Pride 2010? Quasi quasi vado a fare shopping…

Roma a Natale impazzisce. E per chi, come me, si riduce sempre a comprare i regali a poche ore dalla mezzanotte o, ben che vada, a qualche giorno dal dies orribilis, è oltre modo sconveniente dover aspettare fino a quarantacinque minuti per prendere un autobus. Ciò succede, secondo il mio amico Queerboy, perché i romani per le festività natalizie escono di casa con una macchina procapite, al solo scopo di congestionare il traffico. Fortuna vuole che domani torni nella civilissima Sicilia, dove per gli acquisti dei regali accadono cose altrove narrate – a cui vi rimando – anch’esse portatrici di miseria, terrore e morte.

Voi direte pure: potevi pensarci un po’ prima, tipo ad esempio nel week end. Orbene, lo avrei fatto volentieri, fatto sta che giusto sabato c’è stata l’assemblea delle associazioni GLBT per decidere dove fare il pride del 2010. Essendo un esponente, anche se minore, del movimento, ho deciso di andare anche perché parlavo anche a nome del Milk, che mi aveva delegato all’uopo.

Poiché appartengo a una categoria professionale che lavora pure il sabato – mi chiedo perché mai a scuola non si faccia la settimana corta esattamente come nel resto degli uffici del pianeta – sono arrivato alla sede della riunione a giochi cominciati e a baruffa imperante.

La sintesi della giornata è già stata fatta dalla Vandilla Furiosa, una delle anime di We have a dream, che per oggi mi farà da musa. Sostanzialmente, dalla riunione di sabato è venuto fuori che:

1. Arcigay ha deciso che il pride si farà a Napoli. Io ero andato per esprimere due voti, quello del Codipec Pegaso di Catania e del Milk di Milano, ma quando è stato il mio turno era già deciso tutto. Tra l’altro: Arcigay mette i soldi ergo chi mette i soldi governa. Amen.

2. Arcigay e Facciamo Breccia sono ai ferri corti perché una delle brecciarde nel 2008 ha preso a sberle uno di Arcigay e da allora sono volate denunce e querele. Nel frattempo Taylor Forrester resuscitava per la sessantaduesima volta, mentre Alexandra Spaulding rivelava a suo fratello Alan di non essere sua sorella bensì sua nonna… (Dio che cosa importante per i destini dei gay e delle lesbiche d’Italia).

3. Facciamo Breccia è incazzata (ma va?).

4. Se il pride non è antifascista, contro Casa Pound, contro il capitalismo, contro l’eterosessismo, contro Babbo Natale e i puffi, contro a prescindere, Facciamo Breccia non scenderà in piazza (grazie per pensare ai diritti delle persone GLBT ogni tanto, ci si potrebbe commuovere).

5. C’è un totale scollamento tra le associazioni e la gente. Nessuno dei presenti pareva comunque preoccupato, a parte poche rare e importanti eccezioni, del fatto che la stragrande totalità dei gay, delle lesbiche e delle persone transessuali non si riconosca nell’azione politica che le associazioni portano avanti a nome meramente personale, arrivati a questo punto (voi sì che siete fighi, eh!).

Morale della favola: una colossale perdita di tempo. La sensazione di trovarmi a un appuntamento a metà strada tra il Concilio di Nicea e una puntata a caso di Uomini e donne, mi ha schifato a tal punto che forse faccio domanda di prepensionamento dal mondo GLBT. Quando ho cominciato a fare attivismo, l’ho fatto perché pensavo (e penso) che possa esserci un ragazzo impaurito, là fuori, che ha bisogno di chi gli dice che non è solo, che può contare su persone che credono in lui, che c’è qualcuno disposto ad ascoltarlo, che si farà qualcosa per rendere questa società meno squallida, più giusta, magari anche più felice.

Poi, se devo perdere pomeriggi intieri a fingere di essere un gay impegnato per poi strapparmi i capelli con la prima isterica, senza distinzione di orientamento sessuale e identità di genere, che mi capita sotto mano a causa di quanti asterischi mettere in un documento o per sentirmi dire, da chi ha i soldi, “perché io valgo” senza essere nello spot di un shampoo, preferisco fare il gay starnazzante e impegnare il mio tempo ad attività ben più amene quali shopping, ristorante giapponese, aperitivi chic e, all’occorrenza, mentula.

