Che vi piaccia o meno saranno i froci a rendervi liberi

Questo post farà arrabbiare, assai probabilmente, molte persone. Ma andiamo per ordine.
Ho avuto la fortuna di conoscere don Barbero, un uomo straordinario che vive la sua fede di cristiano senza la necessità di scovare il (presunto) peccatore che vive in ogni uomo. Il suo pensiero può essere efficacemente espresso dalle seguenti parole:

“C’è una tradizione secolare che ha eretto il modello eterosessuale ad unico modello. Gli omosessuali sono stati e sono una rivoluzione. Fanno vedere che fuori dal modello esistono diverse possibilità di amore, ma chi ha il potere vuole un modello, solo perchè si governa più facilmente. Quando però l’amore esplode non lo governi più.”

Con Alessandro il Filosofo siamo giunti, per altro, a elaborare, in separata sede, la teoria del carattere rivoluzionario dell’omosessualità. Che non vuol dire che domani arriveranno i carri armati sovietici a mettere la bandiera rossa in piazza San Pietro (anche se quasi quasi…), bensì proprio perché in un mondo che non ammette l’eccezione dalla norma – norma che, ricordiamolo, è una delle tante eccezioni che si è imposta sulle altre con la violenza, trasformando tutto il resto in eresia – fornire un modello di felicità alternativo al grigiore dell’eterosessismo (attenzione, sto dicendo, per l’appunto, eterosessismo e non eterosessualità) scardina diverse certezze.

Ne parlavo per altro con la Adry, giusto l’altro giorno mentre tornavamo a casa da una festa. Noi gay e lesbiche nel nostro processo di crescita proseguiamo il processo della doppia distruzione e della doppia ricostruzione. Gli eterosessuali si rassegnino, loro distruggono e ricostruiscono una volta sola. Perché noi non dobbiamo solo mettere in dubbio il super io – dicesi anche: conflitto generazionale – per cui prendi tutto ciò in cui ti hanno fatto credere mamma e papà e lo metti ferocemente in discussione. Noi, almeno quelli della mia generazione, abbiamo dovuto confrontarci con un modello che non ci ha mai previsti e produrne uno nuovo. Che poi, a ben vedere, e questo ti fa capire quanto in malafede sia chi crede alle parole di un Buttiglione qualsiasi, non è quello di distruggere la famiglia bensì quello di renderla meno stronza. Includere la diversità dando ad essa piena legittimità esistenziale.

Tradotto in termini pratici: portare il mio compagno ai pranzi di famiglia dovrebbe essere accettato allo stesso modo in cui accetti l’idea che si possa cambiar tinta ai capelli. Poi va da sé la tintura può anche non piacerti, ma l’idea che si possa cambiar colore alla propria chioma non genera scompensi e non sfocia in tragedia, ne converrete. Fate le dovute sostituzioni, voi che siete persone intelligenti, e capirete dove voglio arrivare.

Il processo “naturale” di messa in discussione del pregresso del nucleo familiare ci rende individui.
Il processo di ricostruzione di un nuovo modello sociale in cui l’omosessualità – ma anche la transessualità, eh! – abbia diritto di cittadinanza ci rende umani. Perché ci ritagliamo un ambito in cui poter far vivere tutti i nostri affetti, nella loro più assoluta completezza. E attenzione: ho utilizzato le parole “tutti” e “affetti”, che tradotto per quelli di cranio più duro, significa poter stare insieme alla mamma e alla fidanzata (se sei lesbica) proprio in giorni come questi.

[Digressione necessaria, arrivati a questo punto: il sesso, unica cosa a cui pensano certi etero quando si parla di omosessualità, dovrebbe rivestire una dimensione privata. Vero è pure che far capir questo a una “civiltà eterosessista” che ha creato un sistema politico basato sulla tetta facile data in pasto al popolo a partire dalla pubblicità per i chewing gum è impresa quasi vana, ma non impossibile.]

La propria condizione “sessuale” (senza i prefissi etero, omo o altri ancora che la precedono, per intenderci) deve servire per liberarci dal modello che altri ci hanno imposto con l’unico fine di dominarci meglio (e ri-cito don Barbero). Quando sei etero e vedi un mondo di uguali a te è più difficile metterti in discussione. Quando sei omo (o trans) quel modello – quello della pubblicità delle gomme con le tette che poi ti spacciano per famiglia naturale – va naturalmente in crisi. Che vi piaccia o meno, perciò, saranno i froci a rendervi liberi. Non tutti, ovvio, e in intima alleanza con gli etero che non vedano se stessi come i figli del peccato. Ma così è, se vi pare oppure no.

