La notte non vola più. L’omofobia, invece, striscia

Quello che penso della Cuccarini e sulle sue boutades contro le famiglie gay è molto simile a quello che penso della Ferilli: si tratta delle dichiarazioni di persone che non hanno nessun titolo di parlare di fenomeni che non conoscono. Si tratta di ignoranza, di piccolezza intellettuale e politica: nulla di più, nulla di meno.

Per chi non lo sapesse ancora, la Cuccarini, interrogata sul concedere i diritti alle coppie GLBT, ha dichiarato:

«Bisogna regolamentare le unioni ma il matrimonio deve essere tra un uomo e una donna. Vale lo stesso anche per le adozioni: un bimbo ha bisogno di una madre e di un padre»

per cui: una normativa è prevista, purché non sia uguale a quella di uomini e donne che si amano e condividono un progetto di vita assieme. Perché, se ne deduce, l’amore di un uomo e una donna è superiore a quello di due gay o di due lesbiche (che per una curiosa coincidenza biologica sono, a loro volta, uomini e donne) il quale, quest’ultimo, deve non essere riconosciuto a livello sociale con le stesse garanzie delle coppie eterosessuali. Gay e lesbiche son simpatici, ok. Purché si mantenga un discrimine. E se c’è un discrimine – nel riconoscimento di una giurisprudenza specifica, in questo caso – c’è discriminazione.

Domanda aperta: cosa sarebbe successo se, invece di parlare di coppie omosessuali, si fosse trattato di coppie di religioni diverse, di coppie di colore, di coppie di ebrei? Non si sarebbe forse parlato di razzismo?

Per tale ragione la cara Cuccarini – chi ben mi conosce sa che in playlist avevo La notte vola – è decaduta dal ruolo di icona per vestire i panni dell’italiana media. Le sue posizioni, a ben vedere, sono sicuramente più progressiste di quelle di un leghista o di qualche fanatica ciliciata, ma richiamano la blanda politica bindiana sui DiCo (ci riflettano gli amici del pd che adesso sono sinceramente scandalizzati dalle dichiarazioni di cui sopra), che non creava matrimoni di serie B ma solo riconoscimenti di serie C2.

Allarmata da questa caduta in disgrazia, o forse per mere ragioni commerciali, la Cuccarini ha chiesto al Mieli di poter presentare il suo musical sul palco di Muccassassina, dietro la possibilità, voluta dal Mieli stesso, di un chiarimento in proposito.

Ieri perciò, la più amata dagli italiani si è recata in via del Portonaccio e di fronte a un pubblico – mi è stato riferito – abbastanza rispettoso e criticamente incuriosito, ha dichiarato placidamente che lei è contraria a adozioni e matrimonio perché è cattolica, perché il matrimonio è un sacramento e perché la sua sacralità è riservata, evidentemente, a chi non vive nell’errore di Sodoma (posizione sostenuta qualche anno fa da Massimo D’Alema).

Il pubblico di Mucca ha fischiato, la Cuccarini si è arrabbiata, ha apostrofato il pubblico presente di essere intollerante – come si concederebbe a un nazista che contesta a un ebreo il suo no più secco all’antisemitismo, o a un membro del Ku Klux Klan a un nero per il suo antirazzismo – e, quindi, le è stato permesso di presentare il suo spettacolo e di esibirsi, nonostante sul palco vi fossero le massime cariche del circolo GLBT più importante di Roma.

Lascio le valutazioni di quello che è successo a chi leggerà questi fatti. Dal canto mio mi limito a dire che in tutta questa spiacevole storia sono stati fatti almeno tre grossolani errori.

Uno: quando la Cuccarini è stata invitata a Muccassassina per la prima volta, sarebbe stato il caso che si fosse chiesta una sua opinione in merito ai diritti civili per gay, lesbiche e transessuali. Ne va della credibilità politica di chi ti presenta come amica della causa.

Due: non si doveva concedere alla Cuccarini di ritornare al locale. Fare una ritrattazione o chiarire in una stanza che raccoglie poche centinaia di persone non ha lo stesso valore che rettificare su un giornale molto seguito, anche da moltissimi gay. Il fatto che sul palco del Qube non vi sia stato nessun chiarimento, ma solo un ripetere certe dichiarazioni, che ritengo offensive, dimostra che si è trattato di uno sbaglio bello grosso.

