E sul Fatto Quotidiano oggi si parla di matrimoni leciti e non

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matrimoni leciti e illeciti: la chiesa dice sì a…

Ultim’ora: il prefetto Sodano di Bologna vuol revocare la registrazione delle nozze contratte all’estero dai gay perché non previste dall’ordinamento italiano. Magari potrebbe ricordare che pure la trattativa tra stato e mafia non è prevista e, contrariamente alle relazioni LGBT, è pure illegale. Tuttavia quel tipo di “matrimonio”, la Repubblica che lei rappresenta lo ha già siglato. Come la mettiamo?

E a proposito di matrimoni, religiosi questa volta, e mafia. Lascio la parola a Francesco Lupo del M5S palermitano che dice: «lascia di stucco che in questo paese i clericali si straccino le vesti su matrimoni Lgbt, però consentono allegramente in chiesa sposalizi tra “casate” mafiose».

Perché a quanto pare la chiesa cattolica palermitana ha concesso la prestigiosa Cappella Palatina per far sposare i due rampolli di due clan… ma di questo ne parlo sul Fatto Quotidiano. Per cui, buona lettura.

Cattolici in politica? Il cancro italiano

Come se non fosse bastato il cinquantennio in cui la DC ha reso l’Italia un paese disgraziato, ancora oggi c’è questa tendenza totalmente suicida che vede nell’appoggio delle tonache la via maestra e nei politici cattolici degli interlocutori privilegiati nella vita istituzionale del paese.

Eppure, basta vedere atti, misfatti e crimini di cui si sono resi responsabili questi signori per capire che parimenti al vecchio Partito Fascista, le organizzazioni cattoliche che mirano a entrare in politica dovrebbero essere neutralizzate.

Riprendiamo il discorso su Pierferdinando Casini: è uno dei responsabili della creazione del berlusconismo (nel 1994 il suo partito si presentò insieme a Forza Italia) e con il Cavaliere ha determinato la politica italiana fino al 2008. Per ben quattordici anni. Di cui avremmo fatto tutti e tutte volentieri a meno.

Ancora oggi, mentre Bersani lo supplica di fare l’alleanza insieme, facendo finta di indignarsi per gli screzi sulla legge elettorale, Casini propone un provvedimento elettorale che se passasse porterebbe:

1. all’impossibilità di avere un governo stabile
2. all’impossibilità al paese di lasciar esprimere una sua parte politica – il centro-sinistra – che risulterebbe così vincitrice delle prossime elezioni

Casini sta lavorando, perciò, contro la democrazia e contro gli interessi del paese. Mi chiedo se non ci sarebbero gli estremi per un’incriminazione per alto tradimento. Se fossimo in un paese serio, va da sé.

Tra le altre perle di questo signore, l’elezione di Cuffaro, proprio mentre era indagato per collusione mafiosa. E cosa ha fatto il nostro eroe? Lo ha portato al Senato, facendo eleggere un criminale.

Ma Casini non è solo, in quella che si profila come una vera e propria opera di distruzione della democrazia e della laicità dello Stato.

Ricordate Clemente Mastella? Colui che, pur essendo ministro del passato governo Prodi, si è distinto dapprima per i continui ricatti all’esecutivo di cui faceva parte e, quindi, per aver sbaragliato la strada a Berlusconi.

Altra creatura cattolica è il Partito democratico: e grazie alla permanenza di questi signori, dentro quel soggetto politico, il Pd si distingue per una generale inazione, per essere lacerato da correnti interne, una confessionale e una post-comunista (che si vergogna di esser tale) a loro volta dilaniate da profondi contrasti interni sempre per questioni legate alla sudditanza di certi “leader” alle gerarchie vaticane.

Proprio il Pd è responsabile, ad oggi, della mancata evoluzione del codice civile e penale in direzione europea: leggi quali la procreazione assistita, i matrimoni egualitari, le unioni civili, il fine vita, ecc., trovano in questo soggetto il principale ostacolo alla loro effettiva realizzazione – basterà ricordare cosa hanno fatto i vari Fioroni e Bindi al governo e anche all’opposizione, o come votano i “cattolici democratici” a Strasburgo, a cominciare dalle signore Toia e Costa, sempre in prima linea nella difesa dell’omofobia.

