Oggi su Gay’s Anatomy: La morte di Dalla e la nuova pietà

«Ritornando a Dalla: la chiesa – detentrice di verità assoluta – ha preteso e ottenuto, in un attualissimo trionfo della morte, il silenzio sull’arte dell’uomo. Il compagno dell’uomo, sempre presunto (e in ciò sta l’indeterminatezza di un sentimento non detto, per cui fragile nella sua definizione), ha incarnato una moderna pietà, dove non c’è nessuna madre che sorregge il figlio, ma solo un individuo (o un individuo solo?) che non ha più niente in mano, se non il dolore. I media hanno gridato l’omosessualità mai detta, tradendo con la retorica sempre oscena la gloria che si voleva dare all’artista.»

O del perché se il silenzio su una scelta è sempre rispettabile, ricorrere alla visibilità dà forza a tutto il nostro essere.

Per non cadere, in altre parole, dentro il recinto del dover essere invisibili. O, peggio ancora, di vivere una realtà fatta di bugie.

Il resto su Gay’s Anatomy.

E la Russia bussò alle porte del buio…

Il provvedimento antigay è, purtroppo, legge. Da ieri, infatti, a San Pietroburgo manifestare pubblicamente la propria omosessualità con atti pubblici, collettivi e/o individuali, sarà punito con una multa fino a 12.500 euro.

La Russia dà prova così di un atteggiamento che, se fosse stato applicato ad altre categorie sociali, sarebbe stato bollato come nazista.

Intanto, le associazioni GLBT italiane si stanno organizzando per avviare campagne di protesta a sostegno della gay community sanpietroburhese. A cominciare da QueerLab che ieri, 2 marzo, ha manifestato davanti l’ambasciata del paese.

Non posso non notare due aspetti inquietanti di tutta la vicenda, che vanno oltre la gravità intrinseca della cosa e toccano, direttamente, il nostro paese.

Innanzi tutto, la notizia è passata quasi del tutto inosservata dai grandi media a copertura nazionale. Questo è indicativo della cultura democratica italiana e di una classe dirigente assolutamente incapace di leggere il presente e, di conseguenza, di raccontarlo. Ritorna il problema del rinnovamento politico e sociale dei gangli vitali in Italia. Non possiamo scandalizzarci più di tanto della Russia che mette il bavaglio ai suoi gay, se poi i nostri giornali e le nostre TV ci rendono, a loro volta, invisibili – ad eccezione di quando veniamo ridicolizzati, da Sanremo in su.

Bene invece i blogger e i siti indipendenti e di settore, che hanno dato copertura alla notizia.

Secondo poi: a ben vedere la criminalizzazione della visibilità dei gay russi ha la stessa matrice culturale di chi, sempre in casa nostra, si schiera contro i pride. Questi, infatti, altro non sono che manifestazioni pubbliche di visibilità di persone gay, lesbiche e trans.

Ovviamente, ogni forma politica di protesta e rivendicazione può non piacere, ma impedirla o auspicarne la fine, attraverso una legge o un atteggiamento culturale, è atto profondamente illiberale. Occorrerebbe tener conto di questo, quando ci si scaglia contro le lotte e il linguaggio del movimento GLBT, in Italia e nel mondo.