Elezioni in Italia ed Europa: nuova (e brutta) politica all’arrembaggio!

Tempo di elezioni in Italia e in Europa. E credo che si possa sposare l’affermazione di Paola Concia, riguardo Parigi e Atene: la Francia rappresenta la speranza, la Grecia l’incubo.

Non nascondiamoci, infatti, un aspetto importantissimo: l’avanzata dell’estrema destra. Non solo il Front National, di Marie Le Pen, ma anche i neonazisti ellenici, di Alba Dorata. Roba, per intenderci, che i nostri leghisti, in confronto, sembrano mammolette illuministe.

Voto di protesta, certo. E voto di crisi. Ma pur sempre voto. Una scelta che non è per la “democrazia” in senso classico. Una scelta che non è, per altro, orientata verso l’astensione o la scheda bianca bensì verso opzioni comunque violente. E questo non va tenuto sotto gamba. La storia lo insegna.

In ogni caso, come già detto due settimane fa, adesso Hollande, in Francia, dovrà affrontare una sfida difficilissima: dare nuova credibilità a quella politica “tradizionale” che in tutta Europa è insidiata da una politica nuova – erroneamente accostata al prefisso anti-, e si pensi agli stessi Pirati tedeschi… – che non si riconosce nell’architettura istituzionale. Questo tentativo, si ricordi, dovrà inserire un nuovo percorso sui diritti GLBT. Vedremo come.

Per quanto riguarda l’Italia, credo che si possa riassumere la situazione di queste amministrative in modo seguente:
• le urne premiano la sinistra, sebbene la sinistra, anche in questo caso, benefici delle difficoltà della destra
• la Lega perde consensi, ma non scompare
• il PdL si scioglie, come il cerone di Berlusconi
• il Terzo Polo, di fatto, non esiste (Bersani e D’Alema, avete capito adesso o avete bisogno di un disegnino?)
• esplode il Movimento 5 Stelle, vero vincitore di queste elezioni

A questo proposito, mi soffermo su alcune ulteriori considerazioni:

1. a Genova vince il candidato di SEL, Doria, come a Milano la primavera passata. E a Palermo sembra profilarsi una situazione simile a quella di Napoli dell’anno scorso. Un candidato sostenuto da democratici e sinistra e che viene travolto da quello dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. L’IdV rischia di divenire un alleato indispensabile. E questo devono capirlo non solo gli amici piddini, ma anche quelli dipietristi;

2. sul Terzo Polo. Un articolo sull’Unità parla di sostanziale flop di un’accozzaglia di partiti che si riduce a un’UdC allargata a pochi transfughi del PdL (Fini) e del Pd (Rutelli). Casini, intanto, si trincera dietro un assordante mutismo. A cominciare dal suo profilo su Twitter. Sperando che si tratti dell’inizio del giusto oblio della sua orripilante carriera politica;

3. i numeri del voto. Molti già dicono: «ha votato solo il 67% degli aventi diritto». Or bene, la democrazia non è ciò che potrebbe accadere se. È ciò che accade a urne chiuse. I berlusconiani lo ripetevano sempre. Non sarebbe male rinfrescar loro la memoria;

4. dal voto italiano ed europeo emerge un messaggio chiarissimo all’Europa dei burocrati. Merkel a livello internazionale e Monti, qui in Italia, hanno avuto un messaggio più che chiaro.

La sinistra, se vuole essere forza egemone e leader, deve partire da tutte queste considerazioni, bloccare il tentativo proporzionalista dell’UdC, partito che ha candidato Cuffaro e Romano – ricordiamolo sempre – e trovare un’unità interna, di programma e quindi di coalizione, che dia a questo paese un futuro nuovo.

Gay in TV: suore e soubrette all’arrembaggio

Ho visto la puntata speciale del programma di Lucia Annunziata, riguardo al tema dell’omofobia. Per chi non lo avesse visto, può andare sul link del podcast. La parte riguardante i gay comincia dal minuto 31.

Al di là di questi dettagli tecnici, dico subito che il programma mi ha lasciato abbastanza indifferente. Le cose dette dai rappresentanti delle associazioni erano abbastanza condivisibili. La conduttrice si è attenuta a una scaletta politicamente corretta, non arretrando dalle sue posizioni – con diversi ammiccamenti alla sua stessa infelicissima battuta, a Dalla e alla sua omosessualità mai pubblicamente dichiarata – senza mai entrare davvero nel cuore del problema ovvero la mancanza di diritti a parità di doveri, affrontata, ma di fretta, da Paola Concia e gli altri ospiti.

