Congresso Arcigay: tutti i limiti di Bersani

Una cosa che mi ha colpito dell’ultimo congresso nazionale di Arcigay, che ho seguito a distanza, e anche un po’ dietro le quinte, è stata la presenza di certi politici della scena nazionale. Tra questi, è stato presente addirittura il neo-segretario del partito democratico, Bersani che, e riporto dal sito ufficiale, «ha introdotto il suo discorso sostenendo che potrebbero esserci possibili elementi di incomprensione da parte degli attivisti lgbt verso un partito ancora giovane e che deve trovare un punto di equilibrio solido; è quindi comprensibile un disagio da chi vede i propri diritti negati e le forze più affini culturalmente e politicamente incapaci di realizzare risultati.»

Bersani, inoltre, avrebbe ravvisato nel «limite di eccessivo gradualismo» del pd la causa maggiore di insofferenza della militanza nei confronti del partito che lui rappresenta.

Quindi, sempre secondo quanto si può leggere sul web e a quanto mi è stato direttamente riferito, ha auspicato la creazione di un tavolo comune per discutere di questi temi, per capire quali strategie avviare, per creare una cultura dell’accoglienza delle nuove istanze. Mentre questo accadeva, dal pubblico si è levata una protesta di chi faceva giustamente notare che mentre Bersani deve ancora capire come muoversi, in Europa e nel mondo le leggi per i diritti si fanno.

Il neosegretario, in pratica, è andato a ripetere la lezioncina imparata a memoria, prima di lui, da tutti gli altri: le leggi si faranno, ma bisogna avere pazienza, aspettare, attendere. Forse occorreva fargli presente che mentre nel mondo le cose vanno avanti, quello che lui bolla come eccesso di gradualismo è in realtà un processo di regresso culturale che ha portato, dalla Binetti e dai DiCo in poi, alle coltellate dell’anno scorso.

Si spera che la nuova dirigenza di Arcigay non si lasci abbindolare da promesse generiche e fumosi desiderata spacciati per rivoluzioni copernicane dentro un partito che dovrebbe apparire nuovo al mondo GLBT non perché si è prodotta una nuova cultura dei diritti civili, ma solo perché se ne è andata la Binetti che, assieme a Rutelli, tornerà con tutti gli onori del caso a partire dalle prossime alleanze elettorali. La credibilità di un partito e di un progetto passano anche per queste piccole sfumature, che dovrebbero portare a conseguenze di non poco conto.