Austria: diritti a metà per le coppie gay

foto di coppie gay, fonte: Apcom

Ma guarda un po’. In Austria dopo mesi di trattative tra partito socialdemocratico e centrodestra cattolico si è arrivati a un accordo sulle coppie di fatto anche omosessuali.

La nuova legge, frutto di una mediazione, prevede che le coppie gay potranno:

  • registrare la loro unione civilmente presso il comune, ma non potranno organizzarvi cerimonie
  • godere delle stesse disposizioni delle coppie eterosessuali in materia di pensioni e di mantenimento dopo il divorzio
  • portare lo stesso cognome, ma per contro l’adozione di un bambino o la procreazione assistita resteranno off-limit

in buona sostanza è successo che i partiti di sinistra volevano una legislazione che equiparasse le coppie gay a quelle sposate, mentre i partiti cattolici, capeggiati dal vescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, che ha tenuto a stabilire che per la chiesa il matrimonio si ha solo tra uomo e donna (Dio quanto è stato originale!), hanno lavorato per creare discriminazioni e distinguo.

Ne risulta una legge che dà diritti, è incontrovertibile, ma che li limita creando una diversità tra chi è eterosessuale e chi non lo è. Una coppia gay (o lesbica) dovrà pagare le tasse per i figli di una coppia etero, tipo per la scuola o la sanità, ma non potrà avere bambini, adottati o naturali. Questa è la democrazia dei cattolici.

Non si può, inoltre, non notare l’analogia col caso italiano. Il pd, infatti, scrisse una legge, i famosi DiCo, che, sullo stesso principio ispiratore dei cattolici austriaci, limitavano fortemente la sfera dei diritti delle coppie gay. Siccome in Italia la componente “socialdemocratica” – si noti il virgolettato – è sostanzialmente dannosa, inutile e addirittura connivente con le sfere ecclesiastiche (ricordate le dichiarazioni di D’Alema sulle coppie dello stesso sesso?), quella legge fu un vero e proprio attacco al concetto di uguaglianza visto che sanciva non diritti, ma discriminazioni. Per paradossale fortuna, non venne nemmeno discussa.

Il dramma, tutt’ora, è che l’elettorato medio piddino non riesce a capire questa evidenza e ti viene ancora a raccontare, quando si fa notare quanto sia profondamente omofobo il piddì (a parte qualche sua corrente interna), favolette imparate a memoria tipo «ma come, noi vi avevamo fatto i DiCo».

Ad ogni modo, per quanto limitante la legge austriaca, occorre riconoscere che in alcuni ambiti sancisce uguaglianza. Laddove non c’è occorre dire grazie alla chiesa cattolica e ai suoi sicari in parlamento.

Riguardo a questi ultimi signori, va ricordato che se si stabilisse che l’educazione dei minori non passa anche per lo stupro degli stessi, come avviene in tutto il mondo, sarebbe un bel passo in avanti ma capiamo che su questi temi la chiesa cattolica è incapace di fare una politica mirata e efficace. Forse perché impegnata a perseguitare le persone GLBT. Ne prendiamo serenamente atto. Ma la cosa non ci tranquillizza. Per niente.

15 thoughts on “Austria: diritti a metà per le coppie gay

  1. “che ha tenuto a stabilire che per la chiesa il matrimonio si ha solo tra uomo e donna”

    Ha ragione, per la chiesa. Ma lo stato è e deve essere un’altra cosa, e la chiesa NON è lo stato.

  2. Il caso austriaco è un esempio di riforma parziale. Da lì si può poi partire per arrivare all’uguaglianza. Il caso dei Dico era solo un fatto ridicolo. Ricordo che dava riconoscimento di “coppia” solo dopo 9 anni di convivenza, tra le altre cose.

  3. Infatti. La distinzione tra DiCo e unioni civili austriache sta proprio in questo. I primi discriminavano del tutto, le seconde mirano a un’equiparazione completa. Non per niente i primi furono concepiti da una cattolica omofoba, mentre in Austria i cattolici hanno dimezzato l’equiparazione ma, grazie ai socialdemocratici, non sono riusciti ad azzerarla come è successo in Italia. Abbiamo sempre da imparare, purtroppo l’Italia è il paese del ritardo culturale.

