Scalfarotto e il suo sciopero della fame. Ma perché?

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Scalfarotto ospite di Manif pour tous

Caterina Coppola ed io ci poniamo un paio di questioni, su Gay.it. A cominciare dalla credibilità di tutta questa operazione e di chi ci sta dietro.

Aggiungo che deve essere consolante, per il sottosegretario, dar prova di tutta la sua irrilevanza politica dentro un governo e in un partito in cui la presenza LGBT è fondamentale – a sentir lui – per portare avanti certe tematiche.

Per il resto, buona lettura.

Messaggio al gregge, dal treno che porta al futuro

schiff_7_optLeggendo qua è là sui social, mi imbatto in frasi come:  “Il giorno dell’approvazione del matrimonio gay in USA ci sono stati tre attentati e voi lì a festeggiare lo stesso”. Detto da chi, magari, se ne fotte tutto l’anno dei problemi del mondo e continua a ruttare birra di fronte a una partita di calcio. Ma va bene così.

E poi ti imbatti anche nel solito “ci sono cose più importanti a cui pensare”, talmente importanti e urgenti che chissà perché chi sta lì al potere da vent’anni e passa non ci ha ancora pensato (e di conseguenza, non ha risolto il problema dell’urgenza). Però poi magari questa gente continua a votare sempre allo stesso modo.

E ancora: “Gli arcobaleni su Facebook? Roba da pecoroni”. Quando poi chi ti fa questi discorsi è gente unita da una fede che chiama “gregge” la propria comunità. La coerenza prima di ogni altra cosa, giusto?

Insomma, cari (catto)omofobi, mi pare che l’abbiate presa bene questa storia dei diritti per le persone LGBT. Ve lo dico io, qui comodamente seduto sul treno che ci porta – tutti e tutte, anche voi – verso il futuro. Si chiama’evoluzione. E questo non mi impedisce, ovviamente, di vedere le disgrazie di questo pianeta e tutte le sue tragedie.

Mi chiedo semmai, voi che avete le chiavi in tasca per la soluzione dei problemi del cosmo, come mai non le abbiate ancora cacciate fuori e risolto le questioni che vi premono così tanto. Non vorrei che a furia di digrignare i denti contro “froci” et similia, abbiate perso di vista l’obiettivo.

E Renzi non sa dire “Love wins”

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Giusto per fare il punto della situazione.

Venerdì 26 giugno, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso legale il matrimonio egualitario in tutti e cinquanta gli stati.

Sabato 27 giugno centinaia di migliaia di persone ha manifestato nelle sei piazze dell’Onda Pride che hanno attraversato il nostro paese dalle regioni del nord, passando per Perugia, fino alla Sardegna.

Al momento in cui scrivo (ore 1:23 del 29 giugno) il nostro presidente del Consiglio non ha rilasciato una sola dichiarazione in merito a tutto questo. Ha twittato su Expo e volontariato, sulla libertà religiosa e perfino sulla Dinamo Sassari, campione d’Italia di basket. Ma sulla volontà popolare di dare alle persone LGBT i diritti minimi e su un’importante prova di democrazia di piazza come il pride, non ha sprecato nemmeno un commento di centoquaranta caratteri.

Strano, a dire il vero. Matteo Renzi dice tutto in inglese, da “jobs act” a “civil patrnership”… tutto. Ma “Love wins”, ancora, non è stato in grado di dirlo. Chissà perché.

Bloccati da Lorella

E dopo bloccati da Gasparri:

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perché per quelli di “giù le mani dai bambini”, il rispetto delle opinioni altrui vale solo se la pensi come loro. E poi dicono agli altri…

Ad ogni modo, gentile signora Cuccarini, ribadisco quel che ho scritto: i bambini e le bambine hanno diritto ad avere genitori meno ignoranti, soprattutto in certe questioni. Pensi a cosa accadrebbe se un giorno uno dei suoi figli scoprisse di essere gay. Si troverebbe una madre che ha dato ragione a quelli del Family Day. Tutto qui.

Omofobi e LGBT? Ecco le differenze

differenzaGli omofobi hanno bisogno di dire bugie per far valere le loro ragioni, noi persone LGBT ci limitiamo ai fatti oggettivi.

