Matti da Lega(re)

La rete ha parlato poco del parlamentare leghista Buonanno, che alla Camera esibì un finocchio durante il dibattito scaturito dalle dichiarazioni di Guido Barilla, che tanto scalpore hanno suscitato in tutto il mondo.

Così come nessuno ha fatto caso all’ilarità di Marina Sereni, allora vicepresidente, che invece di reprimere quel gesto lo ha addirittura trovato divertente, tanto da riderci sopra (immagino le risate, quando hanno lanciato le banane a Kyenge).

Adesso è notizia che il capogruppo leghista al Comune di Milano, tale Alessandro Morelli, ha pubblicato su Facebook un’immagine di Vendola con il suo compagno:

vendolagay

 

con tanto di commento, sempre sul social network:

vendolamorelli

 

Credo che la cosa si commenti da sé e, ve lo dico con tutta franchezza, da un leghista non mi aspetto niente di meglio che insulti verso neri, omosessuali, rom e altre categorie discriminate.

Ovviamente, lo scandalo che ne è seguito è giusto e il clamore che si è levato ha obbligato l’esponente di quel partito a cancellare l’immagine in questione e a chiedere scusa. Ma mi chiedo: bastano le scuse? Certa gente non dovrebbe essere messa in condizione di non fare più alcun male alle persone LGBT (nello specifico) e, più in generale, a tutte le altre minoranze?

Adesso aspettiamoci le proteste dell’italiota ignorante, che si lamenterà per la mancanza di libertà di opinione, senza nemmeno rendersi conto che quelle “opinioni”, che nel mondo civile vengono chiamate col loro nome e cioè insulti, sono già state proferite in piena libertà.

Mi chiedo, inoltre, se la legge voluta dal Pd e da Scelta Civica non tutelerà proprio questo tipo di esternazioni dentro i palazzi del potere. Morelli è un consigliere comunale. Forse può essere querelato per diffamazione, nella parte in cui etichetta il leader di SEL come pedofilo (ma scatteranno le aggravanti, in questo caso?). Ma lo scherno sulla genitorialità e l’”esser madre” rientra nelle “libertà” protette e difese dal provvedimento in questione?

Noi intanto continuiamo a indignarci. Temo che non ci rimanga molto altro.

Il disco rotto di Ratzinger sulla famiglia

«Chiamata a essere immagine del Dio unico in tre persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna». Sembra un disco rotto, Joseph Ratzinger, star indiscussa dell’ennesimo, ideologico – e quindi inutile – e propagandistico Family Day.

L’Incontro mondiale delle famiglie si sta riducendo, per effetto dei suoi ispiratoti e organizzatori, in niente di più di un raduno di cattolici integralisti il cui unico scopo pare quello di rimarcare l’ottimalità di una norma a discapito di tutte quelle realtà che in essa non si riconoscono o che ad essa non si piegano e il conseguente disprezzo per queste ultime.

Tale appuntamento sembra, quindi, concepito sostanzialmente per suggerire il concetto che i gay rappresentano il male e, attraverso questo concetto, autoconvincersi, attraverso la pratica della reiterazione compulsiva, che c’è una sola forma di unione familiare. Ancora una volta il cattolicesimo ratzingeriano diventa una tacita incitazione all’odio sociale. Cristo, come dico in questi casi, si starà rivoltando nella tomba…

Qualcuno dica, invece, a “sua santità” che è famiglia ogni progetto che nasce dall’amore. E l’amore non conosce confini di identità di genere o di orientamento sessuale. Il resto è burocrazia.

Benedetto XVI e il suo entourage sanno benissimo che i tempi stanno cambiando e il cambiamento travolgerà anche questa chiesa. Ricordo un libro, Le nebbie di Avalon, in cui le sacerdotesse del culto della Dea Madre non riuscivano a rassegnarsi all’avvento del cristianesimo che, nonostante tutti i loro sforzi, prendeva il sopravvento sul paganesimo.

Sulla questione delle famiglie fatte dalle persone LGBT sta succedendo la stessa cosa: da una parte abbiamo la realtà, dall’altra i dogmi di una casta sacerdotale che sta inesorabilmente perdendo ogni appiglio sulla quotidianità, sulla vita reale delle persone.