Mentre questo avveniva, ai funerali di Dalla, Marco Alemanno dava il suo tributo all’amico, artista e maestro manifestando un dolore tale che in molti hanno pensato a un sentimento più forte dell’amicizia sostenuta e “benedetta” niente di meno che da Pierferdinando Casini (ma di questo parlerò domani su Gay’s Anatomy).

A Così è la vita, invece, si interveniva sempre sulla tematica gay chiamando quelli che in RAI pensano essere gli esperti del settore: esponenti della chiesa. Una suora, interpellata da Lorella Cuccarini, ha chiosato:

Non è un fatto naturale; è una scelta che può essere indotta da attegiamenti della famiglia; è una trasgressione assoluta.

E siccome le disgrazie non arrivano mai da sole, la conduttrice, già non nuova a squallide posizioni in merito, ha difeso il “diritto” della suora di offendere milioni di persone LGBT.

Chiederei alla religiosa cosa ne sa lei di trasgressioni declinate nel loro valore più estremo: sarebbe interessante avere una posizione da parte di chi vive la propria esperienza terrena lontana dal mondo dei fatti reali, a cominciare dall’esercizio della sessualità.

Ma non è nemmeno quest’ennesimo scempio alla conoscenza che mi fa specie. Viviamo in Italia, un paese che, contrariamente a quanto detto dai rappresentanti delle associazioni LGBT, è omofobo. Esattamente come l’America degli anni cinquanta era razzista e come la Germania degli anni trenta era antisemita.

Suore e soubrette che sproloquiano di ciò che non sanno è il segno forse tragicomico dell’assurdità del presente.

La cosa che mi fa riflettere è che si è riprodotto in uno studio televisivo ciò che Annunziata ipotizzava a Servizio Pubblico. Una persona ha riproposto un luogo comune, offensivo, su una minoranza. La conduttrice di Così è la vita ha messo in pratica quanto asserito dalla sua collega di In 1/2 h: ha difeso, cioè, il diritto di dire scempiaggini, alimentando ignoranza e pregiudizio.

Ne consegue che chi non si è indignato per le parole della ex presidente della RAI da Santoro adesso dovrebbe difendere, a spada tratta, il diritto della suora di dire che siamo sostanzialmente maiali.

È la libertà di pensiero e di parola. Ci piaccia o no.

Concludo questo post riportando un tweet di Daniele Nardini che sintetizza bene la giornata televisiva di ieri:

Cuccarini su trasgressione, Casini su Dalla, Annunziata che non si scusa. Un week end così non lo ricordavo dai tempi del governo Santanché.

Concorderete sull’efficacia della sintesi.

Auschwitz-Schettino: 2-0. A favore dell’idiozia

Leggo solo adesso dell’ennesimo colpo di genio di Alessandro Sallusti, il direttore de Il Giornale.

Tutto parte da un articolo, altrettanto idiota, da parte di tale Jan Fleischhauer, editorialista di Der Spiegel. Il signore appena citato si lascia andare in frasi poco felici, quali:

Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l’abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico?

…sebbene non sia chiaro in che misura gli italiani siano una razza.

Quel che può succedere quando per motivi politici si ignora la psicologia dei popoli, ce lo mostra la crisi della valuta

Affermazioni che, tradotte in termini più quotidiani, suonano così: è normale che qualcosa affidata ad un italiano vada alla malora, sia essa una nave o la moneta unica. Perché gli italiani, per questo signore, sono dei buoni a nulla in quanto tali. Una questione di “razza”…

L’articolo di Der Spiegel è abbastanza imbarazzante da costituire, da solo, un atto d’accusa per chi lo ha pubblicato. Ci aspettiamo scuse, da parte del quotidiano tedesco, e non in quanto italiani, ma perché esseri umani con la stessa dignità di altri popoli d’Europa.

Poi, a un certo punto, arriva Sallusti e titola:

A noi Schettino, a voi Auschwitz

proprio nel giorno in cui si ricordano gli oltre sei milioni di vittime del nazismo e del fascismo – la stessa corrente politica quest’ultima, a ben vedere, alla quale si rifanno, nell’ideologia o nella pratica, non pochi alleati del leader caro al Giornale.

Volgarità, disprezzo per la dignità dell’uomo, crassa ignoranza, sono solo alcuni degli ingredienti di questo dibattito a distanza tra Der Spiegel e Il Giornale.

