Catania, sgomberato il CPO Experia: una ferita per la democrazia

Io non ho nessun problema ad ammetterlo. A me i centri sociali non piacciono, per una ragione semplice semplice: non sono abbastanza chic. Secondo poi, c’è la distanza politica. Ok, siamo tutti di sinistra, ma non è tanto il fatto che c’è sinistra e sinistra, quanto la questione dell’approccio. Io non mi sento di essere “incazzato” e questo non vuol dire che guardo a ciò che non va bene di questo mondo come a un male necessario.

E tutto questo lo dico a mo di premessa.

Perché stamattina, a Catania, è successa una cosa a mio avviso molto grave: il Centro Popolare Experia è stato sgomberato, coi manganelli. Adesso, al di là del fatto che certe pratiche e mazze di gomma vanno spesso a braccetto, ci sono da fare almeno due considerazioni.

La prima: l’Experia garantisce in un quartiere popolare che possiamo etichettare come “difficile” una serie di servizi che il comune di Catania, grazie al virtuosismo con cui gestisce le sue disastrate finanze, non è in grado di fornire. Due per tutti: la palestra di lotta greco-romana e il doposcuola gratuito per i cittadini disagiati.

Secondo poi: a Catania abbiamo una serie enorme di problemi, a cominciare da una criminalità che fa il bello e il cattivo tempo e da una presenza mafiosa che strangola l’economia locale e impedisce alla gente per bene di vivere dignitosamente. Non per niente Catania è agli ultimi posti delle classifiche nazionali per quanto riguarda la qualità della vita.

Dico, se si voleva far lavorare i poliziotti c’erano magari due o tre cose più urgenti su cui intervenire, ne converrete.

Un ultima riflessione: a salutare l’avvenimento come la fine dello squallore che il centro sociale “offriva” alla cittadinanza si sono sperticati tutta una serie di personaggi, tra cui spicca un certo Giacomo Bellavia, consigliere comunale del PdL, ex AN, con cui ho avuto il piacere, qualche anno fa, di confrontarmi a una pubblica assemblea durante il Giorno della Memoria in una scuola di Acireale.

Giacomo, che per altro è pure simpatico, si distinse per tutta una serie di dichiarazioni omofobe che mi fecero pensare che su certi temi a destra non ci sono possibilità di incontro. Se questi sono i giovani, pensai, non oso immaginare come la pensano i “vecchi”. Non è un caso, a parer mio e a distanza di anni, che l’intolleranza verso una comunità abbia protagonisti che si manifestano altrettanto intolleranti verso altre forme di diversità. E non è un caso che certe forme di reazione assumano fenomenologie “cilene” proprio da una parte politica e una soltanto.

Tutto questo per dire che a me l’Experia non piace molto e infatti non ci vado. Ma ho sempre pensato che fosse importante che ci fosse. Perché operava in un settore che persone come me non sono in grado di gestire. E se democrazia è compresenza di diversità che operano per il bene comune, seppur in ambiti diversi, quello che è stato fatto a Catania, all’alba di stamane, va proprio contro la democrazia e la convivenza civile di tutti i cittadini e tutte le cittadine, laggiù sotto il vulcano.

Comunista sarò io!

Siamo alle solite. Dal lodo Alfano in poi, anzi, dalla sua clamorosa e giusta bocciatura – i berluscones si rileggano Orwell e sugli animali più uguali degli altri – il nostro amato premier si cimenta in un profluvio di insulti e di dichiarazioni che non risparmiano nessuno, a cominciare dal popolo italiano che, anche suo malgrado, si ritrova sovraesposto a una certa logorrea imbecille. Sì, perché ciò che dice Silvio Berlusconi, il più delle volte, nella sua valutazione del reale, non ha alcuna base logica ed è confezionato ad uso e consumo di un elettorato che vota, per lo più, sulla base di umori e di sensazioni di pancia.

Tra queste gesta verbali va messa agli annali, come fulgido esempio di sproloquio fondamentalmente idiota ma ugualmente aggressivo e indegno di un rappresentante qualsiasi dello Stato, il suo ultimo intervento telefonico a Ballarò. Dove si è indicata, come vera anomalia italiana, non il caso di un presidente del consiglio plurinquisito e in palese conflitto di interessi bensì quello di una magistratura “rossa”, cioè comunista, che indaga contro il presidente del consiglio.

