Nonostante Tatami, gay e lesbiche salveranno la famiglia

Viviamo in tempi difficili, si sa. Le guerre preventive ieri e la caccia all’immigrato oggi, Calabria docet, dimostrano ampiamente il grado di imbarbarimento della società contemporanea. La cosa veramente tragica, poi, è che ci permettiamo i politici che votiamo – ovviamente uso un plurale generico, ma io mi dissocio come ho sempre fatto da certe intezioni di voto – e ci vantiamo del fatto di essere più civili di altri. Con i leghisti in parlamento…

Siccome il male non sa nemmeno essere originale, se vuole, al di là di islamici da bombardare e maghrebini da sfruttare prima e prendere a colpi di fucile poi, questa amena umanità non si fa mancare altri tipi di violenze e discriminazione. E siccome il male, come dicevo, è ben poco originale, ma sa essere subdolo, tale forma di attenzione verso il popolo di gay e lesbiche ha toccato anche una trasmissione televisiva, al secolo Tatami, che ha fama di essere attenta a fenomeni sociali contemporanei. Peccato che, nella puntata di ieri, siano successe due cose che ci dimostrano che il programma della Raznovich ha solo giocato sul sensazionalismo senza fare informazione. Almeno sotto il suo profilo professionale.

A tale trasmissione, infatti, sono stati invitati due soci di Famiglie Arcobaleno, un’associazione di genitori omosessuali: Luca Possenti e Francescopaolo Di Mille, il suo compagno, i quali stanno cercando di avere un figlio. Nella nota, pubblicata su Facebook e curata da Luca, si legge che il loro intervento è subito degenerato in un’aspra polemica a causa del fatto che Tatami non ha fatto informazione, ma si è limitata a parlare di omogenitorialità e di procreazione assistita portando casi limite, come chi va alla banca del seme, in America e in determinate strutture a pagamento, per farsi “costruire” bambini su misura o come chi prende l’utero in affitto, pur potendo procreare, per non togliere tempo alla propria carriera. Cosa che ha portato tale Stefano Menichini, piddino, e non a caso cattolico e direttore di Europa, a bollare la pratica della fecondazione assistita, che migliaia di persone affrontano per il desiderio di avere un figlio e tra notevoli disagi e sofferenze, come pratica eugenetica nazista.

Di fronte a quest’atto di disinformazione e di fronte a certi insulti nei confronti delle scelte di vita di chi segue certi percorsi, Luca e il suo compagno hanno deciso di abbandonare lo studio dopo una vivace polemica che Tatami ha prontamente censurato, tagliando l’intero intervento della coppia romana. Segno evidente, come ho avuto modo di commentare nella stessa nota di Luca, che certi episodisono l’esempio più evidente che oltre che Dio, anche la cretinaggine riesce a farsi carne.

Dispiace che Camila Raznovich si sia prestata a un’operazione più vicina agli standard di un Grande Fratello qualsiasi e non abbia colto il fatto elementare, che tanto fa incazzare il papa e tutti i suoi accoliti, che proprio oggi, in un momento in cui la famiglia è sfasciata proprio dagli stessi eterosessuali, sono i gay e le lesbiche a sentire il bisogno di relazioni stabili incanalate in un progetto di vita di lungo percorso che prevede, Dio lo voglia, anche l’aspetto della genitorialità. Un argomento forse troppo complesso per i telespettatori di una RAI che assomiglia sempre di più a una dependance mediatica di Mediaset. Ma di certo non men vero della grande testimonianza di vita che rappresenta.

Concludo queste mie considerazioni, del tutto personali, ricordandovi anche un altro caso di desiderio di famiglia negato. Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi sono una coppia gay che sta facendo lo sciopero della fame dal 4 gennaio scorso perché in parlamento si calendarizzi una legge per l’approvazione del matrimonio gay. Quest’atto coraggioso e difficile, vero e proprio sacrificio d’amore, è passato sotto il silenzio dai media, evidentemente più attenti ad argomenti più urgenti quali le sorti canore di Emanuele Filiberto a Sanremo.

Per dare una testimonianza di solidarietà ai nostri amici, saremo domani sera, 12 gennaio 2010, davanti Montecitorio a Roma, per manifestare, in modo pacifico, per loro. Siete tutte/i invitate/i a esserci accanto. Per una questione di giustizia, non per altro.