Aspetto, quest’ultimo, che dovrebbe ricordare, un po’ a tutti, e soprattutto ai signori di cui sopra, che la madre di chi fa affermazioni idiote, non solo è sempre incinta come la sorella ben più famosa, ma, nella scelta del partner, non fa differenza di provenienza geografica.

Una chiesa un po’ porno…

Niente sesso prima del matrimonio?
Gay brutti e cattivi?
Il preservativo come segno del maligno?

Da oggi si cambia decisamente registro, dentro Santa Romana Chiesa. La sua filiale tedesca, infatti, si è riconvertita aprendo alla pornografia. Secondo la rivista Die Welt, la casa editrice Weltbild – di proprietà ecclesiastica – pubblicherebbe non solo titoli pagani ed eretici come il Codice Da Vinci, ma anche veri e propri romanzi a luci rosse dai titoli  che parlano da soli: Sesso per intenditori, Storie sporche e La puttana dell’avvocato.

La casa editrice minimizza e promette querele: quei romanzi non sono porno, ma solo “erotici”.

In ogni caso, e penso che sarete d’accordo con me, una delle istituzioni più sessuofobiche del mondo non dovrebbe nemmeno permettersi il lusso ti pubblicare un calendario di Playboy, ché la coerenza non sarà di sicuro di questo mondo, ma nell’aldilà è richiesta eccome!

Dei calciatori gay, l’identità nazional-mafiosa e delle elezioni dei paesi civili

Gli eventi che negli ultimi giorni la stampa ha ritenuto degni di interesse sono vari e, apparentemente, poco collegati tra loro. Si parla di due calciatori – Piqué e Ibrahimovic – che, forse, sono gay. Di due paesi – Germania e Inghilterra – dove le elezioni invece di far chiarezza complicano il quadro. E di un altro, in bilico tra vocazione europea e iranizzazione dei costumi (cioè l’Italia), dove in centocinquant’anni di storia unitaria si scopre che il sentimento nazionale è basato sull’arte di arraggiarsi e sull’attaccamento ai favori che un certo patriarcato, scambiato per famiglia, garantisce come paracadute sociale a uno Stato che non è in grado di fornire una nuova visione della società. Se mi si permette, una società basata sul valore dell’individuo, sulla solidarietà civile, sulla condivisione di valori edificanti e, perché no, sulla laicità.

Partiamo dall’episodio apparentemente più di costume. Due atleti dello sport per sua stessa definizione “maschio, macho, virile” e – diceva l’ex moglie di Fini quando quelli di AN erano ancora fascisti e non le mammolette liberal di adesso – incompatibile con qualsivoglia forma di effeminatezza, soprattutto con quella che fa rima con sodomia, tali atleti, dicevo, sarebbero in odor di omosessualità.

Il mondo del calcio rimane sconvolto. Gli interessati si trincerano dietro un rigosoro “no comment”, lo stesso Ibrahimovic lascia intendere, a chi mette in forse le sue maschie virtù, di esser pronto a metterle alla prova con sorelle, madri e figlie dei fautori del dubbio. I tifosi aprono una pagina su Facebook in cui si dichiarano sconvolti e nel giro di poche ore la pagina stessa si popola di decine di migliaia di iscritti. Come se amare un uomo, ammesso e non concesso sia vero, rendesse meno valenti i due calciatori. Come se i goal fatti in precedenza non avessero più valore. Come se – me lo passate il termine? – ogni potenziale “pompino” immaginato tra i due (per non parlar d’altro) rendesse inutili, folli, fuori luogo due carriere fino alla settimana scorsa inappuntabili. I deliri dell’omofobia. Che vanno, ne converrete, contro la logica degli eventi.

Adesso, a parte il fatto che quasi nessuno ha pensato che dietro quel gesto poteva esserci di tutto, da una spina ad un dito a un gesto d’affettuosa amicizia, fino all’amore – ché non è d’obbligo pensare al sesso anale, quando si parla di gay, veri o potenziali – l’episodio più squallido dell’intera vicenda si svolge in Italia. Dove il Corriere – e non Cronaca Vera o Eva Tremila – ridicolizza la cosa, incitando i suoi lettori a immaginare cosa possono essersi detti i due ragazzi del Barca. Dal maggiore quotidiano della nazione – quella tutta “arte d’arrangiarsi” e “gonne di mammà” (e posto in banca con raccomandazione cercata da papà) – ci si sarebbe aspettato un minimo di informazione, non certo la corsa a prendere per il culo (mi si perdoni l’accostamento) il plausibile frocio. Ma, per l’appunto, è il Corriere. Il maggiore giornale della nazione governata da Bossi e Berlusconi. Per l’appunto…

