Barbie sentinella in piedi (e due cosette sui libretti dell’UNAR)

Il modo migliore per contrastare il grigiore di certe iniziative omofobiche sta nell’ironia, l’ho sempre detto e questa immagine vale da sola molte contro-manifestazioni al delirio delle cosiddette “Sentinelle in piedi”.

Barbie sentinella in piedi

Barbie sentinella in piedi

Riguardo a cose più gravi, faccio notare che l’Istituto Beck ha diramato un comunicato in cui spiega le ragioni che hanno portato alla creazione dei libretti dell’Unar.

In breve il comunicato rilancia sulla scientificità di quel materiale didattico destinato agli insegnanti (e non agli/lle allievi/e) e che la mission del progetto «non è la diffusione di una “teoria gender” ma la prevenzione e la lotta all’omofobia e al bullismo omofobico».

Importante il punto in cui si stabilisce:

L’American Psychological Association (2009, 2012) scrive che “l’attrazione, i sentimenti e i comportamenti sessuali e romantici verso persone dello stesso sesso sono normali e positive varianti della sessualità umana indipendentemente dall’identità di orientamento sessuale”.

Qualcuno lo dica alle Sentinelle in piedi o a Manif pour tous. Chissà che smettano di perdere tempo a leggere libri nelle piazze italiane in quel modo ridicolo, e si dedichino ad attività più produttive, come ad esempio manifestare contro gli abusi sui minori dei sacerdoti della loro fede.

Infine, l’Istituto Beck riporta quanto segue:

L’Istituto A.T. Beck ribadisce che quanto proposto negli opuscoli citati riflette le posizioni della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi dell’orientamento sessuale e del bullismo omofobico.

Che queste posizioni siano o non siano degne di ispirare e informare un intervento educativo nelle scuole italiane è una scelta sulla quale l’Istituto A.T. Beck non intende esprimere giudizi, riservandosi tuttavia di adire le vie legali per tutelare la propria immagine da attacchi ingiustificati.

Forse è il caso di fare uno screen di certi commenti, qui come sul Fatto Quotidiano, e lasciarli valutare al personale incaricato. Magari qualcuno/a comincerà a rendersi conto che insultare le persone non è un esercizio di libero pensiero, ma qualcosa di cui doversi vergognare.

Dal Fatto Quotidiano: “Omofobia: contro i diversi? Discorsi sempre uguali”

I protocolli dei savi di Sion

I protocolli dei savi di Sion

Cambiano le categorie da odiare: ebrei, neri, omosessuali, rom… i discorsi che si fanno contro queste categorie sono però sempre gli stessi.

Ad esempio:

«Gli ebrei erano accusati si essere destrutturanti per le società con cui erano a contatto a causa del mito dell’ebreo errante, tale Aasvero che derise Gesù durante il suo cammino verso il Golgota. Gesù allora lo condannò a vagare per sempre fino a quando non sarebbe tornato per la fine dei tempi. Questa leggenda giustificò per secoli il fatto che gli ebrei non avessero patria e fossero incapaci di “integrarsi”. Anche oggi, sempre scomodando racconti mitici – Sodoma e Gomorra su tutti – il gay viene narrato come potenziale distruttore della società e della famiglia

Il resto lo potete leggere nel mio articolo sul Fatto Quotidiano.

Sul Fatto Quotidiano: “Come difendersi da chi vuole difenderci dal gender”

le Sentinelle in piedi

Ripropongo anche qui l’articolo che ieri è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano on line, dove cerco di dimostrare le reali ragioni della crociata antigay portata avanti da Bagnasco e dai movimenti cattolici integralisti.

Vi riporto uno stralcio:

Il “gender”, per come è narrato, si configura però come un’invenzione dei cattolici. Semmai esistono gli studi di genere o Gender studies, nati dalla sinergia di diverse discipline (giuridiche, sociologiche, psicologiche, linguistiche, ecc). Essi sostengono che fino ad oggi la società si è strutturata sulla prevalenza di un genere su un altro. Il maschilismo, attraverso il patriarcato, ha imposto per millenni il controllo sociale su donne e infanzia, reprimendo le diversità. Una tra tutte, l’omosessualità.