Per non parlare delle loro dirette muse ispiratrici – sacerdoti, vescovi e Vaticano – contrarie anche alle più elementari norme di buon senso, come, ad esempio, l’uso del preservativo.

E possiamo continuare con le campagne d’odio promosse dal papa in persona e dai suoi rappresentanti contro divorziati, donne che hanno interrotto la gravidanza volontariamente, gay, ecc.

Se solo usassero la loro ferocia contro gli stessi pedofili che, invece, vengono da essi protetti all’ombra del colonnato del Bernini, saremmo a un passo importante in direzione del concetto di giustizia. E invece.

L’ultima perla di questo rosario di sventure e di iniquità, sta nel provvedimento del governo – anche questo, guarda caso, popolato da cattolici – che in un momento di crisi come questo, con emergenze enormi (due casi per tutti: esodati e malati di SLA, per cui non si trovano i fondi), alleggerisce lIMU alla chiesa cattolica.

Distruzione del tessuto sociale, infiltrazione mafiosa nelle istituzioni, impedimento dell’ammodernamento del diritto, mantenimento delle discriminazioni, impoverimento sociale, distruzione dello stato di diritto, incitamento all’odio, tutela di criminali… questo è il bilancio attuale della politica cattolica dentro il nostro paese. E si ricordi, che tutto questo ben di Dio, è il caso di dirlo, è per altro pagato con le tasse della società civile italiana.

Il fascismo ha fatto meno danni, a ben vedere.

Inutile dire che in qualsiasi altro paese questo stato di cose non sarebbe tollerato un minuto di più. In Italia, invece, essere cattolici è una garanzia di successo dentro ospedali (e qui andrebbe aperto un dibattito sui cosiddetti obiettori…), istituzioni, partiti, ecc. Un po’ come succede con i corrotti, con le forme di prostituzione istituzionale, con coloro che derubano la gente onesta per ingrassare i vari Fiorito, i Lusi e tutte le tangentopoli passate e presenti.

Dovremmo riflettere molto su tutto questo. E agire di conseguenza.

Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

Casini: matrimoni gay? Una violenza della natura

Diritti civili e matrimoni tra persone dello stesso sesso? Ecco cosa ne pensa Pierferdinando Casini, leader dell’UdC:

Roma, 20 LUG (il Velino/AGV) – «Se si tratta di stabilire delle garanzie giuridiche per coppie di conviventi, eterosessuali o omosessuali, credo che si tratti di un fatto di civiltà. Ma il matrimonio fra gay è un’idea profondamente incivile, non di frontiera di progresso». Lo ha detto Pier Ferdinando Casini nel suo intervento alla direzione dell’Udc, che l’ha definito «una violenza della natura sulla natura». Quanto alle adozioni delle coppie omosessuali «è più forte la volontà di due uomini o donne di avere una maternità, che prevale sulla tutela del bambino. Ma noi siamo dalla parte del bambino», ha affermato Casini. «Le nostre idee non sono oscurantiste, ma di progresso, civiltà e rispetto dei più deboli» ha concluso il leader Udc.

Chissà a quale bene superiore pensava Casini quando ha fatto eleggere in parlamento persone come Cuffaro, già indagato per rapporti con la mafia. E sempre questo signore, ricordiamolo, ha portato ai ranghi più alti della politica personaggi discutibili come Saverio Romano. Possiamo credere che le sue doti politiche, raffinatissime nello scegliere il peggio, stiano alla base anche di queste argomentazioni omofobe.

Un’ultima considerazione sul bene dei bambini: onorevole Casini, quando il suo partito votava per i finanziamenti delle scuole private – sottraendo le risorse all’istruzione pubblica, per altro in violazione alla nostra Costituzione – ha pensato che i figli di milioni di coppie che non possono permettersi di pagare le costosissime rette dei diplomifici cattolici? Ha pensato al bene di infanti e ragazzi/e che saranno costretti/e a studiare in scuole fatiscenti?