Nelle nazioni normali, infatti, e torniamo di nuovo in Europa, a governare sono partiti e culture di ben altro calibro. In Inghilterra i Libdems ottengono quasi il 25% dei consensi e diventano ago della bilancia della politica inglese (e forse pure mondiale). Il New Labour si difende nonostante le previsioni di apocalisse dei mesi scorsi. Sempre in Inghilterra la sinistra, vecchia, nuova e rinnovata, ha quote che si aggirano attorno al 50%. Lo stesso dicasi della Germania, dove la SPD risorge, i Verdi si mantengono un partito forte e la sinistra radicale si assicura seggi in parlamento.

Ma, per l’appunto, stiamo parlando di paesi molto diversi dal nostro. Di paesi dove le coppie gay, reali o presunte, sono trattate con rispetto a cominciare da quello giuridico oltre che mediatico. Dove non esistono partiti le cui classi dirigenti fanno l’occhiolino alle varie mafie esistenti sul territorio. Dove le sinistre hanno un’identità specifica – socialista e laburista, verde, liberalprogressista, radicale – e non sono i residuati bellici che sono diventati i nostri partiti, dove, quando va bene, ex comunisti e cattolici (i quali, come ha fatto spesso notare Anelli di Fumo sul suo blog, mai han rinunciato ad esser tali, contrariamente ai primi) riescono a trovare punti in comune solo nel dire no al progresso sociale: dal divorzio breve al testamento biologico, passando per le leggi per le unioni civili. Per litigare, poi, su tutto il resto.

Grandi eventi ce lo suggeriscono – elezioni, crisi, dinamica democratica – e piccole inezie mettono l’accento sulla grande diversità che c’è tra un paese europeo e la cloaca che è diventata l’Italia. Nei primi si hanno partiti seri, per quanto in difficoltà, e leggi buone (anche per gay). Da noi abbiamo Berlusconi, il pd, Casini&Cuffaro, un senso della patria conseguente (o determinante, fate voi) e un quotidiano nazionale che prende per il culo i froci.

Goodbye Berlin (primo post scritto da casa nuova)

La cosa che dovrei dire, visto che tutti lo fanno, è che oggi è il ventennale della riunificazione tedesca. A dire il vero spenderò solo poche parole su questo argomento, al di là di tutta la solita retorica di cui grondano i nostri media.

La prima cosa che dirò è che c’è un film che parla di riunificazione, Goodbye Lenin. La storia di un amore assoluto di un ragazzo per la madre e per un’idea di società che si basava su quello che doveva essere il comunismo: la liberazione delle persone dalla schiavitù del bisogno. La storia si ambienta a Berlino nel 1989, il film è tenerissimo e molto ironico. Insomma, ve lo consiglio.

La seconda cosa che dirò è che il ministro degli esteri tedesco ha presentato alla diplomazia mondiale, riunitasi nella capitale tedesca per l’evento, il suo compagno Michael Mronz. Ricordo ai meno informati che Guido Westerwelle, il titolare degli affari esteri nonché vice-cancelliere, è apertamente gay. Speriamo che la delegazione italiana non faccia figure di merda e che Berlusconi non se ne venga fuori con la barzelletta sull’omosessuale che va in salumeria a comprar salsicce…

Chissà poi cosa accadrà quando il signore di cui sopra si recherà in Vaticano…

Ma oggi non volevo parlare di crucchi emancipati, quanto della mia nuova casa. Dopo quasi due mesi passati qua e là a casa di amici romani e non – tutto il mio amore si riverserà copioso sui destini della Pinzi e della mia piccola Chanel – finalmente ho anch’io una stanza tutta mia, in un appartamentino a un quarto d’ora dal lavoro e a un passo dalla metro (che a Roma significa: vita sociale). Si lo so, che culo. Ma dopo tutto io ho i poteri magici e a qualcosa serviranno pure, no?

Adesso ho giusto il tempo di ambientarmi, capire dove stanno pentole e alambicchi e a giorni le cucine elfiche riapriranno. Se poi qualcuno volesse approfittarne in tempi ultra celeri, può sempre venire con me in quel mega-negozio svedese, accompagnarmi a scegliere un tavolino da mettere nella mia nuova stanza e magari aiutarmi pure a montarlo! Graditi automuniti, no perditempo. Se poi siete pure maschi, fichi, single, disponibili e con un cuore così, vi sposo pure. Va da sé.