Buon compleanno, Italia

In effetti, a un primo sguardo, non ci sarebbe molto da festeggiare e di cui esser fieri. Basta vedere chi c’era ieri all’Altare della Patria, con la sua voce a grattugia, mentre fingeva che quei fischi non lo riguardassero.

O basterebbe rendersi conto che chi ci governa assomiglia sempre di più a uno di quei vecchietti da panchina, di paese, che dice sempre le stesse cose, che se la prende coi comunisti e fa la mano morta, appena possibile.

No, non c’è gusto ad essere italiani, controparafrasando Valentino Rossi, a vedere questa gente qui.

Eppure.

L’Italia, mi hanno insegnato, non è stata solo fascismo e tangentopoli.
Un paio di premi Nobel (e anche di più) li abbiamo pure noi, tra Pirandello e la Montalcini solo per citarne due.
Abbiamo fatto la Resistenza, da popolo, mentre una classe politica intera si appoggiava alle più feroci dittature d’Europa. Siamo italiani e italiane anche solo per quello.
Abbiamo avuto l’esempio di persone come Falcone e Borsellino.
Abbiamo fatto nascere l’Unione Europea e continuiamo a dare al mondo il nostro genio nella musica, nella scienza, nell’arte e nella letteratura.

Dobbiamo riappropriarci del concetto di patria, accostandogli quello di matria. Terra di uomini e donne che insieme formano un corpo sociale. E questo corpo sociale, da oggi, deve essere nuovo. Non deve più servire per giustificare guerre coloniali, tirannidi, azioni di guerra chiamate ipocritamente col nome di missioni di pace.

L’Italia è come una nave. Noi ci siamo sopra. I primi centocinquant’anni sono stati quello che sono stati, nel bene e nel male. Se rifiutiamo di dirigere il timore, i prossimi  saranno improntati su quello che è il disegno di chi – tra residuati della prima repubblica, fan club delle mafie, nostalgici del fascismo, emuli in salsa padana del Ku Klux Klan e “sicariato” clericale – sta mettendo in atto questa politica che tanto ci fa orrore.

Facciamo della nuova Italia il paese della ritrovata legalità, dei diritti, dell’accoglienza, della rinascita sociale, umana e civica. Io potrei sentirmi molto fiero di essere un italiano siffatto. Il mio buon compleanno va a ciò che di buono c’è stato e a ciò che di buono dovrà esser fatto. Non c’è altra strada.

Premi Nobel: i cattivi si arrabbiano

Il nome sembra quello di uno dei personaggi di Tekken 3, Liu Xiaobo. E arrivati a questo punto dovete sapere due cose. La prima: cito Tekken 3 solo perché conosco quella versione e non perché sono desueto e old fashion. La seconda: il signor Xiaobo è cinese, un esponente di punta del movimento di piazza Tien’anmen, «simbolo della battaglia per i diritti umani e civili in Cina» come si legge su Repubblica on line e, dulcis in fundo, sta scontando undici anni di prigione per “attività sovversive”.

Tradotto dalla lingua delle dittature, quella che per intenderci cambia il significato delle parole per infinocchiare milioni di persone, il neo premio Nobel è stato incarcerato per aver cercato di rendere migliore il suo paese. Meno tirannico, più giusto ed equo nei confronti di tutti i suoi cittadini.

Va da sé che il governo cinese si è infuriato. Premiare chi combatte le dittature, a Pechino, è uno scandalo. E considerando chi sta al potere in quel paese, sicuramente bello e sfortunato, la cosa non stupisce. Quando il mondo premia chi rappresenta il contrario di tutte le ingiustizie che perpetri in nome di un’idea che hai reso marcia è normale che senti la puzza di cadavere, facendo finta di non capire che quel cadavere sei tu.

Reazione che, a ben guardare, fa il paio con le lamentele vaticane sul Nobel per la medicina al padre della fecondazione assistita.

A ben guardare, dunque, questa tornata di premiazioni sta facendo arrabbiare un sacco di stronzi. Il che, va da sé, è un bene.