Adesso, quello che Berlusconi non capisce – e qui forse dovremmo cominciare a dubitare delle sue facoltà mentali perché se ci crede è grave, se finge di crederci è pure peggio – è che in un paese democratico che un giudice sia comunista è perfettamente legittimo: rientra nella libertà di pensiero, esercizio che evidentemente dentro il PdL è poco praticato.

Così come è naturale che un giudice indaghi su un personaggio, anche pubblico e anche ai massimi vertici delle istituzioni. Anzi, e si rassegni il berlusconiano medio(cre), al di là delle Alpi e in tutto il mondo civile, Berlusconi non sarebbe stato eletto nemmeno in un’assemblea di condominio.

Surreale, inoltre, che si usi la parola “comunista” come insulto svuotato di qualsiasi contenuto politico e identificato col senso di “contrario alle magagne del premier”. Una favoletta tutta itagliana, quest’ultima, a cui credono solo italiani per lo più allergici al fisco e intrisi ancora di retorica paleo-democristiana. La vera anomalia, se vogliamo dirla tutta, sta proprio qui.

I fantastici quattro (o del perché non me ne frega niente dell’ennesimo gay al Grande Fratello)

Ragazzi, così non va. La novità della settimana è quella di un gay, l’ennesimo, al Grande Fratello? Si può solo commentare il tutto con due sole parole: già visto. O tre: niente di nuovo. Perché non so se ve ne siete accorti, ma è quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani, teodem inclusi, quando preme il telecomando e si ritrova Platinette ad Amici o Signorini a far gossip su Mediaset.

Non mi perderò a cercare un senso a tutto questo. Le teorie su quanto può far bene o male un gay in TV non mi entusiasmano molto. C’è chi dice che così si normalizza il fenomeno, chi sostiene che veniam messi ulteriormente alla gogna. Io vedo solo che, da Luxuria in poi, le cose non mi pare siano cambiate, se dobbiamo pensare ai grandi numeri. Ma non è su questo che dovremmo porre la nostra attenzione.

Il fatto che dovrebbe farci riflettere è che la televisione ha semplificato la complessità umana in quattro macrocategorie da “reality & Striscia”, che potrei così riassumere:

1. il modello Taricone: ovvero il maschio eterno. Belloccio, ma di quel bello che piacerà sempre al prototipo della velina assoluta (vedi qui di seguito). Muscoloso, tracotante, col mito del proprio pene, senza mai fare un discorso che preveda la lettura di un libro o uno spiccato senso critico. L’italiano medio, a ben vedere. Ma maschio, bianco, cattolico e, possibilmente, di destra.

2. la velina assoluta: dove per “velina” vada intesa una categoria onnicomprensiva che includa “letterine”, “venturine”, “bagagline” e tutto quello che il bikini da palcoscenico ha previsto e concepito per la gioia dell’italico tariconiano.

Caratteristica fondamentale dei due modelli appena analizzati è quella di essere interscambiabili con tipologie di altri format, inglobandole, per cui tariconiano e velina assoluta vanno bene sia in un programma della Carlucci, il sabato sera alla RAI, sia in un trono qualsiasi della solita De Filippi, a vomitare bile in trasmissione per esterne a luci rosse (e poi a dimettersi è Marrazzo).

Ma andiamo oltre…

3. il modello Jonathan: ve lo ricordate? Quello dal cappellino facile e con una virilità seconda solo a quella di Solange nella prima edizione de La fattoria. Quello così maschio da aver prestato il proprio nome a un insulto: a Torino si diceva “sei come Jonathan del Grande Fratello”, con conseguente tragedia (un ragazzo si suicidò, per questo). Il modello in questione prevede l’omosessualità dell’individuo in genere data la sua assoluta evidenza, purché di omosessualità non se ne parli. Il caso più felice di questo modello fu Luca Calvani, de L’isola dei famosi. Tutta la blogosfera lo etichettava come finocchio. Bono, per di più. La conferma arrivò, a livello mediatico, quando una povera stronza di cui non ricordo il nome – ma assurta agli onori della cronaca per una relazione con un tronista – lo etichettò, durante una lite, con l’epiteto di “cretina”. La poveretta venne messa alla gogna ma non certo per omofobia. Aveva accennato alla parola che non si dice. E il modello Jonathan questo non lo prevede nel modo più assoluto.

