I gay non andranno in paradiso? Che almeno certi cattolici ritornino al Colosseo!

Sono stato fuori per un po’. In Sicilia, dai miei. Sono rimasto lontano dal computer e dal web, anche perché il pc si è rotto per uno sbalzo di corrente. E vabbè, ho pensato, tanto mamma fa le paste di mandorle e Maria e Maia mi fanno le fusa. E poi dovreste vederli certi tramonti dalle mie parti. Tutto questo per dire che ci sono delle cose che ti mettono in pace con l’esistenza.

Poi torni a Roma e scopri che:

1) tale monsignor Caffarra ha mandato a dire alla regione Emilia Romagna che non si possono concedere diritti alle coppie gay perché «non si può trattare in modo uguale i diversi»;

2) tale cardinale Barragan (cioè, ma chi sei?) ha affermato che le persone GLBT non accederanno al Paradiso perché violano la dignità del corpo.

Il primo, in buona sostanza, andrebbe trascinato in galera, visto che ha esortato un ente pubblico votato anche dai cittadini omosessuali di operare una discriminazione bella e buona, contravvenendo all’articolo 3 della nostra Costituzione. E poi sai che novità, la famiglia gay che distrugge la famiglia normale… (quasi quasi vado in coma).

Al secondo andrebbe detto che in paradiso, con certa gentaglia, non ci vogliamo andare. E poi diciamoci la verità, un regno dei cieli abitato prevalentemente da pretacci e elettori di Rosy Bindi, dove danno a manetta la colonna sonora di Radio Maria per l’eternità… e questa me la chiamate beatitudine?

Per fortuna, grazie a Dio o chi per lui, non ci sono prove che il paradiso esista. Della chiesa, purtroppo, sì. Mi aspetto dai miei amici cattolici un atto pubblico per smentire quanto detto dai loro rappresentanti. Altrimenti li cancellerò seduta stante da Facebook. Oltre a proporre un referendum per la riapertura del Colosseo. Con tanto di leoni, sia ben chiaro.

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