Eterologa? Bergoglio sussurra il suo no alle famiglie gay

Bergoglio tuona contro l’eterologa

Sull’importanza della caduta del divieto alla fecondazione eterologa ho già scritto e non mi ripeterò.

Faccio notare, a commento di quanto già detto, due ulteriori aspetti.

Innanzi tutto, arriva allarmata la reazione vaticana. Bergoglio e la sua corte non si capacitano, con ogni evidenza, del fatto che l’Italia possa avere organi giuridici capaci di decidere autonomamente al di là delle ristrette – e disumane – categorie del peccato. E allora il “simpatico papa Francesco” tuona, ma sempre a modo suo, con quel fare soft e l’accento alla Diego Armando Maradona, che rassicura, ok, ma fa passare aberrazioni come queste: «Ferma opposizione a ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa. Il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia.»

Peccato che nessuno attenti alla vita di nessun altro e, semmai, si permette a nuova vita di venire alla luce. O Bergoglio preferirebbe che alcuni bambini non nascessero?

Faccio notare ancora, soprattutto a certe mie amicizie LGBT che definisco “bergogliose”, che forse è arrivato il momento dei bruschi risvegli. Il pontefice infatti, coerentemente col “chi sono io per giudicare, è scritto tutto nel catechismo” – e nel catechismo, cari gay credenti, è scritto che siete un’aberrazione – ha ribadito il suo no non solo alla fecondazione eterologa ma soprattutto alle coppie omogenitoriali. Contenti/e voi.

Il secondo aspetto, a proposito di peccato, consiste in questa considerazione: ora ditemi voi chi è quel genitore sano di mente che affiderebbe un figlio a una fede che lo vede già corrotto al momento della nascita. Questo perché il nascituro è l’innocente per antonomasia, sia ben chiaro. Solo che ha, appunto, la colpa di nascere. E milioni di persone – per lo più eterosessuali – affidano a questa filosofia la felicità futura dei loro figli e delle loro figlie. Poi però il problema sono le adozioni ai gay.

Ma ribadisco, contenti/e voi.

Affidamento ai gay: Giovanardi ignora la Costituzione

Carlo Giovanardi, contrario all’affidamento a una coppia gay

Scrive l’immancabile Giovanardi:

«Il Garante per l’infanzia non può permettersi di affermare falsamente che la legge italiana sull’affido permette l’affidamento di bambini alle coppie omosessuali. Infatti nell’incredibile decisione del tribunale dei minorenni di Bologna, i giudici si sono dovuti inventare che la bimba di tre anni è stata data in affido a due single, a prescindere dal loro rapporto di coppia. Quanto poi al suggerimento del Garante sulla necessità di aprire un dibattito per permettere alle coppie gay di adottare bambini, lasci operare il Parlamento e si limiti a rispettare, come è suo dovere, i principi della nostra costituzione e delle nostre leggi a tutela dell’infanzia.»

Giusto per essere chiari fino in fondo:

1. i giudici non possono riconoscere lo status di “coppia” alla famiglia di omosessuali che ha ottenuto l’affido in quanto la normativa vigente non ha ancora legiferato in materia. Per cui non si sono inventati niente, hanno semplicemente preso atto dello status quo e hanno operato di conseguenza;

2. è facoltà del Garante dell’Infanzia, in quanto cittadino italiano, di poter esprimere un parere su cosa il Parlamento dovrebbe fare, coerentemente con quanto già dichiarato in passato dall’Europa circa i diritti delle famiglie di gay e di lesbiche, ovvero che lo Stato italiano deve provvedere, e alla svelta, per tutelare queste realizzazioni familiari. Principio ribadito dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 2010.

L’ansia omofobica di Giovanardi – già DC, già UdC, già PdL, già Nuovo Centro-Destra – gli fa perdere il senno, evidentemente, e gli fa dimenticare che siamo in un paese democratico dove il diritto di parola e di pensiero è un caposaldo dei principi della libertà di uno stato democratico.

In tal senso, è evocativo il fatto che nella nota ufficiale dell’esponente cattolico la parola “costituzione” è scritta in minuscolo.

Dove c’è Barilla c’è casa. Ma non per i gay

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«Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri». Guido Barilla a La zanzara, su Radio24, 25 settembre 2013.

Pensate se avesse detto: «Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia ebrea perché noi siamo per la famiglia cattolica». O ancora: «Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia di neri perché noi siamo per la famiglia bianca».

Lascio a voi le considerazioni del caso.

Mi limiterò, per quanto mi riguarda, ad alcune riflessioni.

