Messaggi tra le galassie

Abbiamo dei sogni. Tutte e tutti. Da bambini sogniamo di diventare principesse o astronauti, medici o ingegneri, scrittrici o ballerini classici. Il sogno è l’e-mail che spediamo al nostro futuro, nella speranza che qualcuno, da quell’altrove, prima o poi risponda. Il messaggio in bottiglia, in balia delle correnti della volontà e del caso.

Faccio un sogno ricorrente. Sono davanti una porta. Chiusa, serrata. E a un certo punto la porta fa click. Come pronta per schiudersi. Appoggio la mano sulla maniglia. Riesco ad aprirla. Il buio che sta al di là si espande di fuori, come un liquido nero. E dietro c’è una forza oscura, terribile, pronta a travolgermi. Ad uccidermi. E ogni volta che sto per varcare la soglia, o che il buio la attraversa per ghermirmi, mi sveglio. In preda al terrore.

Fino a quando. Ieri.

Una rappresentazione tipica dell’arte italiana è quella dell’annunciazione. Tutti i più grandi pittori ne hanno dipinto. La scena è sempre la stessa. A destra la Madonna, pronta a ricevere il suo incarico divino. Il suo fato inevitabile. La sua missione al di sopra di ogni umana volontà. A sinistra, l’angelo. Il seme del destino. Tutto come da copione. Anche nel palcoscenico, che è sempre lo stesso.

Antonello da Messina, tuttavia, ebbe il merito di ribaltare le cose. La sua Vergine annunciata guarda direttamente il pubblico. L’angelo è lo spettatore. L’uomo è capace del divino. Lo incarna, tra la pelle e il suo sangue e la tela e la sua vernice.

Dico questo perché ognuno di noi recita un copione. Lo esige la società. Lo vogliono i nostri genitori. Il lavoro ce lo impone. Siamo tutti e tutte vergini ignare, pronte ad obbedire al destino che uccide i nostri sogni. Eppure continuiamo a farli. Per non morire.

Tra i miei sogni c’era quello, incontrollato, del buio. Fino a ieri. Ieri, al buio, c’ero io. C’ero già io. E dall’altra parte della porta, un ricercatore, vestito bene, col faccino pulito. Prendo il coltello. Appena aprirà, penso, gli farò prendere un bello spavento. Non gli farò del male, sarà solo uno scherzo, feroce. Per dirgli che adesso va bene così. Adesso basta. Basta dover dimostrare di essere una persona per bene. Basta dover sempre dire di sì. Basta seguire i sogni degli altri e nascondere, dietro la porta, la paura di realizzare i propri.

Un po’ come nel dipinto di Antonello, in quell’incontro tra sangue e vernice. Perché noi possiamo essere l’angelo di noi stessi, e recitare un destino diverso. È quello che facciamo ogni volta che esprimiamo un desiderio, ogni volta che diamo il senso al volo di una stella cadente. Basta ascoltare ogni cosa di noi, al di qua e al di là delle nostre porte interiori. Accogliere il lato nascosto. Abbracciare l’istinto. Dargli, addirittura, progettualità. Senza arrendersi mai, nonostante le false partenze, le cadute, le ginocchia sbucciate.

Perché anche se vuoi davvero qualcosa, a volte la vita va al contrario e non c’è colpa in questo. Per guarire dalle delusioni, poi, possiamo sempre spedire e-mail al domani e messaggi di vetro tra le galassie. Questo ci fa vivere.