I fantastici quattro (o del perché non me ne frega niente dell’ennesimo gay al Grande Fratello)

Ragazzi, così non va. La novità della settimana è quella di un gay, l’ennesimo, al Grande Fratello? Si può solo commentare il tutto con due sole parole: già visto. O tre: niente di nuovo. Perché non so se ve ne siete accorti, ma è quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani, teodem inclusi, quando preme il telecomando e si ritrova Platinette ad Amici o Signorini a far gossip su Mediaset.

Non mi perderò a cercare un senso a tutto questo. Le teorie su quanto può far bene o male un gay in TV non mi entusiasmano molto. C’è chi dice che così si normalizza il fenomeno, chi sostiene che veniam messi ulteriormente alla gogna. Io vedo solo che, da Luxuria in poi, le cose non mi pare siano cambiate, se dobbiamo pensare ai grandi numeri. Ma non è su questo che dovremmo porre la nostra attenzione.

Il fatto che dovrebbe farci riflettere è che la televisione ha semplificato la complessità umana in quattro macrocategorie da “reality & Striscia”, che potrei così riassumere:

1. il modello Taricone: ovvero il maschio eterno. Belloccio, ma di quel bello che piacerà sempre al prototipo della velina assoluta (vedi qui di seguito). Muscoloso, tracotante, col mito del proprio pene, senza mai fare un discorso che preveda la lettura di un libro o uno spiccato senso critico. L’italiano medio, a ben vedere. Ma maschio, bianco, cattolico e, possibilmente, di destra.

2. la velina assoluta: dove per “velina” vada intesa una categoria onnicomprensiva che includa “letterine”, “venturine”, “bagagline” e tutto quello che il bikini da palcoscenico ha previsto e concepito per la gioia dell’italico tariconiano.

Caratteristica fondamentale dei due modelli appena analizzati è quella di essere interscambiabili con tipologie di altri format, inglobandole, per cui tariconiano e velina assoluta vanno bene sia in un programma della Carlucci, il sabato sera alla RAI, sia in un trono qualsiasi della solita De Filippi, a vomitare bile in trasmissione per esterne a luci rosse (e poi a dimettersi è Marrazzo).

Ma andiamo oltre…

3. il modello Jonathan: ve lo ricordate? Quello dal cappellino facile e con una virilità seconda solo a quella di Solange nella prima edizione de La fattoria. Quello così maschio da aver prestato il proprio nome a un insulto: a Torino si diceva “sei come Jonathan del Grande Fratello”, con conseguente tragedia (un ragazzo si suicidò, per questo). Il modello in questione prevede l’omosessualità dell’individuo in genere data la sua assoluta evidenza, purché di omosessualità non se ne parli. Il caso più felice di questo modello fu Luca Calvani, de L’isola dei famosi. Tutta la blogosfera lo etichettava come finocchio. Bono, per di più. La conferma arrivò, a livello mediatico, quando una povera stronza di cui non ricordo il nome – ma assurta agli onori della cronaca per una relazione con un tronista – lo etichettò, durante una lite, con l’epiteto di “cretina”. La poveretta venne messa alla gogna ma non certo per omofobia. Aveva accennato alla parola che non si dice. E il modello Jonathan questo non lo prevede nel modo più assoluto.

4. il modello Vladimir: o del gay redento. Ora è pur vero che la Luxuria è una trans. Ma all’italiano medio poco importa. Con o senza le tette, sempre frocio rimani. Il modello Vladimir, contrariamente a quello precedente, non nasconde la sua natura ma, al contrario, la spettacolarizza. Cosa che manda in bestia milioni di militanti LGBTQI (a voi lo scioglimento dell’arcana sigla), un po’ perché ci credono davvero, un po’ per invidia.

Morale (e moralismo) della favola

Domanda da sei milioni di euro (il dollaro, converrete, è sempre in calo): perché tutta sta manfrina? Perché non so se ve ne siete accorti, ma la nostra società prevede solo il primo modello come modello di comportamento. Uomo forte, maschio, sciupafemmine, un po’ gradasso, sventrapapere e, nel caso del reale Taricone, neppure troppo alto. Vi ricorda qualche premier attualmente al potere?

