Sanremo 2010: il ritorno di Hannibal Lecter

Ok, ditemi pure che sto invecchiando, che a volte sento pure l’esigenza di parlare di cose leggere e che sono a corto di argomenti. Ma Sanremo è arrivato e io non posso trattenermi dal parlarne. Ovviamente male. A tal proposito, visto che si tratta della prima serata mi limiterò al seguente elenco. E non perché gli altri cantanti non meritino attenzione, ma più semplicemente perché non sono abbastanza masochista.

Irene Grandi: non so voi, ma mentre cantava pensavo a Bruci la città. E al fatto che il suo stile sembrava quello di Simona Ventura. Stella in piena decadenza? Domanda più che lecita.
Valerio Scanu: leggi il nome e pensi “e questo chi cazzo è?”. Ma subito dopo viene pronunciata la formula magica – Amici di Maria De Filippi – e  un  senso di rassicurante tristezza pervade il tuo animo.
Toto Cutugno: si lamenta sempre che arriva secondo. Quest’anno l’han fatto fuori a prima serata. Dovrebbe esserne contento.
Arisa: l’anno scorso l’ho amata. Quest’anno rischia di rimanere schiacciata da se stessa e dal personaggio che si è cucita addosso. Può sempre sperare nell’italica incompetenza e passarla liscia. Ma, per quel che mi riguarda, non convince, per adesso.
Marco Mengoni: il ragazzo c’è. La voce pure. Ed è pure un gran fico. Gli mancano, tuttavia, la canzone, un parrucchiere decente e un buon amico che lo dissuada a vestire come Sue Ellen il giorno in cui viene arrestata proprio in quella puntata di Dallas.
Malika Ayane: per carità, è brava. Peccato che sembra che abbia ingoiato un iPod che manda a manetta la discografia completa di Dolores O’Riordan.
Povia: Arcigay ce lo ha insegnato e bene. Basta non cagarlo di striscio per farlo passare per quello che è. Una mediocre comparsata sanremese. Lo avesse capito anche Mancuso, l’anno scorso, sarebbe stata ottima cosa.
Pupo & Emanuele Filiberto: il principe ci prova a riciclare il suo personaggio. Fallendo. Qualcuno lo salvi. Da se stesso, da una delle canzoni più brutte della storia dell’universo e dalle cacofoniche prestazioni di Pupo e da una figura di merda in Eurovisione. Ah, per la cronaca: il tenore ci sta come un pugno nel sonno.
Simone Cristicchi: si muove sulla stessa scia filosofica di Vorrei cantare come Biagio Antonacci. E vorrebbe pure spacciarsi per un tipo originale. Mah!

In tutto questo va fatto notare che la Clerici ha tenuto bene il palcoscenico più difficile d’Italia. Piccola nota di gossip: le malelingue riferiscono che Bigazzi le abbia chiesto asilo televisivo dopo il suo esilio da La prova del cuoco. Privilegio che gli è stato negato dalla direzione RAI quando il vecchio divoratore di felini ha cominciato a parlare di Morgan accostandolo a un piatto di fave e a un buon Chianti…

La sensibilità dei cattolici

Mi sembra più che logico.

Morgan ha dichiarato, tanto per fare il poeta maledetto de noantri, che fuma cocaina. E lì tutti a scandalizzarsi – soprattutto dentro certe famiglie politiche – e a metterlo in croce al punto tale che lo hanno esiliato addirittura da Sanremo (a quanto pare gli effetti della droga non sempre sono del tutto nefasti) e fatto passare per Bruno Vespa (…come non detto: la droga fa veramente schifo) con tanto di predica dell’immancabile don Mazzi.

Poi apri il giornale e leggi che, per l’ennesima volta, nella scuola cattolica di turno i soliti preti hanno procurato «abusi sessuali sugli studenti, pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti». Questa volta in Germania. Dopo Stati Uniti, Irlanda e così di seguito. Nessuno scandalo all’interno delle famiglie politiche di cui evidentemente più preoccupate per i destini del presentatore di X-Factor che a svicolare la loro immagine di fedeli serve di un’organizzazione che ammette episodi siffatti.

Coerenza vuole dunque che, al pari di Morgan, una società attenta ai bisogni e alla salute dei nostri giovani, in qualsiasi paese del mondo, allontani dalle scuole pure i preti. No?