Dimenticare Bettino (ma non le sue colpe)

La moglie di Craxi: «Non porterò mai il corpo di Bettino in Italia». Adesso sappiamo dove tengono nascosti i soldi.

Era questo il mio stato di Facebook fino a stamattina. Parole, ovviamente ironiche, che hanno suscitato il disappunto di amici che nella figura del leader socialista ci credevano e, a quanto risulta evidente, ci credono tutt’ora.

Il commento dello splendido Michelangelo, preceduto da un’ineccepibile critica alla sinistra di adesso, lasciata in mano a quattro buffoni post-comunisti, a cavallo tra l’inettitudine e l’arroganza e asserviti all’Opus Dei, suona grosso modo così: «era un ladro. bene. era un ladro ed è morto. da 10 anni. e ancora non arriva un’elaborazione in più circa i problemi posti da Bettino Craxi su europa, politica estera, riforme istituzionali, inflazione e potere d’acquisto dei salari, ecc.»

Il problema, gli ho risposto, non è quello di non riconoscere che vent’anni fa il divo Bettino ha avuto dei barlumi di genio. Il problema è che in Italia sembra non si possa fare a meno di acritiche adorazioni, quasi pagane, verso figure che, per una regione o per un’altra, hanno portato l’Italia sull’orlo della rovina. A destra hanno Mussolini, in parte della sinistra Craxi e nel marasma attuale un po’ entrambi. A me non importa se Craxi (o Mussolini o chi per loro) ha fatto del bene. Era suo dovere. Veniva pagato per questo. Aveva un mandato. Vi era la sacralità del voto dietro a quel mandato e la suprema garanzia dei valori costituzionali. Non poteva fare altrimenti. E invece, ha fatto anche il peggio. Ok, non era l’unico. Poteva denunciare il sistema, invece che ingrassarlo. Dire non era l’unico non significa riabilitarlo, ma renderlo uguale a tutti gli altri. In questo c’è poco di divino, a mio parere.

A me non piace che si voglia santificare una figura che ha sbagliato compiendo crimini e ponendo le basi di una situazione politica per cui adesso un’intera nazione sconta le conseguenze. Se si vuole andare avanti, nella storia come nel presente, occorrerebbe abbandonare certe nostalgie. Anche se si tratta di lasciare Craxi, il suo corpo e tutta la sua vicenda di vita, col bene e col male che essa ha prodotto, nel suo esilio post-mortem. Io la penso così.

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