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Se fossi io al governo…

Se fossi io al governo semplificherei portando il numero delle regioni a dieci in tutto, e il numero delle province a trentacinque.

Ecco come andrebbero riorganizzate le regioni

  1. Regione Alpina (Val d’Aosta, Piemonte, Liguria): 5 province (di cui 1 autonoma) – capoluogo: Torino
  2. Regione Lombarda: 4 province – capoluogo: Milano
  3. Regione Triveneta (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige): 6 province (di cui 2 autonome) – capoluogo: Venezia
  4. Regione Tosco-Emiliana (Toscana, Emilia-Romagna): 6 province – capoluogo: Bologna
  5. Regione Laziale: 3 province – capoluogo: Roma
  6. Regione Appenninica Settentrionale (Umbria, Marche): 3 province – capoluogo: Ancona
  7. Regione Appenninica Meridionale (Abruzzo, Molise): 2 province – capoluogo: L’Aquila
  8. Regione Campana: 3 province – capoluogo: Napoli
  9. Regione Ionica (Puglia, Basilicata, Calabria): 4 province – capoluogo: Bari
  10. Regione Insulare (Sicilia, Sardegna): 4 province – capoluogo: Palermo

Ed ecco come rifarei le province:

  1. Provincia Torinese (ex provincia di Torino)
  2. Provincia autonoma di Aosta (ex regione Valle d’Aosta)
  3. Provincia dei Laghi occidentali (sede: Novara – ex province di Vercelli, Novara, Biella e Verbania)
  4. Provincia Pedemontana (sede: Alessandria – ex province di Cuneo, Alessandria, Asti)
  5. Provincia Ligure (sede: Genova – ex regione Liguria)
  6. Provincia Milanese (sede: Milano – ex province di Milano, Monza e Brianza)
  7. Provincia dei Laghi orientali (sede: Como – ex province di Como, Sondrio, Lecco, Varese)
  8. Provincia del Po (sede: Pavia – ex province di Pavia, Lodi, Cremona, Mantova)
  9. Provincia dell’Iseo (sede: Brescia – ex province di Bergamo, Brescia)
  10. Provincia Lagunare (sede: Venezia – ex province di Venezia, Treviso, Belluno)
  11. Provincia Euganea (sede: Padova – ex province di Padova, Rovigo, Vicenza, Verona)
  12. Provincia autonoma di Trento (ex provincia di Trento)
  13. Provincia autonoma di Bolzano (ex provincia di Bolzano)
  14. Provincia Friulana (sede: Trieste – ex regione Friuli Venezia Giulia)
  15. Provincia Romagnola (sede: Ravenna – ex province di Ravenna, Rimini, Forlì)
  16. Provincia Emiliana orientale (sede: Bologna – ex province di Bologna, Ferrara e Modena)
  17. Provincia Emiliana occidentale (sede: Parma – ex province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, Massa-Carrara)
  18. Provincia della Val d’Arno (sede: Firenze – ex province di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Lucca, Pisa)
  19. Provincia Tirrenica (sede: Siena – ex province di Grosseto, Livorno, Siena)
  20. Provincia Umbra (sede: Perugia – ex regione Umbria)
  21. Provincia Adriatica (sede: Ancona – ex province di Ancona, Pesaro-Urbino)
  22. Provincia Picena (sede: Macerata – ex province di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo)
  23. Provincia Romana (ex provincia di Roma)
  24. Provincia del Laghi Laziali (sede: Viterbo – ex province di Viterbo e Rieti)
  25. Provincia Pontina (sede: Latina – ex province di Latina e Frosinone)
  26. Provincia Abruzzese (sede: L’Aquila – ex regione Abruzzo)
  27. Provincia Molisana (sede: Campobasso – ex regione Molise)
  28. Provincia Napoletana (ex provincia di Napoli)
  29. Provincia del Volturno (sede: Caserta – ex province di Caserta e Benevento)
  30. Provincia Appenninica Campana (sede: Salerno  – ex province di Salerno e Avellino)
  31. Provincia Pugliese (sede: Bari – ex province di Foggia, Bari, Barletta)
  32. Provincia Salentina (sede: Lecce – ex province di Lecce, Brindisi, Taranto)
  33. Provincia Lucana (sede: Potenza – ex regione Basilicata)
  34. Provincia Calabra (sede: Catanzaro – ex regione Calabria)
  35. Provincia Sicana (sede: Palermo – ex province di Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta)
  36. Provincia Etnea (sede: Catania – ex province di Catania, Siracusa, Ragusa, Enna, Messina)
  37. Provincia Campidana (sede: Cagliari – ex province di Cagliari, Carbonia, Medio Campidano, Ogliastra, Oristano)
  38. Provincia Logudorese (sede: Sassari – ex province di Sassari, Nuoro, Olbia)