In questo imperio assoluto – potremmo ribattezzarlo “napoleonismo da viagra”? – la velina assoluta esiste perché nella Bibbia c’è scritto che Dio previde una Eva per ogni Adamo, ma a ben guardare, in un modello siffatto la donna è prevista per fare da spalla, da controfigura, non certo per essere personaggio che dice qualcosa (e non a caso le veline tacciono e le troniste urlano).

Gay e trans ci stanno perché ogni società ammette la sua corte dei miracoli. La TV lo ha capito e, siccome siamo in Europa, non potendosi più dire impunemente che “i froci tanto sanno prenderla solo in c**o”, allora ci scappa pure il caso umano. Ma rassegnatevi, voi sostenitori della bontà e bellezza del frocio da video: qualsiasi Vladimir su teleschermo sta alla liberazione del mondo GLBT come Padre Pio su Gente, Oggi e via dicendo sta allo spiritualismo vissuto come purezza della fede.

La vera rivoluzione, che in molti si ostinano a non vedere, è che a questo prezzo siamo tutti previsti. Come “deviazione” dalla norma tariconiana. Adesso, per me e molti di voi questo può anche essere un sollievo. Ma a votare è la famosa casalinga di Voghera, il cui marito, magari, con la scusa delle sigarette va a trans, le stesse che schifa con gli amici al bar. E quest’allegra famigliuola – che tanto piace oltre Tevere – vede i reality, prende la comunione e vota Berlusconi. Sono solo io a vederci un curioso circolo vizioso?

17 thoughts on “I fantastici quattro (o del perché non me ne frega niente dell’ennesimo gay al Grande Fratello)

  1. E’ un circolo vizioso. Fa tutto parte del grande progetto Berlusconi iniziato negli anni ’80, rincoglionire gli Italiani. E se prima voleva farlo solo per rifilargli i suoi scrostacessi, poi ha sfruttato queste premesse per farsi votare. Ci vuole poco a farsi beffe dell’italiano medio, fondamentalmente ignorante. E come hai già detto tu, egli si riconosce facilmente in questi modelli stereotipati che propone la tv.

    D’altro canto il reality show è proprio la fiera dello stereotipo e dunque ne sono colpiti i gay quanto gli etero, ridotti a una massa di decelebrati fallocentrici, accompagnati da donne altrettanto cretine che sanno solo pettinarsi e truccarsi e si sottomettono volentieri al potere maschile. Come hai giustamente detto tu, o stanno zitte (le veline) o urlano (le troniste) ma non parlano.

    Fa rabbia, ma cos’altro possiamo farci? La cultura e l’intelligenza non tirano, e la dimostrazione sta nel fatto che ormai i vari programmi divulgativi li fanno in orari e giorni improponibili (seconda serata oppure il sabato sera).

    Nel frattempo possiamo fare una cosa: spegnere la tv. Io non so come si usa un digitale terrestre, e stando a Roma significa non vedere la tv .. è esattamente quel che ormai faccio da anni.

  2. Scusa l’ot anche tu (dopo leggo il post prometto): grazie. Non ci crederai ma proprio stamattina stiamo discutendo animatamente in ufficio del tuo post precedente sulla fuoriuscita di rutelli dal pd. A presto.

  3. #Daniele: la TV andrebbe colonizzata, visto che è un’arma… e dico “colonizzata”, non abitata da stereotipi che assurgono a modelli.

    #Massi: uh, ma che onore! (Pensi che Brunetta possa mettermi al bando per siffatta ragione?)

  4. Ma è una mezza vita che appena arrivo in ufficio linko i tuoi post e li invio alle colleghe. Ti conoscono tutte qui. E se Brunetta non fa fuori noi (dipendenti pubblici, nda), dormi pure sonni tranquilli… ;)

  5. E finalmente il mio commento non OT: concordo con Daniele nel suo tirare le fila del discorso. Il circolo vizioso esiste, è innegabile quanto spiazzante (la sola visione di una puntata di Uomini e Donne produce più danni neuroconnettivi di un assottigliamento della mielina) ma per fortuna la soluzione esiste e di solito è contrassegnata da un tasto rosso sul telecomando. Pigiandolo, in un sol gesto, si riesce a confinare certi soggetti al lerciume catodico da cui provengono e magari anche a smettere do votare B. Ma questo dopo molti anni e svariate legislature…

