Civatiani e sinistra Pd votano l’omofoba Toia in Europa

Patrizia Toia, omofoba e capodelegazione del Pd in Europa

La notizia è che Patrizia Toia è stata eletta a capo-delegazione del Pd al Parlamento Europeo. Per sapere chi è questa gentile signora – che sulle questioni LGBT ha un approccio filosofico da santa inquisizione e la sensibilità di una sentinella in piedi – basterà ricordare che ha posizioni su matrimonio egualitario, diritti civili e autodeterminazione della donna che la collocano più vicino a un Giovanardi che a un Civati: ricordiamo come ha votato per il rapporto Estrela. Fa specie, dunque, che eurodeputati/e LGBT o gay-friendly abbiano deciso di avallare tale candidatura.

Scrive Daniele Viotti, europarlamentare del Pd, in una sua nota su Facebook:

Credo sia necessario un chiarimento riguardo il ruolo del capodelegazione al Parlamento Europeo: il nostro partito ha già un capo politico a Bruxelles, il suo nome è Gianni Pittella e, qualche settimana fa, è stato eletto a larghissima maggioranza capogruppo PSE, guidando così 191 deputati da 28 paesi diversi. Patrizia Toia avrà un ruolo diverso, di coordinamento nell’organizzazione interna della nostra delegazione. Non si è trattato di un congresso né tantomeno di una scelta ad alto contenuto politico: Patrizia Toia e Antonio Panzeri sono entrambi ottimi deputati, hanno grande esperienza e conoscono bene il Parlamento Europeo.

Adesso, definire “ottima deputata” un’omofoba antiabortista è una contraddizione in termini. Ma fa parte dell’anima del partito in cui Viotti si ritrova a lavorare e ne prendiamo atto. Rimane il problema simbolico di questa candidatura, che è anche politico. Toia rappresenta una voce specifica, non è una qualunque. Si dà un segnale a certa cultura che viene comunque rappresentata, fosse anche per questioni meramente “funzionali”. In altri termini: se io fossi nell’antimafia e votassi, fosse anche per una candidatura di mera rappresentanza, qualcuno che sostiene che con certe forme di malavita si deve convivere, quanta credibilità avrei poi in quella che è la mia battaglia qualificante? La questione sta tutta qui.

Civatiani e sinistra “laica” hanno dunque dato il loro voto a una collega di partito omofoba e antiabortista. Poi mi spiegheranno, dopo questo precedente, quale sarebbe il discrimine per non votare una legge Scalfarotto, per dire sì a un futuro rapporto Estrela, per ribellarsi ai DiCo o ulteriori finanziamenti a scuole confessionali (quelle che licenziano le insegnanti lesbiche) e tutto il male a cui siamo stati/e sottoposti/e negli ultimi anni.

Un pensiero affettuoso, infine, a chi ha votato il Pd alle europee, «perché io sostengo i candidati pro-LGBT». Gli stessi, adesso, hanno votato per un’omofona come propria rappresentante. Meraviglie del 40,8%.

Transatlantici gay e il piccolo mare dell’omofobia

stupidità omofoba

stupidità omofoba

Questa immagine – che sta girando sui social network – descrive perfettamente l’universo mentale del fronte omofobo. Ci rappresentano come una specie di Titanic, come una Costa Concordia che si dirige a tutto spiano contro una scogliera, pensando di voler sovvertire la logica: ci immaginano come una nave che invece di capire che sulle rocce si rischia di affondare, pretende che le rocce si spostino.

Credo che la metafora della nave e del faro, sia invece molto azzeccata. Va da sé che se sono su un’imbarcazione e vedo un pericolo, lo scanso e faccio in modo che altri evitino di finirci sopra. Ma dopo procelle, acque burrascose e lidi poco propizi – che potremmo definire come le reazioni omofobiche alle nostre vite – abbiamo tutto il diritto di essere accolti in porti sicuri come tutte le altre persone. Di essere accolti nel porto del diritto e del rispetto.

