L’Italia che non si rassegna

Angelino Alfano

Ho scritto due articoli, uno per Gay.it e l’altro per il Fatto Quotidiano.

Nel primo parlo di Sentinelle in piedi; riporto la parte più importante, a mio giudizio:

Eppure qualcosa va riconosciuto alla manifestazione delle cento piazze, poi divenute manco novanta e poi ridottasi della metà: aver unito tutta quella società civile, fatta di realtà politiche, organizzazioni studentesche, associazioni LGBT e semplici passanti contro il pensiero omofobico. Tutte queste persone, infatti, hanno sentito la necessità di ricordare a chi guarda al medioevo, alla Russia o all’Uganda, che il nostro paese per quanto difficile e controverso in materia di diritti civili non può permettersi il lusso di dare cittadinanza a chi scambia ancora oggi l’odio contro una categoria di persone per libertà di pensiero.

Anche nel secondo tratto di un argomento paradossale, ovvero Angelino Alfano e le sue circolari:

Parliamo del nulla. Ovvero delle mirabolanti imprese politiche di Angelino Alfano. Nonostante le sentenze dei tribunali riconoscano il diritto delle coppie gay di essere sposate e di avere, in alternativa, gli stessi diritti delle coppie eterosessuali, il nostro ministro degli Interni non trova niente di meglio da fare che trasmettere una circolare per impedire che i sindaci registrino le nozze contratte all’estero. Nozze che al momento hanno solo valore solo simbolico. Per il resto non cambia nulla. Eppure Alfano, nonostante i mille problemi che affliggono il nostro sventurato paese – come ad esempio, avere una classe politica infestata da inquisiti, alcuni dei quali popolano in massa il suo partito – si dedica a questioni di forma. Giusto perché i “matrimoni gay” non sono una priorità.

A quanto pare questo paese non riesce a rassegnarsi alle conquiste civili. Sarà nostro compito – di chi non si rassegna allo squallore che questa gente incarna – operare affinché sia migliore.

Le bugie sul gender (e il troll sfigato secondo natura)

diapositiva di un troll

Ieri ho scritto un articolo sul Fatto Quotidiano sulle bugie di chi attacca il “gender”. Uno dei soliti troll di professione – o sfigati per decreto, fate un po’ voi – ha risposto con il solito mantra, per cui l’ideologia gender vorrebbe imporre una visione distruttrice dell’identità sessuale, che si vuole abbattere la natura, che l’identità sessuale è solidamente legata al genere di appartenenza, ecc…

Ho risposto per punti:

1. non lo dice l’ideologia gender (che non esiste nemmeno), lo dice la psicanalisi che l’identità sessuale è un insieme di fattori (tra cui anche quello biologico)

2. nessuno mette in discussione l’eterosessualità. Se sei maschio e ti piacciono le donne va benissimo. Se sei maschio, ti piacciono le donne e pretendi che piacciano a tutti gli altri maschi, è un abuso. Come lo sarebbe se un gay imponesse a un etero di andare con uomini

3. studi di psichiatria, medicina, sociologia e altre discipline – che si incontrano nei cosiddetti studi di genere – danno fondamento scientifico a quanto esposto e cioè che il genere è una costruzione sociale

4. se avere un corpo maschile o femminile ci rendesse “naturalmente” in un certo modo, ci sarebbero solo una tipologia di maschi e una tipologia di femmine. Così non è. Esistono donne androgine e donne più affini al canone “classico”. Idem per gli uomini. Un uomo effeminato (o meglio, fuori canone) non deve essere preso in giro per questo. È così difficile da capire?

5. l’identità di una persona non nasce precostituita, ma è un insieme di fattori, biologici, fisiologici, ambientali, culturali e sociali. Per qualcun altro, invece, l’identità umana è segnata a priori dall’insegnamento di chiese e dogmi. Io tengo in considerazione le svariate combinazioni di quei fattori che possono produrre molta ricchezza umana. Per gente come lei c’è un solo modo di essere uomini e un solo modo di essere donne. Chi è che priva di identità chi?

Dopo di che vi invito a leggere il mio articolo e a considerare un’evidenza: questa volta i troll-sfigati secondo natura si sono arrabbiati davvero. Forse ho colto nel segno. Voi che dite?