Innanzi tutto, premesso che mai nessuna associazione gay ha chiesto spot calibrati sulla causa omosessuale, qui non si sta mettendo in discussione la libertà dell’azienda di scegliere il proprio target o le proprie campagne di marketing. È la motivazione addotta che è volutamente escludente.

Rientra, mutatis mutandis, nel Bindi pensiero la cui idea di società è eterocentrica, per cui ai gay è “permesso” vivere in Italia ma senza eguale dignità giuridica. Poi se non ci piace, possiamo sempre cambiar paese.

Adesso, se la pasionaria del Pd aveva torto, e in tanti e tante ci arrabbiammo per le sue parole, anche la dichiarazione del signore del Mulino Bianco è discutibile.

Ancora: il signor Barilla, con quella motivazione, ha offeso i suoi e le sue dipendenti LGBT, che contribuiscono con il loro lavoro a fare dell’azienda una “casa” che li esclude.

Terzo: non si capisce perché le “scelte” delle persone LGBT debbano essere descritte come potenzialmente fastidiose rispetto alla “norma” eterosessuale. Ciò alimenta, per altro, quell’atteggiamento per cui una minoranza per vivere in pace o esser degna deve dimostrare di avere una moralità maggiore rispetto al popolo dei “normali”.

Vi faccio notare, infine, che se fosse successo in America, in signor Barilla avrebbe dovuto chiedere pietà in mondovisione.

Poi ognuno si regoli come vuole, ma riguardo a me, finite le scorte il marchio di cui sopra sparirà dalla mia credenza fino a quando non avrò una buona ragione per cambiare idea.

Cassazione e coppie gay: un piccolo trionfo

Cerchiamo di dire le cose come stanno. La Cassazione non ha affatto aperto alle adozioni per le coppie gay e lesbiche. Il discorso semmai è un altro: non esistono prove che un bambino, cresciuto in una coppia omogenitoriale, venga su male o peggio rispetto a una coppia eterosessuale. Sostenere il contrario, quindi, è puro e semplice pregiudizio.

La Corte, ieri, ha semplicemente espresso questo principio. Non è il raggiungimento di un obiettivo legislativo, siamo d’accordo. Eppure è una sentenza estremamente positiva. Per almeno tre buone ragioni.

1. Ribadisce la sentenza 138 del 2010, ovvero che il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto quelle omosessuali, non collide con la Costituzione. Il pronunciamento di ieri ha bocciato il ricorso di un padre che chiedeva l’affidamento del figlio perché la madre ed ex compagna è andata a vivere con una donna. L’uomo ha cercato di far valere proprio l’articolo 29 della Costituzione. Il ricorso è stato rigettato con la motivazione che non è  «…dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». I giudici, quindi, prendono atto delle trasformazioni sociali del nostro paese e ridefiniscono il concetto di “famiglia”, aprendolo alle coppie gay e lesbiche.

2. La Cassazione fa presente che non esistono studi scientifici – anzi, aggiungo io, l’APA, l’Associazione di Psichiatria Americana dimostra proprio il contrario – che dimostrino l’incapacità delle coppie omogenitoriali di essere meno idonee alla crescita e all’allevamento dei bambini. Che ne pensino Giovanardi, il Moige, Gasparri, la CEI e qualsiasi altra scheggia impazzita di medio evo, la verità è un’altra. E cioè: un bambino, per crescere bene, ha bisogno di amore, affetto e rispetto.

3. La sentenza pone di nuovo al centro dell’agenda politica la questione omosessuale italiana, partendo proprio dai diritti relativi alla genitorialità. E lì cadranno molte maschere, da Bersani e Vendola in giù. Alcuni esponenti parlamentari hanno addirittura lamentato un’invasione di campo da parte dei giudici. Siamo alle solite fanfare del berlusconismo. E il problema in questo paese non sono i giudici che rendono giustizia, ma la politica che non fa il suo lavoro.

La sentenza di ieri, in altre parole, ha messo ha nudo ben due realtà e ovvero: la società italiana è molto più moderna della classe politica che pretende di rappresentarla, da una parte; dall’altra, i nostri partiti – almeno quelli di centro-sinistra – dovrebbero scegliere da che parte stare. Se dalla parte di Gasparri e del Moige o dalla parte di chi fa di tutto per crescere bene i propri figli, nel segno dell’amore, dell’affetto e del rispetto.

Le lacrime, il sangue e i soliti scemi

La manovra è stata annunciata e, a quanto pare, non sarà una passeggiata. Salgono le tasse, pagano i soliti, non si riforma poi tanto.

Ho letto su Twitter che le lacrime, in questi provvedimenti, ce li ha messi la ministra Fornero. Il sangue tocca al popolo. I soliti scemi. O corsi e ricorsi, fate voi.