Tre: fossi stato in Rossana Praitano, che sul palco era presente, avrei detto alla signora Cuccarini che pur avendo avuto la sua occasione per “chiarire” certe sue dichiarazioni, certe posizioni sono inconciliabili con l’attività di un’associazione che ha contestato la filosofia dei DiCo e che ha aspramente criticato Massimo D’alema – giustamente, aggiungo – per le stesse parole, espresse forse con meno politichese, da parte della show-girl. Ritengo che Rossana Praitano dovesse invitare la Cuccarini a lasciare il locale e, in caso di eventuali pagamenti di somme in denaro, restituire il ricavato dell’operazione commerciale. Lasciare che si esibisse, nonostante tutto, è stato poco serio.

In tutto questo, tuttavia, c’è una favola (finita malissimo) e relativa morale: noi persone GLBT dovremmo stare più attente. Forse è arrivato il momento di smettere di entusiasmarci per personaggi che hanno, con l’universo gay, in comune solo l’uso delle paillettes. Forse dovremmo ritornare a pensare, da Renato Zero a molti altri artisti, che sono davvero solo canzonette. L’umanità sta altrove. Dovremmo concentrarci su quella, magari. Forse aiuta poco per il conseguimento effettivo dei diritti, ma di certo avremmo meno delusioni.

Ingerenze vaticane pro-omofobia nel PPE. UDC complice

La notizia è succulenta. Non per gli italiani, abituati come sono a considerare il parlamento come una dependance con due padroni, uno dei quali risiede stabilmente in Vaticano. In Europa, invece, fatti come quello che sto per raccontarvi danno fastidio. E tanto. Ma andiamo per ordine.

Innanzi tutto: il Consiglio d’Europa è chiamato a dibattere la risoluzione sul “programma di azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo” (fonte: il Foglio on line). In questa risoluzione ci sono chiari accenni contro la discriminazione contro gay, lesbiche e transessuali.

Ancora: la chiesa cattolica, ovviamente, è contraria. Ma questo si sapeva: per il Vaticano è naturale che le persone GLBT possano essere uccise, violentate e brutalizzate. Ovviamente la chiesa cattolica non dirà mai che occorre farlo, ma opponendosi alle leggi e alle risoluzioni contro l’omofobia e la transfobia, di fatto le avalla. Se poi consideriamo le parole di odio che, a cadenza più o meno regolare, vengono rivolte contro la categoria in questione, il cerchio si chiude. Poi non stupiamoci di ogni Svastichella possibile o potenziale. I mandanti morali stanno dietro gli altari. E, molto spesso, nelle segreterie di partito.

Dico questo perché di fronte a un’iniziativa come questa, meritoria per quanto riguarda il Consiglio d’Europa, la chiesa ha agito sotto banco. Il nunzio apostolico a Parigi Luigi Ventura, infatti, ha mandato un’e-mail ai deputati del PPE – il partito di riferimento dei cattolici moderati europei – ricordando che la risoluzione non deve passare così com’è e che sono pronti degli emendamenti, presentati dall’italiano Volontè, miranti a eliminare le norme antidiscriminazione. Si invitano quindi i deputati del PPE a contattare l’esponente cattolico italiano per prendere accordi e seguire le direttive vaticane.

La lettura politica di questo atto vergognoso è duplice.

La prima: il Vaticano, per mano dei suoi rappresentanti più illustri, continua a diffondere odio e discriminazione.
La seconda: in Italia abbiamo un partito che si presenta alle elezioni per poi andare a fare, in patria come nelle istituzioni europee, gli interessi – criminali, arrivati a questo punto – di un paese straniero. Se quel partito si fosse chiamato PCI e lo stato fosse stato l’ex URSS, si sarebbe parlato di tradimento. Tecnicamente, come si dovrebbe chiamare, altrimenti, lo zerbinismo militante dell’UDC nei confronti di piazza San Pietro?

Ovviamente, come dicevo in apertura, la cosa ha parecchio infastidito diversi esponenti europei che parlano di «un’ingerenza istituzionale grave, sorprendente, senza precedenti» (fonte ADUC). Segno evidente, questo, che la presenza dei cattolici in politica, almeno quelli italiani, così come detto altrove, è garanzia di imbarbarimento istituzionale, di regresso civile e di negazione dei diritti umani.

