Il figlio di Scilipoti e le famiglie gay

Prendo spunto dal post odierno di Queerway sulle ultime dichiarazioni di Scilipoti contro le famiglie gay.

Il “responsabile”, eletto nell’Italia dei Valori e passato alle file berlusconiane, afferma:

Qual è la spiegazione che posso dare a mio figlio quando un uomo parla di famiglia e poi dice pubblicamente di vivere insieme a un altro uomo? Non puoi dire a mio figlio che quella è una famiglia. Perché mio figlio non la capirebbe.

Queerway fa giustamente notare che se quel figlio è così incapace di capire cose così elementari – e cioè che esistono uomini (o donne) che possono innamorarsi tra loro e anche allevare e crescere figli – la colpa non è delle famiglie gay.

Per altro anche il ministro Romano – eletto nell’UdC e poi anche lui folgorato sulla via della responsabilità nazionale, la stessa che non gli impedirebbe però, secondo gli inquirenti, di avere rapporti con la mafia – ha addotto una spiegazione simile contro le unioni civili: non saprebbe come spiegarlo alla figlia.

Adesso, il sospetto che la prole di questi signori sia affetta da preoccupanti ritardi mentali sarebbe una spiegazione più che plausibile se non fosse per il fatto che nei processi educativi il fallimento va imputato a chi li impartisce. In buona sostanza, a essere incapaci nel sostenere certe realtà non sarebbero i figli ma proprio Scilipoti e Romano.

Ci si chiede, di conseguenza: se questa gente non è in grado di spiegare una cosa così semplice, come pretende di poter avere in mano il governo del paese?