L’utilità dell’inutile troll

trolls o criceti?

Ne parlavo oggi con Caterina Coppola, la direttrice di Gay.it. «Come fai» mi chiedeva «a sopportare tutti quei commenti livorosi ai tuoi articoli sul Fatto e sul blog?»

Diciamo – e così le ho risposto – che la vedo così: i miei trolls sono una decina di persone al massimo, non una di più. Scrivono sempre le stesse cose, dall’ideologia/dittatura del gender, all’insulto omofobo come libertà di espressione e boiate simili. 

Adesso se io ho una gabbia di criceti che fanno a gara per contendersi la ruota non posso prendermela perché non hanno scelto di andare ad Harvard in alternativa. Sempre di topi stiamo parlando, con la differenza che topi e criceti sono animali carini, è DNA non sprecato, fanno parte della riserva biologica di Madre Natura.
 
Poi c’è un’altra evidenza. Questa gente, con commenti e clic, non fa altro che indicizzare gli articoli. Mi aiuta, in buona sostanza, a rendere più visibile un certo tipo di pensiero. 
 
Certo, capisco che di fronte a commenti come questo caschino le braccia, per chi è appassionato di questioni quali la logica, l’intelligenza, la razionalità e il pensiero critico:
 
momento di massima tensione intellettuale di un fake

momento di massima tensione intellettuale di un troll

ma credo anche che certi commenti siano, di per sé, monumenti importanti per l’idiozia di chi li scrive e utili per capire il disagio – psichico innanzi tutto – di soggetti cresciuti in contesti evidentemente svantaggiati.
 
Io ancora sto aspettando la risposta sugli accorgimenti tecnici che portano un individuo a riconoscere un gay da una fotografia. A meno che non si tratti di “gay-radar”, il che spiegherebbe molte cose. Converrete.

Cari froci e care lelle, un po’ di dignità per favore!

chi si ricorda più i moti di Stonewall?

Scrivevo ieri, nel mio post sul Fatto, che «il movimento LGBT si trova di fronte a un bivio: quello di accettare qualsiasi compromesso o fare i conti con un senso di dignità che dovrebbe essere trattato in modo diverso rispetto a una qualsiasi questione sindacale». In quell’articolo, per altro, metto in risalto alcuni aspetti problematici di quanto ci aspetta a settembre:

la legge, così com’è, verrà molto probabilmente azzoppata su temi caldissimi, come ha fatto notare Lucia Caponera di Arcilesbica, quali la stepchild adoption e la reversibilità della pensione. Altri, come Vincenzo Branà di Arcigay Bologna, hanno posto l’accento sui limiti che la legge, così com’è, presenta: l’adozione del figlio del partner garantirebbe prevalentemente quelle coppie che hanno i soldi per poter ricorrere alla surrogacy, per non parlare del rischio di “repentine retromarce”, speculare ai piccoli passi e sostanziale azzoppamento di un effettivo miglioramento per le condizioni di vita delle persone LGBT, come già successo per la legge Mancino che invece di essere estesa per i crimini di omo-transfobia ha limitato gli effetti anche per i reati su razzismo e antisemitismo.

Per il resto, faccio notare che il livello del dibattito dentro la gay community ha prodotto perle argomentative quali: “non si può dire di no a tutto, occorre accontentarsi dell’elemosina che ci concederanno, che è sempre meglio di niente”.

Le parole d’ordine sembrerebbero essere, quindi: “accontentarsi”, “elemosina”, “concessione” (variamente declinata). Quando occorrerebbe capire che nessuno, in democrazia – men che mai il Pd di Renzi – ha i titoli per concedere niente a chicchessia. E che ragionare in termini di carità eleva al rango di straccioni del diritto coloro che scomodano certe categorie lessicali.

Insomma, sarebbe anche ora, cari amici e care amiche, che cominciaste a percepirvi come individui, come soggetti giuridici, come parte di una cittadinanza attiva. E non come froci o lelle che non devono disturbare o che devo chiedere il permesso, e magari scusarsi, per vivere la propria vita, i propri affetti e la propria dignità. O il rischio apartheid c’è tutto. E se lo dice anche Certi Diritti – che non è certo un’organizzazione di estremisti – c’è da crederci.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Elezioni europee: candidature arcobaleno”

 

quale candidato scegliere alle europee?