Parafrasando (al contrario) Vladimir Luxuria, qualche sega mentale in meno e molti orgasmi in più. Ne converrete.

15 thoughts on “Pride 2010? Quasi quasi vado a fare shopping…

  1. come volevasi dimostrare: la questione omosessuale e le organizzazioni ad essa preposte stanno mostrando ogni giorno di più il lato grottesco; l’individualismo e il sushi, così come l’orgasmo in compagnia, che non hanno bisogno di bandiere, provocazioni e illusioni di matrimonio, sono assai più apprezzabili

  2. Paolo, la mia è una critica non all’associazionismo tout court, bensì a certe pratiche che calano dall’alto. Dentro le associazioni, siano esse riconducibili a movimenti nazionali – basta pensare a Famiglie Arcobaleno o ad Agedo, solo per fare due nomi – siano esse più piccole e di respiro locale, c’è gente che ci crede. Non ho mai messo in dubbio quel tipo di associazionismo, non c’è bisogno di recitare la vulgata, nella quale forse ti rispecchi, del gay tutto sesso e immagine. Cerchiamo di saper discernere, per favore. E se non se ne è capaci, evitiamo di offendere con visioni della vita che hanno lo stesso panorama culturale di una dark room. Converrai anche su questo.

  3. Bellissimo il riferimento alla pubblicità della Sigma con le 2 vecchie sciure con cappellini improponibili…

  4. Anche se insisti a non pubblicare i miei commenti, e al posto tuo lo farei anch’io, ti ritrovi a dire in questo post esattamente tutto quello per cui mi hai sempre criticato (eufemismo per ‘insultato’)… […] CENSORED

  5. Come vedi ho invece lasciato integro il tuo primo commento, a futura memoria di quanto può far male alla mente umana l’omofobia interiorizzata, e ho censurato il secondo, perché offensivo e ai limiti della querela.

    Ribadisco: una cosa è criticare un certo modo di intendere la politica dall’alto, un altro è insultare migliaia di militanti che credono nel lavoro che fanno. Tu non fai differenza tra il primo e il secondo fenomeno e bolli tutto come perversione.

    Nel mio blog non è ammesso questo tipo di semplificazione omofoba e fino a quando ti ostinerai a esprimerti in un certo modo verrai ridotto al silenzio perché, come ho avuto modo di scrivere altrove – vedi la pagina DEMOCRACY sempre qui sul blog – certe forme di pensiero, quali il razzismo, l’antisemitismo e l’omo-transfobia, qui su queste pagine non hanno diritto di cittadinanza.

    E adesso, per favore, sparisci nella tua vergogna. Non mi appartiene, non ci appartiene. E questo non è un insulto, è una presa d’atto.

  6. Pingback: Pride 2010? Quasi quasi vado a fare shopping…

  7. “2. Arcigay e Facciamo Breccia sono ai ferri corti perché una delle brecciarde nel 2008 ha preso a sberle uno di Arcigay e da allora sono volate denunce e querele. Nel frattempo Taylor Forrester resuscitava per la sessantaduesima volta, mentre Alexandra Spaulding rivelava a suo fratello Alan di non essere sua sorella bensì sua nonna… (Dio che cosa importante per i destini dei gay e delle lesbiche d’Italia).

    3. Facciamo Breccia è incazzata (ma va?).

    4. Se il pride non è antifascista, contro Casa Pound, contro il capitalismo, contro l’eterosessismo, contro Babbo Natale e i puffi, contro a prescindere, Facciamo Breccia non scenderà in piazza (grazie per pensare ai diritti delle persone GLBT ogni tanto, ci si potrebbe commuovere).”

