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Cuori di carta e passione civile

Sono appena tornato dalla manifestazione organizzata dal gruppo dei ragazzi e delle ragazze di Condividilove, ieri lanciata in rete, su Facebook, che prevedeva il concentramento in via della Conciliazione, di fronte al colonnato del Vaticano.

Ero lì, non ho partecipato fisicamente alla manifestazione, nel senso che non mi sono unito al gruppo, perché non avevo i cartelloni – e voi lo sapete come la penso: meglio un dignitoso anonimato, che un ridicolo protagonismo – ma sono stato tutto il tempo accanto a loro per documentare i fatti (come potete vedere dalle immagini).

Non c’era tanta gente, una ventina di manifestanti in tutto. Molti cartelloni colorati, a forma di cuore. Le scritte inneggiavano a messaggi di civiltà: “siamo venuti in pace”, “parlami d’amore”, “omofobia=morte”, ecc.

A un certo punto arriva una signora molto cortese e mi chiede i documenti. Le chiedo perché e mi domanda se fossi tra i manifestanti, mentre un altro poliziotto mi fa notare che se avessi partecipato alla manifestazione avrei dovuto comunque esibire la carta di identità. Gli parlo: «lei mi considera pericoloso, vero?». Il signore, dagli occhi buoni, mi fa notare che sta facendo solo il suo lavoro. Me lo dice con umiltà.

Dico loro che non ho esposto il cuore perché non lo avevo e la donna mi fa, con sufficienza: «ok, lei quindi è qui ma si dissocia». Io, di contro, le ribatto che non mi dissocio per nulla! Che condivido tutto al cento per cento, solo che non ho esposto il cartellone. «Se poi proprio lo vuole, ecco qua!» tiro fuori il portafogli e mostro il mio documento. Non l’hanno più voluto.

Rimango lì e l’agente di prima, notandomi ancora, mi fa: «visto che lei si dissocia se ne può andare», per cui mi sono sentito in dovere di far notare alla simpatica tutrice dell’ordine che non era lei a dirmi dove potevo o non potevo stare e che ho ribadito la mia assoluta adesione.

La polizia oggi ha perso, ai miei occhi, molta credibilità. Anche perché, mentre eravamo lì, altri agenti dicevano ai manifestanti cose del tipo: «avanti, avete ottenuto ciò che volevate, vi hanno fatto le fotografie e finirete sui giornali». Per questa gente, che dovrebbe proteggerci e rappresentare lo Stato, è tutta una questione di ostentazione?

Sono tornato a casa con una profonda amarezza – anzi, me ne sono andato anzi tempo perché sentivo di esplodere e poi avrei potuto passare dei guai seri, perché quando mi arrabbio, io, mi arrabbio.

Avrei voluto chieder loro se hanno dei figli. Se pensano che quanto fanno a noi questi signori – chiesa, politici e media – sarebbe più tollerabile se applicato alle esistenze dei loro cari. Volevo gridarglielo in faccia, ma per questa volta la rabbia ha preso il sopravvento, e ho preferito cedere alla mia fragilità.

Purtroppo oggi eravamo – tanto per cambiare – veramente pochi, forse anche per l’incertezza del tempo climatico, per l’orario del raduno, per la repentinità dell’organizzazione. Però, mentre tornavo a casa, oscuro come il cielo di adesso, una consapevolezza rinnovata mi avvolgeva e mi faceva sentire più forte: noi siamo dalla parte del giusto. Ce lo dicono le politiche di Regno Unito e Francia, la storia dei diritti civili in Spagna e nelle democrazie nordiche, ce lo dicono i recenti referendum negli States e la rielezione di Obama.

Non possiamo rinunciare a tutto questo, al lato luminoso della storia, per i pruriti e i pudori di una setta religiosa basata sul potere economico, altrimenti detta chiesa cattolica romana. Non possiamo arrenderci all’insufficienza di una politica complice, il cui sangue delle vittime di omofobia sporca le coscienze dei suoi rappresentanti.

