
Ieri sera mi sono aggregato, mia sponte, alla visione di un film in arena. Non ne avevo sentito parlare, ma il titolo e la trama, raccontatami dal Filosofo, mi avevano colpito. E poi a me i mostri piacciono. E così si parte, in gruppo, a vedere Nel paese delle creature selvagge. Ovvero, il film più inutile della storia del pensiero umano.
Max, infatti, è un ragazzino con evidenti problemi psichici e affetto da forme di violenza repressa. Tedia chi gli sta attorno con le sue urla e poi ci resta pure male se tutti lo evitano. Quando rompe le palle pure alla madre, che cerca di rifarsi una vita dopo il divorzio, invece di essere preso a ceffoni come qualunque genitore avrebbe fatto, viene mandato a letto senza cena e lui reagisce scappando di casa, prendendo una barca che non si capisce bene com’è che sta lì e, attraversato il mare in tempesta, arriva in un’isola abitata da mostri con psicopatie ancora più gravi, a cominciare da tale KK che preferisce la compagnia di due uccelli (non c’è doppio senso, o forse sì) a quella di un fidanzato, Carol, col quoziente intellettivo di un leghista.
Max riesce a divenire re di questo piccolo manicomio galleggiante che sembra la versione sfigata dell’isola di Lost, promettendo ai mostri felicità e armonia. E certo, bisogna essere un mostro non proprio particolarmente scaltro per affidare la tua affermazione emotiva a un dodicenne con problemi mentali. Sta di fatto che, mentre si sta cercando di costruire un enorme tana fatta di tronchi di albero e rocce – in barba a ogni rispetto per l’ambiente circostante – le cose peggiorano sensibilmente, i mostri capiscono che il bambino è una gran sola e lui se ne va, dopo aver comunque ottenuto il perdono di tutti.
Una favole triste, nel senso dello squallore, sulle delusioni adolescenziali narrata attraverso una psicologia da test da rotocalco estivo: KK è la madre, Carol è Max, con tanto di rapporto edipico tradito per la predilezione di lei per gli uccelli… il resto dei mostri è praticamente inutile. La storia non esiste. Il momento più alto è quando Carol, che scopre di esser stato truffato, cerca di mangiare Max – e lì fai pure il tifo per il mostro, sperando subito dopo in un’indigestione fulminante.
Manca il vero protagonista della storia, ovvero la gran passata di legnate che Max si sarebbe beccato, se fosse stato figlio mio o di chiunque con un minimo di senno, dopo tutta una notte passata fuori.
Da evitare, preferendo la riunione di condominio o una disinfestazione di scarafaggi come valida alternativa per la serata.