Loro, quelli/e del fronte omofobo, andrebbero quindi rappresentati/e come quel pescatore un po’ scemo che pensa che far circolare i transatlantici rainbow renda il mare più piccolo. Quando è evidente, invece, che l’oceano è altrettanto grande per poter permettere a tutti/e di salpare verso il largo e verso orizzonti meno angusti rispetto al punto di vista di chi produce vignette sostanzialmente stupide e, se vogliamo dirla tutta, piuttosto brutte e poco attraenti.

Perché la realtà, piaccia o meno, è questa. Poi facciano un po’ come vogliono.

Sapete quando la misura è colma?

Ero tranquillo a casa mia, a studiare una documentazione sul bullismo omofobico – perché credo sia importante informarsi su queste cose, in quanto insegnante, e perché ci sto scrivendo un libro – quando mi arriva una notifica da Twitter su un certo contenuto:

Schermata Farina 1

Adesso io gli spiegherei pure, a questo signor Farina, che un testo scritto quarant’anni fa da un laureando di filosofia andrebbe letto e interpretato, dagli occhi di un contemporaneo, avendo ben presenti alcune complesse ragioni:

1. Mieli teorizzava la libera sessualità in ogni sua forma, anche quella che oggi entra nel rango delle parafilie, anche in reazione alla psicoanalisi di quando era in vita (e la psicologia di oggi è un attimo diversa rispetto a quella degli anni ’70)
2. in questa forma di libertà assoluta teorizzava la piena libertà del bambino di esprimere la sua sessualità, contro un ordine precostituito che “castra” l’individuo fin dall’infanzia (per cui questo aspetto controverso di Elementi di critica omosessuale andrebbe inteso come la facoltà dell’essere umano di decidere di autodeterminarsi sessualmente fin da piccolo e non la facoltà dell’adulto di abusarne)
3. da studioso di filosofia, Mieli si rifaceva più verosimilmente al modello pederastico greco che non al “modello pedofilo” protetto e praticato da certi sacerdoti cattolici.

duplicatoIn ultima analisi ci sarebbe anche da far notare a questo individuo che curare una raccolta di poesie postume – precedenti addirittura agli Elementi – non significa avallare pratiche, sempre criminali, di violenza o abuso sui/lle minori (che negli Elementi non vengono di certo auspicate).

Ecco, se avessi a che fare con un soggetto che dimostra una certa serenità di approccio alla questione – oltre a una certa dimestichezza con la cultura – lo farei anche, ma credo che sia tutto inutile cercare di argomentare con chi dimostra un certo fondamentalismo e un certo estremismo rispetto a specifiche tematiche: il signore in questione, infatti, segue e ripubblica molto materiale reperito su siti di organizzazioni omofobe.

Sembra che dietro certi attacchi ci sia quindi l’esigenza di dimostrare che pedofilia e omosessualità siano strettamente collegate e questo lo trovo inaccettabile e criminale. Sia perché è scientificamente dimostrato che non è vero, sia perché mi si richiama in prima persona diffamandomi sotto il profilo personale e, di rimando, anche sotto quello professionale, lavorando io a scuola con minorenni.

Quindi, nell’incertezza delle cose da dire e da fare e dopo gli opportuni screenshot, passerò tutto il materiale conservato ai legali delle associazioni che si occupano di questo tipo di questioni. Dopo di che si vedrà come procedere. Triste e preoccupante che i supporter della “famiglia tradizionalmente omofoba” abbiano bisogno di questi squallidi escamotage per cercare di ottenere ragione. Evidentemente non hanno altri mezzi se non la calunnia e il discredito. Io mi limito a smontare le idee di certa gente con il ragionamento e a quanto pare la cosa brucia. Fino a questo punto. Fino a quando la misura è colma.

Cose turche: l’omofobia non è un’opinione

Turchia gay-friendly

Turchia gay-friendly

«La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l’appellativo di “pervertiti” è incitamento all’odio». La notizia la riporta Gayburg, per cui potete leggerla direttamente lì.

