Lettera di fine anno alle associazioni GLBT italiane (e non solo)

Scrivo questo post in seguito alla lettera aperta che l’attuale e dimissionario presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, ha pubblicato on line sulle pagine di Gay News 24. Credo che le sue parole siano un buon punto di partenza per una riflessione che dovrebbe coinvolgere tutti e tutte coloro che si sentono parte di un movimento, fermo restando, e lo dico sin d’ora, che in Italia un movimento lo si deve ri-creare, possibilmente ex novo e, soprattutto, dargli una direzione che sia molto diversa dall’andare, come si è fatto fino ad ora, in ordine sparso.

I punti su cui mi soffermerò, con intento non polemico ma sicuramente senza risparmiare critiche a nessuno, sono quelli dell’unità, dell’egemonia e della rappresentatività.

La prima domanda da porsi è: di quale unità stiamo parlando? Il cosiddetto movimento GLBT italiano, che giustamente Ivan Scalfarotto definisce come il più derelitto d’Europa (basti vedere i risultati ottenuti in trentacinque anni), è sostanzialmente spaccato in tre tronconi: Arcigay e associazioni “istituzionali” da una parte, le realtà antagoniste dall’altra e, ancora, una selva di piccole realtà locali. Sia ben chiaro: sono dell’idea che tutte queste realtà debbano esistere per esprimere la propria specificità. Ma ritorniamo alla domanda di partenza. Cosa intendiamo per unità? Ritrovarsi a un tavolo a discutere come fare un corteo di rilevanza nazionale o locale? Far emergere in quello stesso tavolo tutte le nostre differenze, tutte aprioristiche a ben guardare, fino ad arrivare anche al più o meno reciproco disprezzo? Guardardi con diffidenza, perché arroccati in ideologie alle quali per nulla al mondo si vuole rinunciare, per poi apparire a turno sul palco di questo o quel Pride?

Per me l’unità è la convergenza di forze, anche diverse tra loro, attorno a un progetto. Possibilmente senza voglia di primeggiare e senza progetti fagocitatori di questa realtà su quella. Un primo passo per creare movimento sarebbe, forse, quello di definire il progetto sul quale lavorare. Dopo di che, chiarirsi sul metodo. E, possibilmente, rispettarlo fino alla fine. In Sicilia, le Associazioni siciliane unite contro l’omofobia ci sono riuscite, bene o male. Esportare questo modello anche fuori, forse, sarebbe un importante passo avanti.

Seconda domanda: non sarebbe necessaria una (auto)critica su quel processo orgoglioso di egemonia che, purtroppo, in molti casi ha sconfinato nel colonialismo associativo? Non metto in discussione il fatto che Arcigay sia una grande realtà nazionale. Magari mi farebbe piacere, da utente del suo circuito commerciale, avere una tessera che sia solo ricreativa e che non venisse conteggiata come prova di adesione a un progetto politico che non mi appartiene. Quando nell’aprile di quest’anno a Catania ci si riuniva per stabilire le forme del pride siciliano, qualche associato fece notare a me e ad Alessandro Motta (l’altro coordinatore del Codipec Pegaso) che Arcigay in Sicilia conta settemila tessere, mentre noi rappresentavamo solo noi stessu. Al momento della divisione del lavoro da fare, tuttavia, questo venne suddiviso per cranio e non in proporzione alle tessere portate in dote. Affermazioni come queste le reputo dannose alla costruzione del dialogo. Le prove muscolari producono, a mio giudizio, solo muraglie contrapposte. Quando parlo di colonialismo, alludo a questo.

Forse occorrerebbe riconoscere il lavoro di chi nel progetto ci lavora, magari prescindendo dal numero delle tessere, a cominciare da chi quella tessera ce l’ha per andare a ballare, in sauna o in altri locali similari.

Terzo punto di questa mia lettera, altrettando aperta: la rappresentatività. Un movimento è rappresentativo quando si fa il portavoce riconosciuto di una comunità che rivede nei suoi rappresentanti degli interlocutori affidabili. Purtroppo in Italia non c’è  una comunità strutturata e i pochi che si danno, anima e corpo, all’associazionismo o alla militanza sono in guerra tra loro. Il resto del popolo GLBT ci guarda, mi ci metto anch’io dentro in quanto rappresentante di un’associazione, per quanto piccola, con sospetto nel migliore dei casi. Nel peggiore, con malcelato disprezzo. Reputo inoltre che questo dipenda dal fatto che al popolo GLBT abbiamo dato poco pane  e molto circo, senza aver creato una cultura dell’accoglienza e senza far convergere le sensibilità di tutti attorno un progetto politico di ampio respiro ideologico ma di grande portata pratica. E mi perdoni Mancuso, che forse mai leggerà queste mie parole, ma io glielo dico lo stesso, quando parla di  “pur sporadici episodi di auto organizzazione nati durante il periodo di maggior acutezza dell’attacco violento omofobo” commette sostanzialmente due gravi errori.