4. il modello Vladimir: o del gay redento. Ora è pur vero che la Luxuria è una trans. Ma all’italiano medio poco importa. Con o senza le tette, sempre frocio rimani. Il modello Vladimir, contrariamente a quello precedente, non nasconde la sua natura ma, al contrario, la spettacolarizza. Cosa che manda in bestia milioni di militanti LGBTQI (a voi lo scioglimento dell’arcana sigla), un po’ perché ci credono davvero, un po’ per invidia.

Morale (e moralismo) della favola

Domanda da sei milioni di euro (il dollaro, converrete, è sempre in calo): perché tutta sta manfrina? Perché non so se ve ne siete accorti, ma la nostra società prevede solo il primo modello come modello di comportamento. Uomo forte, maschio, sciupafemmine, un po’ gradasso, sventrapapere e, nel caso del reale Taricone, neppure troppo alto. Vi ricorda qualche premier attualmente al potere?

In questo imperio assoluto – potremmo ribattezzarlo “napoleonismo da viagra”? – la velina assoluta esiste perché nella Bibbia c’è scritto che Dio previde una Eva per ogni Adamo, ma a ben guardare, in un modello siffatto la donna è prevista per fare da spalla, da controfigura, non certo per essere personaggio che dice qualcosa (e non a caso le veline tacciono e le troniste urlano).

Gay e trans ci stanno perché ogni società ammette la sua corte dei miracoli. La TV lo ha capito e, siccome siamo in Europa, non potendosi più dire impunemente che “i froci tanto sanno prenderla solo in c**o”, allora ci scappa pure il caso umano. Ma rassegnatevi, voi sostenitori della bontà e bellezza del frocio da video: qualsiasi Vladimir su teleschermo sta alla liberazione del mondo GLBT come Padre Pio su Gente, Oggi e via dicendo sta allo spiritualismo vissuto come purezza della fede.

La vera rivoluzione, che in molti si ostinano a non vedere, è che a questo prezzo siamo tutti previsti. Come “deviazione” dalla norma tariconiana. Adesso, per me e molti di voi questo può anche essere un sollievo. Ma a votare è la famosa casalinga di Voghera, il cui marito, magari, con la scusa delle sigarette va a trans, le stesse che schifa con gli amici al bar. E quest’allegra famigliuola – che tanto piace oltre Tevere – vede i reality, prende la comunione e vota Berlusconi. Sono solo io a vederci un curioso circolo vizioso?

Rutelli lascia il pd? I cattolici, purtroppo, no

Gli osservatori e i semplici non si illudano. Le minacce di Rutelli di lasciare il piddì sono l’ennesimo specchietto per le allodole. La vittoria di Bersani, secondo gli entusiasti di queste ultime pseudo-primarie, avrebbe portato come primissimo risultato le dichiarazioni dell’ex sindaco di Roma, quello ugualmente omofobo per intenderci.

Adesso, la fibrillazione dentro al pd per una scelta come questa ce la dice lunga sulla sua affidabilità. Le dichiarazioni di Rutelli – corresponsabile, assieme a D’Alema e Veltroni, del disastro elettorale della sinistra degli ultimi quindici anni – dovrebbero essere viste come una liberazione e non come un pericolo. Se si ha paura di perdere una moneta di tale pregio è evidente quanto alla frutta sia il partito in questione.

Secondo poi: i teodem. Questi hanno appoggiato chiaramente Bersani, mandando in avanscoperta proprio il più autorevole di tale corrente, la Binetti, subito dopo aver dato un chiaro segnale su cosa dovrà essere il nuovo partito poche ore dopo la bocciatura della legge contro l’omofobia. Per altro Bersani è molto gradito a Comunione e Liberazione e il suo pigmalione, Massimo D’Alema, è un simpatizzante dell’Opus Dei.

Terzo aspetto: si prospetta una presidenza Bindi. Adesso, è comprensibile che dopo Veltroni e dopo gli ultimi disastri si senta l’esigenza di un uomo forte, considerando pure che Bersani riesce a essere persino più soporifero di Prodi, ma il deus ex machina dei Di.Co. – legge che, ricordiamo, istituzionalizzava l’apartheid per gay e lesbiche – segna un altro punto a favore della mia tesi per cui il “nuovo” pd è in mano ai naturali nemici della causa GLBT.

