V per Vendetta sul nostro governo

Ieri sera, dopo Pechino Express, facendo zapping in tv mi sono imbattuto in un film che amo molto: V per Vendetta. Lo trasmettevano su Italia 1. E mentre lo guardavo per la decima volta almeno, ho fatto alcune considerazioni.

1. È un film che quella “feccia” che noi chiamiamo governo dovrebbe vedere. Perché come dice il protagonista, non è il popolo a dover avere paura di chi lo governa, ma esattamente il contrario. Perché in democrazia è al popolo che la classe dirigente deve rispondere. E se manca questo timore reverenziale per chi ti ha portato al potere, vuol dire che non si è più in democrazia.

2. È un film che tutti gli italiani e tutte le italiane dovrebbero vedere, più e più volte. Perché? Perché sono impressionanti i collegamenti tra la dittatura (fittizia) che fa da sfondo alla storia e la democratura (reale) che c’è adesso in Italia. Uso distorto delle parole, terrorismo psicologico, uso strumentale dei media per orientare le masse. Tutti mali che sono oggi ampiamente presenti nel nostro sistema sociale.

3. È un film che ho fatto vedere nelle mie classi, quando insegnavo al liceo. Alla fine è sempre partito l’applauso. Perché dà speranza. E se le giovani generazioni applaudono a ciò che li proietta verso il futuro, vuol dire che è di questo che il paese reale ha bisogno. Una prospettiva nuova. Una speranza per il domani.

Di tutto questo si sente la necessità.

Non certo, ad esempio, di una finanziaria (l’ennesima) che toglie sempre di più a chi vive del proprio lavoro per pagare, con le tasse e oltre l’affitto, l’IMU scontata a chi una casa ce l’ha già. Perché questo è il governo Letta, sostenuto da Pd e PdL. Un governo che toglie alle persone che hanno poco per favorire chi ha già tanto (o addirittura troppo). Per questo non ho stima di queste persone: perché calpestano la dignità della gente, senza nemmeno rendersi conto di quali sono le esigenze reali di chi li ha condotti – speriamo per l’ultima volta – al potere.

I conti in tasca ai nostri onorevoli d’Ancien Régime

Facciamo due conti in tasca ai nostri “onorevoli” deputati e senatori, ovvero nominati che hanno avuto la fortuna di rappresentare tutti gli italiani non tanto per i loro meriti, quanto per il fatto di esser stati scelti da cinque leader di partito, in barba ad ogni principio di democrazia rappresentativa.

I nostri quasi mille eroi (630 alla Camera, 315 al Senato, ai quali vanno aggiunti i senatori a vita) per questa ragione percepiscono:

• 11.283 euro lordi mensili per deputato, i senatori, invece 11.550 euro
• 3500 euro di diaria, ovvero le cosiddette spese mensili di indennità di residenza
• 4000 euro in media al mese per le spese di segreteria e di rappresentanza
• assegno di fine mandato insieme a un vitalizo mensile; prima della riforma di Monti, che cambia le cose da gennaio 2o12, il vitalizo ammontava a 2.486 euro

Tutto ciò si può leggere e verificare in un articolo di oggi su Repubblica on line, in cui si mettono a paragone i privilegi dei nostri parlamentari con gli stipendi e le prerogative dei loro colleghi europei. In Italia abbiamo una situazione simile a quella della Francia pre-rivoluzionaria. Due caste – politici e chiesa – hanno privilegi che affamano il resto del popolo – un tempo il terzo stato, oggi i contribuenti.

Interessanti, in tale articolo, il punto seguente

i portaborse il deputato (3.690 euro) e il senatore (4.180) ricevono la somma senza aver alcun obbligo di rendicontazione e senza dover dimostrare se hanno pagato regolarmente un collaboratore

e quest’altro ancora

La “libera circolazione ferroviaria, autostradale, marittima e aerea” consentita dall’apposita tessera di cui viene dotato il deputato e il senatore appena mette piede a Montecitorio e Palazzo Madama, non ha corrispettivi.

Di fronte a questo spreco di denaro pubblico, vi faccio notare che in Spagna un deputato guadagna 2.813 euro e negli altri paesi si percepisce la diaria solo se non risiedi nella capitale, a costi comunque inferiori.

Se poi guardiamo al grado di salute democratica di altri paesi, come Francia e Germania, dove un parlamentare percepisce di meno rispetto ai colleghi italiani, ci rendiamo perfettamente conto che tali spese sono ingiustificate, oltre che dannose.

Ovviamente le spese per i nostri politici sono una delle voci dello scandalo retributivo e dei privilegi di questo paese. A queste occorrerebbe aggiungere i privilegi della chiesa e le spese militari. Su quest’ultimo tema: l’acquisto di 131 caccia F-35, insieme alle missioni all’estero, ammonta a quasi 25 miliardi di euro. Ovvero, il costo di una finanziaria.

Con la sola cifra degli aerei da guerra si potrebbe, ad esempio, intervenire sull’edilizia scolastica e sulle nuove assunzioni di docenti: si avrebbero classi meno numerose, edifici nuovi e più sicuri, più insegnanti e meglio retribuiti. La popolazione sarebbe più colta e istruita, vi sarebbero più individui in grado di muovere l’economia, si rilancerebbero gli investimenti edilizi. E questa è una sola voce.

Sul fronte carcerario, si potrebbero costruire nuovi alloggi per i detenuti, rendendo più umana la condizione dei condannati.

Si potrebbe, addirittura, intervenire sulle pensioni, aumentando le minime.