I cuori esposti, oggi, erano di carta, ma la forza che li ha prodotti è assolutamente umana, grandiosa: ha la forza dei più alti ideali. Oggi si doveva scegliere se stare dalla parte di questa giustezza o dalla parte di una chiesa che sa produrre solo divieti, odio sociale, che alimenta diseguaglianze sociali ed è elemento di disgregazione civica.

Bisogna lottare oggi più che mai, perché questi mesi saranno cruciali. In questi mesi non si deciderà solo per il nostro futuro, su varie tematiche, questione omosessuale compresa. Nel tempo che verrà si capirà se siamo una comunità degna di avere dei diritti e sarà lo sforzo di ognuno di noi a mettere un tassello in più per rinforzare tali prerogative.

Oggi il gruppo di Condividilove ha mostrato, comunque siano andate le cose, un grande coraggio e una grande passione civile. Onore al merito. Ma tutti gli altri devono capire che è finito il tempo delle deleghe. Adesso tocca scendere in piazza, mettersi in gioco e agire. Con ogni mezzo possibile, dentro i confini della democrazia, prima che questi diventino recinti e poi gabbie.

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I fischi a Renzi e le due anime oscure del pd

Credo sia evidente che Renzi sta alla sinistra come io sto alla chiesa cattolica. Per tale ragione la piazza della manifestazione di oggi, a San Giovanni, a Roma, gli ha gridato parole forti: «non sei di sinistra!», «va ad Arcore», «stai rovinando il partito».

C’è il rischio, tuttavia, che chi lo ha contestato sia con ogni probabilità dalemiano: quell’allusione alla “rovina” del partito lo lascerebbe credere… E D’Alema, è altrettanto evidente, sta alla sinistra come io sto al nazi-fascismo.

La piazza dei Cinque11, in tal caso, sarebbe mossa non da un impeto di riappropriazione culturare, bensì dall’istinto di fedeltà al padrone. E questo fa molto PCI (e anche un po’ PCUS).

Renzi e D’Alema, per altro, sarebbero i rappresentanti più evidenti delle due anime del pd: quella cattolica, che non ha mai rinunciato alla sua vocazione confessionale, e quella post-comunista, che non ha mai rinunciato ai suoi connotati sovietici.

Il che se vogliamo è un vero peccato: il partito democratico poteva dar prova di coesione, nel rispetto di una pluralità di linguaggi. Affinché questo avvenga, se ne deduce, devono cambiare le persone che stanno ai suoi vertici. I tanti militanti che ci credono davvero lo meritano.

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I candidati GLBT romani uniti per gli asili nido: così si salva la famiglia (altro che chiesa e destra!)

Il post di oggi comincia con un aggiornamento: tempo addietro ho scritto un post sui candidati GLBT, qui a Roma. Graziella Bertozzo, in un messaggio privato, mi ha fatto notare che di candidati arcobaleno ce n’è altri. Come Edda Billi della Lista Pannella-Bonino, femminista storica e direttrice della Casa Internazionale delle Donne, una realtà romana importantissima per lo spessore culturale di cui si fa portatrice e per il ruolo sociale che ricopre in questa città. E poi, per dovere di cronaca e per par condicio, c’è anche Klaus Mondrian, della Federazione della Sinistra.

La notizia di fondamentale importanza, quindi, è la seguente. Ieri sera c’è stata la presentazione dei candidati di cui sopra alla comunità tutta. Sono state scambiate opinioni, ci si è confrontati, si è risposto a dovere a chi ha, ancora una volta, suggerito l’equazione omosessualità-pedofilia: Rovasio e Aversa hanno ricordato che le soluzioni al problema devono rientrare dentro lo stato di diritto, mentre la Alicata ha fatto notare a chi ha chiesto cosa ne pensassero loro sui crimini di pedofilia che se la persona in questione si fosse trovata a un convegno sul nucleare non avrebbe esordito con una domanda del genere (idiota, aggiungerei io).

