Ma mister Pesc non era una cosa seria? (Quattro ottime ragioni per non mandare D’Alema in Europa)

Sarò anti-italiano – sebbene, ultimamente, essere anti-italiani dovrebbe essere indice di rigore morale e di disaffezione all’illegalità – ma a me l’idea di D’Alema come ministro degli esteri dell’Unione Europea fa semplicemente ribrezzo. Per tutta una serie di ragioni.

Innanzi tutto proprio perché è italiano e da quindici-vent’anni a questa parte, l’Italia non ha prodotto nulla di buono a livello politico. Proprio perché l’ex segretario dei DS è uno dei principali artefici del disastro italiano, non vedo perché una persona con credenziali così nulle debba mettere a rischio la credibilità internazionale di un’istituzione come l’Unione Europea.

In secondo luogo perché tutto lascia pensare che questo sia l’ennesimo inciucio tra D’Alema e Berlusconi. Appena eletto Bersani – nomination dalemiana alla guida di un partito che caratterizza i suoi atti politici con la non azione o con enormi favori fatti al governo e al suo presidente (ricordate la storia dello scudo fiscale?) – D’Alema è stato supportato dal nostro esecutivo come candidato italiano. Subito dopo è partita una dichiarazione dell’ex premier, che si è detto “onorato e grato” a un governo che evidentemente non solo non combatte, ma con cui si scambiano affettuosità politiche. Questo lo rende inaffidabile.

Ancora: D’Alema non fa parte di un partito di sinistra. Dirige, per di più nell’ombra, un’accozzaglia di partiti fusi a freddo e litigiosi, che hanno azzerato con tutta una serie di sbarramenti elettorali le rappresentanze di Verdi, Socialisti e Comunisti prima dal parlamento italiano e quindi da quello europeo. D’Alema, inoltre, si è reso protagonista di politiche di destra e militariste, dalla guerra in Serbia al finanziamento delle scuole cattoliche. Se il PSE non vuole cadere nel ridicolo, indichi un nome che abbia una dimensione politica e una integrità culturale chiare e ineccepibili.

Infine, è omofobo. D’Alema, d’altronde, è un simpatizzante dell’Opus Dei. Se Buttiglione è stato, giustamente, cacciato dalla Commissione Europea per le sue posizioni contro omosessuali e rispettive unioni affettive, la stessa sorte dovrebbe spettare a chi ha detto, di fronte a una platea di studenti – aumentando cioè il pregiudizio – che due gay non devono simulare l’amore eterosessuale, perché si offenderebbe il sentimento religioso di milioni di cattolici.

Credo che tali ragioni lo rendano non candidabile sotto il profilo politico e inqualificabile sotto quello umano. E un PSE che vive una crisi profonda, dovrebbe essere in grado di esprimere una personalità che renda onore al concetto più vero di socialismo – la politica per il benessere della società e per la tutela degli ultimi – e, certamente, non favorire eminenze grigie riciclate che hanno avuto il merito di consegnare l’Italia alle persone che attualmente la governano. L’Europa dovrebbe meritare di più.