Qui mi limiterò solo a un paio di considerazioni:

1. al prossimo che mi oppone la “questione musulmana” quando si parla di problemi mediorientali di vario tipo, con frasi come «se ti piace tanto l’islam, ricordati come vengono trattati i gay in quei paesi», ricorderò che se un paese è confessionale per le persone LGBT ci sarà sempre qualche problema di troppo. Se è laico, invece…

2. nell’articolo si legge che «la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l’incitamento all’odio nei confronti dell’orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle», mentre noi abbiamo in bilico sulle nostre teste la spada di Damocle della legge Scalfarotto che permette di dire proprio un certo tipo di enormità a scuola, al sindacato, in fila alla posta, ecc.

Essere surclassati anche in questo non solo dall’est europeo – di recente la Croazia ha approvato le civil partnership esattamente come le vorrebbe il Pd, qui in Italia – ma anche da una fetta di mondo che l’occidente ritiene di serie B per questioni legate al diverso credo religioso, getta vergogna non tanto sul nostro paese, quanto su un’intera classe dirigente che si mostra sempre più inadeguata rispetto all’urgenza e all’importanza di certi temi.

Poi ognuno faccia le sue considerazioni in merito. E no, non sono un fan della religione islamica – così come delle religioni nel loro complesso – sia ben chiaro.

Ma che ci fa il troll omofobo su Twitter?

troppi omofobi su Twitter?

troppi omofobi su Twitter?

Capita, su Twitter, di finire sotto l’occhio vigile e attento di alcuni/e utenti la cui fenomenologia è la seguente:

• si definiscono prolife
• riconoscono un solo tipo di famiglia, quello formato da uomo, donna e figli
• seguono movimenti integralisti come Manif pour tous e Sentinelle in piedi
• sono tutti/e rigorosamente omofobi/e
• sono incapaci di sostenere qualsiasi forma di dialogo.

Tra i più solerti – e evidentemente sfaccendati – protagonisti di tweet che ripetono a livello ossessivo il solito mantra antigay, gli esempi più “luminosi” sono quelli che, per chissà quale ragione, si mantengono nell’ombra.

Alludo ai vari @LaFrancaEffe@enricovitali2@nozze89@nonegoziabili@SurrexitVere e @dallapalude. Molti altri ce ne sono, ma ho deciso di parlare di questa bella gente perché sono loro che, puntualmente, mi onorano della loro presenza.

A cominciare da tale Davide La Farina, in arte @dallapalude, il quale ha il pregio forse unico di essere in grado di postare fino allo sfinimento la stessa immagine, senza però dire nulla tra un tweet e l’altro. E converrete che per questo ci vuole una certa perizia. Molto simile, e quindi niente di nuovo sotto l’oscuro sole dell’omofobia, il profilo di @SurrexitVere. Due schegge di noia, per capirci.

a quanto pare piaccio molto a Davide Farina...

a quanto pare piaccio molto a Davide Farina…

Già nota come Annarosa64, poi mutata geneticamente in @nozze89, fiera “sposa&mamma” evidentemente non ancora sottomessa se ha libero accesso sul web, di lei non conosciamo identità certa: si è caratterizzata per la difesa ad oltranza dell’embrione e per il suo no senza se e senza ma a qualsiasi forma di miglioramento per le condizioni di vita della popolazione LGBT italiana. Ed è talmente convinta della bontà del dialogo, di cui è strenua sostenitrice, che quando le fai notare alcune faglie del suo sistema di pensiero – come ad esempio: ma se sei prolife, com’è che poi immagini una realtà in cui i figli di gay e lesbiche non dovrebbero nemmeno venire al mondo? – molto semplicemente ti blocca. E amen, è il caso di dirlo.

@enricovitali2, il cui nickname è Scardanello, si caratterizza per certa meticolosità nel cercare fotografie e immagini di uomini nudi ai pride di ogni parte del globo. Da seguire se si ha voglia di reperire materiale similporno o fetish a buon mercato.

@nonegoziabili invece si è specializzato nell’arte del retweet e del copia e incolla, forse in omaggio a quella certa propensione di pensiero per cui non è la creazione di idee originali e di pensiero critico, bensì la riproduzione di boiate omofobe a caratterizzare una certa tensione intellettuale.