  4. Il problema è di struttura politico-elettorale, non c’entra niente la SPD o il PD.

    Nei Paesi dove il governo è monopartitico di sinistra (penso al cattolicissimo Portogallo, che si appresta a varare i matrimoni gay – senza adozioni – o alla Spagna del 2005), è possibile fare grandi progressi con i diritti civili.

    Altri esempi sono la Scandinavia (ma non la Danimarca, governo di coalizione di liberali (pro) e conservatori). Il Regno Unito con Blair.

    In Austria c’è la Grande Coalizione, come in Germania fino all’altro ieri. In Italia Prodi si reggeva sui voti di Mastella, per dare l’idea.

    Questo è il vero dramma italiano. Si sbanda verso la Chiesa perchè i partiti non sono abbastanza forti elettoralmente.

    Sei troppo duro, secondo me, con i DiCo. Se fossero passati, ci sarebbe almeno qualche straccio di diritto, l’inizio di una marcia verso uguaglianza piena. Partner malati avrebbero una mano da stringere in un letto di ospedale. Ti pare poco nell’abisso di omofobia che ci circonda oggi??

    Sono sempre dell’idea che è meglio poco che nulla. Ma è un parere personalissimo.

  5. @ Anellidifumo.

    I 9 anni erano per i diritti di successione. 3 per quelli sul lavoro.
    Immediatemente fruibili, “decisioni in materia di salute e di morte”, “permesso di soggiorno”, “alloggi di edilizia pubblica”, “utili di impresa”, “tassa di successione”.

    In Repubblica Ceca, Slovenia, Washington (Seattle), New Jersey, (la stessa Spagna), si è partiti da basi simili ai Dico per giungere a unioni civili con tutti i crismi del matrimonio.
    Questo perchè lo scoglio più grande è quello di approvare UN testo, un qualsiasi testo. Dopo è più facile emendare un singolo articolo, come ‘diritti di successione’.

  6. Fra, mi spiace ma ti sbagli su tutta la linea. I diritti immediatamente fruibili venivano concesso stabilendo che comunque erano diritti minori rispetto alla “norma” familista di tipo eterosessuale. Questo di per sé genera una discriminazione che porta a vedere il fenomeno come eccezione rispetto alla norma. Se il diritto si basa sul concetto di norma, va da sé che i DiCo non stabilivano un diritto ma segnalavano una disparità. L’impianto della legge, infatti, non era basato su come fare per ottenere un’equiparazione, ma su come creare una legge che differenziasse al massimo i diritti delle coppie di fatto da quelle sposate. Per te questo è ottimale? L’omofobia di oggi è anche il risultato di quella filosofia politica portata avanti proprio dal pd per primo.

    In secondo luogo, ti faccio notare che i diritti di assistenza al malato non erano automatici, ma sottoposti alle disposizioni del primario. Se il primario avesse deciso che tu il tuo compagno puoi vederlo solo tre minuti a settimana, con il testo dei DiCo avrebbe potuto farlo.

    Ripeto: quella legge era una sciagura, non certo un nuovo inizio.

  7. Io la penso in modo esattamente opposto rispetto a Frà. Accettare le briciole vuol dire implicitamente accettare il fatto di essere “inferiori” e meno degni rispetto alle coppie etero. Quindi, se si promulga una legge accettabile, che dia parità, e che sia discussa con le associazioni, allora bene, altrimenti meglio niente, onestamente. Preferisco una discriminazione palese a una subdola.

  8. Posizioni ovviamente rispettabili.

    Solo, beati voi che chiamate briciole quel riconoscimento legale, anche imparziale, anche incompleto, delle coppie omosessuali. Non esiste nella nostra legge un’ammissione della nostra esistenza. Io credo che sarebbe un passo epocale. E’ molto più difficile fare il primo passo, che arrivare al passo numero 100.

    L’esperienza di tutti gli altri paesi è stata la stessa. Una volta superato il primo passo, il riconoscimento completo è arrivato rapidamente.