Casini, un consiglio spassionato: smetta di fare politica e si dedichi ad attività socialmente meno dannose. Lei per questo paese ha già fatto abbastanza, a cominciare dall’aver contribuito a portare in parlamento indagati e i responsabili del peggior berlusconismo. A cominciare da chi lo ha creato.

Abbattere il debito pubblico? Schiavizziamo i leghisti! E non solo…

Borghezio ha trovato la soluzione per risolvere il debito pubblico italiano: vendere la Sardegna. Intervistato da KlausCondicio, l’esponente della Lega Nord ha dichiarato la necessità di vendere agli USA o a qualche miliardario russo le regioni-zavorra – ipse dixit – della nostra Repubblica, perché troppo impantanate nei fanghi del malaffare e della criminalità.

Adesso, poiché la nostra Costituzione vieta lo smembramento dello Stato, va da sé che tale pratica è improponibile. Ma visto che va di moda riesumare soluzioni d’ancien régime, credo di poter rilanciare e di controbattere a Borghezio soluzioni che potrebbero risalire all’uso romano, o mediterraneo nella sua specificità. D’altronde io non sono di stirpe celtica, bensì ellenica.

E allora.

Si potrebbe cominciare con la reintroduzione della schiavitù. Il criterio di selezione dei nuovi schiavi andrebbe rintracciato nel loro grado di produttività purché inversamente proporzionale alla capacità di produrre cultura e pensiero. D’altronde abbiamo bisogno di forza lavoro, non di raffinati cervelli. Immaginate quanto la Lega, e il suo elettorato, sarebbero utili in tal senso. Fornirebbero braccia e gambe, temprate dai rigori padani e cervelli freschi, mai scalfiti dal dubbio, dal pensiero critico e dalla capacità di mettersi in discussione. Vere e proprie bestie da soma. Il costo del lavoro si abbatterebbe e le aziende avrebbero una bella boccata d’ossigeno.

La reintroduzione della schiavitù comporterebbe un esproprio delle proprietà dei nuovi schiavi. Anche in questo caso l’elettorato leghista servirebbe il paese in modo più che egregio! Dai vertici all’ultimo degli elettori, le casse dello Stato sarebbero rifocillate dall’introito di denaro – al nord sono più ricchi, si sa – lingotti d’oro, diamanti, ecc.

Poiché non sono razzista e poiché credo che tutta Italia debba servire alla causa dell’abbattimento del debito pubblico, propongo inoltre che lo stesso trattamento venga rivolto a tutte quelle categorie che fino ad adesso hanno parassitato il nostro sistema e il nostro paese, a danno delle persone oneste che ci hanno sempre rimesso. Per cui andrebbero compresi in questo programma di reinserimento sociale altri gruppi quali mafiosi, evasori, politici corrotti, gerarchie ecclesiastiche (quelle che coprono i colleghi pedofili, ad esempio), abusivi di ogni sorta.

Avremmo risolto il problema del debito pubblico, si ridurrebbero le tasse in modo sensibile, circolerebbe una grande quantità di denaro per un numero ridotto di contribuenti e tutti noi avremmo colf, badanti, baby sitter e manovalanza di basso rango gratis in qualsiasi momento del giorno e della notte.

Certo, capiremmo poco del barbaro idioma del picciotto di turno o del militante padano. O saremmo infastiditi dalle idiosincrasie di ex deputati, senatori, assessori e sindaci indagati per corruzione, malaffare, rapporti con le cosche e via discorrendo.

Ma, come si diceva in apertura, basterebbe ridurli al silenzio, applicando un tradizionale sistema dei discendenti delle glorie di Roma, dell’eleganza greca e dei fasti di Firenze: il taglione della lingua. Eviteremmo così di sentire ancora le ricette di Borghezio, i paragoni di Daniela Santanché e scongiureremmo l’eventuale futura barzelletta in caso di ritorno di Silvio Berlusconi. Secondo me il guadagno ci sta tutto.

Le cose di cui dovrebbe vergognarsi Pier Ferdinando Casini

«Vorrei ringraziare i giovani che mi hanno contestato e spiegare loro che sono fiero di essere un sostenitore del governo Monti, cosa di cui non mi devo vergognare».

