Un po’ di speranza, aspettando i risultati elettorali

Una cosa che ieri non ho detto a Cristiana e agli altri del suo comitato elettorale, mentre prendevamo un aperitivo al Coming Out, è che dopo mesi hanno riacceso in me la speranza. La speranza che qualcosa possa cambiare: sia in questo paese, sia nei partiti che ardiscono a governarlo, a cominciare dal maggior partito d’opposizione. Se per fortuna (o per disgrazia, ma non nostra) dovessero vincere la Bresso, Vendola e la Bonino, tutti assieme, nelle rispettive regioni, sarebbe l’inizio di qualcosa di nuovo a livello nazionale.

Innanzi tutto, come si discuteva ieri con Cri e gli altri, sarebbe la fine del paradigma dalemiano. I dalemo-bersaniani ce l’hanno messa tutta per far fuori due candidati d’eccellenza, quali la Bresso e il governatore della Puglia, fallendo miseramente. Se anche le urne saranno a loro favore, sarà la pietra tombale di ogni aspirazione di quella classe dirigente che è già sin d’ora, a prescindere dall’esito delle regionali, obsoleta, vecchia, inadeguata a cogliere il cambiamento sociale: basti vedere le ultime dichiarazioni del segretario del pd sulle coppie di fatto, uguali a quelle della Ferilli e della Cuccarini. Credo sia drammatico che un leader di un partito di massa, su questioni che riguardano l’affettività di milioni di persone, abbia la stessa dimensione intellettuale di una cafona che pubblicizza sofà.

Un altro aspetto che va giustamente tenuto in considerazione, come mi è stato fatto notare ieri, è che il voto cattolico ne uscirebbe a pezzi. Vero è che l’UDC in Piemonte sostiene Mercedes, ma vero è pure che la Bonino e Vendola sono stati osteggiati proprio da Casini. La vittoria di questi tre candidati, dunque, sconfesserebbe le manovre in atto, frutto di un accordo tra Opus Dei (della quale D’Alema è simpatizzante) e ex comunisti per allargare la maggioranza di centro-sinistra al partito di Cuffaro, al partito di chi dice di difendere la famiglia e poi è pieno di divorziati, al partito di Casini insomma.

Un primo dato, comunque, è certo: l’astensionismo. Se Berlusconi giustificherà una eventuale sconfitta elettorale con la solita leggenda metropolitana che ad astenersi sono le persone di destra, non fa altro che confermare la sua inadeguatezza politica. Se la gente non ti vota è perché non gli piaci. Se non ti votano più i tuoi, è perché gli fai schifo. Pensierino che dovrebbero fare pure a sinistra, tuttavia.

Detto questo, aspettiamo i primi risultati elettorali. Come ho già detto, dopo anni li guarderò con trepidazione, con ansia, con la speranza di chi, e non so se questo è un bene o meno, è tornato a credere che possa esserci una possibilità di cambiare le cose in questo paese bellissimo eppure così maltrattato.

Alleanze con l’UDC: defenestrare la Bresso? Pd possibilista

Il primo atto politico di Bersani? La possibilità di sacrificare Mercedes Bresso, abile e capace governatrice del Piemonte, per far maturare l’alleanza con Casini e con il suo partito (quello che candida indagati per rapporti con la mafia e che ha candidato politici che di giorno vanno al Family Day e di notte facevano festini a base di cocaina e trans).

La Bresso, giustamente, non ci sta e minaccia una lista propria, che andrebbe votata in massa, soprattutto dopo aver visto la puntata di ieri di Anno Zero, dove è risultato più che evidente che anche il pd si sta abituando a costumi largamente berlusconiani, in merito a candidature non proprio pulite e in odor di mafia in diverse regioni d’Italia.

Vogliamo inoltre dire perché a Casini la Bresso non piace? Perché è laica e gay-friendly. È stata sul palco del Pride nazionale del 2006, ha avviato una legislazione a favore delle coppie di fatto, è attenta ai temi dell’ecologia e ai temi etici. Tutti aspetti che i centristi e molti piddini delegano al parere del vescovo e del cardinale di turno. La stessa sorte, secondo i bene informati, dovrebbe toccare a Vendola: se si vuole fare l’alleanza in Puglia, il governatore attuale, che tra l’altro è pure omosessuale, deve lasciare spazio a un candidato gradito alla chiesa.

Parrebbe perciò che il prezzo dell’alleanza con l’UDC sia questo: eliminare ulteriormente la sinistra dalla coalizione (Vendola) e accantonare i temi di laicità e diritti civili (Bresso). Se queste richieste dovessero essere accolte, perciò, il nuovo corso inaugurato da Bersani sarebbe più che evidente. Il neosegretario, per altro, è molto amato in ambienti ciellini e ben visto dall’Opus Dei. Un nuovo corso, dunque, che apre una nuova vocazione dentro il partito democratico de noantri: da quella maggioritaria e quella “peggioritaria”. E a noi non rimane che prenderne serenamente atto e a valutarne tutte le conseguenze del caso.