    Scusa, t’ero parsa incazzata sabato?
    E comunque sì, secondo me un pride dovrebbe essere antifascista (contro chi ci ha mandato al confino e ci insulta quotidianamente), contro l’eterosessismo (visto che prevede che tutti e tutte siamo eterosessuali), contro Casa Pound che parla di noi come dei malati che, forse, sì, possono esistere purchè un po’ più nascosti di così. Altrimenti botte.
    Di babbi natale, puffi ed altri cartoni animati non s’è fatta parola.
    Non sono incazzata neppure ora, solo scorata. Semplicemente ho imparato qualcosa.
    Mi hai anche parlato, educatamente, ed educatamente ti ho risposto, non abbiamo parlato nè di babbo natale nè di puffi.
    A me è sembrato che ad urlare siano stati altri.
    Non penso necessariamente di aver ragione, ma stride, stride molto come ti poni in un luogo fisico e come scrivi da dietro una tastiera.
    Qual’è di te quello vero?
    Sinceramente mi fa strano quello che hai scritto su di noi, in particolare rispetto all’assemblea di sabato.
    Non è che anche tu, come qualcun’altra ha fatto, hai scambiato Luca Amato per uno di Facciamo Breccia?
    Scrivo qui, pur consapevole che ormai per me si tratta di un luogo non più amichevole, perchè sono davvero stupita.
    Di tante cose.
    Ad esempio del fatto che per tutti Facciamo Breccia sia una specie di collettivo di gente che sputa sentenze, e non l’espressione di un coordinamento dove vi sono proprio alcune di quelle “piccole” associazioni periferiche che non sono mai state visibili sul piano nazionale ma che lavorano sul territorio (e mi riferisco a realtà come quella di cui faccio parte – Azione gay e lesbica – o al Pink di Verona, o ad Antagonismo gay e il MIT di Bologna).
    Mi spiace per te che tu non sia venuto al convegno “Una ribellione necessaria” organizzata da Azione gay e lesbica poco più di un mese fa. Avresti visto chi siamo, non avresti sentito urlare, avresti conosciuto le realtà di cui facciamo parte. Avresti sentito raccontare propio quelle storie che rischiano di scomparire travolte dai toni dei buuuuuuuu buuuuuuu che ci impediranno di tornare nei luoghi da te frequentati. Siano essi le assemblee dove si sta compiendo la distruzione di quel che rimane dei movimenti o le vetrine dello shopping dove si sta compiendo la costruzione delle nuove identità, divise fra chi in quel negozio potrà entrare e chi dovrà limitarsi a guardarlo da fuori.
    Scusa il disturbo sul tuo blog, ma visto che ci siamo conosciuti de visu, e anche parlato in toni che io credevo civili, senza usare i buuuuuu buuuuuu, credo di dover lasciare il tuo mondo spiegandoti il perchè.
    E ricordandoti che il mio arresto a Bologna è stato solo l’inizio della fine, resasi visibile proprio sabato.
    La banalizzazione che attui, scambiando la sofferenza e il prezzo che – per migliorare anche la tua vita – alcune persone hanno pagato e continuano a pagare (e mi ci metto anch’io, consapevole degli insulti che – qui – potrebbero aspettarmi per credermi chissà chi) per un set di Hollywood mi ferisce profondamente, anche se sono ferite che spero mi aiutino ad allontanarmi da un luogo che per me è pericoloso. E a far politica altrove.
    Graziella

  8. Buuuuuu, non mi vergogno di niente, io credo alla mia verità e mi rifiuto di pensare ‘alla moda’.
    Piuttosto, visto il fastidio provocato, ti invito ad infastidirti ancor di più informandoti sulla ‘misandria’ e sul suo utilizzo mediatico.
    Ogni uomo può essere un uomo migliore, anzi lo è già.

    @Graziella Bertozzo

    Ciao Graziella, mi ricordo bene di te, tanti anni fa frequentavamo gli stessi locali nel Veneto, ci ha presentati una ‘famosa’ amica centaura, con una Y nel nome… non sapevo che eri sempre impegnata con le associazioni, e mi domando chi te lo fa fare! Ma ti auguro lo stesso buona fortuna, e buone feste.

