Pillola rossa, pillola blu

Diciamo che quella di oggi è una data tragica e importante. Un po’ come il cielo di là fuori. Lo ricordo come fosse ieri. Avevo raccolto tutte le mie forze per suonare a quel campanello. Per fare il salto, da ciò che ero sempre stato e ciò che sarebbe successo da quel momento in poi. Perché varcando quella soglia tutto sarebbe cambiato. Per sempre. Pillola rossa o pillola blu.

E scopri quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Dodici anni fa varcai la soglia dell’associazione in cui avrei militato per molto tempo.
Dodici anni fa cominciai a rinunciare a tutte le leggende che mi avevano raccontato sull’essere gay.
A preferire all’emancipazione la libertà di essere ciò che sentivo e sento tutt’ora.

Respirai a lungo. Schiacciai il pulsante. Un campanello rauco. Anzi no, dev’essere stato un dlin dlon. Mi aprì Massimiliano. Mi inondò di parole. Hai sentito, mi disse, si è dato fuoco. A piazza San Pietro. Non sapevo nemmeno di chi stesse parlando, pensai a uno di loro.

Si trattava di Alfredo Ormando, un mio conterraneo, un poeta, dicevano di lui, credente e omosessuale. Che, stanco di essere etichettato come una scheggia di male proprio dai tutori della fede alla quale sentiva di appartenere, decise di farla finita proprio in Vaticano. I tg di allora parlarono del gesto di uno squilibrato. L’allora papa Giovanni Paolo II non spese una parola. E nulla più.

Da allora ho sempre lottato perché le fiamme servano solo a riscaldare. Perché quel nulla venga riempito con la vita. Da dodici anni a questa parte.

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