Mine vaganti

Ieri sera, Mine vaganti, di Ozpetek. Adesso lo so che dirò una cosa che farà inorridire certa “intelligaynzia”, ma a me è piaciuto. E, sommo ovvove per la categoria citata, non mi è sembrato nemmeno così superficiale come lo si vorrebbe far credere.

I tre peccati capitali che l’accademismo gay non è disposto a perdonare al regista turco sono i seguenti:

1. il film è (troppo) leggero. Poi però ci si lamenta che dei gay si dia una dimensione troppo cupa e pensosa e si ride pure per le battute di Karen Walker pensando di trovarsi di fronte a schegge di genialità.

2. il film riproduce i cliché gay. In realtà a un certo punto della storia tre amici di certa appariscenza irrompono nella vita del protagonista. Tre comparse a cui viene rimproverato di essere troppo “froci” e poco indagati. Come se in astronomia si pretendesse da un meteorite di essere un pianeta con avanzate forme di vita… Non so voi, ma io di persone come quelle ne conosco un’infinità. Il problema che si pone è: dobbiamo vergognarci del fatto che un regista gay dica allo spettatore etero che esistono anche le checche e che con “quella” gente si può addirittura condividere una parte della propria vita? Perché Ozpetek non doveva introdurre tre macchiette se la realtà è fatta anche di quelle macchiette? Molti gay sono esattamente così: apparentemente vuoti, volatili, inutili. Il rispetto dell’umanità della persona non passa anche attraverso l’accettazione di ciò da cui prendiamo le distanze?

3. il film riprende la visione tutta eterosessuale sulla questione GLBT. A un certo punto la madre del protagonista fa la domanda da sei milioni di dollari: ma essere gay è una malattia? E si può guarirne? Apriti cielo. Questa cosa Ozpetek non doveva proprio metterla perché è banale, sa di minestrina riscaldata, non obbedisce alle somme esigenze dell’arte. Peccato che nella vita reale la gente la pensi esattamente come la mamma di Scamarcio.

La (mia) verità è che Mine vaganti è un film di un gay fatto per un pubblico etero. Sicuramente con i suoi difetti, a cominciare da uno Scamarcio che non riesce davvero a scheccare davanti allo specchio in modo credibile. Ed è un film che racconta un mondo che si nutre, a ben vedere, anche di stereotipi, di luoghi comuni, di mitologie private e di nicchia.

Accanto a questo, però, c’è la critica alla familismo, alla figura del padre-padrone, alle ipocrisie dei rapporti che tengono in piedi matrimoni e convenzioni sociali di provincia. E Ozpetek dice, non so quanti di voi ci hanno fatto caso, che siamo nel 2010 e non più, purtroppo, nel 2000. E, nell’Italia di adesso, questa è una grande verità.

Per stavolta, tuttavia, il regista ha deciso di utilizzare un linguaggio altro, quello della “maggioranza”. O è forse questo che non si perdona a Ozpetek?

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19 thoughts on “Mine vaganti

  1. Caro Dario, i film di Ozpetek sono sempre stati pensati per un pubblico etero, forse solo il Bagno turco è nato con una attenzione minore rivolta a quel tipo di pubblico, anche se mi fa sorridere il parlare di pubblico etero e di pubblico gay. A me questa sua attenzione nel proporre film a tematica gay rivolti ad un pubblico di “massa” mi è sempre piaciuta e la considero un’ottima scelta, perché al di la di alcune apparenti rappresentazioni macchiettistiche o stereotipate, i contenuti ed i messaggi nei film di Ozpetek li ho sempre trovati tutt’altro che banali e stereotipati. Che questi riesca a farli arrivare ad un vasto pubblico mi sembra essere una scelta politica, prima ancora che cinematografica, molto utile. Nei film di Ozpetek è sempre stato centrale il tema della famiglia, ma non della famiglia tradizionale ma di quella famiglia allargata, la famiglia degli affetti e degli amici, la famiglia vera, quella che ci costruiamo, e non quella naturale che spesso ha poco a che fare con la vita e le scelte di tante persone, soprattutto delle persone omosessuali e transgender. Ed in più occasioni Ozpetek ( Le fate ignoranti, Saturno contro, soprattutto) ha messo a confronto queste due diverse tipologie di famiglie evidenziando quanto più profondi e sinceri siano i rapporti che legano le persone della famiglia allargata rispetto a quelli della famiglia naturale e tradizionale.
    Che nel mondo gay vi sia chi storce il naso per personaggi che vengono definiti troppo checche è l’evidente sintomo di quanto all’interno di questo mondo, talvolta anche e soprattutto nei militanti, vi siano delle grosse difficoltà ad accettare innanzi tutto se stessi. La necessità di alcuni di volere prendere le distanze da certe rappresentazioni dell’omosessualità, denota tutti i limiti di chi, pur dicendo di volere lottare all’interno di un movimento di liberazione, vive ingabbiato in stereotipi di normalità oppressivi.
    Non ho ancora visto quest’ultimo lavoro di Ozpetek, quindi non posso esprimermi nello specifico, ma spero di vederlo quanto prima.