Per un totale di 10 regioni e 38 province (di cui 3 autonome).

Da qui, procederei per una drastica riduzione dei parlamentari. Trecentottantacinque (385) per la Camera dei Deputati (attraverso una ridistribuzione dei collegi elettorali) e centoquindici (115) per il Senato Federale (per un totale di tre a regione, più uno ripescato dal primo dei non eletti).

Con i soldi risparmiati si potrebbero fare tante cose interessanti, tipo abbassare le tasse, aumentare i fondi per scuola (a cominciare da quelli per acquistare la carta igienica e i registri cartacei) e sanità, rimpolpare le pensioni…

Purtroppo, tuttavia, questo è un post di fantapolitica e io, di conseguenza, non sarò mai al governo. E pazienza!

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Cosa mai l’ha fatta diventare così stupido, onorevole?

Quella che segue è una lettera aperta che un giocatore di football americano, Chris Kluwe, della squadra dei Minnesota Vikings, ha scritto a tale Emmett C. Burns Jr., esponente del Partito Democratico americano che si era precedentemente scagliato contro un suo collega dei Baltimore Ravens, Brendon Ayanbadejo, per il suo supporto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La lettera, che è stata pubblicata su Il Post, è molto eloquente a tale proposito:

Caro Emmett C. Burns Jr.,

Trovo inconcepibile che lei sia stato eletto come delegato dello stato del Maryland. Il suo livore e la sua intolleranza mi imbarazzano, e mi disgusta pensare che lei sia in qualsiasi modo e a qualsiasi livello coinvolto nel processo di formazione delle politiche sociali.

Le posizioni che lei abbraccia ed espone non prendono in considerazione alcuni punti fondamentali, che illustrerò con dovizia di particolari (potrebbe esserle necessaria l’assunzione di uno stagista che la aiuti con le parole più lunghe):

1. Come sospettavo, non ha letto la Costituzione, quindi le vorrei ricordare che il Primo, primissimo emendamento di questo fondamentale documento si occupa della libertà di parola, e in particolar modo delle limitazioni di tale libertà.
Utilizzando la sua posizione istituzionale (facendo riferimento ai suoi elettori in modo da minacciare implicitamente la gestione dei Ravens) per dichiarare che i Ravens dovrebbero «scoraggiare dichiarazioni di questo genere» da parte dei loro dipendenti – nello specifico Brendon Ayanbadejo – non solo lei sta chiaramente violando il Primo Emendamento, ma dimostra di essere una narcisista macchia di merda.

Che cosa mai l’ha fatta diventare così stupido? Mi sconcerta che un uomo come lei, che fa affidamento sullo stesso Primo Emendamento per coltivare i propri studi religiosi senza timore di ritorsioni da parte dello Stato, possa giustificare il soffocamento del diritto alla libertà di espressione di qualcun altro. Chiamare “ipocrita” un uomo come lei sarebbe mancare di rispetto alla parola. “Osceno, assurdo ipocrita del cazzo” è un po’ più appropriato, forse.