Un aspetto importante di queste elezioni europee «riguarda la qualità delle candidature. Essendo interno al movimento LGBT italiano non potrò non guardare a esse con l’occhio dell’attivista, senza perdere il senso dell’obiettivo comune e degli interessi della collettività. Ed emerge un’amara evidenza: il panorama italiano già avaro di candidature femminili – e questo la dice lunga sulla qualità della nostra democrazia – sembra non dare alcun peso alla “rappresentanza arcobaleno”. Ad eccezione, per quanto riguarda la sinistra, del civatiano Daniele Viotti (per il nord ovest) e di Camilla Seibezzi della Lista Tsipras (per il nord est). [...]

Per maggior completezza di informazione, infine, ricorderò l’iniziativa di Arcigay e Anddos “A far l’Europa comincia tu”, un sito in cui si può valutare il grado di vicinanza dei/lle candidati/e in materia di diritti civili. Secondo queste associazioni Lista Tsipras e M5S risultano le forze più gay-friendly. Poi abbiamo qualche isola felice, qua e là, dentro il Pd, come Viotti appunto. E mandare in Europa persone sensibili a certe tematiche (e animate da autentica passione politica) sarebbe un passo importante per fare dell’Ue il luogo di tutti e tutte. Poi ognuno voti liberamente e come meglio crede. E che vinca la democrazia.»

Il resto lo puoi leggere sul Fatto Quotidiano di oggi.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omo-transfobia: alcune questioni sulla lotta”

«La settimana appena trascorsa non solo ha visto la celebrazione della Giornata Internazionale contro l’omo-transfobia, ma anche il proliferare in tutta Italia iniziative organizzate dalle associazioni Lgbtin nome della fine delle discriminazioni. Questo evento, che ha coinvolto per altro le amministrazioni comunali di diverse città (si pensi a Roma e alla Queer Week, in occasione della quale il sindaco Marino ha esposto la bandiera rainbow in Campidoglio, gesto emulato da altri sindaci, come Bianco a Catania e Garozzo a Siracusa, solo per citare le mie tre città) è un’utile occasione per fare alcuneriflessioni sulla questione omosessuale in Italia.»

Il resto lo potete leggere sul Fatto Quotidiano.

Barbie sentinella in piedi (e due cosette sui libretti dell’UNAR)

Il modo migliore per contrastare il grigiore di certe iniziative omofobiche sta nell’ironia, l’ho sempre detto e questa immagine vale da sola molte contro-manifestazioni al delirio delle cosiddette “Sentinelle in piedi”.

Barbie sentinella in piedi

Barbie sentinella in piedi

Riguardo a cose più gravi, faccio notare che l’Istituto Beck ha diramato un comunicato in cui spiega le ragioni che hanno portato alla creazione dei libretti dell’Unar.

In breve il comunicato rilancia sulla scientificità di quel materiale didattico destinato agli insegnanti (e non agli/lle allievi/e) e che la mission del progetto «non è la diffusione di una “teoria gender” ma la prevenzione e la lotta all’omofobia e al bullismo omofobico».

Importante il punto in cui si stabilisce:

L’American Psychological Association (2009, 2012) scrive che “l’attrazione, i sentimenti e i comportamenti sessuali e romantici verso persone dello stesso sesso sono normali e positive varianti della sessualità umana indipendentemente dall’identità di orientamento sessuale”.

Qualcuno lo dica alle Sentinelle in piedi o a Manif pour tous. Chissà che smettano di perdere tempo a leggere libri nelle piazze italiane in quel modo ridicolo, e si dedichino ad attività più produttive, come ad esempio manifestare contro gli abusi sui minori dei sacerdoti della loro fede.

Infine, l’Istituto Beck riporta quanto segue:

L’Istituto A.T. Beck ribadisce che quanto proposto negli opuscoli citati riflette le posizioni della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi dell’orientamento sessuale e del bullismo omofobico.

Che queste posizioni siano o non siano degne di ispirare e informare un intervento educativo nelle scuole italiane è una scelta sulla quale l’Istituto A.T. Beck non intende esprimere giudizi, riservandosi tuttavia di adire le vie legali per tutelare la propria immagine da attacchi ingiustificati.