Adesso, per quanto io sia estremamente contrario a questo governo – che reputo di destra economica – e poco propenso al sottobosco culturale che lo anima – un certo clericalismo conservatore – devo ammettere che Monti e il suo team dovranno avere il consenso di un parlamento in mano a partiti nel migliore dei casi discutibili, qualora non ridicoli e indegni. Ma questa è un’altra storia.

Monti ha potuto agire nella morsa di una situazione che è e rimane tremenda – il rischio default, per intenderci – e i veti di partiti i cui leader sono D’Alema/Bersani e Berlusconi/Alfano. La situazione, direbbe qualcuno, è tragica ma non è seria. Appunto.

In mezzo a questo delirio vi sono alcuni aspetti di natura sociale, politica e quotidiana che non posso non sottolineare.

1. La cosa più agghiacchiante della manovra di Monti è l’entusiasmo di certa militanza del pd… non hanno ben capito che è una manovra di destra. E che non si tratta di una manna dal cielo, bensì di una mannaia sociale. Si prevedono brusche flessioni nei sondaggi. Si spera nella sua scomparsa, che è ora che l’Italia abbia un partito di sinistra serio, e non un residuato di ex PCI e di mummie democristiane.

2. Monti ha chiesto e otterrà il sangue degli italiani. I privilegi della chiesa rimangono intatti. E in un contesto simile, la chiesa sarà più forte e chiederà maggiori garanzie ai futuri governi per avere il suo appoggio. Saremo l’equivalente europeo dell’Iran, mentre certi “giovani” democratici esultano per Monti e la sua rapina definita “decreto salva Italia”.

3. In questo quadro, la CEI che parla di equità della manovra è come quello stupratore che, dopo aver violentato una donna, argomenta liberamente di educazione sessuale sul campo.

4. Aumenta l’IVA. I proventi serviranno ad aiutare le giovani famiglie. Eterosessuali e sposate. Questo per rispondere a chi mi dice, gay inclusi, che una legge sulle unioni civili e sul matrimonio allargato, è inutile o secondaria di fronte a certe questioni. Come ben si può notare, viene ancor prima. Se non si è tutelati nei propri affetti, non si potrà poi pretendere lo stesso beneficio riservato alle coppie sposate. In tutto questo, poi, va da sé, a parità di sacrifici, che si chiederanno pure alle famiglie gay e alle coppie di fatto. Senza niente in cambio. (Posso dire, coglioni?)

In questo quadro ben poco rassicurante, emerge un’unica consapevolezza. A pagare, e a soffrire, saranno sempre e solo i soliti noti. Con qualche contentino marginale, certo, ma giusto per far impazzire i twits di qualche catto-comunista.

La società, nella vita reale, da ieri ha già qualche problema in più.

Il figlio di Scilipoti e le famiglie gay

Prendo spunto dal post odierno di Queerway sulle ultime dichiarazioni di Scilipoti contro le famiglie gay.

Il “responsabile”, eletto nell’Italia dei Valori e passato alle file berlusconiane, afferma:

Qual è la spiegazione che posso dare a mio figlio quando un uomo parla di famiglia e poi dice pubblicamente di vivere insieme a un altro uomo? Non puoi dire a mio figlio che quella è una famiglia. Perché mio figlio non la capirebbe.

Queerway fa giustamente notare che se quel figlio è così incapace di capire cose così elementari – e cioè che esistono uomini (o donne) che possono innamorarsi tra loro e anche allevare e crescere figli – la colpa non è delle famiglie gay.

Per altro anche il ministro Romano – eletto nell’UdC e poi anche lui folgorato sulla via della responsabilità nazionale, la stessa che non gli impedirebbe però, secondo gli inquirenti, di avere rapporti con la mafia – ha addotto una spiegazione simile contro le unioni civili: non saprebbe come spiegarlo alla figlia.

Adesso, il sospetto che la prole di questi signori sia affetta da preoccupanti ritardi mentali sarebbe una spiegazione più che plausibile se non fosse per il fatto che nei processi educativi il fallimento va imputato a chi li impartisce. In buona sostanza, a essere incapaci nel sostenere certe realtà non sarebbero i figli ma proprio Scilipoti e Romano.

Ci si chiede, di conseguenza: se questa gente non è in grado di spiegare una cosa così semplice, come pretende di poter avere in mano il governo del paese?