  2. ecco lo so, adesso andrò a vedere il film – come sempre quelli di Ozpetek – e mi piacerà, perché ci troverò dentro quello che hai scritto…

  3. Hai ragione in pieno Dario.
    Anche per noi il film è bellissimo, anche noi abbiamo notato la frase siamo nel 2010, mica nel 2000…purtroppo!!!

  4. Allora eri tu. Ti ho visto ieri sera davanti al cinema ma non ero sicuro fossi tu. Ti leggo sempre con interesse. Concordo con la tua verità ma Ozpetek nei film dissemina anche elementi ambigui, interpretabili in maniera diversa da un pubblico gay e da uno etero come ad esempio il rapporto tra Scamarcio e Nicole.

  5. Vabbè, mentre tu individui chi ti ha individuato, io ripeto qui ciò che avevo già detto ad Alessandro Michetti: stando in Canada, non ho ancora potuto vedere il film, ma m’era capitato di leggere la recensione di un amico generalmente inaffidabile sul cinema. E, puntualmente, a lui non era piaciuto per niente. Cosa che m’aveva fatto pensare: vuoi vedere che Ozpy è tornato ai livelli de Le fate ignoranti? Ora, Mine vaganti è piaciuto ad Alessandro ed è piaciuto a te, per cui piacerà anche a me.

    Aggiungo, come autore, che non se ne può più di trame tragico-drammatiche che hanno al centro un gay che soffre. Nel mio piccolo è ciò che provo a fare col prossimo romanzo.

  6. Pingback: Mine vaganti

  7. Anche a me è piaciuto e credo che si collochi in quel filone di commedia che in Italia è stato un genere che ha prodotto capolavori assoluti. Trovo anche interessante il fatto che sia un regista che viene da un’altra cultura che coltivi e si inserisca felicemente in questo filone (anche se un certo tipo di leggerezza deve ancora crescere in lui), ma è un film ben riuscito.
    La cosa che mi lascia perplesso (ma credo sia una precisa scelta stilistica già presente negli altri suoi film), è che Scamarcio è molto più credibile come etero tentato (direi proprio allupato) che come gay che vuole bene a se stesso. Più che cupo per l’oggettiva situazione ingarbugliata, pare tormentato dalla presenza di Nicole (infatti pur abbracciato al suo compagno nudo nel letto il cineasta lo lega in parallelo all’insonne Nicole ripresa anche lei a letto con gli occhi aperti).

  8. Sai che hai scritto esattamente quello che ho scritto e pensato io??! E’ un film gay per etero che critica l’istituzione familiare pur con qualche riserva furbetta.

  9. Ciao Elfuccio del mio cuore…
    Non commento da tamto tempo…
    Stasera vado a vedere Mine vaganti e ti dirò…

    Baciozzi emiliani ma pur sempre siculi!!

  10. epperò registicamente è quello che è e poi noto che negli anni si sta facendo conservatore: almeno in Hammam il sesso era guardato, quindi estremamente sensuale; ne le fate ignoranti era praticato con baldanza….ora son tutti professorini e c’è solo il bacio.

  11. Pingback: Mine vaganti « ed ora guardiamo oltre…

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