Ci vuole karma (e sangue freddo)

Io vado avanti.
Nonostante il lavoro, che non mi piace.
I maschi maledetti.
L’ipocondria.
La terapia (che di per sé non è un male, ma se ci vado è perché il male c’è).
La politica italiana.
I casini vari.

Chissà che persona orrenda ero nella mia vita passata…

Sapere che potrebbe esserci un molo

È la primavera. Il sole che acceca, fin dentro le finestre della casa di adesso. Ripenso al passato, in Sicilia. Quando, per un curioso paradosso, proprio laddove la pietra è in rima col quarzo, casa mia era buia ed ero io a dover portarvi dentro i colori. E adesso che i raggi contendono le tende bianche al vento di marzo, canto con fare vago e indifferente, ascolto musiche allegre e pensose, coinvolto dalle cose quotidiane.

O, I need
The darkness
The sweetness
The sadness
The weakness
I need this

Io sono così. Sapere che potrebbe esserci un molo, una sponda in tutto questo mosaico di intenzioni mi fa sentire così vivo e spaventato e la possibilità che sia solo un porto di passaggio, che razionalmente domino, mi rigetta in una malinconia che vorrei lasciarmi alle spalle.

Ed è buffo come a volte
il tempo scorra meglio del previsto
un panico incombente ci costringe ad addomesticare
un fervido sorriso, un benessere improvviso

Un amico mi ha rivelato che riesco a vivere intensamente la vita. Diciamo che mi concentrerò su questo dono e sorriderò alle cose del destino, lanciando semi ingannevoli alle colombe del karma così che siano distratte da altro.

(In playlist: My skin, Natalie Merchant; Non molto lontano da qui, Carmen Consoli)