2. «Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con questa presa di posizione e ritengono che [questi argomenti] non debbano avere posto nello sport, che dovrebbe riguardare il tifo, l’intrattenimento, l’entusiasmo e nient’altro». Santo cielo, quante stronzate. Ha sul serio detto questa roba, lei che è stato «attivamente coinvolto nelle task force del governo che si sono occupate delle conseguenze culturali e sociali della schiavitù in Maryland» (come recita la sua voce di Wikipedia, ndt)? Non ha mai sentito parlare di Kenny Washington? Di Jackie Robinson? Nel 1962 la NFL prevedeva ancora la segregazione razziale, che è stata spazzata via grazie a atleti e allenatori coraggiosi che hanno osato esprimere il loro parere e fare la cosa giusta.
E nonostante tutto questo lei è capace di dire che la politica e le questioni politiche «non dovrebbero avere un posto nello sport»? Non so neanche da dove cominciare per immaginare la dissonanza cognitiva che con ogni probabilità sconvolge in questo momento la sua mente confusa e marcia, e la ginnastica mentale con cui il suo cervello si è contorto fino a produrre una dichiarazione così assurda da meritare una medaglia d’oro olimpica (il giudice russo sicuramente le darebbe 10, per “bellissimo repressivismo”).

3. Questo è più un mio dubbio personale. Ma perché odia la libertà? Perché odia il fatto che altre persone vogliano avere la possibilità di vivere le loro vite ed essere felici, anche se la pensano in modo diverso dal suo, o si comportano in modo diverso? In che modo, in che forma, la riguarda il matrimonio gay? In che modo influisce sulla sua vita? Teme che se il matrimonio gay diventasse legale, lei comincerebbe all’improvviso a pensare al pene? «Oh merda, il matrimonio gay è stato approvato, devo subito correre a farmi sfondare di cazzi!». Ha paura che tutti i suoi amici diventino gay e non vengano più la domenica a vedere le partite da lei? (Comunque è improbabile, dato che anche ai gay piace guardare il football).

Posso assicurarle che il matrimonio gay non avrà alcun effetto sulla sua vita. I gay non verranno a casa sua a rubare i suoi figli. Non la trasformeranno magicamente in un lussurioso mostro mangiacazzi. Non rovesceranno il governo in un’orgia di edonistica dissolutezza soltanto perché all’improvviso avranno gli stessi diritti del 90 per cento della nostra popolazione – diritti come le indennità della previdenza, agevolazioni fiscali per chi ha figli, i permessi familiari o i congedi per malattia per prendersi cura dei propri cari, e l’assistenza sanitaria estesa a coniugi e figli. Sa che cosa farà ai gay il fatto di avere questi diritti? Li renderà cittadini americani a tutti gli effetti, proprio come tutti gli altri, con la libertà di perseguire la felicità con tutto ciò che questo comporta. Le dicono niente le battaglie per i diritti civili degli ultimi 200 anni?

In conclusione, spero che questa lettera, in qualche modo, la porti a riflettere sulla dimensione del colossale casino che lei ha spudoratamente scatenato ai danni di una persona il cui solo crimine è stato esporsi per qualcosa in cui credeva. Buona fortuna per le prossime elezioni, sono certo che ne avrà bisogno.

Cordialmente,
Chris Kluwe

P.S. Mi sono dannatamente esposto sulla questione del matrimonio gay, quindi può anche prendere il suo «non sono a conoscenza di altri giocatori della NFL che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo» e ficcarselo nella sua piccola boccaccia priva di empatia, strozzandocisi. Stronzo.

A quanto pare l’omofobia induce molte persone, anche quelle che si definiscono democratiche, ad auspicare la fine delle libertà personali per contrastare, in nome di vecchie superstizioni, il principio dell’autodeterminazione.

Una lettera del genere, ancora, potrebbe benissimo essere indirizzata a molti dei nostri politici – Giovanardi, Casini, Buttiglione, Bindi, D’Alema, ecc. – ma purtroppo non ci risulta che tra i nostri sportivi vi sia qualcuno che abbia una coscienza civica così sviluppata e, parolacce a parte, una così felice loquela.