Poi ancora, siccome noi persone GLBT siamo una parte sana della società, la battaglia di Cristiana sugli asili nido a Roma è diventata il vessillo democratico di tutti i candidati ieri presenti. La Alicata infatti si sta battendo per una politica che aiuti tutti quelle famiglie che le scelte scellerate di Alemanno metteranno e stanno mettendo in grave crisi. I tagli agli asili nido comunali, infatti, rappresentano un regalo fatto dalla destra agli istituti privati. La gente, che fino a ieri aveva un servizio comunale, dovrà pagare di tasca propria. E questo sarà un danno economico per migliaia di persone e un danno culturale nei confronti delle donne, soprattutto quelle più povere, che dovranno rimanere in casa ad accudire i figli.

Cristiana ha fatto notare che quando la destra parla di famiglia mente. Perché la famiglia non la si tutela, come fa la destra, disseminando omofobia sulle coppie gay e lesbiche ma creando condizioni di vita migliori.

Dal dibattito di ieri è emersa la volontà comune di far capire a tutta la gente che gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, poiché parti integranti di questa società, sposeranno questa causa, con una manifestazione, domani 26 marzo 2010 in Campidoglio, alle ore 11, per il sostegno della nostra comunità alle famiglie romane con l’apertura di un grande asilo nido simbolico.

Primo passo per una politica di sostanza che ci vedrà impegnati per questa lotta che, come è tipico per le questioni che sposiamo, è una lotta di civiltà. (Per maggiori dettagli si veda il blog di Cristiana Alicata).

Credo che la strada intrapresa sia fondamentale. Si sposano i bisogni della gente, superando certa nostra autoreferenzialità. Si dialoga con la città, smentendo con atti concreti il corredo di calunnie che chiesa, destra e forze retrive di questa società dirottano su di noi.

Il fatto che tutti i candidati presenti abbiano accolto questa iniziativa, creata in poche ore ma sentita da tutti, dimostra ancora di più come la presenza di persone gay e lesbiche nella scena elettorale romana faccia del bene alla nostra democrazia. Votare uno di quei candidati significa fare il bene della gente, di tutta la gente. Perché in Cristiana e Saverio, passando per Sergio e tutti gli altri, c’è una volontà inclusiva che non guarda alla sessualità e alle scelte affettive di chi ha specifici bisogni. Lo stesso non si può dire di altri candidati, molti dei quali militano in partiti la cui azione politica può essere riassunta con un solo aggettivo: degradante.

Brava Cristiana, bravi ragazzi!

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Processo breve: il pd fa “bubusettete”

Berlusconi fa il bello e il cattivo tempo col processo breve, all’interno della maggioranza c’è una fronda che può indebolirlo, i blogger organizzano una manifestazione contro il premier per il 5 dicembre che ha l’avallo dell’Italia dei Valori – unico partito che ha mai fatto opposizione in parlamento, non dico seria, ma almeno la fa – e il piddì del new deal bersaniano cosa fa? Nulla.

Loro in piazza non ci vanno per non dare importanza a Berlusconi.

Questo perché Bersani, oltre a rappresentare il nuovo, aveva assicurato che sarebbe stato durissimo con l’ennesimo tentativo della maggioranza di distruggere il diritto in Italia a favore di uno e uno soltanto. A me sembra che i primi atti politici di quest’uomo siano identici a quelli di Veltroni. Qualcuno spieghi al prestanome di D’Alema che sbucare dall’angolo e fare “bubusettete!” non è un atteggiamento politico, e men che mai durissimo. Così come gli spieghi che ormai Berlusconi è andato oltre al concetto di “importanza”. Si arriva direttamente a quello dell’urgenza. È urgente fermarlo, ripristinare democrazia, diritto e legalità in questo paese. Ma stiamo parlando di un partito a vocazione peggioritaria, va ricordato.

Se poi un giorno dovesse venir fuori che tutta questa gente è stata comprata, come ormai si sente dire nelle fermate degli autobus e nei mercati, non è che mi stupirei più di tanto. Ma la politica e il bene del paese, in tutto questo, dove sono?