Questo il commento di Pier Ferdinando Casini, in merito alla protesta degli studenti catanesi durante la sua lectio magistralis alla Facoltà di Scienze Politiche, al grido di “nessuna lezione dall’UdC”.

Temo che i ragazzi dell’Università di Catania volessero andare oltre le motivazioni politiche del sostegno dei centristi all’attuale governo.

Tradotto in altre parole, un sano senso della vergogna dovrebbe sgorgare, nella mente del gentile presidente, per altri fatti quali:

  • la sua omofobia e la fiera opposizione alla legge contro le aggressioni ai gay
  • l’aver sostenuto e votato la legge 40, lesiva della dignità e della salute delle donne
  • l’aver candidato e fatto eleggere Totò Cuffaro, condannato per rapporti con la mafia
  • l’aver candidato e fatto eleggere l’ex ministro Romano, indagato per rapporti con la mafia
  • aver avallato, per molto tempo, la politica berlusconiana, con le sue vergognose leggi.

Ecco, per tutto questo in un paese normale non si verrebbe nemmeno eletti nemmeno in una circoscrizione di quartiere. Casini, invece, non viene nemmeno sfiorato dal benché minimo imbarazzo. Ne prendiamo atto.

Regionali 2010 e caso Bonino: il pd ha drogato la democrazia?

Cerchiamo di ricostruire i fatti.

L’intervento di Concita De Gregorio potete sentirlo direttamente voi qui: http://www.radioradicale.it/scheda/340729

Poi c’è il comunicato dei Radicali Italiani, pesantissimo, che si può riassumere così: «il Partito Democratico ha voluto far perdere Emma Bonino alle Regionali del Lazio».

La cosa di per sé non è una novità. Che certi partiti di centro-sinistra non amassero la candidatura di Emma Bonino è stata cosa fin troppo evidente.

Ma cosa ha detto l’ex direttrice dell’Unità? Raccontando di un suo incontro con un “altissimissimissimo” (sic) dirigente del partito democratico, sull’appoggio alla leader radicale, allora candidata per la coalizione progressista contro la destra, emerge che l’anonimo interlocutore abbia risposto così:

«A noi questa volta nel Lazio ci conviene perdere. Perché, siccome la Polverini è la candidata di Fini e siccome è l’unica sua candidata della tornata, se vince, Fini si rafforza all’interno della sua posizione critica del centrodestra e, finalmente, si decide a mollare Berlusconi e a fare il terzo polo, insieme a Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con Fini e Casini e andare al governo.  Senza ovviamente che gli elettori ci mollino, senza perdere troppo consenso. Perché non saremo noi a condurre questa operazione, noi perdendo oggi daremo solo il via, il resto lo farà la crisi economica».

Gli aspetti inquietanti di questa vicenda, finora non smentita da nessuno dei “altissimissimissimi” del pd, e contestata, per altro male, da alcuni suoi militanti (Cristiana, mi duole dirlo il tuo ragionamento fa torto alla tua onestà intellettuale), sono molteplici:

1. Concita De Gregorio non è una giornalista qualsiasi. È la direttrice dell’organo ufficiale del pd. È stata, cioè, la voce del partito. E questa voce ha detto che il partito, nella persona di un suo massimo dirigente, ha lavorato contro se stesso e contro i suoi militanti, che invece puntavano alla vittoria delle regionali del 2010.

2. Se quanto detto da De Gregorio è vero, e fino ad adesso pare che lo sia, cosa ci autorizza a non pensare che il pd non farà lo stesso in altre competizioni elettorali per seguire il disegno neoconservatore e reazionario dei suoi leader?

3. Il progetto di un’alleanza che coinvolga Casini – che, ricordiamolo, ha portato in parlamento un condannato per rapporti con la mafia (Cuffaro) e un indagato per lo stesso reato (Romano) – e Fini – ex fascista – è nei piani manifesti dell’attuale dirigenza del pd. I conti tornerebbero, in tal senso.

4. Il principale partito di opposizione pare aver bisogno dell’aiuto di frange integraliste cattoliche per poter ritornare al potere. Si mostra, dunque, incapace di riprodurre una strategia politica vincente che lo renda autonomo dai suoi alleati. Questi, per altro, non sono cercati a sinistra – come IdV o SEL – bensì in quella stessa destra che ha contribuito fattivamente a fare le fortune di Berlusconi negli ultimi diciotto anni.