Noi abbiamo gente come Gattuso e Cassano. E se lo sport è lo specchio di una società, si capisce come mai abbiamo anche certa gente dentro Pd, UdC e PdL.

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Oggi su Gay’s Anatomy: “Il World Pride e la macchina del tempo”

«Parlerò anch’io di World Pride. E lo farò da un punto di vista diverso: questa volta, infatti, da semplice spettatore. Perché, per chi non lo sapesse, e come ha già scritto Andrea nel suo articolo in merito, a Londra non potevi marciare se non eri registrato, ma potevi assistere ai lati del corteo e, credetemi, è stata un’esperienza ugualmente emozionante.

La cosa che mi ha stupito di quel pride è stata la presenza di tutte quelle diversità, dentro e fuori la comunità LGBT. Filopalestinesi e filoisrealiani a pochi metri gli uni dagli altri. Turchi e greco-ciprioti, insieme. Spezzone antagonista e grandi banche. Tutte nello stesso corteo.

Pare, infatti, che il messaggio che il World Pride britannico fosse, in parole più semplici: tutto può dividerci, nella vita di ogni giorno. Ma siamo uomini e donne che amano nello stesso modo. E questo non può che unirci.

Tutto ciò non può che portare a due conclusioni, se guardiamo la degradata realtà italiana. E dico degradata non solo per il nulla di fatto fino ad adesso, ma anche per lo stato dell’arte della comunità e del movimento gay del nostro paese.»

Vuoi leggere il resto? Fallo (e commenta) su Gay’s Anatomy!

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Italia-Spagna: bella gente al Circo Massimo

Si legge su Repubblica che «tra le bandiere italiane che sventolano al Circo Massimo a Roma durante il primo tempo della proiezione della finale Italia-Spagna spuntano anche una bandiera con una svastica accompagnata da saluti romani e una con il volto di Mussolini».

Si ringraziano, nell’ordine:

1. gli imbecilli, purtroppo sempre troppo numerosi (e a Circo Massimo ce ne erano alcuni di troppo);

2. la polizia che, nonostante la leggi vieti questo tipo di manifestazioni di pensiero, non è riuscita a impedire che si manifestasse questa vergogna all’Italia davanti al mondo intero (anche se va detto che il responsabile è stato, in seguito, arrestato, come si può leggere su Roma Today);

3. i tifosi che, troppo occupati a vedere la partita, non hanno pensato di far abbassare quei vessilli ignobili.

Tutta questa storia dimostra, per altro e in modo egregio, quanto le coscienze possano essere drogate e annichilite di fronte a un pallone. A tal punto da non (voler) vedere eccidi di animali, l’omofobia dei nostri paladini e, last but not least, le forme di fascismo strisciante che, a quanto pare, trovano fertile humus in contesti come questo.

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Culone e cani randagi. E forza Italia.

Alla vigilia della finale tra Italia e Spagna, leggo su Repubblica, in merito a questi sanguinosi europei:

È la fine del primo tempo, i giocatori sono ancora negli spogliatoi e, sotto di due gol, la Germania già sente odore di sconfitta. “Sono fuori da ogni controllo in area rigore, giocano come se fossero in strada”. Reinhold Beckmann e Mehmet Scholl, commentatori sportivi della televisione tedesca Ard, se la prendono con Cassano e Balotelli e li definiscono: “cani randagi” e “non autosufficienti”. Affermazioni non gradite neanche da parte del pubblico e della stampa tedesca.

L’indomani di quella partita, ricordo, tanto per non essere da meno, alcuni luminosi esempi di stampa italiana titolavano con un addio alla “culona” Angela Merkel.

Ma a noi italiani piace lo stesso. Per il calcio siamo disposti a tollerare razzismo, omofobia, maschilismo e tutto il disprezzo per qual si voglia parvenza di rispetto per i diritti minimi. Cani o esseri umani, arrivati a questo punto, non c’è più molta differenza.