Il primo: gli episodi autoorganizzativi non sono sporadici per loro intima natura ma perché conseguenza di eventi mediaticamente sporadici. L’omo-transfobia esiste da sempre ma i media se ne sono accorti solo qualche mese fa. La reazione è nata perché nessuna associazione (con qualche piccola eccezione) è scesa in piazza il giorno stesso delle aggressioni, preferendo organizzare eventi altrettanto mediatici, come Uguali, risoltisi come tutti siamo d’accordo in un grande flop. A differenza delle manifestazioni spontanee che hanno tenuto banco sui giornali nazionali per oltre un mese. Non riconoscere questo, e cioè che le manifestazioni sono nate per il vuoto lasciato dalle associazioni, e definirle sporadiche quasi a sminuirne la portata culturale che hanno creato, piaccia o meno, è indice di poca affezione all’autocritica.

Secondo grave errore: quelle manifestazioni si sono coordinate attorno un nome: We have a dream. Non citare quella realtà parrebbe agli occhi dei più critici come un tentativo di damnatio memoriae che altro non fa che allontanare ancora di più le migliaia di persone che sono scese in piazza dietro la bandiera rainbow e che poi se ne sono rimaste a casa durante la manifestazione del 10 ottobre.

Concludo questa mia lettera aperta ricordando che sono sempre stato tra i primi ad essere favorevoli all’unità di movimento che però, per come concepisco io il concetto di unità in una realtà multiframmentata come quella italiana, dovrebbe essere attorno al progetto politico da portare avanti attraverso un metodo concordato in cui i “grandi” della politica GLBT italiana non guardino ai piccoli e ai singoli come forza lavoro da utilizzare a piacimento in faraoniche imprese per lo più mediatiche e non sostanziali. Il progetto politico deve partire, a mio giudizio, da un azzeramento non tanto delle identità in campo, quanto della volontà di creare nuove egemonie, siano esse il frutto di interessi particolari o di affezioni ideologiche che, in entrambi i casi, hanno prodotto sino ad oggi il nulla di cui tutti e tutte, mi pare, ci lamentiamo.

Creare un movimento più democratico che si riconosca in un solo vessillo, il rainbow, coinvolgere la comunità chiamandola a essere se stessa e ad esprimersi su chi vuole che la rappresenti, indietreggiare su interessi particolari e iper-identitarismi in nome di un progetto politico che abbia come fine, secondo il mio personale punto di vista, il recupero del deficit democratico in cui versano le persone GLBT in Italia può essere un ottimo punto di partenza. Purché si voglia arrivare, tutti/e assieme, a una meta. Potrebbe essere un importante primo buon proposito per l’anno che sta per venire.

Annunci

19 thoughts on “Lettera di fine anno alle associazioni GLBT italiane (e non solo)

  1. sarebbe importante ad esempio che il movimento GBLT non si associasse come tu fai ad un consesso di individui che telefonano all’azienda di un operaio per farlo licenziare

  2. Scusa, cos’è che farei io? E chi è che avrebbe telefonato a chi altri per far licenziare altri ancora? Potresti essere più chiaro? Perché al momento, e dato che io non ho mai fatto licenziare nessuno in vita mia, non avendone facoltà, il tuo commento è largamente incomprensibile e fuorviante.

  3. Deficit di democrazia. Non sai che in Calabria le frocesse non sanno di partecipazione.Far capire il nesso che passa tra liberazione del nostro sesso e rappresentanza. Camminare,bisogna camminare.Perchè non ti piace il mio vestito gessato e le mie scarpe di vernicenera con i tacchi a spillo.

  4. trovo alcuni spunti molto interessanti( troppo circo e poco pane,egoismi e particolarismi dannosi) e credo che ,a prescindere da tutto, i risultati(praticamente nessuno) ottenuti negli ultimi anni parlino chiaro su un cambiamento di rotta….

  5. #Pino: nulla contro il gessato e le scarpe di vernice, purché frutto di una scelta che conduca alla libertà. :)

    #Phoosky: e la parte sull’arretramento ideologico? :D

  6. #Paolo: dovresti chiederlo a tale Giova. Telefonare a chicchessia per far licenziare terzi non rientra nelle mie abitudini. Se poi, per pura ipotesi, terzi di mia conoscenza hanno fatto una cosa del genere, occorrerebbe capire il perché e soprattutto come mai parlare di tali questioni in un post che tratta di unità di movimento GLBT.