***

Segue il testo integrale e tradotto della lettera che il nunzio pontificio a Parigi ha spedito ai rappresentanti del PPE (si ringrazia Sergio Rovasio di Certi Diritti per la gentile concessione):

Nunziatura Apostolica in Francia

Parigi, 8 gennaio 2010

Signor Deputato,
come saprà dal 25 al 29 gennaio 2010 avrà luogo a Strasburgo l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) alla quale parteciperanno le Delegazioni dei parlamentari nazionali degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Il Segretariato di Stato mi incarica di farvi partecipi delle preouccupazioni della Santa Sede a proposito dei due progetti di risoluzione, i cui testi sono in opposizioni aperta con la legge naturale e ai valori promosso dalla chiesa cattolica e della necessità di partecipare attivamente al voto.
Alcuni membri del Partito Popolare Europeo, i Signori deputati Volontè, Farina e Gatti, sono già stati messi al corrente delle preoccupazioni della Santa Sede e hanno depsoitato degli emendamenti in vista di un miglioramento i questi progetti di risoluzione.
Si allega un promemoria e mi permetto di invitarvi a dare il vostro appoggio e sostegno alla Santa Sede. Resto a vostra disposizione per tutte le eventuali chiarificazioni che voi desiderate. Nel ringaziarvi della vostra attenzione colgo questa occasione per augurarvi un buon anno 2010 e vi prego di gradire l’assicurazione della mia alta considerazione.
Luigi Ventura
Nunzio Apostolico

L’iPad e la filosofia del nerd griffato

Allora, Mr. Jobs, vediamo se ho capito bene.

È più ingombrante e disagevole di uno smarphone, ma puoi farci esattamente le stesse cose (e voglio vederle, le tecno-sfrante, a smadonnare per tale ingombro nell’inseparabile tracolla ultra chic).
È più piccolo di un notebook, ma non ha la webcam, non puoi scriverci la tesi di laurea e servirebbe, al momento, a leggere libri e a sfogliare giornali in tram (abitudine risaputamente impossibile da fare senza un oggetto inutile e costoso).
Poi, siccome è della Apple, averlo dovrebbe renderci più fighi. Il tutto a un prezzo stracciato che varia dai cinquecento agli ottocento dollari (fate voi il cambio con l’euro).

Perciò mi scusi se il suo nuovo giocattolino non mi conquista per niente, ma di tutte le filosofie postmoderne quella del nerdismo griffato mi sembra l’apoteosi dell’idiozia.

La diamo una mano a Emma?

Vittorio Zambardino ha scritto una lettera molto significativa – che potete leggere in calce – su ciò che dovrebbe fare tutto il movimento GLBT in Lazio per uscire dalle splendide, e inutili, torri d’avorio in cui è arroccato da qualche tempo a questa parte.

Nonostante ci siano alcuni punti che meriterebbero ulteriore approfondimento, trovo costruttivo l’impianto generale di questo documento per quella che dovrebbe essere una strada da seguire: a cominciare dalla deideologizzazione dei nostri percorsi politico per arrivare a un’alleanza tra movimento e politica in cui, in un secondo momento, far pesare la nostra capacità di far numero e di dare proposte e risposte valide a problemi oggettivi.

Il rischio, va da sé, è che queste parole restino inascoltate e che i “leader” di movimento si rendano sempre più simili non tanto ai faraoni, di cui emulano il distaccato e altezzoso comportamento nei confronti della “base”, quanto alle mummie che quegli stessi faraoni son diventati a distanza di millenni.

L’opportunità, in tal caso, è tutta della base. Una base che ormai non si riconosce nelle ormai note sigle e che non vede il movimento solo come giustificazione etica della movida romana, che tutti e tutte noi amiamo profondamente ma che è poca cosa, ammettiamolo, rispetto al tutto che c’è da fare. È arrivato, in buona sostanza, il momento di far capire al mondo la fuori che ci siamo e siamo portatori di valore politico: cioè, di capacità di mediare, di offrire delle alternative, di vedere il futuro. Allora, riprendendo le parole di Zambardino, aiutiamo Emma?

Cari amici,

uno che quando avevo la vostra età andava forte, scriveva: “Gli oppressi ragionano male”. Ecco, si avvicinano le elezioni regionali e non vorrei che, anche stavolta, si ragionasse malissimo.

Non entro nel ginepraio delle divisioni politiche del movimento lgbt e non mi ricordo più che altro, dal quale mi tengo per scelta accuratamente fuori. Mi concentro su un punto: fra circa 60 giorni in questa regione si vota per il governo della Regione. Il candidato del centro sinistra, per la prima volta in questo paese, è Emma Bonino. Cioè un leader internazionalmente riconosciuto delle lotte per i diritti civili: no, non parlo solo di quelle italiane, ma del Burqa, delle mutilazioni genitali femminili, la libertà di rifiutare l’accanimento terapeutico (a proposito, è una libertà che ci hanno appena tolto).