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Oggi su Gay’s Anatomy: “I grandi della Terra dicono sì al matrimonio gay”

Ieri Cameron e Zapatero. Oggi Hollande e Obama. E non solo…

I grandi della Terra si stanno aprendo, pian piano, alla piena equiparazione tra coppie sposate e coppie di fatto. Forse per calcolo, forse per tenersi buoni i propri elettori. Ma di certo questo tema non li spaventa, non li intimorisce e, addirittura, fa in modo che sia la destra a seguire le sinistre nella propria agenda politica.

E nel peggiore dei casi, questi sono comunque favorevoli ai diritti alle coppie (e non ai singoli, come prevedevano i DiCo).

In Italia avremo mai un “grande” alla guida del nostro paese? Leggilo su Gay’s Anatomy!

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Obama e Hollande: sì a nozze gay! Bersani invece…

Francia, terzo millennio. Hollande viene intervistato sui  matrimoni tra persone dello stesso sesso che  «potrebbero diventare realtà nella primavera del 2013». Il giornalista gli chiede «Perché proprio allora?» e in neo-presidente francese risponde così:

I primi mesi dei lavori parlamentari saranno essenzialmente dedicati alla programmazione economica e, poiché desidero una buona discussione, meglio cominciare agli inizi del 2013 e terminare in primavera. E poi si sa che la primavera è una buona stagione per sposarsi!

Seguono una serie di illuminate – ma si sa, siamo nella patria dei lumi – riflessioni sulla lotta all’omo-transfobia, sulle adozioni, sulle politiche per le persone transessuali.

Stati Uniti, terzo millennio. Il presidente Obama si dichiara favorevole alle nozze gay:

I matrimoni gay dovrebbero essere legali. Ho tratto la conclusione che per me personalmente è importante andare avanti ed affermare che ritengo come le coppie dello stesso sesso debbano potersi sposare.

Italia, 2012 dopo Cristo. Bersani sta ancora aspettando il permesso del papa per potersi esprimere al riguardo. Rosy Bindi, invece, si dichiara fermamente contraria. Ma solo perché sa che lei non troverebbe moglie.

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I Pride sono ancora necessari. Parola di chi ha già tutti i diritti

È deplorevole, dichiara Nicolas sul suo profilo Facebook, che ci sia ancora bisogno di un gay pride, anche in Belgio. Perché la manifestazione conserva ancora tutto il suo significato!

Gli risponde Daniel, dal Canada francese: «L’homosexualité est si banal, que les évènements comme ceux là n’attirent presque plus personne». Essere gay è così normale che nessuno ci fa quasi più caso. E augura, anche se gli spiace togliere lustro alla giornata dell’orgoglio, che da questa parte dell’Atlantico sia così come in Quebec, un giorno.

Antoine, dal canto suo, si rammarica, assieme a Daniel, che diritti costati sacrifici altissimi da parte di un’intera generazione vengano dati per scontati.

Il resto scoprilo su Gay’s Anatomy.

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Elezioni in Italia ed Europa: nuova (e brutta) politica all’arrembaggio!

Tempo di elezioni in Italia e in Europa. E credo che si possa sposare l’affermazione di Paola Concia, riguardo Parigi e Atene: la Francia rappresenta la speranza, la Grecia l’incubo.

Non nascondiamoci, infatti, un aspetto importantissimo: l’avanzata dell’estrema destra. Non solo il Front National, di Marie Le Pen, ma anche i neonazisti ellenici, di Alba Dorata. Roba, per intenderci, che i nostri leghisti, in confronto, sembrano mammolette illuministe.

Voto di protesta, certo. E voto di crisi. Ma pur sempre voto. Una scelta che non è per la “democrazia” in senso classico. Una scelta che non è, per altro, orientata verso l’astensione o la scheda bianca bensì verso opzioni comunque violente. E questo non va tenuto sotto gamba. La storia lo insegna.

