Zanardi interrompa lo sciopero della fame. E le associazioni GLBT facciano qualcosa!

Oggi ho ricevuto un’email in cui mi si informava che Francesco Zanardi – che assieme al suo compagno Manuel Incorvaia ha intrapreso lo sciopero della fame per la calendarizzazione alla Camera di una legge sul matrimonio gay o sul riconoscimento delle coppie di fatto – ieri notte si è sentito molto male a causa della protesta intrapresa.

Credo sia arrivato il momento che questo atto di lotta estrema venga definitivamente interrotto. La situazione politica attuale sta reagendo con un sostanziale menefreghismo nei confronti del gesto – sicuramente coraggioso, ma estremo – di Francesco. Non abbiamo bisogno di martiri, non abbiamo bisogno di un secondo caso Ormando. Francesco ha il dovere morale, nei confronti del suo compagno, di continuare a stargli accanto in salute e, nei confronti di se stesso, di sopravvivere.

Se posso dire la mia io di fronte all’indifferenza o all’empasse della maggior parte delle associazioni da una parte e di fronte a un gesto estremo dall’altra, proporrei una via alternativa e propositiva che:

I. denunci lo stato della mancanza di qualsiasi tutela in Italia per le persone GLBT, contrariamente agli stessi principi fondamentali della Costituzione;

II. chieda ufficialmente a Francesco Zanardi di interrompere lo sciopero della fame e di spostare la protesta su un piano di azione politica non meramente dimostrativa;

III. istituisca in ogni regione d’Italia un tavolo permanente di lavoro con giuristi, rappresentanti delle associazioni, militanti e semplici cittadini/e GLBT e non, per la redazione di proposte di leggi popolari sulle coppie di fatto da presentare al parlamento e alle amministrazioni locali. La legge nazionale può avere due stesure: una che comprende la parola “matrimonio” una che non la comprende ma offre un corredo quanto più ampio di diritti analogo a quello delle coppie sposate. La legge da presentare al parlamento dovrà essere, per forza di cose, diversa da quella che deve essere proposta alle amministrazioni locali che dovrà avere come fine l’istituzione dei registri delle unioni civili;

IV. scritto il testo, tutte le associazioni – piccole e grandi, congiuntamente – dovrebbero poi cominciare a raccogliere le firme per poterlo presentare agli organi competenti. Onde evitare primadonnismi, colpi di mano e assalti alla diligenza, si dovrebbe creare un comitato d’azione con un simbolo unico (possibilmente in rainbow) e un nome condiviso in cui far confluire tutto il movimento GLBT interessato alla creazione di una legislazione per le famiglie (anche) gay e lesbiche.

Ai prossimi Pride, o all’inizio delle prossime iniziative invernali, si potrebbe arrivare con tale iniziativa da presentare alla nostra comunità anche per far capire che siamo presenti sul territorio in modo concreto e, qualora possibile, unitario. E il sacrificio di Francesco Zanardi sarebbe così il trampolino di lancio dell’unità del movimento attorno a un progetto concreto e condiviso.

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Non date la comunione ai gay

Sarà che oggi mi sono svegliato un attimo col piede storto.
Sarà che devo ancora prendere il caffè.
Sarà che sono il solito senzadio.

Ma.

Apro Facebook, trovo la notizia che il vescovo di Grosseto se ne esce con dichiarazioni tipo «a uno come Vendola non amministrerei mai la comunione. L’omosessualità è un peccato gravissimo» e penso: ma chi la vuole.