E’ che vi vedo distratti. Anche un po’ separatisti. Ci sono persone impegnate in lotte disperate che “somigliano” a quelle radicali degli anni passati nelle loro forme, il digiuno. Ma sono disperate perché non hanno, della non violenza, l’elemento del dialogo col potere. Rischiano di morire nel silenzio. Del resto con chi dialoga il movimento dei diritti dei gay in Italia? Con nessuno. Si possono riempire piazze di grandi folle, com’è successo, ed essere maledettamente soli.

Ecco perché vorrei chiedervi di pensarci. Al fatto che bisogna dare una mano ad Emma Bonino per la sua elezione. Per farlo è necessario mescolarsi con le pesti radicali – hanno caratteri di difficilissima sopportazione ma è un calice che si può bere – e provare a far vincere questa candidatura sul terreno del dialogo.

Vedete, proprio perché gli oppressi pensano male, in questi anni sui palchi di certe manifestazioni si sono sentiti urli e insulti. Certo c’è da urlare, insultare, essere indignati davanti a piccoli soprusi quotidiani che si mascherano per di più. Ma l’urlo non porta voti, a meno che non sia l’urlo del potere. L’insulto non crea amici, a meno di non essere insulto di clan. L’urlo è solo un grido di sofferenza.

La candidatura della Bonino può vincere se non diventa il manganello anticlericale che qualcuno vorrebbe. Se impone la presenza di parole e di immagine della candidata in televisione. Dove è evidente, la amano poco, a partire dai conduttori “di sinistra”, bòni quelli. Se riesce a farsi ascoltare fuori dagli schieramenti di partito puri e semplici e se passa nei media. Ragazzi qui c’è un muro da sgretolare: non è vero che è facile. Sono al lavoro palazzinari e preti, partiti e notabili, apparati e funzionari. E da questa parte: niente.

Si può provare a dialogare con chi voterà e ha sempre votato in un altro modo. In fin dei conti gay e lesbiche sono costretti a questo fin dall’inizio della loro vita consapevole: quando debbono dire a madri padri figli fratelli sorelle di cosa è fatta la loro vita quotidiana. E debbono così scalare l’effetto rifiuto. Sono parole che, dette con serenità, possono cambiare il mondo. La serenità che manca da anni, perché l’isolamento politico l’ ha spazzata via.

Oggi quell’isolamento, all’improvviso, è venuto meno. E’ bastato che il nome di Emma Bonino apparisse accanto a quello del Pd perché “tutto fosse illuminato”. Ma se poi si perde, gli sconfitti di adesso torneranno al gioco delle oligarchie e della corsa al centro, dell’isolamento dei “laicisti” e della “distruzione della famiglia”.

Si tratta di dimostrargli che si può convincere “gli altri” senza dover necessariamente mettere in lista cilici e altri orpelli da diavoli. Si può vincere senza svendere. L’Italia, voi lo sapete, è piena di mamme e di padri, di figli e fratelli, pronti a capire. Si tratta di fare per 60 giorni, e magari dopo, una politica non separatista. Non omosessualista.

La diamo una mano ad Emma?

Vittorio Zambardino

Olocausto e omocausti

Per la Giornata della Memoria segnalo due iniziative. La prima, a Catania. Le associazioni GLBT unite «rendono omaggio alle vittime dell’omocausto dedicando una serie di iniziative per non dimenticare». Il programma della giornata con gli eventi che si possono seguire li trovate sul blog del Codipec Pegaso.

A Roma, invece, We have a dream commemorerà le vittime gay, lesbiche e transgender al monumento della Memoria a piazzale Ostiense, dalle 19:00 alle 19:30. L’evento è stato chiamato col nome di Omocausti. Per due motivi: il primo, che nei lager nazisti non morirono solo gli ebrei, assieme ad altre categorie, ma anche gli omosessuali e i transessuali. Del primo gruppo, venne riconosciuta un’identità solo ai gay. Lesbiche e transessuali vennero visti come deviati, asociali, persone socialmente pericolose. Nel giorno del ricordo di quelle vittime, perciò, si è deciso di ricordare più volte.

