La diamo una mano a Emma?

Vittorio Zambardino ha scritto una lettera molto significativa – che potete leggere in calce – su ciò che dovrebbe fare tutto il movimento GLBT in Lazio per uscire dalle splendide, e inutili, torri d’avorio in cui è arroccato da qualche tempo a questa parte.

Nonostante ci siano alcuni punti che meriterebbero ulteriore approfondimento, trovo costruttivo l’impianto generale di questo documento per quella che dovrebbe essere una strada da seguire: a cominciare dalla deideologizzazione dei nostri percorsi politico per arrivare a un’alleanza tra movimento e politica in cui, in un secondo momento, far pesare la nostra capacità di far numero e di dare proposte e risposte valide a problemi oggettivi.

Il rischio, va da sé, è che queste parole restino inascoltate e che i “leader” di movimento si rendano sempre più simili non tanto ai faraoni, di cui emulano il distaccato e altezzoso comportamento nei confronti della “base”, quanto alle mummie che quegli stessi faraoni son diventati a distanza di millenni.

L’opportunità, in tal caso, è tutta della base. Una base che ormai non si riconosce nelle ormai note sigle e che non vede il movimento solo come giustificazione etica della movida romana, che tutti e tutte noi amiamo profondamente ma che è poca cosa, ammettiamolo, rispetto al tutto che c’è da fare. È arrivato, in buona sostanza, il momento di far capire al mondo la fuori che ci siamo e siamo portatori di valore politico: cioè, di capacità di mediare, di offrire delle alternative, di vedere il futuro. Allora, riprendendo le parole di Zambardino, aiutiamo Emma?

Cari amici,

uno che quando avevo la vostra età andava forte, scriveva: “Gli oppressi ragionano male”. Ecco, si avvicinano le elezioni regionali e non vorrei che, anche stavolta, si ragionasse malissimo.

Non entro nel ginepraio delle divisioni politiche del movimento lgbt e non mi ricordo più che altro, dal quale mi tengo per scelta accuratamente fuori. Mi concentro su un punto: fra circa 60 giorni in questa regione si vota per il governo della Regione. Il candidato del centro sinistra, per la prima volta in questo paese, è Emma Bonino. Cioè un leader internazionalmente riconosciuto delle lotte per i diritti civili: no, non parlo solo di quelle italiane, ma del Burqa, delle mutilazioni genitali femminili, la libertà di rifiutare l’accanimento terapeutico (a proposito, è una libertà che ci hanno appena tolto).

E’ che vi vedo distratti. Anche un po’ separatisti. Ci sono persone impegnate in lotte disperate che “somigliano” a quelle radicali degli anni passati nelle loro forme, il digiuno. Ma sono disperate perché non hanno, della non violenza, l’elemento del dialogo col potere. Rischiano di morire nel silenzio. Del resto con chi dialoga il movimento dei diritti dei gay in Italia? Con nessuno. Si possono riempire piazze di grandi folle, com’è successo, ed essere maledettamente soli.

Ecco perché vorrei chiedervi di pensarci. Al fatto che bisogna dare una mano ad Emma Bonino per la sua elezione. Per farlo è necessario mescolarsi con le pesti radicali – hanno caratteri di difficilissima sopportazione ma è un calice che si può bere – e provare a far vincere questa candidatura sul terreno del dialogo.

Vedete, proprio perché gli oppressi pensano male, in questi anni sui palchi di certe manifestazioni si sono sentiti urli e insulti. Certo c’è da urlare, insultare, essere indignati davanti a piccoli soprusi quotidiani che si mascherano per di più. Ma l’urlo non porta voti, a meno che non sia l’urlo del potere. L’insulto non crea amici, a meno di non essere insulto di clan. L’urlo è solo un grido di sofferenza.

La candidatura della Bonino può vincere se non diventa il manganello anticlericale che qualcuno vorrebbe. Se impone la presenza di parole e di immagine della candidata in televisione. Dove è evidente, la amano poco, a partire dai conduttori “di sinistra”, bòni quelli. Se riesce a farsi ascoltare fuori dagli schieramenti di partito puri e semplici e se passa nei media. Ragazzi qui c’è un muro da sgretolare: non è vero che è facile. Sono al lavoro palazzinari e preti, partiti e notabili, apparati e funzionari. E da questa parte: niente.