Gesù Cristo potrebbe pure rivoltarsi nella tomba

Tempi difficili per il Vaticano e, last but not least, i suoi più orridi maggiordomi, dentro e fuori il parlamento.

Tutto comincia quando un buontempone fa circolare un video, con la solita battuta di sua maestà il premier su Rosy Bindi. Adesso, pure io non sono mai stato molto tenero con colei che reputo molto semplicisticamente una suora mannara, ma va detto a onor del vero che se ripeti sempre lo stesso mantra, come minimo pecchi di originalità. E considerando che si parte sempre dalle piccole cose per poter capire eventi ben più grandi, la ripetitività di Berlusconi sull’avvenenza della Bindi può esser vista come il corrispettivo psichico della sua fissa di evitare i processi. Da quindici anni, a ben vedere, tra governo e opposizione non ha pensato ad altro.

Ma veniamo al punto: re Silvio recita la solita solfa, vecchia come la pelle che continua a tirarsi sul viso anche a costo di assomigliare a Mao Tze Tung, e parte il bestemmione. Piazza San Pietro si indigna. Per poi far sapere che occorre comunque contestualizzare. Anche quando si accosta il concetto di Dio alla sfera semantica del suino. E poi si dice che la chiesa sia contro il relativismo…

Certo, fosse stato detto a una puntata di un qualsiasi reality, Berlusconi avrebbe già lasciato la casa, l’isola, la fattoria e pure l’harem. Ma la vita, per fortuna, non è il Grande Fratello. L’unica cosa in cui coincidono è la stronzaggine cosmica che poi, a ben vedere, è la stessa che genera l’alchimia che fa diventare ministre le veline e docenti universitarie le figlie di miliardari prestati alla politica.

Tutto questo per altro dimostra, per altro, come oltre Tevere si abbia, a volte, la dimensione morale di una Marcuzzi qualsiasi.

Ma non è di questo che volevo parlare.

Volevo parlare di embrioni, invece. A quanto pare il premio Nobel per la medicina, quest’anno, se l’è aggiudicato tale signor Edwards, che ha fatto la felicità di migliaia di coppie che, altrimenti, non avrebbero potuto avere un figlio. Vedi pure: fecondazione assistita.

Il Vaticano, coerentemente col suo amore per i bambini, si è ribellato: nell’attribuzione del premio a un uomo che, a sentir la pretaglia, ha permesso la distruzione di milioni di embrioni – che poi, in realtà, vengono utilizzati per ricerche scientifiche, per migliorare la salute, per fare cure di cui pure i rappresentanti del clero godono o godranno – non si è tenuto conto dell’aspetto etico della fecondazione in vitro. Già. La stessa, magari, che fa fare spallucce a chi, come l’attuale papa, ha scritto documenti super segreti per proteggere pedofili in tutto il mondo.

Ma al peggio non c’è mai fine e visto che si parla di etica, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Joseph Ratzinger del fatto che la sua visita a Palermo del 3 ottobre scorso ha causato, nell’ordine:
– un salasso economico per un comune già disastrato da anni di amministrazione della destra
il calpestamento della Costituzione della Repubblica, proprio quando la polizia, in pieno stile fascista, ha fatto togliere a una libreria alcune frasi proferite da un certo Gesù Cristo, in uno dei Vangeli che parlano di lui perché considerate offensive nei confronti del papa.

Certo, poi ti viene in mente che se la Santa Sede tollera chi bestemmia il diretto superiore di ogni pontefice mai esistito – che per la cronaca è anche il leader politico del sindaco del capoluogo siciliano – e che sempre la Santa Sede in passato ha tollerato di andare a braccetto con le peggiori dittature del mondo, dal fascismo in giù. Non sarà un cartellone strappato a far scandalo.

Concludo riprendendo il commento di Micromega su tutto l’accaduto: fa strano che gli unici a indignarsi, per i fatti di Palermo, siano stati Il Fatto Quotidiano e il periodico di Flores D’Arcais. Il resto della stampa – di regime e antiberlusconiana, ma ugualmente papista – tace: evidentemente era troppo occupata ad avvolgere il pesce in qualche mercato rionale.