Il secondo motivo per cui si è preferito un titolo al plurale è perché le ragioni subculturali e politiche che hanno portato a quegli eccidi sono ancora presenti nella società moderna. Basti pensare a paesi come l’Iran o l’Arabia Saudita, dove essere “se stessi” è punito con la morte. Basti pensare alla negazione dei diritti fondamentali di migliaia di persone GLBT, cosa che accade anche in Italia, anche se con forme meno sistematiche e violente. La storia, evidentemente, non è stata maestra. Per qualcuno, forse, è addirittura musa ispiratrice. Noi non dobbiamo permetterlo. Ci si vede oggi pomeriggio, perciò, a piazzale Ostiense. Possibilmente con un fiore, una candela o un messaggio da apporre al monumento.

Zanardi interrompa lo sciopero della fame. E le associazioni GLBT facciano qualcosa!

Oggi ho ricevuto un’email in cui mi si informava che Francesco Zanardi – che assieme al suo compagno Manuel Incorvaia ha intrapreso lo sciopero della fame per la calendarizzazione alla Camera di una legge sul matrimonio gay o sul riconoscimento delle coppie di fatto – ieri notte si è sentito molto male a causa della protesta intrapresa.

Credo sia arrivato il momento che questo atto di lotta estrema venga definitivamente interrotto. La situazione politica attuale sta reagendo con un sostanziale menefreghismo nei confronti del gesto – sicuramente coraggioso, ma estremo – di Francesco. Non abbiamo bisogno di martiri, non abbiamo bisogno di un secondo caso Ormando. Francesco ha il dovere morale, nei confronti del suo compagno, di continuare a stargli accanto in salute e, nei confronti di se stesso, di sopravvivere.

Se posso dire la mia io di fronte all’indifferenza o all’empasse della maggior parte delle associazioni da una parte e di fronte a un gesto estremo dall’altra, proporrei una via alternativa e propositiva che:

I. denunci lo stato della mancanza di qualsiasi tutela in Italia per le persone GLBT, contrariamente agli stessi principi fondamentali della Costituzione;

II. chieda ufficialmente a Francesco Zanardi di interrompere lo sciopero della fame e di spostare la protesta su un piano di azione politica non meramente dimostrativa;

III. istituisca in ogni regione d’Italia un tavolo permanente di lavoro con giuristi, rappresentanti delle associazioni, militanti e semplici cittadini/e GLBT e non, per la redazione di proposte di leggi popolari sulle coppie di fatto da presentare al parlamento e alle amministrazioni locali. La legge nazionale può avere due stesure: una che comprende la parola “matrimonio” una che non la comprende ma offre un corredo quanto più ampio di diritti analogo a quello delle coppie sposate. La legge da presentare al parlamento dovrà essere, per forza di cose, diversa da quella che deve essere proposta alle amministrazioni locali che dovrà avere come fine l’istituzione dei registri delle unioni civili;

IV. scritto il testo, tutte le associazioni – piccole e grandi, congiuntamente – dovrebbero poi cominciare a raccogliere le firme per poterlo presentare agli organi competenti. Onde evitare primadonnismi, colpi di mano e assalti alla diligenza, si dovrebbe creare un comitato d’azione con un simbolo unico (possibilmente in rainbow) e un nome condiviso in cui far confluire tutto il movimento GLBT interessato alla creazione di una legislazione per le famiglie (anche) gay e lesbiche.

Ai prossimi Pride, o all’inizio delle prossime iniziative invernali, si potrebbe arrivare con tale iniziativa da presentare alla nostra comunità anche per far capire che siamo presenti sul territorio in modo concreto e, qualora possibile, unitario. E il sacrificio di Francesco Zanardi sarebbe così il trampolino di lancio dell’unità del movimento attorno a un progetto concreto e condiviso.

Vendola al 70%. D’Alema sconfitto per sempre

Le primarie di ieri in Puglia ci danno pochi dati certi e incontrovertibili. Vendola è al 72%. Le scelte del gruppo dirigente sono state messe alla berlina dagli elettori e questo dimostra il totale scollamento tra i vertici del partito e la società. Bersani, in qualità di segretario, ne esce a pezzi: Casini impone i suoi diktat, D’Alema si comporta di conseguenza e il leader del pd si limita a formalizzare ciò che è stato scelto altrove, sbagliando tutto per altro. In un paese normale e civile avrebbe già rassegnato le dimissioni.