5. Ancora sulle alleanze: il pd è fermo al 27% dei consensi secondo tutti i sondaggi. SEL e IdV, insieme, arriverebbero al 18%. Ancora, secondo i sondaggi, l’UdC non va oltre il 7% e Fini è fermo al 3%. Per quale ragione preferire un patto con una forza accreditata tra il 10-12%, per di più di destra clericale?

Da queste evidenze, emergono due ulteriori considerazioni.

La prima: se domani si proponesse un’alleanza pd-terzo polo, sarebbe la fine di qualsiasi intervento politico su questioni vitali per i diritti civili. Testamento biologico e coppie di fatto, ad esempio, verrebbero cestinati per sempre nel nostro panorama politico. Per non parlare di altri settori strategici, come sanità e scuola. I fondi pubblici sarebbero destinati a enti religiosi, in spregio della nostra Costituzione e del concetto stesso di laicità.

La seconda: i militanti e gli elettori del pd sono stati trattati, da quel dirigente, come pecore disposte ad accettare supinamente le decisioni dei piani alti. Vedremo se è vero. Perché in qualsiasi paese serio, un partito serio defenestrerebbe immediatamente quel dirigente. In alternativa, il partito perderebbe milioni di consensi in pochi mesi. Anche se io temo che non accadrà nulla di tutto questo.

Un fatto rimane, comunque, incontrovertibile: Emma Bonino ha perso e la democrazia pare esser stata drogata proprio dalla dirigenza di quel partito che porta, dentro il suo nome, l’aggettivo che si rifà ad essa. Non è decisamente un buon segno.

Il canto del Merlo e il sussurro dello sciacallo

Francesco Merlo ci ha già abituato ad articoli e interventi che in qualsiasi altro paese civile verrebbero bollati, nella migliori delle ipotesi, come reazionari, per non dire fascisti.

Ricordo il caso di Domenico Riso, lo steward italiano morto, nell’agosto del 2008, in un incidente aereo con il compagno e il figlio.

Allora Merlo si scagliò contro Grillini e l’intera Arcigay, rei di aver accusato i media italiani del silenzio sulla relazione tra i due padri gay. Per Merlo, dietro quel j’accuse si nascondeva la strumentalizzazione politica – l’uso della tragedia per portare avanti le istanze della battaglia GLBT – e l’esibizione della sessualità.

Merlo non capì, o fece finta di non comprendere, che l’Arcigay chiedeva solo che venisse riconosciuto un sentimento, quello di due uomini che avevano provato, sicuramente tra non poche difficoltà, a creare un loro nucleo affettivo e umano, una famiglia, per usare un termine del mondo della “normalità”.

E invece paragono quella situazione al consumo del viagra e alle pratiche feticiste.

Adesso ritorna alla carica, sempre sulla pelle di persone vittime della tragedia. In un video pubblicato su Repubblica.it, Merlo mette a confronto Genova e Messina, i due alluvioni, l’ordine e la pulizia del nord civile e il degrado e l’abusivismo del sud mafioso.

Certo, i morti sono tutti uguali, ma le cause sono diverse, dice. E a guardare la cause, chissà che non abbiano ragione certe sub-culture, ci dice ancora, che disegnano un’immagine di un meridione lasciato in balia di delinquenze, dissesti sociali, inciviltà di sorta.

Il resto lo si può ascoltare sul filmato in questione.

Io mi chiedo, invece, se il giornalista di Repubblica non prenda spunto da certi fatti per veicolare – attraverso il dubbio, la domanda, l’indagine – giudizi morali specifici e pensieri politici abominevoli, cattivi, disumani e disumanizzanti.

Perché se così fosse, sarebbe grave che uno dei più importanti quotidiani italiani lasciasse spazio, tra le sue colonne e tra i suoi pixel, a chi pare non conoscere bene la differenza, tutt’altro che sottile, tra l’opinione critica, sempre legittima, e il più becero sciacallaggio. Questo sempre aberrante, come possono esserlo in egual modo l’omofobia, le mafie e il malaffare di questo nostro paese.

