si farebbe ammazzare, almeno io non lo faccio. Ma sono disposto a correre il rischio. E non me ne vado. Perché so che è prima di tutto il mio esempio che cambia la prospettiva.

    Se nessuno dà l’esempio, nulla si aggrega e nulla può cambiare. E questo Dario lo sa bene.

    E allora, finiamola con la lamentazione, troviamo un lavoro purché sia e da lì si ricominci.

  6. stancato? ok, ci può stare. e quando contemplerai da lontano il disfacimento di questa società, oppure gioirai di chi è riuscito a salvarla e a darle una nuova prospettiva, che cosa ti dirai?
    qual è il tuo sogno?

  7. Guido, Dario, io penso che chiunque è più che libero di gettare la spugna quando lo decide. lo rispetto e per questo io non dirò mai che ha fallito ne che si è arreso.

    credo solo che certe scelte devono essere radicali per cui se si va via poi non si può venire ad ammorbarmi – da lontano – con le critiche su quello che facciamo qui…

    ma tanto io non credo che Dario andrà via (e infatti quanto sopra non era indirizzato direttamente a lui)

    ;)

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