In ogni caso, come già detto due settimane fa, adesso Hollande, in Francia, dovrà affrontare una sfida difficilissima: dare nuova credibilità a quella politica “tradizionale” che in tutta Europa è insidiata da una politica nuova – erroneamente accostata al prefisso anti-, e si pensi agli stessi Pirati tedeschi… – che non si riconosce nell’architettura istituzionale. Questo tentativo, si ricordi, dovrà inserire un nuovo percorso sui diritti GLBT. Vedremo come.

Per quanto riguarda l’Italia, credo che si possa riassumere la situazione di queste amministrative in modo seguente:
• le urne premiano la sinistra, sebbene la sinistra, anche in questo caso, benefici delle difficoltà della destra
• la Lega perde consensi, ma non scompare
• il PdL si scioglie, come il cerone di Berlusconi
• il Terzo Polo, di fatto, non esiste (Bersani e D’Alema, avete capito adesso o avete bisogno di un disegnino?)
• esplode il Movimento 5 Stelle, vero vincitore di queste elezioni

A questo proposito, mi soffermo su alcune ulteriori considerazioni:

1. a Genova vince il candidato di SEL, Doria, come a Milano la primavera passata. E a Palermo sembra profilarsi una situazione simile a quella di Napoli dell’anno scorso. Un candidato sostenuto da democratici e sinistra e che viene travolto da quello dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. L’IdV rischia di divenire un alleato indispensabile. E questo devono capirlo non solo gli amici piddini, ma anche quelli dipietristi;

2. sul Terzo Polo. Un articolo sull’Unità parla di sostanziale flop di un’accozzaglia di partiti che si riduce a un’UdC allargata a pochi transfughi del PdL (Fini) e del Pd (Rutelli). Casini, intanto, si trincera dietro un assordante mutismo. A cominciare dal suo profilo su Twitter. Sperando che si tratti dell’inizio del giusto oblio della sua orripilante carriera politica;

3. i numeri del voto. Molti già dicono: «ha votato solo il 67% degli aventi diritto». Or bene, la democrazia non è ciò che potrebbe accadere se. È ciò che accade a urne chiuse. I berlusconiani lo ripetevano sempre. Non sarebbe male rinfrescar loro la memoria;

4. dal voto italiano ed europeo emerge un messaggio chiarissimo all’Europa dei burocrati. Merkel a livello internazionale e Monti, qui in Italia, hanno avuto un messaggio più che chiaro.

La sinistra, se vuole essere forza egemone e leader, deve partire da tutte queste considerazioni, bloccare il tentativo proporzionalista dell’UdC, partito che ha candidato Cuffaro e Romano – ricordiamolo sempre – e trovare un’unità interna, di programma e quindi di coalizione, che dia a questo paese un futuro nuovo.

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Diritti gay: tra teoria e pratica – di Nicolas Van der Maren

Ho conosciuto Nicolas qualche anno fa, a Catania, in occasione del suo erasmus. Allora era uno studente di giurisprudenza. Mi colpì subito per i modi molto garbati e per la sua grande sensibilità umana. Non conoscevo, tuttavia, il suo impegno politico per i diritti delle persone LGBT.

Ho scoperto questo articolo scritto per Le soir, uno dei principali quotidiani belgi, che ho trovato molto interessante soprattutto per il dibattito italiano sui diritti civili e sulla questione “pride”.

Riporto qui la traduzione, invitandovi alla lettura. Secondo me dice cose interessanti, soprattutto in risposta indiretta a chi, oggi, in un’Italia che nulla ha dato alla sua gay community, liquida le giornate dell’orgoglio come inutile e dannosa ostentazione. La risposta a certe critiche arriva, da un paese lontano, proprio dalle sue parole.

Nicolas Van der Maren è oggi giurista e lavora come assistente incaricato presso l’Université catholique de Louvain.

***

La Giornata Internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio. Tre giorni prima, si era svolta la giornata dell’Orgoglio Gay 16 a Bruxelles, un’opportunità sia per gay, lesbiche, bisessuali e transgender sia per le persone loro sostenitrici di celebrare la loro festa fino alle prime ore del mattino, ma anche per rivendicare i propri diritti.