    Ancora una cosa. Forse per alcuni di noi, è una questione soprattutto di principio, ma ci sono persone che vivono situazioni quotidiane di difficoltà, le cui vite sarebbero migliorate sensibilmente anche con quelle briciole chiamate DiCo. Penso a chi ha un partner non europeo, chi è malato. Chi è vedovo e si vede cacciato dai parenti.

    Un saluto da Barcellona.

  9. Un primo passo che porta in direzione opposta dal riconoscimento dei diritti non è un passo in avanti, ma un ulteriore passo indietro. Ripeto, se quella legge passava, in ambito medico-ospedaliero, c’era il rischio di fare pesantissime discriminazioni. E così per tutto il resto ancora. Il primo passo può essere timido, ma deve essere un passo vero, un uno sgambetto alla corsa verso l’equiparazione. È questo che forse non riesci o non vuoi capire.

  10. Quoto l’elfo. E’ quella la sottile differenza, e non è una questione di principio, bensì di equità. I DiCo erano una discriminazione legalizzata. Se avessero proposto una cosa tipo i PaCS alla francese allora sarebbe stato un altro discorso: quello sarebbe stato un primo, corposo passo per una futura estensione del matrimonio alle coppie omosessuali, ma i PaCS son cose ben diversa.

    Se ragionassimo come fai tu, Frà, allora bisognava esultare quando, qualche settimana fa, i finiani volevano creare una forma di riconoscimento delle unioni civili omosessuali, a patto che si specificasse nell’articolo 29 della Costituzione che il matrimonio è un contratto stipulabile tra uomo e donna … è un passo avanti questo? No grazie, preferisco tenermi il nulla di adesso!

  11. Io non preferisco affatto il nulla odierno ma i DiCo erano profondamente iniqui e tutt’altro che un primo passo. Stessa cosa dicasi per i CUS (chi se li ricorda?) e per la maggior parte delle forme ideate in questi anni da più parti.

  12. Non sarei stato assolutamente contento della proposta di Fini, come non mi piacciono i Didore attualmente alla Camera!!
    La proposta di Fini è grave perché richiede un cambiamento costituzionale. Quindi, se un giorno la si volesse cambiare, richiederebbe i 2/3 in parlamento o un referendum popolare. Insomma, non la stessa facilità con cui si modifica una legge ordinaria.

    Sui DiCo: non sono un loro difensore. Ho solo cercato di dire, facendo riferimento ad altri Paesi che hanno seguito un percorso simile, che se fossero passati non sarebbe stata una catastrofe. Mi ricordo benissimo la mia sensazione di delusione e presa in giro quando la Bindi e la Pollastrini li annunciarono. Ma sono passati 3 anni, il governo Prodi è caduto, abbiamo Berlusconi fino al 2013 e nessuno sa se la sinistra tornerà mai a governare (e se lo farà con l’UDC).

    Passeranno anni prima di avere unioni civili o matrimonio gay in Italia. Forse arriverà solo per via giuridica, tramite il trattato di Lisbona. Concentrarsi solo sugli aspetti negativi e sottovalutare che i DiCo introducevano anche alcune tutele innovative per le coppie gay (le cosiddette ‘briciole’) mi sembra un po’ poco pragmatico, nei confronti di quelle coppie che invece trarrebbero un giovamento immediato dalla loro applicazione. E ora chissà quanto dovranno aspettare.

    Avete ragione a dire che è orribile che il legislatore non ha avuto il coraggio di cambiare la situazione attuale, per esempio sugli orari di visita in ospedale. Ma appunto, è quello che già accade ora.
    (Un bando costituzionale sarebbe invece un passo indietro, perché ora NON c’è).

    Permettetemi un altro punto di vista: una legge che corregge solo il 20% della discriminazione, lasciandone l’80%, rafforza paradossalmente le associazioni gay.

    Tra l’altro, è più facile fare lobbying su singoli punti di una legge già esistente piuttosto che spingere per un quadro normativo interamente nuovo. Penso che sia più facile modificare punto per punto il diritto d’accesso all’ospedale, o cambiare i tempi della fruizione dei diritti, o introdurre un registro civile, piuttosto che ripartire da zero, come ora.