E per questa ragione quella chiesa è terrorizzata, perché le strade che si aprono sono due e due soltanto:

1. rimanere isolata di fronte all’esplosione di una realtà che ammette ogni forma di amore
2. essere costretta ad ammettere nel proprio ambito anche le famiglie di gay e lesbiche.

In ogni caso, la sconfitta sul piano culturale è un dato di fatto, come è già successo in passato con la vicenda di Galileo: provarono, gli ayatollah di Dio, a fermare la nascita della scienza moderna, ma riuscirono solo a condizionare un uomo, non ciò che questi aveva creato.

Con le famiglie gay e lesbiche sta accadendo la stessa cosa: l’esplosione dell’amore travolgerà questo clero povero di sentimenti e di emozioni. È solo questione di tempo, la sconfitta, ripeto, è qui ed ora. Resta solo il momento della sua verbalizzazione e della sua ammissione, da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Con la speranza che, come nel caso di Galileo e di altri grossi errori “made in Vatican City”, questa non avvenga, come al loro solito, tra quattrocento anni.

Veglia di preghiera contro l’omofobia: il vescovo di Milano dice no

La notizia, di ieri, e praticamente assente nei grandi media nazionali, è riportata da pochi blog personali e da qualche agenzia di stampa, oltre che dai siti dei gay credenti.

Si legge, in un comunicato riportato da Asca:

Il Gruppo Gionata che organizza le veglie in Italia denuncia [...] ”con grande sconcerto” che quest’anno la Curia Arcivescovile di Milano, per la prima volta nella sua storia, ha detto ‘no’ alla richiesta dei Gruppi di cristiani milanesi di poter vegliare in una chiesa cattolica milanese, come invece avveniva dal 2009.

La motivazione? Dal 30 maggio al 3 giugno si terrà, sempre a Milano, la Giornata Internazionale per le Famiglie, che vedrà la partecipazione di Joseph Ratzinger. Una scusa poco credibile, dunque, visto che la veglia doveva tenersi, secondo gli organizzatori, per il 13 maggio: «Ancora adesso mi chiedo come la nostra piccola veglia avrebbe potuto rovinare la grande kermesse in programma per fine maggio…», recita il comunicato del Gruppo Gionata…

Ricordiamo, ancora, che negli anni passati la veglia è stata ospitata nelle chiese cattoliche del capoluogo lombardo, ma che a dirigere la diocesi c’era il cardinal Tettamanzi e non l’ex patriarca di Venezia, le cui dichiarazioni passate, in tema di omosessualità, sono state considerate omofobe.

Non stupisce, dunque, che un personaggio siffatto abbia impedito una veglia di preghiera contro uno stile di pensiero nel quale, evidentemente, si riconosce e che è qualificante dell’intera predicazione attuale del magistero ecclesiastico a cui appartiene. Almeno non si può dire che Angelo Scola sia una persona incoerente.

No al matrimonio gay? Tabacci da bambino era un disadattato

La storia è sempre quella: politici di area cattolica, molti dei quali direttamente compromessi col berlusconismo che senza nulla sapere delle relazioni tra gay e tra lesbiche e le bollano come ridicola imitazione di un istituto giuridico più forte e importante, il matrimonio tra soli eterosessuali, perché utile socialmente.

L’ultimo, in ordine d’arrivo, è Bruno Tabacci, membro della giunta Pisapia a Milano.

Forse l’assessore lombardo non si rende nemmeno conto delle enormità che dice, collocando, anch’egli, al di fuori della società milioni di persone GLBT, quando afferma:

Scimmiottare un rapporto così delicato e trasformarlo in un fatto che ha una rilevanza di natura costituzionale. Mi pare del tutto sbagliato. La famiglia, nei suoi affetti sia religiosi sia civili, va tutelata perché è la sede in cui si snoda la vita sociale

Ancora, Tabacci spiega così la sua avversità all’estensione del matrimonio:

Mi è capitato di diventare orfano di padre da giovane. Il solo fatto di riconsegnare compiti in cui c’era solo la firma di mia madre mi faceva sentire diverso.