E vi segnalo un paio di commenti:

«Un articolo che esordisce con “L’offensiva antigay messa in atto dalle gerarchie religiose” dimostra chiaramente che questa storia sull’omofobia è stata tirata fuori dai quelle lobby che vogliono spazzare via la religione dal mondo e sostituirla con un’altra “laica”, consumistica e che manipoli le coscienze senza se e senza ma.»

«Adesso difendiamo pure l’immoralità, il vizio e eleviamo l’immonda diversità a cultura solo perché i malati di gaysmo non si suicidano.»

«Concludo dicendo che [...] se un professore o maestro o altro cercherà di inculcare simili idiozie ai miei figli se la vedrà con me: e non vorrei essere nei suoi panni…»

Molti altri sono i commenti di questo “spessore”. Questo per chi mi dice che in Italia non c’è un problema di omofobia. Poi va bene, sono trolls. Ma sono reali. Per il resto buona lettura.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omofobia a scuola: il marchio di infamia”

l’omofobia avanza nella scuola e il governo che fa?

Oggi sul Fatto Quotidiano parlo di omofobia a scuola. Le ragioni?

Perché è urgente intervenire tra i banchi, contro certi fenomeni.
Perché fare un certo tipo di informazione non significa omosessualizzare nessuno (solo un idiota potrebbe crederlo davvero).
Perché i movimenti integralisti cattolici stanno operando proprio per fare in modo che non si lotti contro l’omofobia scolastica.
Perché la legge Scalfarotto ha reso possibile il clima culturale che permette tutto questo.

Riporto l’incipit del mio pezzo:

L’omofobia è un atto verbale, prima di ogni altra cosa, soprattutto se assumiamo il concetto biblico – e quindi cristiano – della parola come atto di creazione. Nella Genesi, Dio costruisce prima il mondo e poi fa l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa eguaglianza sta proprio nel fatto che l’essere umano è, come il dio creatore, l’unica specie dotata del dono del dire. E con le parole l’uomo definisce il reale, lo domina.

Buona lettura!

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Quel ‘ma’ di Alfano che…”

Alfano tuona contro le persone LGBT

Ho scritto di Alfano e della sua fissa per le persone LGBT.

Ne ho parlato sul blog del Fatto. Si è scatenato un putiferio di commenti, molti contro il nostro ex vicepremier. Alcuni, invece, pro-omofobia. Il mondo è bello perché è vario e, nei casi in questione, anche avariato.

Per invogliarvi alla lettura, vi riporto l’incipit:

Che Alfano e il suo partito ne siano ossessionati non è un mistero. Già in passato il leader del Nuovo Centrodestra ha dichiarato: «Sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo» perché «non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie». E ancora, su Twitter, dopo un’apparizione a Che tempo che fa: «L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay».

Buon blogging!

Mussolini, la colpa di essere moglie (sul Fatto…)

il mio blog sul Fatto Quotidiano

il mio blog sul Fatto Quotidiano

…non l’avevo ancora scritto, qui. Ma da sabato scorso mi potrete leggere, con il mio nome e cognome, anche sul sito del Fatto Quotidiano.

Il mio primo articolo, che potete trovare qui, tratta proprio di Alessandra Mussolini e degli errori da evitare sulla sua persona.

Prima che mi assaltiate, sia ben chiaro: non la sto difendendo, né tanto meno minimizzo il suo pensiero. Dico solo che la sua omofobia non è diventata ancora più grave per quello che ha presumibilmente fatto il marito (deciderà il giudice). È grave di per sé.

Per il resto, buona lettura a tutte e a tutti!

Ciarrapico: «Deportare i gay? Non ne vale la pena…»

«Due gay che si baciano mi fanno schifo. Durante il fascismo venivano mandati a Carbonia, scavavano e stavano benissimo. Oggi non vale nemmeno la pena mandarceli».