Chiude questa triste carrellata del nulla @LaFrancaEffe, che si ridefinisce “la mamma matta” – appellativo problematico già dai tempi di Annamaria Franzoni – la cui bio recita: «Felice moglie e madre di tre figli, incorreggibile ottimista e vivo nel presente!», una contemporaneità fatta di passi del Vangelo e di citazioni di san Tommaso che si alternano a continui richiami della pacata lucidità dei post di Costanza Miriano – quella che Putin fa bene a mettere in galera i gay – e Mario Adinolfi, le cui fortune letterarie non hanno bisogno di commenti, proprio perché non esistono.

troppi uomini nudi in questo profilo...

troppi uomini nudi in questo profilo…

Un po’ a tutti/e questi signori e a queste signore ho chiesto più di una volta: ma se la tutela del bambino (ma mai della bambina) e la salvaguardia dei valori è per voi un dato “non negoziabile”, come mai non tuonate con la stessa foga contro fenomeni quali la tutela di certi preti pedofili da parte del Vaticano o che ne so, perché non prendete una bella presa di posizione contro certi inchini di questo o quel sacerdote al cospetto del boss mafioso locale?

E ancora: se non avete nulla contro i gay (e al solito, la controparte femminile mai viene presa in considerazione), perché mai non ho letto un solo comunicato o per lo meno un tweet contro violenze e attacchi ai danni della comunità LGBT? Ma queste domande hanno lasciato il tempo che ho trovato per porle. Ed è strano. Personaggi così logorroici, almeno sul web, avrebbero dovuto trovare il modo di fornire una spiegazione che non fosse il solito blablabla indistinto (a quanto pare loro non riescono a occuparsi di più di una cosa per volta e sembra che l’emergenza sia la distruzione della famiglia ad opera di personaggi quali Conchita Wurst e le sorelle Marinetti).

Concludo facendo notare l’ultima chicca su tutti/e costoro: se ci fate caso, non esistono identità certe e immagini che li/le ritraggono. Ed è singolare: la bontà di una lotta dovrebbe passare per la forza della visibilità. Eppure questa gente agisce nell’ombra, proprio come fanno i trolls. Poi va bene, ognuno ha il suo stile. Ma questo anonimato, associato a tanto livore contro la gay community, a lungo andare potrebbe essere sospetto. O no?

I fan club omofobi? Gente che non esiste

La fotografia delle due mamme, che in un momento di gioia decidono di baciarsi davanti la mia telecamera (del telefonino) allo scorso Catania Pride, è divenuta oggetto di curiosità e di attenzione da parte di una non ben identificata dottoressa Ines Brambilla, uno dei tanti fake che popolano Facebook e che – al pari di altri fenomeni di baraccone mediatico, a cominciare dalla famigerata Alida Vismara – portano avanti una crociata antigay il cui unico merito (al netto della portata criminale di certi interventi) è quello di testimoniare le frontiere della demenzialità umana.

Se vogliamo sapere chi (non) è questo lugubre personaggio, basta leggere l’articolo di MeladailaBrianza, che sbugiarda il fake, dimostrando che non è una psicologa, non ha pazienti che segue, che non lavora per nessun centro di psicoterapia.

Vorrei parlarvi invece di come è stata trattata l’immagine da me personalmente scattata:

ancora odio antigay su Facebook

ancora odio antigay su Facebook

ebbene, essendoci stato – contrariamente a “Brambilla” – posso affermare che le due mamme non stanno “amoreggiando”, ma più semplicemente, quando ho chiesto loro di posare per la diretta Twitter di Gay.it, hanno ritenuto opportuno scambiarsi un bacio, mentre ballavano. Un atto per lo più politico, quindi, e non un’effusione.

La piccola creatura non era “esibita”, ma portata a passeggio su un normalissimo passeggino in una manifestazione pubblica e in testa al corteo, lontano dal chiasso assordante delle casse dei carri musicali. Succede in molte altre manifestazioni, con genitori eterosessuali, e nessuno si sogna di dire che i bambini di queste famiglie vengano esposti al pubblico interesse.

