Un’unica ricetta per il sud: licenza di uccidere e niente voto ai meridionali

Mentre stamattina ascoltavo la radio, ho sentito un’intervista a Renato Brunetta sulla sua ultima fatica letteraria: un libro, l’ennesimo, sul sud. Anche il ministro, quello che vessa milioni di lavoratori per lo più onesti, è caduto nell’errore di molti dei suoi predecessori in tema di questione meridionale: ha proferito formule vuote, che solo un idiota potrebbe non condividere, non fornendo nessuna reale soluzione da mettere in pratica per superare i mali di una regione che da troppo tempo tira a campare.

Gli annali delle frasi fatte registrano le affermazioni prodiane «faremo del sud Italia la California dell’Europa!», oppure «il meridione è un immenso molo per tutto il Mediterraneo» o, come ha detto Brunetta prima «il sud deve essere un collegamento tra Mediterraneo e Nord».

Adesso, io non ho letto il libro di Brunetta, né intendo farlo – per me questa destra è un male secondo solo alla mafia, per questo paese e non ne peroro nessuna iniziativa – ma non mi pare che i governi degli ultimi decenni abbiano posto il punto su una cosa fondamentale: il sud, per crescere, deve semplicemente rimuovere gli ostacoli che gli impediscono di spiccare il volo, ossia mafie, analfabetismo culturale e clientele. Tre aspetti intimamente legati tra loro.

Quando mi si dice che al sud c’è assistenzialismo mi viene da ridere. Di solito a dirlo sono gli elettori di Berlusconi, gli stessi che votano un partito che, a quanto pare, prima di ogni tornata elettorale va nei quartieri poveri a regalare buste della spesa. Quartieri dove poi certi partiti prendono il 70% dei consensi. Il sistema di clientele non è prerogativa del sud, è strumento di governo di intere classi dirigenti capitolini e settentrionali, dalla DC in poi.

Questo è possibile perché il sud è stato mantenuto nell’ignoranza. Le scuole rimangono fatiscenti, le strutture pubbliche della cultura non esistono o sono mal funzionanti, studiare in Sicilia – faccio l’esempio della mia regione perché è quella che meglio conosco – è affare da ricchi e benestanti, viste le tasse da pagare e gli affitti da sostenere.

Questo sistema è poi fertile humus per il mantenimento delle mafie, che prosperano proprio grazie a questa situazione e impediscono che ci sia un’impresa meridionale che cerca di decollare ma che viene strozzata dai boss locali e dall’indifferenza dello stato, lo stesso che elettori leghisti e berlusconiani lasciano in mano a chi fa i tagli sulla benzina a polizia e carabinieri. Questo per ricordarci di chi stiamo parlando.

Sulla mafia, poi, penso che lo stato non abbia mai fatto nulla di concreto. Gli strumenti democratici non servono a molto, a quanto pare. So di essere utopistico, ma auspicherei una legislazione speciale per zone particolarmente sensibili al fenomeno, includendo anche l’uso della forza e la sospensione del diritto di voto (la mafia controlla anche quello).

Abbiamo una intelligence tra le più efficienti del mondo. Non capisco perché non ci scandalizziamo se un imam viene rapito in barba a ogni dettato costituzionale e poi ci permettiamo di seguire “la legge” con i mafiosi. Non mi vergogno di dire che occorrerebbe usare gli 007 contro i boss che una volta intercettati non vanno arrestati, ma terminati sul luogo. D’altronde la mafia è un cancro e quando si ha il cancro non lo si cura con gelato e aspirine, ma con la chemio.

Uno stato forte e autorevole dovrebbe agire in tal senso. Assicurare garanzie ai cittadini onesti e essere implacabile con gli ordini sovversivi e criminali. Lo stato in cui viviamo oggi di forte ha solo l’attaccamento dei suoi leader al potere e di autorevole nulla. È solo autoritario e solletica la psiche di nostalgici e illusi, i primi di passate e inesistenti glorie fasciste, i secondi del fatto che questa destra sia normale quando invece è solo delinquenziale.

Anche per queste ragioni, il sud rimarrà per molto tempo ancora terra di mafie e di ignoranza e i suoi cittadini onesti non potranno far altro di andare altrove, per vivere una vita dignitosa, normale e in molti casi, in barba a quello che possono pensare leghisti e tangentisti, ricca di successi e affermazione professionale.

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