Berlusconi se ne andrà? Il berlusconismo resta

Berlusconi è il suo governo hanno solo 308 deputati. Lentamente muore, potremmo dire poeticamente. Ma adesso, cosa accadrà?

Dopo Berlusconi avremo Bersani, soporifero anche mentre gli diceva di andarsene a casa.
Ci saranno di nuovo D’Alema e Bindi ministri.
Casini e Buttiglione faranno parte delle prossime maggioranze parlamentari.
Vendola è talmente desideroso di tornare in parlamento che è pronto a patti col demonio: la questione del matrimonio gay è già stata depennata dal sito di SEL.

Il futuro, in pratica, sarà fatto di soldi alle scuole cattoliche, omofobia, restrizioni e divieti sulla lotta all’AIDS, sull’educazione sessuale, sull’uso del preservativo, sul testamento biologico e fine vita. Sta già accadendo tutto, a Milano, in Lombardia, altrove.

Voi state lì a festeggiare ma la cultura profonda di questo paese non cambierà, saremo sempre in mano a gentaglia che ha fatto la fortuna di Silvio Berlusconi e che è diversa da lui per il solo fatto di portare un cognome diverso.

Se Berlusconi cade, va via solo il sintomo più evidente, la febbre. Il virus del conservatorismo, delle mafie al potere, del clericalismo, del disprezzo per intere fette sociali sarà saldamente al potere. Io non ci trovo nessuna ragione per festeggiare.

Il pd bolognese con la destra contro le famiglie gay

Una famiglia omoparentale è composta da due mamme o da due papà. Queste coppie hanno figli, o perché li hanno concepiti o perché li hanno adottati (all’estero, qui in Italia non si può) o perché provengono da unioni precedenti.

I figli di queste famiglie vanno a scuola, frequentano le palestre comunali, in alcuni casi anche gli oratori di quei sacerdoti illuminati che vedono l’amore tra le persone e non il “peccato” (presunto e da dimostrare).

I padri e le madri gay hanno a che fare con pappe, influenze, problemi con la matematica, piccole e grandi ansie dei loro bambini (e anche dei loro ragazzi, visto che il fenomeno non è recentissimo).

Si calcola che in Italia siano centomila le famiglie di questo tipo. Esse hanno tutti gli oneri di una coppia con figli e qualche problema in più di quelle regolarmente sposate. Se il genitore biologico muore, ad esempio, lo Stato non tutela il bambino che può essere prelevato dalla sua casa e affidato a un istituto minorile, anche in presenza del genitore affettivo.

Per non parlare degli insulti quotidiani che questi nuclei familiari ricevono ogni giorno da parte di persone come Casini – quello che ha candidato Cuffaro e l’attuale ministro Saverio Romano, indagato per mafia – Buttiglione – cacciato dalla Commissione Europea, perché omofobo – Joseph Ratzinger – accusato di aver coperto diversi casi di violenza sessuale su minori all’interno della chiesa – Rosy Bindi e altra gente di tal risma.

Di fronte a tanta violenza, a tanta ignoranza, a tanto pregiudizio, stupisce la quotidianità di quelle famiglie che accettano con amore i propri figli gay (come quelle di Agedo) e delle altre composte proprio da gay (come le Famiglie Arcobaleno), per niente sterili e capaci di avere e di crescere bambini nel nome del rispetto delle differenze e della dignità di tutti gli esseri umani.

Qualcuno dovrebbe dirlo al partito democratico di Bologna che, in occasione della richiesta, da parte proprio di Famiglie Arcobaleno e di Agedo di entrare a far parte della Consulta per la Famiglia, ha fatto muro proprio con i partiti di destra. Per il pd bolognese, quindi, due genitori eterosessuali che hanno un figlio gay non sono più famiglia. Due gay che hanno figli, non lo saranno mai.

Qualcuno ricordi a certa gentaglia che sa solo comandare, ma non riesce a governare i fenomeni del presente, che c’è famiglia dove c’è rispetto, progettualità e amore. Parole che evidentemente dentro certi partiti sono state dimenticate da tempo.