Una risposta che in fondo non c’è

 

«Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
ma c’è il dolore che sale che sa e e fa male
arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me.
Prosegue nella sua corsa si prende quello che resta
ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa
vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è.
E sale e scende dagli occhi il sole adesso dov’è
mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
che le parole nell’aria sono parole a metà
ma queste sono già scritte e il tempo non passerà.

Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me
la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
la vita può allontanarci, l’amore poi continuerà.»

***

Niente ha raccontato meglio questi ultimi tre anni e mezzo, al calar della sera. E come nella canzone, nella sua parte finale, il sentimento è passato. La vita, invece, è continuata. Direi che va bene. No?

P.S.: la parte suonata col violino è una delle cose migliori che ci possano capitare. Ascoltate bene. E sia estasi. E una carezza di lacrime.

Vorrei avesse vinto Carlo

 

Il festival è finito e per me dovevano vincere Arisa e Celeste Gaia.

La prima, perché la sua canzone ha raccontato le mie notti negli ultimi tre anni e mezzo.
La seconda perché è semplicemente matta, non-sense, bionda, svampita. E perché canta in modo delizioso.

A quest’ultima dico: non preoccuparti, se sei stata sbattuta fuori a primo giro è solo buon segno. Ti faccio due nomi soltanto: Vasco Rossi e Carmen Consoli. Stessa sorte. Magari lo stesso futuro?

Secondo poi: forse non lo sai ancora, ma sei entrata nel cuore di milioni di gay e lesbiche in tutta Italia. Anche quelli più improbabili, quando si incontrano mettono avanti la mano e si salutano dicendo “Carlo”.

Insomma Celeste, sei na frociara! Di fatto sei famosa. Molto più di qualsiasi bimbominkia da reality pronto a conquistare l’Ariston per poi cadere nel più cupo oblio.