Loro hanno bisogno di odiare le diversità, noi siamo portatori di un messaggio per cui tutte le differenze hanno pari dignità.

Loro si inventano il fantasma del gender per attaccare le leggi contro l’omofobia o le unioni civili, noi facciamo i percorsi di educazione alle differenze a scuola.

Loro organizzano il Family Day attaccando la gay community.
La gay community, intanto, si organizza per aiutare le persone migranti bisognose alla stazione Tiburtina.

Il CCO Mario Mieli, infatti, e si fa promotore di una raccolta di beni di prima necessità presso la sua sede (Via Efeso 2A). Potete portare il vostro contributo da lunedì 22 a venerdì 26 giugno dalle 9:00 alle 18:00.

Il resto lo potete leggere qui. E questa è la differenza tra noi e loro.

Gli amici gay delle sentinelle? Forse esistono davvero

Vi prego di indugiare su alcune delle frasi proferite nella foto che segue:

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il resto dei commenti potete leggerli, integralmente, nel post di sabato. Vorrei solo far notare a certa gente – evidentemente un po’ troppo ingenua, poco colta, o ancora convinta che basti aver dato qualche esame all’università per dominare la conoscenza del mondo – quanto segue: Continua a leggere

Tra pride normali, diversi e divertiti

normalitàDopo secoli di azioni di vario tipo – manifestazioni, marce, convegni, flash mob, fiaccolate, ecc –, qualcuno in data 13 giugno 2015 ore 11:59, mi ha scritto in privato le magiche parole “pride normale”. Ancora. Ora, tralasciando il fatto che in momenti come questo spero che certa gente rinasca figlio di Adinolfi, vorrei porre la questione su un piano più squisitamente linguistico.

Normale deriva da norma, ovvero da una regola imposta. Un bel giorno qualcuno si sveglia e dice cosa è giusto e cosa no. Il concetto di norma, tuttavia, è vario e molteplice: si struttura su questioni “naturali”, “numeriche”, “consuetudinarie”, ecc. Ovvero: se una cosa esiste in natura è normale, se in tanti la seguono è normale, se esiste da sempre è normale.

Tutto semplice, quindi? Basta l’evidenza? No. Si incappa, infatti, in storture di sistema. E cioè:

1. In certe specie naturali è normale che l’atto sessuale sia di tipo stuprativo. Per non parlare dell’incesto. Vogliamo allora dire che violentare qualcuno/a o sposarsi i propri genitori rientri nella normalità delle cose?
2. Per secoli neri e donne hanno vissuto in regime di subalternità rispetto al maschio bianco. Secondo il concetto di “consuetudine”, Hillary Clinton e Barack Obama sarebbero una perversione rispetto alla regola standard.
3. E ancora, sempre seguendo questa falsariga: i cinesi sarebbero i più normali tra gli esseri umani. Seguirebbero i musulmani. E la vedrei molto male, invece, per gli abitanti di micro-stati come il Principato di Monaco e la Città del Vaticano.

La definizione di norma – e la classificazione di ciò che è normale – sfugge quindi all’aggancio col dato reale (e all’evidenza delle cose) e la realtà si qualifica, conseguentemente, come insieme di varianti. Ovvero, come mix di diversità le quali dovrebbero, a rigor di logica, avere tutte lo stesso status.

Diverso, a ben vedere, si configura come l’esatto contrario di normale. Ciò che non segue il “verso giusto” (la norma) lo “di-verte”, cioè lo fa deragliare. E dovrebbe essere chiaro che l’ordine precostituito se è “naturale” e si basa su usi e costumi millenari, accetta anche tutta la violenza implicita nella natura e nelle consuetudini umane. Conseguentemente se possiamo scindere tra ciò che ci piace e ciò che non riusciamo ad accettare da ciò che è “normale”, allora la costruzione della norma è un processo culturale e quindi “artificiale”.

Tutto questo per dirvi, cari fautori e care fautrici di ciò che è normale e ciò che non lo è, che siete vittime non solo della vostra ignoranza, ma anche figli di un sistema che vi fa fare ragionamenti del cazzo.