Un ultimo pensiero va a lui, ad ogni modo, all’ex leader della Quercia: credo infatti, dopo la disfatta di ieri, che Massimo D’Alema possa prendere serenamente in considerazione l’ipotesi di cambiare lavoro. La politica italiana e la sinistra tutta hanno bisogno di persone valide, non di collezionisti di sconfitte elettorali e fallimenti politici.

Andare avanti, andare oltre

Sintomi: oppressione al petto.
Il cuore che si sente in gabbia.
E invece deve solo capire che quello che vede non è acciaio, ma solo maltempo.

La cura: immaginare.
Immaginare l’abbandono in un abbraccio. Come se fosse la voce di ognuno di noi quando stiamo con chi ci è dato in dono dal caso tramutato in destino e confidiamo nell’unica grande verità. E cioè che là fuori succede un po’ di tutto e ciò che è vero sta solo laddove si è vestiti solo della nostra più intima essenza. Di ogni nostra fragilità. Senza aver paura.

Controindicazioni: timore di essere divorati.
Ma io non ho mai avuto paura di esser divorato.
Io so solo che quando ho amato davvero ero vivo.
Così vivo che a volte mi sembra d’esser morto, adesso.

Effetti collaterali: difficoltà nell’andare avanti.
E poi mi guardo allo specchio e vedo che non è così. E anche se è difficile vado avanti. Oltre. E mi guardo dietro. E dentro. Alla fine, penso, sono pure fortunato perché ho provato cosa significa esser vivi, esser veri. Perché sono stato e sono circondato da persone meravigliose e non potrei fare a meno di questa evidenza. È questa l’unica cosa che mi fa andare avanti. Perché è l’unica forza che ho.

(dedicato alla musa che mi ha ispirato queste parole, in un lontano mattino americano)

Cannoli e primarie

Una cosa che mi fa esser fiero del mio esser siciliano è che non sono come molti altri siciliani. A cominciare dalla cabina elettorale. Luogo dove il mio problema, semmai, è quello di entrare senza eccessivo senso di nausea per chi non votare. Di fatto, tuttavia, c’è, e questo è incontrovertibile, che non ho mai votato a destra e, soprattutto, questa destra che, in Sicilia come in Italia, presenta personaggi discutibilissimi.

Uno di questi è Totò Cuffaro, proveniente dalla DC e oggi nell’UDC. Governatore della mia regione per ben due mandati. Contro di lui, qualche anno fa, venne scelta grazie alle primarie una persona del rango morale di Rita Borsellino. Personaggio politico osteggiato dal pd siciliano – che oggi è al governo della regione con Lombardo e Micciché, e credo di aver detto tutto – e che ha raccolto un terzo delle preferenze dell’elettorato, contro un abbondante 60% dei miei corregionali che scelsero di mandare al governo un aiutante della mafia.

Quel 60% dei miei corregionali, ricordo, è lo stesso che assieme ad altri popoli d’Italia, quali veneti e lombardi, permette al berlusconismo di distruggere l’Italia, la sua democrazia e il suo diritto.

Cuffaro è ben noto alle cronache giudiziarie perché, condannato a cinque anni di reclusione per aver favorito le cosche mafiose, ma senza il reato di concorso esterno, festeggiò la sentenza offrendo cannoli a tutti, in regione. Ciò ci dimostra, per altro, non solo l’arroganza del personaggio politico, ma anche l’assoluta mancanza di stile.

Adesso, invece, è stato condannato in appello a sette anni per avere agevolato la mafia e per rivelazione di segreto istruttorio. Una gran bella personcina, a ben vedere. E lui, Totò, poiché rispetta la sentenza, ha deciso di rinunciare a ogni incarico all’interno del suo partito. Tenendosi ben stretto il seggio al Senato.

Cuffaro, in altri termini, deciderà sul destino di milioni di onesti cittadini italiani – alcuni anche un po’ stupidi, per il fatto di averlo votato – nonostante lo Stato riconosca che sia un delinquente.

Tutto questo per ricordare che oggi in Puglia si vota per le primarie di coalizione per le elezioni regionali. Lo scontro tra l’attuale governatore e Boccia non è solo uno scontro di visione politica, ma anche sulle alleanze che verranno. Casini, leader UDC che stima Cuffaro, non vuole Vendola. Il pd, oggi, è chiamato a scegliere tra il senso della decenza e l’alleanza con chi manda in parlamento i delinquenti che aiutano cosa nostra. La scelta dovrebbe essere ovvia. Le conseguenze un po’ meno.