  6. Una mia collega obiettava che Bersani deve aver fatto quelle prime dichiarazioni sul voler tenersi stretto Rutelli (o almeno i teodem) solo perchè fresco di nomina e che quindi eri stato affrettato a dare un giudizio negativo al riguardo….
    Inutile dire che 5 minuti fa ho rivendicato le tue ragioni sbattendole sul muso questo:
    Il caso Rutelli. Nessun commento diretto sull’annunciato addio dell’ex leader Dl. Ma Bersani segnala che gli elettori “sono stati chiari, e hanno detto andate avanti insieme”. “I tre milioni di persone che hanno partecipato alle primarie, rappresentano un messaggio unitario, vertici del partito dovrebbero sentire la responsabilità”. (Da Repubblica.it)
    E ora posso andare a vomitare…

  7. il dramma è che le nuove generazioni sono veline che sembrano tariconi…trozzoni spinzettati, col kajal emo-style in volti trinariciuti, fisici scolpiti senza un pelo, cerettati con la fiamma ossidrica, vuoti a perdere nel cranio perfettamente coiffeuge…tu fai l’insegnante e li vedi….
    ciao! Guapo Romano

  8. Molto interessante. Proprio ciò di cui avevo bisogno. Sapevo di poter rivolgermi a te e concordo su tutto.
    Spero di non averti fatto arrabbiare sollevando la questione nei commenti al post precedente. La mia non era superficialità né entusiasmo per lo ‘sdoganamento’ dell’omosessualità in TV; volevo piuttosto avere un’opionione qualificata per chiarirmi un po’ le idee.
    Personalissimamente, penso che: a) da un lato, nonostante tutti i limiti del contesto, possa essere almeno in parte funzionale per l’italiano medio-berlusconiano doversi confrontare apertamente con questo argomento; b) dall’altro, il personaggio in questione non possa fare altro che ‘cronicizzare’ lo stereotipo che l’italiano medio-berlusconiano (primissimo frequentatore di trans) ha – o, meglio, ostenta ipocritamente agli amici al bar – del mondo LGBT.

    Ciao.

    p.s.: durante un recente soggiorno a Ischia ho visto uno dei ragazzi che ho conosciuto a settembre (quello della missione a Riga) sulla prima pagina de “Il Mattino” dopo l’ultima manifestazione a Roma (giornale del 17 o 18 ottobre).

  9. #Massi: se vuoi ti reggo la fronte…

    #Guapo Romano: beh, non ci crederai ma a quell’età, a scuola intendo, sono ancora largamente recuperabili.

    #Raf: ho scelto Roma, anche se è un gran casino… ad ogni modo non devi scusarti! Hai contribuito a sviluppare il dibattito, contrariamente a chi, qualche commento più in basso rispetto al tuo, viene solo a fare zitellonismo telematico.

    #l’omofobico Pieroni: io ci posso pure andare, ma a una sola condizione. Tu vieni con me. Così io faccio il frocio da vetrina e tu il nano da giardino.

    P.S.: la Binetti rimane nel piddì? L’abbiamo sempre detto che è un partito che galleggia da solo…

  10. Il fatto che ci siano tante macchiette gay in televisione penso sia dovuto fondamentalmente a due motivi:
    1. la televisione, nel suo complesso, è un letamaio
    2. di gay superficiali e vuoti ne è pieno il mondo.
    Ora non è il caso di disquisire qui se sono in tv perché ce ne siano tanti o se sono tanti perché uniformati ai modelli della tv. Probabilmente, come concludi tu, è un circolo vizioso.

    L’unica arma, penso io, è bonificare i blog dalle cazzate della tv, senza far rimbalzare qualsiasi cosa accada nel piccolo schermo in tutta la rete, e formare un parallelo di persone (gay o no fa lo stesso) che usa internet in modo intelligente. Se non altro avremmo due modelli: lo scemo da tv e il munito di cervello da internet. Le premesse ci sono: in tutti i blog che seguo o che mi capita di leggere mi sembra ci siano persone validissime, tutt’altro che superficiali e stereotipizzate.

  11. Pingback: I’m the only gay in the village | Ludik – di Luca Di Ciaccio

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