  7. I cari amici di Kilombo, Swampthing, che rastrella gli ip e fa i raffronti, Spartacus Quirinus che lamenta stalking e insulta tutti, hanno incastrtato Korvo Rosso e la Valent ha telefonato nell’azienda dove fa l’operaio per dirgli di licenziarlo.
    Tisbe ha retto il culo a tutt’e tre.
    Queste sono le persone sul cui aggregatore scrivi come un coglione per l’etichetta falsa di sinistra. Kilombo è un covo di stronzi infiltrati che fanno guerra agli operai

  8. Personalmente non ne so nulla e poco mi importa dei destini ultimi di Kilombo. Qui si parla di altro. Mi spiace per Korvorosso, qualora fosse vero quello che dici, ma fino ad adesso stiamo parlando di illazioni da troll di cui ti assumi tutta la responsabilità. Per il resto, ti invito ad usare toni più civili o sarò costretto a bannarti da questo blog. Fermo restando che l’argomento è chiuso, perché non voglio immischiarmi in faide dalle quali ho preso le distanze parecchio tempo addietro.

  9. Scusa Elfo ma per riportare in tema lo spunto di Giova, così prendiamo 2 piccioni con una bella fava :-D ma se tu “riduci” l’avvenimento successo a un compagno a una faida e in 7 minuti prendi le distanze, perchè ti sei offeso e ti incazzi quando Pieroni “ridusse” a un mero litigio l’episodio dell’omosessuale menato a Roma (Questo per farti un esempio) ? O per fartene un altro (sai che sono tanti) perchè sei stato zitto quando hanno scritto di un altro compagno omosessuale “Di tutta questa cosa, l’unica che mi rende felice è che finalmente qualcuno se l’è beccata nel culo: il D. B. (ometto il cognome lascio solo le iniziali) E pensate che non ha nemmeno dovuto pagare per farselo farcire”.
    Capisco che siate presi dalle associazioni, dal carrierismo,da tante cose però forse se un compagn* viene offeso,umiliato rischia il posto almeno ci si dovrebbe sdegnare no?

  10. Caro autonOMO, non credo che si possa paragonare la lite tra utenti di un aggregatore alla violenza omofoba che impera in questo paese. Premesso ciò, ho detto che mi spiace che a Korvorosso sia stato fatto questo, ammesso che sia vero, ma sia tu sia Giova siete solo degli utenti anonimi che, per quello che conta, potreste anche scrivere delle falsità. Non mi curo più di ciò che accade dentro Kilombo, lo uso come vetrina e non so di cosa succede al suo interno. Personalmente penso che certe pratiche siano infami, qualora vere. E che l’omofobia sia sempre da condannare. Ma qui si sta parlando d’altro, non delle beghe, per quanto tragiche, di singoli individui.

    P.S.: all’interno dell’universo associativo GLBT penso di essere uno dei tanti che economicamente ci rimette, invece di percepire uno stipendio. Vengo pagato, per il mio lavoro, da un ente pubblico e non ho mai preso un solo centesimo per l’attività di volontariato che svolgo. Questo per essere chiari.

  11. Sono anonimi anche i passanti che potrebbero intervenire quando una persona GBLT viene insultata o picchiata per strada. Anonimi ma se solidali non indifferenti e reattivi. Come fai a sostenere una società reattiva se tu per primo ti accomagni a chi fa della spia, della vigliaccheria e della distruzione del prossimo suo la sua scelta di vita? Non ti lamentare su questo blog se la prossima aggresssione sortirà da parte di qualche passante un’alzata di spalle e inaccettabile indifferenza. Sarà sufficiente che ti guardi allo specchio e comprenderai qual è il meccanismo.
    addio e buon anno, campione dei diritti

  12. Al tuo castello di isteriche illazioni rispondo con le parole di Oscar Wilde: è inutile perdere tempo con gli sciocchi, gli imbecilli e i predestinati all’insuccesso.

    E che sia un vero addio, stavolta.

  13. Di recente ho visto un bellissimo film: Milk. Mi ha commossa profondamente e conto di scrivere una recensione a breve. Intanto ti porgo i migliori auguri, non solo per l’anno che verrà, ma per le tue battaglie civili! In bocca al lupo

  14. #Tisbe: speriamo che sia un anno proficuo!

    #Pieroni: nessuna rete unificata, solo una riflessione di un interno del movimento GLBT. Tutto qui. Ad ogni modo, buon anno anche a te e che il 2010 ti aiuti a capire che l’amore non dovrebbe mai esser giudicato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...