  9. Elfo, sempre per le citazioni colte… Prima apparizione delle vecchiette della Sigma: “Ma cos’è questo Top Five?” (Five pronunciato come è scritto e non come fonetica britannica insegna) “Mah! Sarà un sapone!” cui seguiva uno splendido slogan con SENSUALISSIMA immagine della nonnetta in vasca ma sempre col cappellino in testa che diceva sorridendo “Top Five, e la tua pelle VIVE!”.
    Altra citazione da un libretto molto intelligente apparso fra le edizioni Feltrinelli, scritto da un gruppo di comici gay americani, che ho prestato a un personaggio simpatico come un attacco di piattole e colite combinate e che ovviamente non ho mai più riavuto indietro: “I ragazzi etero amano i combattimenti aerei, quelli gay i combattimenti a borsettate” che trovo idoneo al tuo post.

  10. Cara Graziella, premetto subito che questo mio post è ironico e sferzante, ma non violento. La chiave di lettura doveva essere questa. Nell’ambito dell’ironia, possono entrarci tutta una serie di variabili che rendono il discorso anche surreale (per questo ho citato le soap e i puffi). Questa è una delle ragioni per cui non amo Facciamo Breccia. Mi sembra, correggimi se sbaglio, che dentro la vostra organizzazione non sia ammesso, oltre al dissenso, nemmeno il sorriso, anche caustico, verso ciò che si critica.

    Cerco di rispondere alle questioni da te poste in gioco.

    Il pride per me deve essere antifascista nelle cose che fa, non nella sua dicitura generica. Questo perché per me va benissimo aderire a un pride che si definisce antifascista – ho aderito personalmente e come esponente GLBT dell’associazione che rappresento al Pride di Roma – ma poi verrà qualcuno che ti dirà sempre: se il pride deve essere antifascista, deve essere anche anticomunista, perché Stalin, l’URSS e Che Guevara i froci li hanno ammazzati perché froci. Vorresti dar loro torto? Siccome io penso al comunismo nel suo complesso e non come prassi sovietica, credo che mettere in campo antifascismo – che nel nostro paese ha un senso – e anticomunismo – che è fiabetta berlusconiana – provochi ulteriori divisioni che poi portano, tra l’altro, a quanto successo sabato scorso. Vogliamo questo? Il pride è luogo dove si impone una propria visione politica, non mi importa se fuori dalla storia o meno, oppure è un’occasione di inclusività anche di sensibilità politiche non dico di estrema destra, ma anche conservatrici che potrebbero sentirsi escluse da un certo modo di concepire l’antifascismo?

    Ti porto un esempio concreto di come Facciamo Breccia ha, secondo me, sbagliato fortemente durante il pride di Catania del 2008. Nel nostro documento la parola antifascista non è mai stata scritta. Il pride, per i suoi contenuti, era di fatto antifascista: denuncia al razzismo e ai crimini d’odio contro emigranti, denuncia all’omofobia e alla transfobia, diritto a una vita dignitosa sotto il profilo dei diritti sociali e civili, tutela dei deboli, a partire dai sieropositivi considerati i nuovi untori di questo secolo. Ti sembra una piattaforma, seppur ridotta in pillole, che apra alla visione politica di movimenti quali la Lega Nord o ai pruriti ideologici di qualche teppistello con la svastica tatuata nel cuore?

    Facciamo Breccia non aderì perché non c’era scritto “antifascismo”. Mi sono sempre chiesto: ma l’antifascismo è esercizio di pratica democratica e civile, così come previsto dai nostri padri costituenti, oppure è idolatria nei confronti di una parola da utilizzare, come in uno scontro tra bande, verso la fazione rivale?

    Quando ho detto pubblicamente che Facciamo Breccia non mi piace, e tu eri presente, intendevo questo.

    Per il resto, non mi pare che questo post sia violento. Sabato era un consesso più istituzionale e ho rispettato il luogo che mi ospitava. Nella vita sono come hai visto e puoi chiedere a tutti coloro che mi conoscono. Nel blog uso l’arma dell’ironia e della durezza, a volte. Cerchiamo di capire, tuttavia, che un blog è un blog, una riunione è una riunione e un abbraccio è sempre un abbraccio.

    Posso essere in aspra critica sul modo di fare di questo o quel soggetto politico, ma questo non vuol dire che ne metto in discussione l’umanità dei suoi esponenti. Per te non è così?