Il fine dell’esser gay (e tutto il resto) dovrebbe dunque esser quello di far aprire gli occhi al mondo per suggerirgli che l’amore libera e l’eros (non carne) sublima. Il mondo di adesso, a ben vedere, sembra avere l’amore come dovere e il sesso come via di fuga. Ciò, per altro, getta una luce nuova sulla castità scelta come rimedio (peggiore del male?) al modello imperante. Ma poi ciò che ne viene fuori sono soggetti come Rosy Bindi e Formigoni. Cioè ragazzi, fate un po’ voi.

Annunci

9 thoughts on “Che vi piaccia o meno saranno i froci a rendervi liberi

  1. Condividiamo in pieno la tua analisi. Da un bel po’ ormai tentiamo con la nostra banalità quotidiana e qualche volta con le nostre riflessioni approssimative e rustiche,di liberare l’amore dal sessismo, etero ma qualche volta anche omo. Così come anche da quella tradizione culturale che vede nella sola coppia l’unica possibilità dell’amore (http://tresnovios.blogspot.com/search?q=rivoluzione).
    Speriamo tutti in un 2010 più illuminato e rivoluzionario:
    auguri!

  2. Elfo, le tue riflessioni sono sempre stimolanti e molto spesso sono davvero intelligenti (nel senso etimologico del termine). Io credo che il processo di rottura dei prgiudizi e degli stereotipi sia da sempre in mano alle minoranze: neri, ebrei, gay o chiunque altro. E di solito parte dalle zone di confine, dove le identità sfumano e non si capisce bene dove finisce l’identità di uno e inizia quella dell’altro.
    L’unico punto che non condivido del tutto nel tuo ragionamento è quello pratico: non saranno i gay tout court a salvare alcunché dal grigiore e dagli stereotipi. Perché i gay, per la maggior parte, sono imbevuti di quegli stessi stereotipi e con buona pace per la “teoria della dissonanza cognitiva”, riescono benissimo ad essere razzisti, avere pregiudizi sui trans e le lesbiche ed essere gay allo stesso tempo. Del resto, i gay esistono da sempre, in ogni cultura, latitudine ed epoca storica. Se avessero questo potere oggi non esisterebbero i pregiudizi e gli stereotipi. Questa è solo la premessa, poi il discorso intero andrebbe approfondito in altra sede. Magari una volta si può fare :)

  3. Caro Roccia, le tue osservazioni sono provvidenziali perché metti alla luce un aspetto che ho volutamente sottaciuto proprio per stimolare a provocazioni come questa (so che la tua non lo è, ma qualche critico poteva agitare queste considerazioni in modo provocatorio). Il problema è proprio questo: quando le minoranze cercano di emulare il pensiero maggioritario, senza partire o recuperare la carica innovativa dell’esser minoranza, si arriva alle brutture alle quali siamo, purtroppo, abituati. Come vedi è la negazione della “rivoluzionarietà” dell’esser gay che rende certi gay uguali a certo squallore dominante. Da ciò se ne deduce che esser gay, di per sé, non è garanzia di salvezza. Ma il fatto che ci siano molti gay (e lesbiche, bisex e trans) che assieme a molti etero intraprendano un percorso di liberazione – da non confondere con l’emancipazione – e che la scintilla della consapevolezza parta in relazione alle riflessioni sull’omosessualità, mi fa capire che il cambiamento è sempre un affare delle élite. Il popolo, si sa, si adegua un po’ a tutto. Abituiamolo al meglio, una volta tanto.

    P.S.: conosco due belle personcine che vogliono fare un incontro sul concetto di omosessualità e rivoluzione. Poi ti faccio sapere… ;)

  4. Pingback: Che vi piaccia o meno saranno i froci a rendervi liberi

  5. sarò libero.metterò il mio vestito gessato blù austero e severo.le mie scarpe coi tacchi a spillo.rimmel rigorosamente blù.unghia dipinti di blù.

  6. Eh sì. Alla fine in effetti è un po’ snob pensarlo, ma purtroppo i fatti storici e contemporanei ci dimostrano che a fare le rivoluzioni non è il popolo (gay o no che sia), il quale fosse per lui si contenterebbe dei concerti di Madonna e di eliminare la gente dal Grande Fratello. Mi ricorda un po’ la scena degli orchestrali che suonavano mentre il Titanic affondava… Volentieri per l’incontro (magari verso metà gennaio però), purché possa dire parolacce e prendermi pochissimo sul serio :))

  7. Pingback: Il pregiudizio sparirà quando sparirà la differenza « Nuvolarossa's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...