Si può provare a dialogare con chi voterà e ha sempre votato in un altro modo. In fin dei conti gay e lesbiche sono costretti a questo fin dall’inizio della loro vita consapevole: quando debbono dire a madri padri figli fratelli sorelle di cosa è fatta la loro vita quotidiana. E debbono così scalare l’effetto rifiuto. Sono parole che, dette con serenità, possono cambiare il mondo. La serenità che manca da anni, perché l’isolamento politico l’ ha spazzata via.

Oggi quell’isolamento, all’improvviso, è venuto meno. E’ bastato che il nome di Emma Bonino apparisse accanto a quello del Pd perché “tutto fosse illuminato”. Ma se poi si perde, gli sconfitti di adesso torneranno al gioco delle oligarchie e della corsa al centro, dell’isolamento dei “laicisti” e della “distruzione della famiglia”.

Si tratta di dimostrargli che si può convincere “gli altri” senza dover necessariamente mettere in lista cilici e altri orpelli da diavoli. Si può vincere senza svendere. L’Italia, voi lo sapete, è piena di mamme e di padri, di figli e fratelli, pronti a capire. Si tratta di fare per 60 giorni, e magari dopo, una politica non separatista. Non omosessualista.

La diamo una mano ad Emma?

Vittorio Zambardino

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5 thoughts on “La diamo una mano a Emma?

  1. Pingback: Agora’ di cloro Miti defecatori dei Piddini: Emma Bonino

  2. Due piccole precisazioni al post di questa gentildonna:

    1. non appartengo al partito democratico, per cui se vuole citare il mio articolo si è pregati di evitare di appiopparmi militanze politiche che non sono reali;

    2. non mi risulta che in Lazio ci saranno primarie. La Bonino è il candidato unico di tutto il centro-sinistra. Non si sa ancora se la FdS deciderà di appoggiarla, così come voto le missioni in Afghanistan e in Libano (cioè votando quella che tu chiami guerra), oppure se correrà da sola permettendo alla Polverini di vincere.

    Poi va da sé che quando si è più attenti a mettere asterischi e a usare parolacce, sacrificando la forma al contenuto, si dicono castronerie. A queste aggiungiamoci certo apparato sessantottino. E viene fuori tutta la tristezza di quel post.

  3. “un leader internazionalmente riconosciuto delle lotte per i diritti civili: no, non parlo solo di quelle italiane, ma del Burqa, delle mutilazioni genitali femminili” Come Bush, Blair, Berlusconi ecc. anche loro lottano per i diritti civili e per la democratizzazione degli Stati canaglia. La Bonino e’ falsa come giuda, mai voterei una schifezza simile

  4. giovanni ha ragione.

    votare Emma è il vecchio sistema del votare-turandosi-il-naso e così ricadere nel gioco di chi il potere lo gestisce da anni. quel che è peggio è che si porterebbe acqua a politici che sono dentro il sistema da anni e giocano solo al gioco dei ladri di Pisa, nemici per finta ma amiconi quando serve.

    io non sono di sinistra, ma osservando con attenzione la storia recente e passata posso afermare due cose:

    1. se Emma è l’alternativa allora Berlusconi &C hanno secoli di governo davanti a sé.

    2. la vera alternativa è ricostruire i legami solidaristici, come nel 1900 quando operai e diseredati non avevano alcun difensore, da qui tornare a fare massa e a far paura al potere e ai padroni, ma paura di brutto (avete presente la Comune, in sé fallì ma state tranquilli che se il socialismo è arrivato dove è arrivato prima di Craxi lo deve anche alla paura di possibili rovesciamenti e alla capacità di fare fronte comune fra diseredati, non certo con gli emissari dei padroni quale la Bonino è.

    da sempre.

    i Radicali hanno giocato un ruolo importante su certe battaglie ma sul piano sociale e economico sono dei liberisti spietati per nulla diversi da quelli che dicono di combattere.

    ripartire dal basso, veramente è la sola alternativa.

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