Forse è il caso di fare uno screen di certi commenti, qui come sul Fatto Quotidiano, e lasciarli valutare al personale incaricato. Magari qualcuno/a comincerà a rendersi conto che insultare le persone non è un esercizio di libero pensiero, ma qualcosa di cui doversi vergognare.

Dal Fatto Quotidiano: “Omofobia: contro i diversi? Discorsi sempre uguali”

I protocolli dei savi di Sion

I protocolli dei savi di Sion

Cambiano le categorie da odiare: ebrei, neri, omosessuali, rom… i discorsi che si fanno contro queste categorie sono però sempre gli stessi.

Ad esempio:

«Gli ebrei erano accusati si essere destrutturanti per le società con cui erano a contatto a causa del mito dell’ebreo errante, tale Aasvero che derise Gesù durante il suo cammino verso il Golgota. Gesù allora lo condannò a vagare per sempre fino a quando non sarebbe tornato per la fine dei tempi. Questa leggenda giustificò per secoli il fatto che gli ebrei non avessero patria e fossero incapaci di “integrarsi”. Anche oggi, sempre scomodando racconti mitici – Sodoma e Gomorra su tutti – il gay viene narrato come potenziale distruttore della società e della famiglia

Il resto lo potete leggere nel mio articolo sul Fatto Quotidiano.

Sul Fatto Quotidiano: “Come difendersi da chi vuole difenderci dal gender”

le Sentinelle in piedi

Ripropongo anche qui l’articolo che ieri è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano on line, dove cerco di dimostrare le reali ragioni della crociata antigay portata avanti da Bagnasco e dai movimenti cattolici integralisti.

Vi riporto uno stralcio:

Il “gender”, per come è narrato, si configura però come un’invenzione dei cattolici. Semmai esistono gli studi di genere o Gender studies, nati dalla sinergia di diverse discipline (giuridiche, sociologiche, psicologiche, linguistiche, ecc). Essi sostengono che fino ad oggi la società si è strutturata sulla prevalenza di un genere su un altro. Il maschilismo, attraverso il patriarcato, ha imposto per millenni il controllo sociale su donne e infanzia, reprimendo le diversità. Una tra tutte, l’omosessualità.

E vi segnalo un paio di commenti:

«Un articolo che esordisce con “L’offensiva antigay messa in atto dalle gerarchie religiose” dimostra chiaramente che questa storia sull’omofobia è stata tirata fuori dai quelle lobby che vogliono spazzare via la religione dal mondo e sostituirla con un’altra “laica”, consumistica e che manipoli le coscienze senza se e senza ma.»

«Adesso difendiamo pure l’immoralità, il vizio e eleviamo l’immonda diversità a cultura solo perché i malati di gaysmo non si suicidano.»

«Concludo dicendo che [...] se un professore o maestro o altro cercherà di inculcare simili idiozie ai miei figli se la vedrà con me: e non vorrei essere nei suoi panni…»

Molti altri sono i commenti di questo “spessore”. Questo per chi mi dice che in Italia non c’è un problema di omofobia. Poi va bene, sono trolls. Ma sono reali. Per il resto buona lettura.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omofobia a scuola: il marchio di infamia”

l’omofobia avanza nella scuola e il governo che fa?

Oggi sul Fatto Quotidiano parlo di omofobia a scuola. Le ragioni?

Perché è urgente intervenire tra i banchi, contro certi fenomeni.
Perché fare un certo tipo di informazione non significa omosessualizzare nessuno (solo un idiota potrebbe crederlo davvero).
Perché i movimenti integralisti cattolici stanno operando proprio per fare in modo che non si lotti contro l’omofobia scolastica.
Perché la legge Scalfarotto ha reso possibile il clima culturale che permette tutto questo.

Riporto l’incipit del mio pezzo:

L’omofobia è un atto verbale, prima di ogni altra cosa, soprattutto se assumiamo il concetto biblico – e quindi cristiano – della parola come atto di creazione. Nella Genesi, Dio costruisce prima il mondo e poi fa l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa eguaglianza sta proprio nel fatto che l’essere umano è, come il dio creatore, l’unica specie dotata del dono del dire. E con le parole l’uomo definisce il reale, lo domina.

Buona lettura!