    Per la gente della strada, è più forte l’argomento ‘i DiCo ci discriminano, sono inferiori, vogliamo il matrimonio’? O quello del ‘abbiamo già tuttti i diritti del matrimonio, ci manca solo il nome, non ci piace il ‘separate but equal’?

    Non pretendo che siate d’accordo, ma che almeno siate aperti a mettere in discussione alcuni ‘mantra’ dell’associazionismo gay italiano. Associazionismo che in 15 anni non ha saputo fare lobby e non ha portato a casa neanche un singolo diritto!!

  13. Credo sia proprio su questo punto che non ci troviamo. Non si trattava di ottenere un 20% per arrivare all’altro 80%, ma chiederne un tot per non avere quello ma un’altra cosa che era la contraddizione stessa di quel 20%.

    Esempio: serve il diritto di assistenza in ospedale. Ok, te lo do ma a condizione che sia il primario a stabilire come devi usufruirne. Contrariamente alle coppie etero sposate che invece ne usufruiscono liberamente secondo gli orari imposti dall’ospedale e il suo regolamento interno. Questo non è parificare, è discriminare.

    È come se io dicessi a un nero: ok, puoi prendere l’autobus dei bianchi ma ti siedi dove dice il conducente. Se il conducente ti dice che non puoi sederti, rimani comunque discriminato. Certo, puoi prendere il mezzo, in mezzo ai bianchi che ti guarderanno come il nero che purtroppo esiste ma che per fortuna non ha gli stessi diritti della maggioranza.

    Questo crea uguaglianza?

    Riguardo alla critica delle associazioni, hai pienamente ragione. Ma confondi i due piani. Si sono avuti i DiCo proprio per la loro incapacità di essere gruppo di pressione dentro e fuori i partiti. Accettare quella legge, che era vista dal legislatore come unica richiesta, significava decretarne la fine dell’azione politica. Io non mi fiderei di un’associazione che non è in grado di contrastare un’azione legislativa che mi discrimina sotto la falsa luce dell’integrazione che in realtà si traduce in tolleranza becera.

    La verità è che non siamo movimento, prima ancora di non essere movimento organizzato. E non abbiamo mai, salvo rarissimi casi, fatto paura a nessuno. Ci vorrebbero azioni di lotta – io sono per lo sciopero del sangue e degli organi – anche dura – come l’outing – ma fino a quando ci si scannerà su chi deve aprire il pride o quante bandiere portarvi dentro, saremo sempre allo stato attuale.

  14. Davvero non capisco tutta questa urgenza di sposarsi tra omosessuali quando l’istituto matrimoniale, anche tra uomo e donna, è fallito da tempo.
    Tra l’altro questa cosa, che non sapevo, di cambiare il cognome, è allucinante, sottolinea la subordinazione di uno all’altro, mentre la tendenza attuale è quella di mantenere entrambi il proprio cognome e passare entrambi ai figli, con la conseguenza che fra un paio di generazioni ognuno porterà una serie di cognomi da far invidia ad un messicano.
    E poi, in caso di divorzio, uno dei due dovrebbe pagare gli alimenti all’altro? con gli stessi allucinanti diritti che permettono alle ex mogli di rovinare la vita degli ex mariti, come è successo a me?
    Questa è forse la più ridicola delle eventualità, immagino che ci sarà da ridere quando usciranno i primi articoli sul divorzio gay: avete voluto il matrimonio? avete voluto i diritti? adesso sgobbatevi anche i doveri coniugali, e PAGATE!
    Pensateci bene prima di sposarvi, meglio un patto sociale così quando è finita “amici come prima” e ognuno per la sua strada.

  15. Va be’ mica tutti i matrimoni sono destinati a sfasciarsi eh?

    E cmq, a mio giudizio, il matrimonio eterosessuale è in crisi proprio perché non si apprezza un diritto che si ha sin dalla nascita, cosa che agli omosessuali è negata. E sicuramente un gay ci pensa non una, ma diecimila volte prima di sposarsi, proprio perché sa quale valore abbia quello strumento e quanto ha lottato per ottenerlo.

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