Proviamo a ragionare secondo la logica omofoba, ma invertendo i termini della questione. Tabacci è cresciuto in una famiglia monogenitoriale, per cui, siccome la società si sviluppa in pieno solo laddove c’è un padre e una madre, quella dell’assessore non era una famiglia, nucleo fondante del sistema sociale. Ne consegue che Tabacci sta fuori dalla società e chi è al di fuori di essa non può pretendere di rappresentarla, a nessun titolo.

Suona male, vero? Eppure è il ragionamento che si applica ai sentimenti e alle relazioni del popolo arcobaleno.

Si potrebbe, infine, riproporre la stessa rozzezza culturale per rimandare al mittente le sue dichiarazioni offensive e ignoranti e rispondere: “egregio assessore, non è che, siccome lei è stato cresciuto come un disadattato, adesso tutti devono fare la sua stessa fine!”.

Lo so, questo ragionamento nega, in un colpo solo, la dignità umana e le capacità politiche dell’individuo, il suo ruolo nella società, l’amore di una donna che lo ha cresciuto.  E, ribadisco, è quello che gli omofobi – schiera alla quale anche l’ex deputato dell’UdC, ora rutelliano, appartiene – fanno quotidianamente sulla vita di milioni di persone, senza vergognarsene nemmeno un po’.

Oggi su Gay’s Anatomy: San Valentino, gay felici e omofobi in declino

Povia, Giovanardi, ma anche Sarkozy e Formigoni… il pensiero omofobo non conosce confini, nemmeno quelli del cattivo gusto.

E noi come reagiamo? Con tutto il nostro amore e con la nostra gioia di vivere!

Stasera si va tutti e tutte a Milano, a palazzo Lombardia per baciarsi e, per chi è a Roma, alle 11.00 alla sede nazionale di Arcigay per la presentazione del nuovo video sul matrimonio per tutti, che ha visto, per l’altro, l’adesione entusiasta di Jovanotti!

Il resto, lo potete leggere su Gay’s Anatomy di oggi!

Oggi su Gay’s Anatomy: Milano, Gubbio e i registri delle unioni civili

Due notizie hanno catturato la mia attenzione, nell’ultima settimana.
A Milano il sindaco Giuliano Pisapia (SEL) ha recentemente istituito un fondo anticrisi anche per le coppiedi fatto, gay comprese. A Gubbio, il sindaco Diego Guerrini, del pd, procede in maniera opposta, abolendo il registro delle unioni civili istituito nel 2002.

E la scelta milanese crea qualche polemica, proprio dentro il partito democratico… il resto, puoi leggerlo su Gay’s Anatomy!

I musulmani per bene non vanno in moschea

Giuliano Pisapia, in accordo con le comunità musulmane, farà aprire dei centri di preghiera nei vari quartieri di Milano.

Insorge la destra, dalle pagine del Giornale. Per Magdi “Cristiano” Allam, l’avvento delle moschee genererà «violenza, odio e morte».

Lo stesso signore – ex musulmano e convertitosi al cattolicesimo con tanto di fanfara mediatica (vedi foto) – parla, di contro, di musulmani per bene in opposizione a quei credenti che decidono di vivere la propria fede in un luogo di culto. Per questo individuo, quindi, un musulmano “per bene” non va in moschea.

A questo punto qualcuno abbia la bontà d’animo di ricordare a Magdi “Cristiano” Allam che se per lui fossero valse le restrizioni che la sua nuova cultura di riferimento vorrebbe ora per i suoi ex fratelli musulmani, oggi non starebbe in Italia e non scriverebbe liberamente le sue parole razziste sul Giornale.

anti-Pisapia Power (versione beta)

Musicisti massacrati a Monti.
Froci inseguiti all’uscita del Gay Village.
Sindaci con croci celtiche al collo comunque bene accetti.
Vescovi omofobi collocati a Milano (anti-Pisapia Power!).
Il governo che fa una finanziaria da far scontare al prossimo esecutivo.
Il governo che fa una finanziaria che taglia le gambe al nostro futuro.
Il governo che fa una finanziaria da quarantacinque miliardi e che non taglia i propri privilegi.
La censura al web e in pochi a cercare di impedirlo.
I soliti cattolici del pd pronti a far cadere giunte appena elette sui diritti dei gay. Perché quei diritti non ci siano, ovviamente (anti-Pisapia Power 2.0).
Il voto per abolire le province, il pd che si astiene e le province restano.