Questa e altre perle di saggezza del senatore del PdL Ciarrapico, con tanto di video annesso, potete trovarlo sul sito de Il Fatto Quotidiano.

Chissà se Lucia Annunziata si troverà d’accordo con quanto detto dall’onorevole berlusconiano. A ben vedere, sarebbero le stesse argomentazioni per cui difenderebbe – sia chiaro, per assurdo, ma le difenderebbe comunque – altri personaggi, ben più famosi, qualora le proferissero.

Ancora su Annunziata: per capire veramente chi è, basterà leggere le motivazioni per cui è andata, a suo tempo, al Family Day, la manifestazione organizzata dai gruppi estremisti cattolici contro i DiCo (grazie a Cristiana Alicata per la segnalazione).

Rimanendo, invece, sul tema “deportazione di gay”, ultimamente tornato di moda, con ogni evidenza, occorre fare una riflessione sulla trasmissione che ospita certi personaggi: arrivati a questo punto, infatti, il problema non è tanto Ciarrapico – che si manifesta da solo per quello che è – quanto la Zanzara che dà diritto di parola a certa gentaglia.

***

P.S.: adesso voglio vedere cosa diranno i volteriani de noantri e i talebani del diritto di parola. Quelli per cui il contenuto trascende il diritto di dire boiate, per intenderci.

Ad Atene i black block li ha visti solo la stampa italiana

Lo avevo letto ieri, su Twitter. Un utente, di cui purtroppo non mi sovviene il nome, sui fatti di Atene dichiarava, grosso modo: “che tristezza vedere che la stampa italiana sia l’unica a parlare di black block”.

Al che, stamattina, ho sfogliato personalmente le maggiori testate di quattro paesi stranieri: Il New York Times per gli USA, Le Monde e Libération per la Francia, El Pays per la Spagna e, infine, The Sun per il Regno Unito. Avevo pensato di consultare pure The Times, sempre inglese, ma è impossibile accedervi se non a pagamento.

Ebbene, da una rapida ricerca (ctrl o tasto mela + F) il termime “black block” non compare nemmeno per errore. Le parole usate per descrivere il dramma greco sono altre:

Cent mille personnes ont au total manifesté dimanche à Athènes (80.000) et à Salonique (20.000), la deuxième ville grecque, contre un nouveau programme d’austérité, a annoncé la police. Libération

Les députés grecs ont adopté, peu après minuit, un nouveau plan d’austérité alors que le centre d’Athènes était le théâtre d’affrontements violents entre la police et des manifestants opposés au plan. Le Monde

Angry protesters in the capital threw rocks at the police, who fired back with tear gas. The New York Times

Rioters torched cafes, shops and cinemas yesterday as Greek MPs passed drastic measures aimed at staving off bankruptcy. The Sun

Fuera de Parlamento, entre cócteles molotov, la policía plagaba la legendaria plaza Syntagma de gases lacrimógenos para ahuyentar a los manifestantes que protestaban contra los sacrificios sociales que conlleva ese salvamento económico. El Pays

Certo, non mancano altre parole, quali “caos”, “vandalismo”, “moti”, ecc. Ma pare che tutti questi giornali abbiano il colto il punto essenziale di questa vicenda: c’è un popolo ridotto alla fame. Questo popolo protesta e si ribella. In mezzo a quella rivolta ci sono stati episodi di violenza. Violenza dovuta alla condizione in cui è stato ridotto il popolo greco. E il cerchio si chiude.

Per capire la differenza con le testate italiane, basta soffermarsi sulle prime pagine di Repubblica e del Fatto Quotidiano, o leggere gli articoli de l’Unità, della Stampa e del Corriere, che parlano addirittura di “black block scatenati”.

Pare che per i giornalisti italiani la protesta, dolorosa e violenta, quindi figlia della tragedia, debba essere riconducibile a una paternità politica vista come naturalmente malvagia, quasi demoniaca. In una parola soltanto: sbagliata.