Last but not least: i cattolici bersaniani lavoreranno su due fronti. Tenersi stretto Rutelli, magari portando il pd ancora più a destra e, conseguenzialmente, stringendo alleanze con l’UDC – il partito di Cosimo Mele, quello del Family Day e dei party a base di prostitute e cocaina, e di Totò Cuffaro – a prescindere dalla defezione dell’ex leader della Margherita.

La falange cattopiddina, integralista e omofoba, in buona sostanza perde(rebbe) solo uno dei suoi giullari. L’intellighenzia, al momento, rimane tutta dentro al partito e, tra l’altro, pure in posizioni molto prossime all’attuale segretario. I dalemiani, indottrinati al nuovo corso di magnifiche sorti progressive, saranno per l’ennesima volta pedine (non so quanto inconsapevoli, ma comunque felici) di un progetto da “destra di anni cinquanta” che usa i voti di ex comunisti per fare ingrassare il progetto berlusconiano e rassicurare chi oltre Tevere pretende che, nonostante tutto il disastro in corso, l’Italia rimanga l’equivalente europeo (e cristiano) dell’Iran. Con tutto quello che ne consegue.

P.S.: si lo so, questo post mi attirerà le delle vetero-femministe (soprattutto quelle lesbiche) e dei duri&puri dei diritti sociali che vengono prima di ogni altra cosa. E la cosa, va da sé, poco mi tange. Non è mia cura, d’altronde, occuparmi di certi residuati bellico-ideologici.

Vince Bersani: il pd sceglie il clericalismo e l’omofobia

Il mio amico Gugliandalf l’aveva detto: «Marino che vince? Dovrebbe scendere lo spirito santo a cagar senno nella mente degli italiani.» La storia delle ultime ore ci insegna almeno due cose: la prima, lo spirito santo non esiste; la seconda, in cabina elettorale e nei gazebo gli italiani hanno la testa vuota.

Bersani sarà pure un bravo economista, peccato però che la vita della gente non sia solo l’emanazione del suo pallottoliere. In Italia non ci sono solo problemi economici, esistono anche quelli legati ai diritti di cittadinanza – altrimenti detti diritti civili – che rendono ancor più insostenibili i periodi di crisi e che non spariscono quando non c’è recessione ma sviluppo.

Bersani è stato interrogato su questioni quali il matrimonio gay, le unioni civili, le adozioni e l’omo-transfobia e ha fatto sapere che siccome non sa nemmeno di cosa si sta parlando, preferisce non esprimersi in merito. Questo è l’uomo che guiderà l’opposizione nei prossimi anni.

A livello di strategie politiche, è molto probabile che Bersani lascerà andare Di Pietro – attualmente dato al 10% – e imbarcherà Casini, il che vuol dire che si attuerebbe, qualora vincessero le elezioni, una politica economica di stampo centrista e moderato e la totale negazione di ogni diritto per le coppie gay e lesbiche.

Il neosegretario, per altro, in qualche sezione ha pure vinto, durante la prima fase delle primarie, con un numero di votanti superiori a quello degli iscritti. Questo getta un’ombra non proprio lieve sulla trasparenza della sua elezione.

Non si dimentichi, infine, che è stato voluto da D’Alema. D’Alema è ammanicato con l’Opus Dei, che è quella cosa brutta e cattiva da cui si è generata la Binetti – complice Rutelli – la quale ha votato no sulla legge contro l’omofobia e che, subito dopo, ha dichiarato il suo voto a favore di Bersani. Il quale, invece di dire “no, grazie”, non ha disdegnato. Il messaggio mi pare fin troppo chiaro.

Prevedo un periodo non roseo per la stagione dei diritti civili in Italia e, fino a quando Bersani non smentirà i miei timori, il pd rimarrà un soggetto politico inaffidabile per una scelta che pare premiare, ancora una volta, clericalismo e omofobia. Due cose che non volevamo più vedere, nemmeno per ipotesi, dentro il pd.

Caso Marrazzo: le trans ringrazieranno

agrado

La verità è che io oggi ci sarei andato davvero a votare per Marino. Ho pure mandato l’e-mail, come richiesto ai fuori sede, per iscrivermi alle liste locali e per capire dove votare. Nessuna risposta… Poi ho pure scoperto che ci voleva la tessera elettorale e allora ho gettato la spugna. Troppo complicato e non mi andava di fare il giro dei gazebo romani per capire di che morte morire, soprattutto quando non hai una macchina e la domenica prendere l’autobus, qui nella capitale, è attività considerata degna per le preselezioni del Camel Trophy.