La bimba non cerca attenzioni, ma si è voltata perché la mamma che la portava con la carrozzina ha chiamato la compagna, poco più distante, e quindi è stata attratta da quell’invito a raggiungerla. La bambina è stata curata come si conviene per tutto il tempo della manifestazione.

Un bacio dato alla persona che si vuol bene, infine, non è mai volgare. Lo è, invece, la menzogna, l’odio contro intere categorie, le generalizzazioni e la più sostanziale ignoranza nel trattare fenomeni di cui non si conosce nulla.

Concludo facendo notare come questo fake, nella sua pagina, si mostra aggiornatissimo sulle iniziative di Adinolfi, Manif pour Tous e Sentinelle in piedi. Sarà un caso, ma a quanto pare certa gente ha bisogno di gay da odiare e di soggetti psicologicamente imbarazzanti per avere un seguito.

Di fronte a tutto questo, vi faccio notare una differenza sostanziale tra noi e loro: il movimento LGBT va in piazza con la sua visibilità e si manifesta in rete con esistenze concrete. Gli omofobi, invece, hanno bisogno di gente che non esiste. Poi ognuno si faccia la sua opinione.

L’attacco al DGP e la materia dei sogni degli omofobi

il DGP al Roma Pride

La notizia è di quelle brutte e non mi piace nemmeno un po’. La riporto integralmente dal sito del Corriere:

La sera di mercoledì 25 giugno un gruppo di giovani, tra i 15 e i 40 anni, ha lanciato escrementi, cassette di legno, bastoni e ortaggi contro la sede Di Gay Project (Dgp) in via Costantino 82 (zona San Paolo). Al momento dell’irruzione nell’appartamento erano in corso le prove teatrali del laboratorio di Maria Chiara Cucinotta. Gli assalitori gridavano: «Vi diamo fuoco, froci di merda: meritate di morire» . Colti alla sprovvista e terrorizzati gli astanti hanno subito lasciato lo stabile e i balordi si sono dati alla fuga.

L’episodio si commenta da sé. Dalle polemiche sulla legge Scalfarotto a oggi, con le promesse di Renzi sulle unioni civili, il muro di fuoco della chiesa – e le sue pseudo-aperture – insieme ai vari gruppuscoli di estremisti cattolici sparsi qua e là per l’Italia (vero Magdi “Cristiano” Allam?) con l’avallo implicito e inconsapevole dei soliti gay bigotti e moralisti (quelli che il pride è una baracconata, per intenderci) ha prodotto quel lievito che fa presa sulle frange più pericolose e retrive della società.

A quanto pare i vari fan club di spose sottomesse (sempre solo a parole), ex deputati sovrappeso del Pd con l’Edipo irrisolto, Sentinelle sgomente di fronte a libri aperti e Manif pour tous (les homophobes) si danno da fare. Con escrementi e minacce di morte a persone per bene che hanno l’unica colpa di essere LGBT o a noi solidali.

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Facebook è nazi-friendly e omofobo?

Domani, all’Onda Pride, manifesteremo anche per portare solidarietà agli amici e alle amiche di Digay Project e per dire no a chi, di fronte alla bellezza dell’arcobaleno, non può fare altro che maneggiare quella stessa materia di cui sono fatti i loro sogni: la merda.

***

P.S.: colgo l’occasione per consigliarvi di seguire una pagina Facebook che chiede di rimuovere le immagini di odio contro le persone LGBT. Di recente una di queste alludeva ai campi di concentramento proprio contro il Gay Village, organizzato appunto dal DGP. Come vedete, l’odio ha una sua circolarità… I gestori del social network hanno tuttavia ritenuto legittime quelle immagini già segnalate, perché non violerebbero gli standard della comunità. Mark Zuckerberg, a questo punto, dovrebbe essere informato del fatto che la sua creatura sia diventata filonazista. Aiutiamolo quindi a non fare brutte figure.

Oggi sul Fatto: “Gli amici omofobi di Tommaso Cerno”

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Perché la gente non è solidale con Mario Adinolfi? «Forse perché ha scritto recentemente che andrà in guerra contro le civil partnership, o perché nel suo libro cita testi in cui si patologizza l’omosessualità o ancora perché ha più volte esternato contro il principio di uguaglianza giuridica tra gay community e maggioranza eterosessuale?»