Concludo con un’altra evidenza, rigorosamente semantica. Norma ci porta al termine normalità, e abbiamo visto il delirio che si nasconde dietro questo termine. Il “non normale” è il diverso e da questo termine ne nasce un altro: “divertimento”. Per questo, tornando al discorso di partenza, ai pride ci si diverte. Per questo amiamo le baracconate, le carnevalate, i culi e le tette. Perché siamo liberi e libere. Perché al concetto di reputazione – ovvero, le etichette degli altri – abbiamo sostituito quello di autodeterminazione. Alla norma calata dall’alto (e dall’altro), la nostra facoltà di dire sì o no. Perché possiamo decidere quando è il momento di sculettare e quando è il caso di esser più seri. Voi potete dire lo stesso?

Per cui, e vi lascio con questa riflessione, quando fate certi discorsi già obsoleti ai tempi di Odoacre, pensate di essere liberi, emancipati, portatori di qualsiasi tipo di avanguardia, o state solo recitando pappagallescamente un codice di “norme” che nulla hanno da spartire con la complessità del reale?

Detto questo, vi auguro un buon week end. Io mi preparo per andare al Roma Pride.

Bullismo e omofobia a scuola: il dibattito

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Il logo del Roma Pride

Direttamente dal sito del Pride Park di Roma:

Dibattito sul tema “Bullismo, sessualità e omofobia nel mondo della scuola”, con il Prof. Federico Batini, autore del libro Identità sessuale: un’assenza ingiustificata. Ricerca, strumenti e informazioni per la prevenzione del bullismo omofobico a scuola (Loescher, 2014), Dario Accolla, docente e autore del libro Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (Villaggio Maori, 2015). All’evento interverrà la Rete degli Studenti medi del Lazio. Modera Andrea Pini, docente ed ex presidente del C.C.O. Mario Mieli.

E sarà importante esserci.
Per capire come è fatto il “mostro” del bullismo.
Per vedere come si innesca.
Per evitare che chiunque, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, sia vittima di discriminazioni e vessazioni.

  • Dove: Eutropia, Città dell’altra economia – Largo Dino Frisullo, Roma
  • Quando: Martedì 9 giugno 2015, ore 18:00

Manif pour tous contro il Verona Pride, a suon di foto false

Per la serie: “gente che non può farcela”. Apro Twitter e vedo Filippo Savarese, il leader di Manif pour tous Italia condividere una fotografia.

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Gli risponde allora Lovecifer, un altro utente del social. Il quale gli fa notare che la foto in questione non è mai stata presa dal pride di Verona, ma da quello di Vancouver, in Canada – e che per altro risale al 2008.

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In effetti, se andiamo a cliccare all’indirizzo condiviso nel tweet di Lovecifer, si potrà agevolmente notare qual è l’origine dell’immagine in questione:

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Resta da chiedersi come mai il leader del movimento contro il matrimonio egualitario senta il bisogno di diffondere informazioni non veritiere. Sarebbe il caso di capire se lo ha fatto perché male informato da qualcuno dei suoi collaboratori – ed io diffiderei fortemente di chi agisce in modo così pressapochista – o se c’è la volontà di diffondere il falso. Risposte che solo Savarese in persona può fornire.

Ci sarebbe inoltre da capire perché in Manif pour tous si senta l’esigenza di andare a cercare foto di uomini nudi. Per chi è per la famiglia “tradizionale” e dalla rigida morale sessuale, certe peripezie dovrebbero essere vivamente sconsigliate.

Rimane un dato culturale di base, che i fautori di certe posizioni antigay stentano a capire: i pride sono manifestazioni che propugnano specifiche richieste politiche – dal matrimonio per tutti/e alla tutela dell’omogenitorialità, passando per una legge contro l’omofobia – e si fanno portatrici di un messaggio di liberazione sessuale. In quel pride sfilavano le associazioni nudiste, perché per qualcuno a Vancouver è fondamentale portare anche questo tipo di messaggio. Si può essere d’accordo o meno, ma il pride è questo: la libera accoglienza di tutte le diversità.

Spiace che per portare acqua al proprio mulino, ci si copra di ridicolo da soli. Se una posizione politica è forte non ha bisogno di questi espedienti. Evidentemente, quando non si hanno agganci solidi con la realtà, che sconfessa certe posizioni, si ha il bisogno di inventarsi verità che non esistono: ovvero menzogne. Ognuno poi tragga le sue conclusioni.