La monnezza, evidentemente, non sta solo a Napoli.

P.S.: giuro che c’ho provato, in queste due settimane in Sicilia, a restar lontano da tutto ciò che rende più triste e meno Europa l’Italia. Giuro che c’ho provato…

Sinistra e gay, pd e omofobia

Che differenza c’è tra Sinistra e partito democratico?

Pisapia, a Milano, dà il patrocinio per il pride milanese.
Merola (nella foto), sindaco di Bologna, vuole discriminare le coppie di fatto, gay ed etero.

Però, mi si faceva notare, Fassino a Torino ha imparato a pronunciare correttamente la parola gay.

Tutto ciò mentre a Ginevra, l’ONU approvava una risoluzione contro le diseguaglianze basate a discapito dei gay.

A forza di farsi dettare la linea politica dal Vaticano, il partito democratico si comporta esattamente come la chiesa cattolica: mentre il mondo va avanti verso il futuro, loro continuano a ispirarsi al medio evo.

Amministrative 2011: un nuovo spazio per le unioni gay

Il dato che emerge da città come Napoli e Milano non è solo la sconfitta di un berlusconismo che è entrato ufficialmente nella sua fase finale.

Il fatto nuovo, minoritario ma importante, è la smentita di un mantra agitato come un incubo dalla destra e affrontato con timidezza dalla sinistra: di unioni civili e di diritti per i gay, durante la campagna elettorale, è meglio non parlarne.

Perché se guardiamo indietro – alle promesse elettorali di Pisapia che si è espresso a favore del registro delle unioni civili, e alle dichiarazioni di metà maggio di de Magistris, che si è detto favorevole al matrimonio gay in pieno ballottaggio – vediamo come certi temi non sono un ostacolo alla vittoria dei rappresentanti (vincenti) della sinistra italiana (che vince).

E se dovessimo rifarci ai ragionamenti semplicistici di rappresentanti di spicco della sub-cultura omofoba italiana – due nomi per tutti: Daniela Santanché e Carlo Giovanardi – la conseguenza sarebbe più che ovvia. Di fronte al pericolo, il popolo sovrano ha votato. E ha votato quei programmi, quelle dichiarazioni.

Seguendo la logica di questi due giganti del pensiero filoclericale e reazionario la gente vuole ormai la piena uguaglianza giuridica per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

Va da sé, ovviamente, che la politica è cosa più complessa dell’isteria e del prurito antiomosessuale di questi tristi figuri e che bisogna lavorare, a partire dalle associazioni di settore fino ad arrivare ai militanti più illuminati di SEL, PD e IdV, per la costruzione di una cultura di governo di respiro nazionale che miri a rompere quel muro di gomma sul quale sono sempre rimbalzate le richieste della comunità gay italiana: legge contro l’omofobia, regolarizzazione delle famiglie omoparentali, unioni civili.

La strada è lunga e in salita. Non possiamo aspettarci che un Bersani, che il suo pigmalione D’Alema (già in combutta con l’UdC per creare l’alternativa alla destra), che lo stesso Vendola si convertano alla causa del matrimonio allargato. Ma da oggi un segnale diverso c’è: i candidati che si dimostrano gay-friendly vincono e vincono senza paura di chiamare le cose col loro nome.

Per cui perora ci godiamo la vittoria di queste amministrative. Da domani occorre lavorare a un progetto concreto affinché la comunità GLBT italiana, tutta, si responsabilizzi e pretenda dai partiti – attraverso un lavoro di costruzione di cultura politica e di condivisione di responsabilità – un’attenzione degna di questo nome e la soluzione a problemi la cui urgenza è più che evidente.

(pubblicato su www.gay.tv)