Ma siamo davvero sicuri che chi ha scatenato le violenze siano persone addestrate al caos? Non è probabile che, oltre a questi, ci sia anche il grido di chi ha perso tutto e non può far altro che far esplodere la sua rabbia? La stampa italiana pare non essere più capace di farsi queste domande.

Il compito del giornalismo, mi hanno insegnato, era quello di raccontare le cose, i fatti, la realtà. Qualcuno lo spieghi ai giornali italiani, che hanno scambiato questo mestiere per l’appiattimento dei fatti sulla propria ignoranza e sull’inadeguatezza lessicale e linguistica.

Se Silvio ci cade sull’uccello…

Per prima cosa andate sul sito del Fatto Quotidiano e leggete l’articolo che vi propongo. Illuminante il pezzo in cui dice che a Berlusconi han fatto più male tre mesi di Gianfranco Fini che quindici anni di Massimo D’Alema.

Apprezzabile e assolutamente condivisibile tutta la parte di critica contro la gerontocrazia. Soprattutto laddove dice che il comando non è qualcosa che ottieni chiedendolo per favore. È qualcosa che conquisti con una lotta. E se ci va di mezzo qualcuno, pazienza. Nella dura legge della giungla, il più grosso mangia il più piccolo ma è anche vero che il più furbo e il più adattabile vince contro il più forte. E a volte, si scambia il più grosso per il più forte ma non è esattamente così… ricordate la storia del t-rex?

Intanto, in questo pianeta di dinosauri che è l’Italia, nell’attesa dell’arrivo del salvifico meteorite una domanda mi sorge: che per Berlusconi la fine di tutto possa essere l’insieme di conseguenze delle sue insane passioni?

Il che, ammettiamolo, sarebbe davvero sconveniente. Silvio Berlusconi – che gli italiani di un certo tipo vedono come il nuovo duce, il nuovo uomo della provvidenza, il salvatore dai carri armati dell’URSS che non esiste da prima che lui arrivasse al potere, l’uomo di tutte le libertà a cominciare da quella di fare ciò che vuole in ispregio al concetto stesso di regola – finirebbe non già come il suo predecessore per le conseguenze di una tirannide sfociata nell’alleanza con Hitler, bensì, parafrasando il fu Bongiorno, ci cadrebbe sull’uccello.

In altre parole: Mussolini è passato alla storia come un povero sprovveduto con manie di grandezza e la sua unica grandezza è stata quella di aver schiacciato un paese intero sotto una dittatura cogliona ma cattiva per poi consegnare gli italiani, dopo i bombardamenti degli americani e degli inglesi, alle rappresaglie dei tedeschi.

Berlusconi passerà alla storia come quello che è sceso in politica per evitare di essere processato e presumibilmente per non farsi un solo giorno di galera. La sua fine, però, non sarà determinata dalla spallata di una classe dirigente capace e dinamica – ricordate il paragone appena fatto tra Fini e D’Alema – ma per le voglie un po’ patologiche di un uomo di età avanzata che non si rassegna alla tirannide dell’età che ormai lo bracca senza pietà alcuna.

E pure le sue recentissime battute sul fatto che è meglio essere come lui – arrapati? – che omosessuali (il che, mutatis mutandis, personalmente mi conforta) sono il segno evidente di una decadenza che oltre che fisica e politica è, prima di ogni altra cosa, culturale. Nel cervello da settantenne del nostro amato premier il dato politico si riduce a fissazione per la vagina. Di chiunque.

Agli italiani di un certo tipo forse tutto questo piace. Peccato che con tutto questo non si pagano gli stipendi, non si tutela l’ambiente, non si evitano le discriminazioni per le minoranze e, men che mai, non si assicurano alle patrie galere i delinquenti. Di qualsivoglia rango.

Gesù Cristo potrebbe pure rivoltarsi nella tomba

Tempi difficili per il Vaticano e, last but not least, i suoi più orridi maggiordomi, dentro e fuori il parlamento.

