Mirafiori come i DiCo: in arrivo il massacro sociale

Ricapitolando.

Il referendum della Fiat ha così decretato: i colletti bianchi, quelli che stanno comodamente seduti sulle loro scrivanie, hanno deciso che gli operai, in catena di montaggio, non avranno più nemmeno il diritto di andare a pisciare, se non una volta ogni otto ore, prima o dopo il turno.

Marchionne adesso potrà licenziare chi vuol scioperare.

E se hai un parente invalido, non puoi più usufruire di apposita legge che ti permette di stargli accanto.

Per i miei amici del partito democratico questo risultato è un successo strepitoso.
Per Chiamparino, uomo sempre più di destra, Marchionne va beatificato.
Fassino, invece, adesso invita l’amministratore delegato della Fiat a rispettare gli impegni presi. Non pensavo fosse richiesto il massimo impegno ai lavoratori e un margine di discrezionalità, allargato al mancato accordo degli accordi, da parte del capo.

Non per niente siamo in Italia.

Mi spaventano molto il silenzio e la timidezza della nostra politica in merito a tale questione. La sinistra non ha saputo prospettare una soluzione alternativa che prendesse le parti della gente che lavora. In molti hanno solo saputo dar ragione al più forte, nel migliore dei casi. Il resto è solo ignavia.

Adesso comincerà il massacro sociale. Distrutti i diritti degli operai, sarà la volta di tutti gli altri.

Mi ricorda i tempi dei DiCo. Un gestando pd fingeva di prendere le parti della comunità gay, nel disinteresse collettivo dell’Unione e nella piena ostilità dei soliti cattolici. Lo stesso partito, invece di prendere le parti dei più deboli, con una legge reale, invitava ad accontentarsi delle briciole, da ottenere in cambio della dignità delle persone, delle situazioni, degli affetti.

La politica quindi si disinteressò della legge, lasciando che le cose seguissero il loro corso. L’aggressività dei più forti – chiesa, destra, cattolici della maggioranza – fece fallire ogni cosa. E qualche tempo dopo fu la volta del testamento biologico, con il caso Englaro.

La storia, temo, si ripeterà. Coi cattivi che recitano bene il loro ruolo. E i buoni che si accontentano del nulla, in cambio dell’umanità di chi dovrebbero difendere senza nemmeno provarci.

SEL 2010: rinasce la Sinistra italiana (con qualche se e qualche ma)

Finalmente un leader che dice delle cose di sinistra. E dice cose che non hanno niente a che fare con D’Alema, il suo grigiore e la sua vicinanza culturale e politica all’Opus Dei. A cominciare dalle famiglie gay e lesbiche. Laddove D’Alema le insulta, Vendola spende parole a loro favore.

«Cosa vi ha ferito e vi ferisce, due persone dello stesso sesso che si amano, o le politiche liberiste che hanno impoverito la famiglia?»

Parole parziali – che a onor del vero Bersani non saprebbe nemmeno come pronunciare – ma pur sempre di tono diverso dell’ex leader diessino che, sempre facendo leva sul sentimento religioso di questa Italietta berlusconiana, le invitava a non emulare il matrimonio per non offendere il sacramento cristiano. Quanto meno, Vendola, in questo caso, non ha peccato di ignoranza e di squallore intellettuale.

Ma non è tutto. Il neopresidente di SEL, acclamato all’unanimità al congresso che si è appena svolto, ha parlato di grandi temi sociali e politici. Ha parlato di lavoro, ha ricordato Moro e ha suggerito a certi partiti, che si ostinano a pensare di poter interpretare i bisogni del paese ma incapaci di darne una lettura concreta – e in questo sta la loro ugualità (per cui definire identici pd e PdL non è qualunquismo, è analisi del vero) – che anche il leader democristiano avrebbe capito la piazza della FIOM.

Diritti civili e diritti sociali portati sullo stesso livello. Questa è sinistra. E la sinistra è rinata, in un partito piccolo che fa leva su un leader carismatico, altra grave mancanza di ciò che rimane di quella sinistra italiana che giace sulle macerie di un cattocomunismo che ha permesso il ventennio berlusconiano.

Vendola, per fortuna, ha il carisma che manca al soporifero Bersani e una visione politica che farebbe (e di fatto fa) invidia a quei generali che conquistano solo brucianti sconfitte quali il già citato D’Alema o l’inutile e dannosissimo Veltroni.

Tutto questo lascia ben sperare.

Certo, il discorso del governatore della Puglia ha le sue ombre. Troppo morbida, quasi compiacente, la sua affezione per i cattolici. Secondo me ha fatto male a prestare il fianco ai cattolici. Il clericalismo da lui citato si combatte proprio con l’anticlericalismo. È ora di abbattere i privilegi della chiesa, non dare corda a un’istituzione che per metodi e effetti sociali ricorda sempre di più una riproposizione in chiave pseudo-spirituale di fascismi e mafie varie, i quali non si sono combattuti e non si combattono con il dialogo, ma eliminandone le certezze economiche e le influenze politiche.

Che poi, dietro questo disegno, ci sia della buona fede (nel senso che Vendola, secondo me, crede davvero di intrecciare un’alleanza programmatica con certi personaggi) e alte finalità politiche è abbastanza evidente. Peccato, tuttavia, che se ti allei con gli esponenti di una élite che pare sia culturalmente più vicina al tradimento di Giuda che al sacrificio di Cristo, alla fine ci rimani fregato. La storia dovrebbe insegnarlo.

Al di là di queste ombre, gravose per l’appunto, il progetto di SEL appare di ampio respiro. Il nuovo partito si colloca idealmente in quell’ambito di rinnovamento sociale che ha radici solide – i legami col marxismo senza assumerne il velleitarismo rivoluzionario – ma che guarda al presente per costruire il tempo a venire. Un presente in cui i problemi sono quelli dei cassintegrati, della scuola ridotta a un cumulo di rovine del sapere, degli operai che difendono il loro posto di lavoro nonostante personaggi di dubbia “qualità” umana come Marchionne, degli immigrati che aiutano a ripopolare il paese con energie nuove e con spirito di sacrificio, di milioni di persone GLBT che vanno avanti in una quotidianità che continua a non (pre)vederli.

La sinistra, al congresso di SEL, è perciò rinata. Se il partito democratico ha a cuore le sorti del paese, come dice da quando è nato, pur avendo consegnato il paese a Berlusconi, dovrebbe limitarsi a fungere da bacino elettorale per il disegno vendoliano: affermazione che può apparire offensiva o provocatoria, ma che a ben vedere richiama un’altra realtà, visto che l’elettorato del pd ha digerito in modo quasi egregio la svendita dei valori della sinistra al progetto neoclericale portato avanti da gente come Rutelli, Fioroni, Bindi, Binetti e compagnia (non) bella. E questa alleanza dovrebbe includere anche l’Italia dei Valori e i Radicali, le cui forze propulsive non possono che portare un beneficio alla nuova sinistra italiana, a quello che appare, oggi più che mai, come l’unico leader possibile e, in definitiva, al paese che ha davvero l’ultima chance per salvarsi dal disegno berlusconiano.