(S)mosso

Oggi sono tornato bambino tra una pedalata e l’altra, in mezzo a nuvole di palloncini e di bolle di sapone.

E poi… il sole che fuoriusciva dalle finestre del Colosseo, ed erano frecce cosmiche scagliate da tutti gli orizzonti mai stati.
Via dei Fori Imperiali, dominata da una gioia che tocca il lato più doloroso di ognuno di noi, quello che vuoi proteggere, che vuoi ri-costruire, proprio perché fa male la fame di ciò che non si ha. E ti curi con le grida, il sorriso, la speranza e la bellezza.
E l’odore delle castagne nell’aria, nel suo valzer di foglie caduche, all’unisono con l’autunno, nel loro imprescindibile vagare dal ramo al suolo, come sempre è stato.

Schegge di camelie sul muro muschiato, che ritrovo nella mia vita, un po’ stropicciata, un po’ infreddolita dal mattino ad aspettare un autobus che non passa, un po’ abbandonata a se stessa, nel vuoto che questa città mi porge in dono, adesso, come un tempo è stata capace di tutta la pienezza che si può chiedere alla vita, al destino, ai sogni affidati persino a un dentino caduto, sotto il cuscino.

Schegge che si conficcano in ordine sparso, e assomigliano all’acqua nella terra arida, per risvegliare il seme nascosto tra le crepe. Per ricordargli che la sua condizione non è quella di cadavere sepolto, ma di albero potenziale, che lascia cadere ancora le figlie delle sue fronde, che gode dei raggi che l’universo ha previsto per sempre.