Tutto comincia quando un buontempone fa circolare un video, con la solita battuta di sua maestà il premier su Rosy Bindi. Adesso, pure io non sono mai stato molto tenero con colei che reputo molto semplicisticamente una suora mannara, ma va detto a onor del vero che se ripeti sempre lo stesso mantra, come minimo pecchi di originalità. E considerando che si parte sempre dalle piccole cose per poter capire eventi ben più grandi, la ripetitività di Berlusconi sull’avvenenza della Bindi può esser vista come il corrispettivo psichico della sua fissa di evitare i processi. Da quindici anni, a ben vedere, tra governo e opposizione non ha pensato ad altro.

Ma veniamo al punto: re Silvio recita la solita solfa, vecchia come la pelle che continua a tirarsi sul viso anche a costo di assomigliare a Mao Tze Tung, e parte il bestemmione. Piazza San Pietro si indigna. Per poi far sapere che occorre comunque contestualizzare. Anche quando si accosta il concetto di Dio alla sfera semantica del suino. E poi si dice che la chiesa sia contro il relativismo…

Certo, fosse stato detto a una puntata di un qualsiasi reality, Berlusconi avrebbe già lasciato la casa, l’isola, la fattoria e pure l’harem. Ma la vita, per fortuna, non è il Grande Fratello. L’unica cosa in cui coincidono è la stronzaggine cosmica che poi, a ben vedere, è la stessa che genera l’alchimia che fa diventare ministre le veline e docenti universitarie le figlie di miliardari prestati alla politica.

Tutto questo per altro dimostra, per altro, come oltre Tevere si abbia, a volte, la dimensione morale di una Marcuzzi qualsiasi.

Ma non è di questo che volevo parlare.

Volevo parlare di embrioni, invece. A quanto pare il premio Nobel per la medicina, quest’anno, se l’è aggiudicato tale signor Edwards, che ha fatto la felicità di migliaia di coppie che, altrimenti, non avrebbero potuto avere un figlio. Vedi pure: fecondazione assistita.

Il Vaticano, coerentemente col suo amore per i bambini, si è ribellato: nell’attribuzione del premio a un uomo che, a sentir la pretaglia, ha permesso la distruzione di milioni di embrioni – che poi, in realtà, vengono utilizzati per ricerche scientifiche, per migliorare la salute, per fare cure di cui pure i rappresentanti del clero godono o godranno – non si è tenuto conto dell’aspetto etico della fecondazione in vitro. Già. La stessa, magari, che fa fare spallucce a chi, come l’attuale papa, ha scritto documenti super segreti per proteggere pedofili in tutto il mondo.

Ma al peggio non c’è mai fine e visto che si parla di etica, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Joseph Ratzinger del fatto che la sua visita a Palermo del 3 ottobre scorso ha causato, nell’ordine:
- un salasso economico per un comune già disastrato da anni di amministrazione della destra
- il calpestamento della Costituzione della Repubblica, proprio quando la polizia, in pieno stile fascista, ha fatto togliere a una libreria alcune frasi proferite da un certo Gesù Cristo, in uno dei Vangeli che parlano di lui perché considerate offensive nei confronti del papa.

Certo, poi ti viene in mente che se la Santa Sede tollera chi bestemmia il diretto superiore di ogni pontefice mai esistito – che per la cronaca è anche il leader politico del sindaco del capoluogo siciliano – e che sempre la Santa Sede in passato ha tollerato di andare a braccetto con le peggiori dittature del mondo, dal fascismo in giù. Non sarà un cartellone strappato a far scandalo.

Concludo riprendendo il commento di Micromega su tutto l’accaduto: fa strano che gli unici a indignarsi, per i fatti di Palermo, siano stati Il Fatto Quotidiano e il periodico di Flores D’Arcais. Il resto della stampa – di regime e antiberlusconiana, ma ugualmente papista – tace: evidentemente era troppo occupata ad avvolgere il pesce in qualche mercato rionale.