    Per quanto riguarda la tua frase: “…sono davvero stupita.
    Di tante cose. Ad esempio del fatto che per tutti Facciamo Breccia sia una specie di collettivo di gente che sputa sentenze”. Ebbene, io posso risponderti per l’impressione che io mi sono fatto di Facciamo Breccia e cioè di un luogo dove non è permessa la libera circolazione di idee che non siano quelle di un certo antagonismo che, per quel che mi riguarda, ritengo poco proficuo. E quando il dissenso verso questa pratica viene espresso, il dissenziente viene visto come nemico. Questo è ciò che ho visto io.

    Al convegno che tu mi citi non sono venuto semplicemente perché nessuno mi ha invitato. Non sapevo che si stava svolgendo e se fossi venuto mi sarei, per altro, sentito dare indirettamente del mafioso e del fascista da una persona con cui ho militato per ben dieci anni e che adesso mi apostrofa così, senza nemmeno avere il coraggio di fare nomi e cognomi ma trincerandosi dietro l’allusione malevola (e vigliacca), che rende esente da conseguenze pratiche ma non da considerazioni etiche, solo perché il mio percorso politico è cambiato.

    Questa è la mia esperienza di Facciamo Breccia. Eppure dentro Facciamo Breccia ritrovo persone con cui ho un buon rapporto, quali Porpora. E persone per cui nutro una simpatia a pelle, come te. La mia storia lo dimostra.

    Poi mi spiace che tu ti sia sentita offesa dalle mie parole, ma posso garantirti che non c’è mai stato nessun atto denigratorio contro la tua persona o minimizzante contro la tua vicenda. Semmai ho solo criticato il fatto che un elemento privato della discussione – le querele Gottardi-Biagini – doveva essere affrontato in altra sede. E l’ho fatto criticando Facciamo Breccia tanto quanto Arcigay.

    Per tutte queste considerazioni, ti invito a capire che in queste mie parole non esistono attacchi personali, ma critiche a pratiche che reputo pericolose e superate.

    E per la stessa ragione, ti invito a riconsiderare la tua opinione su di me, perché non ho attaccato nessuno sul piano umano – mentre da te vengo adesso visto come “nemico” o almeno ho questa percezione – e perché non ho mai pensato a te, nello specifico, come elemento di disturbo.

    Ti saluto con una mano tesa, con lo scopo di stringerne un’altra. Il dialogo avviene tra persone che la pensano in modo anche diametralmente opposto. Altrimenti è monologo in stereofonia.

    Dario

  11. #Paolo: appunto, la TUA verità che, per fortuna nostra e tua somma sfortuna, è diversa da chi non riesce a distinguere tra stupida adesione a una moda (se hai fatto sesso con uomini per moda stai messo malissimo) e affettività. Mi spiace per te, cos’altro dire?

  12. Ciao,
    sono Titti di Facciamo Breccia. Nel 1968 Jannacci e Fo cantavano:

    E Sempre allegri bisogna stare
    che il nostro piangere fa male al re
    fa male al ricco e al cardinale
    diventan tristi se noi piangiam

    Ma siccome, nonostante io sia di Facciamo Breccia, a me invece ridere piace anche senza sentirmi in dovere di “non far male al principe al re e al cardinale” allora mi viene in mente questo.

    Quando dici che il nostro antagonismo è “poco proficuo” perchè non è rilevante per i destini dei gay, delle lesbiche e delle persone trans in questo paese io non riesco a non fare un’associazione mentale con una scena della filmografia italiana che reputo veramente divertente (e bada che sono già alla seconda citazione :-D)

    Ti ricordi il film Tournè di Salvatores del 90? In una scena di quel film Abatantuono parla a un telefono pubblico e viene costantemente infastidito da un signore che continua ad apostrofarlo con la frase: “il telefono è PUBBLECO” (con forte accento pugliese). A un certo punto, stufo, Abatantuono sbotta e dice: il telefono è PUBBLECO pure per me!

