Ai paladini del Piave

Ci risiamo. Puntualmente. Se scrivo che il nord dell’Italia non mi piace, vengo immediatamente tacciato di vicinanza culturale al leghismo. Mi si accusa di far miei termini che vengono usati dal partito di Bossi. Mi si addita un comportamento leghista, senza nessuna prova che non sia il frutto dell’illazione.

Vorrei solo farvi notare, tuttavia, che non sono io che chiamo Padania il nord. E’ il leader di un partito che al nord ha punte di percentuali di votanti che variano dal 35% al 70%, a seconda del territorio. Per cui è il nord che vota in massa chi chiama quelle terre col nome siffatto. Per quel che mi riguarda, mi trovo male in quelle terre perché le considero brutte, senz’attrattiva alcuna e sia chiaro che ne faccio una questione squisitamente personale. E non mi piacciono, ancora, perché non mi ci sono mai trovato a mio agio per tutta una serie di questioni private, umane e politiche. E se non voglio viverci ho il diritto di dirlo senza che il solito paladino del Piave si senta offeso nel suo intimo orgoglio.

Non per questo mi sognerei di fare i treni per i milanesi e quelli per i romani. Quello è essere leghisti e mi spiace che un’evidenza simile non sia alla portata delle menti più semplici. Forse anche questo è un elemento di successo di quell’orrido partito.

Detto questo, spero che certa gente non scriva più. Non ho molto tempo da sprecare dietro chi non sa fare altro che insultare solo perché non capisce il valore semantico di una metonimia o di un’antonomasia.