E certo «nessuno può impedire a certa gente di pronunciare frasi che vanno da ”il matrimonio è solo quello tra uomo e donna” a “i froci mi fanno schifo” e via discorrendo. Quindi la libertà di esprimere questi concetti è garantita e nessuno la mette in discussione. Il problema è che non sono opinioni, ma più semplicemente incitazioni all’odio e rinforzi dello stigma sociale: se immaginiamo la frase “il matrimonio è solo quello tra un cattolico e una cattolica” capiremo da soli l’enormità dell’enunciato.»

Questo e altro nell’articolo di oggi sul Fatto Quotidiano.

Oggi sul Fatto: “Unioni civili: se anche le marche diventano gay-friendly”

Renzi farà davvero le unioni civili?

E oggi sul Fatto Quotidiano si parla di unioni civili e pubblicità gay-friendly.

«…il costume è cambiato e le industrie non affiderebbero mai le proprie sorti economiche a una pubblicità che eleva a modello ciò che viene considerato come oggettivamente sbagliato. Insomma, l’Italia si sta svegliando e il cambiamento sta venendo innanzi tutto dal basso, grazie all’azione delle associazioni e al quotidiano di milioni di persone Lgbt che vivono, lavorano, producono, offrono servizi e pagano le tasse in mezzo a quella maggioranza che impara poco a poco che non c’è nessun mostro in agguato pronto a mangiare bambini (come un tempo gli iscritti al Pcus), imporre divorzi forzati alle coppie regolarmente sposate e a fare il lavaggio del cervello agli/lle adolescenti tra i banchi di scuola per invertirli e convertirli – a seconda del genere, pardon, del “gender” – al lustrino o alla chiave inglese.»

Buona lettura!

Come farà Renzi a fare una legge sulle civil partnership?

riuscirà il governo a fare le civil partnership?

Premetto due cose, in merito alle dichiarazioni di Renzi sulla futura legge per le unioni civili da settembre: la prima, la mia posizione sulle civil partnership l’ho già chiarita in un post apposito, con tanto di spiegazioni ulteriori; la seconda, se venisse approvato un ddl come quello presentato a dicembre, con questo parlamento e questo governo, sarebbe sicuramente un progresso di cui tener conto.

Per chi non ha tempo o voglia di leggere, faccio una scaletta dei punti salienti:

1. sostegno, anche da parte del movimento, alle unioni civili con diritti uguali al matrimonio e stepchild adoption come nel ddl già presentato

2. pretesa, da parte delle associazioni, di nessuno sconto ulteriore sui nostri diritti, partendo dal presupposto che QUESTO parlamento è quello che è

3. obbligare il Pd con i i suoi  strumenti e la sua strategia a fare parte dei nostri interessi. Se falliscono, ci perdono loro la faccia. Se ci riescono, vinciamo noi. Anzi, cominciamo a farlo.

Quindi, nessun disfattismo, nessun “gufare contro” – che ha sostituito il mantra berlusconiano del “remare contro” – nessuna volontà, masochistica o di qualsiasi altra natura, di rimanere nell’attuale situazione di stallo.

Fatte queste premesse, mi chiedo: il governo è fatto ancora con Alfano e la maggioranza è quella di un anno fa. La legge sull’omofobia è impantanata al Senato – dove i numeri sono quelli che sono – e dai ranghi dello stesso Pd si lascia intendere che non verrà mai approvata. Teniamo conto che quella è una legge blanda e inefficace. Se non vogliono far passare un provvedimento del genere, come spera Renzi di riuscire a ottenere un decisivo cambio di rotta in tal senso? Perché non è che uno non vuole sperare, ma la speranza andrebbe supportata da presupposti di un certo tipo. E i presupposti non giocano, al momento, a nostro favore.

Poi, va da sé, mi aspetto di essere stupito. Anche perché, prima o poi, toccherà sposarsi che abbiamo pure una certa età. O no?