Pazienza…

Per altro oggi andare a votare alle primarie aveva un significato importante: combattere la transfobia.
Già, perché tutti voi avrete letto di quel che sta accadendo qui a Roma sul caso Marrazzo (esponente di punta del partito democratico). La storia che si ripete, se vogliamo: il solito politico, il solito “solito festino” a base di peccato, il solito scandalo tutto italiano. Ipocrita, aggiungerei. Siamo un popolo di puttanieri e di prostitute d’alto bordo, oltre che di santi, poeti, navigatori e mafiosi. Se ci si scandalizza ancora per certe trasgressioni è perché guardiamo per lo più al nostro ombelico, magari per fare attenzione che non ci siano tracce di umori che non siamo disposti a tollerare sulle pance degli altri.

Ad ogni modo, il solito scandalo, questa volta, non ha come protagonista la “solita” prostituta. Marrazzo, infatti, non è stato dipinto come quello che va, e mi si perdoni l’ennesimo petrarchismo, a puttane. È stato sbattuto in prima pagina come il depravato che va a trans. È questo ciò che rende la situazione un attimo insostenibile, per chi si batte anche per i diritti e l’integrità delle persone transessuali.

Adesso, io non so per quali ragioni il governatore (autosospeso) del Lazio se ne sia andato con tale Natalì. Direi “fattacci suoi”. Anzi, non lo voglio nemmeno sapere. Fatto sta che le trans esistono e vivono in una società che le costringe alla prostituzione. Sfido qualunque imprenditore brianzolo o siciliano (leggi: destrorsi) a dirmi in faccia che non avrebbe problemi ad assumere (ho detto assumere, non pagare) una persona transessuale. E poi, magari, a farlo.

Esiste, perciò, un mercato. Fatto da “insospettabili”. Facciamocene  una ragione. Poi, se non vogliamo che i bravi padri di famiglia vadano a donne con lo slip a “sorpresa”, facciamo che le trans facciano le infermiere, le segretarie, i medici, le prof, i giudici e via discorrendo.

Vorrei aggiungere, ancora, che se un uomo va con una transessuale – astraendo dalla prostituzione – andrebbe valutata (non giudicata) la ragione per cui decide di farlo. Se è per amore, che amore sia. Se è per piacere, sia, per l’appunto, piacere. Se va “a puttane”, non è l’essere trans che fa di una persona una prostituta e della peggior specie. Per cui non scandalizziamoci più di tanto. Dietro la categoria dei “transessuali” ci stanno persone, non paria. Ma aver fatto tutto questo questo clamore per il fatto che Marrazzo abbia “fatto ” quello che ha fatto, non rende un grande servizio alla cultura dell’accoglienza e del rispetto. Ancora una volta la parola “transessuale” ha fatto rima con “perversione”, “sporcizia” e analoghi termini. Anche grazie a questa destra governativa, che approfitta di un fatto privato per attaccare i suoi avversari politici e screditare un intero partito per coprire le magagne (ben più pruriginose) del suo leader.

E anche questo, a ben vedere, può generare ulteriore violenza e altre discriminazioni. Le trans ringrazieranno. I media e la nostra (loro) ignoranza in particolar modo.

Una nuova casa!

casetta

(Che poi questo è un post di raccordo…)

Diciamo che non volevo arrivare a questo punto. La piattaforma del Cannocchiale, purtroppo, si è rivelata un colabrodo di pessima qualità. Eppure è un peccato. In quelle pagine sono arrivato a un milione di contatti e passa. In quella casa ho conosciuto persone meravigliose che ancora popolano la mia vita. Eppure, per quanto bello un luogo, se il tetto crolla non puoi star lì ad aspettare che tu ci rimanga sepolto vivo, di sotto.

Il Cannocchiale non funziona più e, come altri prima di me – Scatafashion, Fireman e Anelli di Fumo solo per citare alcuni dei più bei blog che ho avuto il piacere di leggere su questa piattaforma – sono costretto a cambiar casa.

Da oggi mi trovate in queste pagine dove continuerò lì a scrivere delle cose di sempre. Per adesso questo blog è un po’ scarno, ma datemi tempo e torneranno gli antichi splendori. Parola di elfo!