    Ecco, io mi chiedo ma non pensi che così come ci sono questioni importanti per alcun* gay e lesbiche e trans ci sono certe altre questioni che per altr* gay, lesbiche e trans sono altrettanto importanti? E queste non hanno ugualmente dignità?
    E non pensi che queste questioni che svelano la complessità di dirsi gay, lesbiche e trans in uno stato che prevede i lager siano rilevanti anche per persone che non sono gay, lesbiche e trans e che per giunta non hanno blog nè stati generali in cui esporre le loro esigenze?
    E non pensi che talune esigenze di alcune persone (gay, lesbiche, trans, ma anche etero) siano prioritarie rispetto ad alcuni diritti dei gay (matrimonio, giusto per citarne uno) perchè invece riguardano la loro sopravvivenza e integrità fisica che sono questioni più cogenti?
    Infine, io credo che far emergere questa complessità (di dirsi gay, lesbica e trans e di rivendicare determinate esigenze non acriticamente e univocamente ma ponendosi anche altre questioni che sono fuori di noi e che ci rendono meno strumentalizzabili per discorsi fascisti e razzisti) è quello che dà fastidio, viene considerato violento e “non fa ridere”, come dici tu.

    A me sembra veramente assurdo e ridicolo (ma non lo dico solo a te ti assicuro, lo dico in genere perchè ormai questa cosa sta diventando una barzelletta) che esprimere qualsiasi opinione dissenziente e complessa sia considerato improduttivo e ancora peggio violento e costringa le persone a doversi “difendere” pubblicamente.

    Titti

  13. “non pensi che così come ci sono questioni importanti per alcun* gay e lesbiche e trans ci sono certe altre questioni che per altr* gay, lesbiche e trans sono altrettanto importanti? E queste non hanno ugualmente dignità?”

    Per me hanno dignità tutte le questioni. Semplicemente, non pongo gerarchie di importanza in base a ciò che mi piace di più secondo il mio credo ideologico. Credo che i problemi si risolvano nel loro complesso, tutto qui.

    “E non pensi che queste questioni che svelano la complessità di dirsi gay, lesbiche e trans in uno stato che prevede i lager siano rilevanti anche per persone che non sono gay, lesbiche e trans e che per giunta non hanno blog nè stati generali in cui esporre le loro esigenze?”

    Qui mi sei oscura. Se volessi specificare meglio… fermo restando che avere un blog non è una colpa, spero.

    “E non pensi che talune esigenze di alcune persone (gay, lesbiche, trans, ma anche etero) siano prioritarie rispetto ad alcuni diritti dei gay (matrimonio, giusto per citarne uno) perchè invece riguardano la loro sopravvivenza e integrità fisica che sono questioni più cogenti?”

    No. Per me non esistono priorità nella sfera dei diritti. Il diritto di avere un lavoro sicuro non viene prima o dopo quello di potersi sposare. Quest’avversione per il matrimonio – che in assemblea è stata smentita e che adesso ritorna – perché considerato borghese, quando invece si tratterebbe solo di avere pari dignità di fronte allo Stato (quella cosa che state lasciando in mano ai fascisti per poi lamentarvi dei lager che costruiscono nel paese) è solo un grimaldello ideologico che porta a non voler affrontare questioni che investono nello specifico l’esser gay o lesbica.

    “A me sembra veramente assurdo e ridicolo (ma non lo dico solo a te ti assicuro, lo dico in genere perchè ormai questa cosa sta diventando una barzelletta) che esprimere qualsiasi opinione dissenziente e complessa sia considerato improduttivo e ancora peggio violento e costringa le persone a doversi “difendere” pubblicamente.”

    Non mi pare che esprimere opinioni sia considerato violento o dannoso. Dipende come le si esprime e a che fine. Forse quando si ha la pretesa di avere tutta la verità in tasca e non si ascolta chi ti dice che magari possono esserci altre strade è difficile trovare strade proficue di comunicazione.

    Per quel che mi riguarda Facciamo Breccia ha smesso di essere un interlocutore politico per i fatti del pride di Catania del luglio 2008. Vi si chiedeva adesione a un programma in cui c’era molto antifascismo. FB non ha trovato la parolina magica ma ha preteso solidarietà da un palco di una manifestazione che non reputato degna di supporto ideologico. Perché mancava una parola, a discapito dei contenuti. A te questo non sembra assurdo? A me da morire.

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