È tutta questione di volontà politica, a ben vedere. Una volontà rivolta, magari, al benessere dei cittadini e delle cittadine e, non certo, al mantenimento dei propri privilegi d’Ancien Régime.

La cura di Monti e la fine della democrazia

Mini patrimoniale pro-tempore. Ritorno della tassa sulla prima casa, detta anche ICI. Riforma delle pensioni che porterà a lavorare qualche anno in più. Questi i punti qualificanti della finanziaria che ha prospettato Monti ai partiti e alle parti sociali.

Per le valutazioni della stessa, sarà opportuno aspettare il testo definitivo.

Due considerazioni di carattere politico possono essere tuttavia fatte e riguardano, appunto, gli schieramenti politici italiani.

1. PdL e destra

I provvedimenti di Monti sono la prova che il berlusconismo è causa non certo di un male antico, ma sicuramente dell’incancrenirsi della situazione attuale. Berlusconi e chi lo ha votato negli ultimi vent’anni sono la causa diretta del disastro attuale per come esso si è evoluto.

Un po come dire che se ti sei beccato una malattia respiratoria non è certo colpa tua, ma se l’hai trattata fumandoci sopra come se niente fosse, poi non puoi non assumerti la responsabilità di un suo decorso maligno.

2. Partito democratico e sinistra in generale

Bersani e Franceschini fino a poche settimane fa si sperticavano in lodi. Poi si è scoperto che Monti è un uomo di destra. Una destra che non usa parolacce, ma che taglia (e taglieggia) sulle risorse dei poveri, del popolo, dei lavoratori.

Singolare poi la scelta di reintrodurre l’ICI. La chiesa cattolica possiede il 25% degli immobili in Italia. Nessun partito ha sollevato il problema di alleggerire la pressione sulle famiglie italiane tassando, appunto, quel patrimonio immobiliare che rimane intatto. Mentre noi saremo più poveri, i proprietari vaticani di supermercati, banche e hotel diventeranno sempre più ricchi sul nostro sangue. E non sono cifre irrisorie, si tratta di oltre cinquecento milioni di euro l’anno.

Nessun partito, men che mai il pd, ha sollevato la questione. Per il pd è comprensibile, visto che i cattolici impediscono qualsiasi discussione in tal senso. Ma IdV e SEL perché dormono?

3. Centristi e terzo polo

Voteranno la manovra senza se e senza ma. D’altronde Casini è un cattolico.

4. Conclusioni finali

Abbozzo uno scenario apocalittico.

C’è da credere che la manovra salverà le banche e potenzierà la chiesa, l’unica a non essere toccata dai provvedimenti lacrime-e-sangue di questa manovra. Tutta una serie di servizi rischia di cadere nelle mani del clero, quali scuola e sanità.

A lungo andare sarà vietato agli insegnanti di divorziare e alle donne di abortire. Saremo un paese più sessista, meno egualitario, più omofobo. E le radici di questa involuzione cattolico-iraniana stanno in questa finanziaria.

I partiti in questione, soprattutto quelli presenti in parlamento, hanno il ruolo storico di aver fatto finire la democrazia in Italia. Il popolo esautorato dell’autodeterminazione del proprio destino economico e politico, in cambio di pochi spiccioli. Il grosso ingrasserà una parte dell’attuale casta.

Di fronte a questo scempio Casini si sfrega le mani, Bersani e Franceschini stanno impotenti a guardare mentre Berlusconi ci ha portati a questo punto.

Gli estremi per una rivoluzione, con tanto di teste rotolanti, ci sarebbero tutti. Peccato che gli italiani scendano in strada solo quando si vincono i mondiali.

Come risanare i conti in tre semplici mosse

Fare una manovra finanziaria, di questi tempi, dovrebbe essere facilissimo.

Basta vedere chi ha sempre pagato, negli ultimi sessant’anni di storia repubblicana, e chi ha avuto solo vantaggi e benefici.

Tra i primi, ci sono i lavoratori, le cosiddette persone normali, i cittadini e le cittadine.
Dall’altra parte ci sono industriali, l’alta finanza, la chiesa, la classe politica, tutte le caste possibili immaginabili fino a ogni Marchionne possibile. Basterà togliere un po’ della ricchezza di questa gente per far vivere meglio tutti.

Se poi vescovi, calciatori e miliardari oziosi si lamenteranno, beh, possiamo sempre dir loro di farsene una ragione. Ma la democrazia è un’altra cosa.

Dovrebbero ricordarlo, queste persone, e soprattutto dovrebbero ricordarlo i nostri attuali partiti, in guerra tra loro ma unanimi nel preservare i privilegi delle rispettive categorie da salvaguardare.

anti-Pisapia Power (versione beta)

Musicisti massacrati a Monti.
Froci inseguiti all’uscita del Gay Village.
Sindaci con croci celtiche al collo comunque bene accetti.
Vescovi omofobi collocati a Milano (anti-Pisapia Power!).
Il governo che fa una finanziaria da far scontare al prossimo esecutivo.
Il governo che fa una finanziaria che taglia le gambe al nostro futuro.
Il governo che fa una finanziaria da quarantacinque miliardi e che non taglia i propri privilegi.
La censura al web e in pochi a cercare di impedirlo.
I soliti cattolici del pd pronti a far cadere giunte appena elette sui diritti dei gay. Perché quei diritti non ci siano, ovviamente (anti-Pisapia Power 2.0).
Il voto per abolire le province, il pd che si astiene e le province restano.

La monnezza, evidentemente, non sta solo a Napoli.

P.S.: giuro che c’ho provato, in queste due settimane in Sicilia, a restar lontano da tutto ciò che rende più triste e meno Europa l’Italia. Giuro che c’ho provato…