Questi eventi hanno ancora senso in Belgio? Negli ultimi anni, gli omosessuali del Regno hanno effettivamente visto i loro diritti notevolmente migliorati. Dal 1 ° giugno 2003, data di entrata in vigore della legge del 13 febbraio dello stesso anno, due persone dello stesso sesso possono sposarsi, formare una coppia riconosciuta dalla società. La successiva legge del 18 maggio 2006 ha integrato i loro diritti, modificando alcune disposizioni del codice civile per consentire alle famiglie gay di adottare un bambino, e la maggior parte dei testi di legge anti-discriminazione vietano espressamente la disparità di trattamento fondate sull’orientamento sessuale.

Tuttavia, se il legislatore ha compreso lo sviluppo liberale della nostra società e ha adottato gli strumenti giuridici di cui sopra, è lecito chiedersi se, in pratica, la società – in tutte le sue componenti – ha la stessa concezione del legislatore. Mentre ogni cittadino obbedisce alle leggi dello Stato e può rivendicare specifici diritti, egli è ugualmente sottoposto alle regole di altre comunità o organizzazioni.

Pertanto, gli atleti devono osservare le regole della sua federazione sportiva, gli aderenti al Rotary alle direttive dei propri club di servizio, i credenti a quelle della loro comunità religiosa, i lavoratori alle disposizioni dell’azienda, ecc. Tutti questi ordinamenti giuridici contengono le stesse regole egualitarie tra omosessuali e eterosessuali? Anche indipendentemente dei testi che regolano la loro organizzazione, questi diversi club, gruppi, associazioni o comunità rispettano i principi di non discriminazione?

Più in generale nella nostra società, fortemente ancorata alla tradizione giudaico-cristiana e che vede sorgere per di più anche certe influenze da altre religioni, si osserva ancora quotidianamente che i datori di lavoro preferiscono assumere un “vero uomo” piuttosto che “un frocio”, i proprietari rifiutano di affittare casa a una coppia gay per «preservare la serenità del quartiere», o che un giovane gay, disposto a impegnarsi in politica, debba affrontare l’ostilità da parte di un suo leader per il fatto che la politica è un “ambiente molto maschile”… come se un uomo cessasse di essere tale poiché gay!

Non occorre, tuttavia, dipingere il quadro a tinte fosche e generalizzare, in questi casi. Se alcuni hanno più problemi con il cambiamento delle norme sociali, la mentalità sta evolvendo verso una maggiore libertà per i gay ed è sempre meglio vivere adesso nella nostra società, se si è gay, rispetto a ieri. Non bisogna dimenticare tuttavia che, nonostante i diritti riconosciuti agli omosessuali, i comportamenti aggressivi e discriminatori contro la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono ancora numerosi in certi ambienti, perfino a noi vicini.

Per queste sole ragioni, le manifestazioni sopra citate sono sempre più necessarie. Rappresentano anche uno standard di possibilità di diritti per gay e lesbiche della comunità internazionale. In alcuni paesi, le associazioni e gli attivisti della comunità dei diritti umani, e dei diritti gay in particolare, devono affrontare enormi battaglie e non per il matrimonio o l’adozione, bensì per il solo diritto di vivere! Si pensi in particolare all’ultima proposta di legge ugandese, infine sospesa sine die, dove per il “crimine” di omosessualità si rischiava la pena di morte… Si pensi ancora a certe donne sudafricane che subiscono gli stupri “correttivi” per la sola colpa di aver amato altre donne.

I diritti e le libertà di uomini, donne, bambini, lavoratori, disabili, omosessuali, anziani, ecc., sono nati tutti da lotte, più o meno lunghe, portate avanti da gruppi di uomini e donne, sindacati o ancora da genitori. E una volta che essi vengono sanciti nei testi giuridici, questi devono essere coltivati perché la storia ci ha già dimostrato che i diritti e le libertà più elementari non sono sempre evidenti e non sono mai definitivamente acquisiti.

Nicolas Van der Maren, Le soir, 26 maggio 2011