È ufficiale: Bersani è omofobo

Dal blog di Gilioli, sull’Espresso on line, su Bersani:

Lei considera «una questione di civiltà riconoscere alle coppie omosessuali un quadro giuridico che fissi reciprocità, diritti e doveri e che non si blocchi davanti a problemi di definizione per i quali dobbiamo rimetterci al quadro costituzionale». Detta altrimenti, Lei è contrario al matrimonio tra omosessuali e favorevole a qualcosa di simile ai Dico, ma tutti da definire.

E ancora, sempre dallo stesso articolo:

Lei si dice apertamente contrario all’adozione di bambini da parte di coppie gay perché «ci sono tante coppie eterosessuali che vorrebbero adottare un bambino e ritengo che la funzione pubblica debba garantire soprattutto queste, dando loro la precedenza».

Queste dichiarazioni, presenti in un libro-intervista di recente pubblicazione, fanno il paio con quelle dell’onorevole Giorgio Merlo che sul caso Ikea si scaglia contro le famiglie gay e difende, addirittura, il sottosegretario Giovanardi.

Queste ulteriori evidenze sono la ciliegina su una torta di ingiustizie che ha tra i suoi principali ingredienti i DiCo della Bindi, le crociate della Binetti, la bocciatura in Campidoglio del registro delle unioni civili – bocciatura imposta dal Vaticano ed entusiasticamente accolta da Veltroni e da tutto il gruppo consiliare del pd che per l’occasione votò con Storace – e la piena sudditanza dal Vaticano in materia di diritti civili.

Nonostante questo, i miei amici del pd continuano a volerci convincere del fatto che il cambiamento, per noi persone GLBT, in questa società, potrà avvenire solo dentro un partito le cui posizioni sono, con ogni evidenza, quelle di un segretario che è palesemente omofobo.

La differenza tra lui e un Giovanardi, un Casini, una Bindi, ecc., sta nel fatto che il segretario del pd non è in grado di pronunciare la parola gay con gelida serenità o con aperto disprezzo.

Ne consegue, a questo punto, che il partito democratico non solo non è la soluzione per la questione omosessuale italiana, ma ne costituisce il principale problema. Almeno fino a quando la base continuerà a votare in modo entusiasta personaggi così mediocri.

Ikea gay-friendly. Giovanardi: è contro la Costituzione

Campagna Ikea. Nel cartellone si vedono due uomini, vanno assieme, mano nella mano. Un gesto di tenerezza.

«Siamo aperti a tutte le famiglie. Noi di Ikea la pensiamo proprio come voi: la famiglia è la cosa più importante». Ma questo messaggio ha un nemico giurato: Carlo Giovanardi, ex UdC poi passato dall’ombra del crocifisso a quella del bunga-bunga, divenendo un  berlusconiano di ferro.

Per Giovanardi la campagna Ikea rappresenta un violento attacco alla Costituzione italiana, soprattutto di quell’articolo 29 in cui la famiglia è descritta come società naturale fondata sul matrimonio.

Vorrei chiedere a questo lugubre e grigio individuo quanto segue:

1. lei parla tanto di famiglia. Ma è naturale un istituto che per esistere si fonda su un contratto giuridico creato dall’uomo?

2. Lei si richiama alla Costituzione. Lo fa presente al suo primo ministro quando, obbligandola a votare decine di provvedimenti ad personam, stravolge la nostra Carta fondamentale in modo sicuramente più violento e pericoloso?

3. Sa che nel suo partito c’è chi ha concepito un disegno di legge – a cominciare da Gasparri e Quagliarello – per cui chi viene sorpreso ad abusare lievemente di un/a minore non è passibile di arresto?

4. Di fronte a tutto il male del mondo, questo suo continuo accanirsi contro persone che cercano solo di amarsi – nonostante lo squallore esistenziale che lei rappresenta con i suoi atti umani e politici – è pienamente coerente col suo essere cristiano?

5. Di fronte a tutto questo, di fronte alla continua offesa che lei perpetra al concetto stesso di umanità, non si vergogna nemmeno un po’?

Tutto questo chiederei.

Ecco perché Casini non è degno del voto “cristiano”

Il presunto declino del berlusconismo e l’irrompere sulla scena di partiti nuovi (con leader non proprio di primo pelo) come SEL o Futuro e Libertà sparigliano le carte su temi che, apparentemente, sono tornati di moda anche nei corridoi di Montecitorio dopo la pessima gestione ulivista dei DiCo e dopo il dramma di Eluana Englaro di qualche tempo fa: il testamento biologico e le coppie di fatto.

Una ripresa, per adesso non ufficiale e lontana dai programmi elettorali delle ormai certe future elezioni anticipate, che nonostante le aperture registrate in queste settimane è però piena di pericoli per le tematiche che stanno a cuore alle persone GLBT e per chi si batte, più in generale, per i diritti civili, compresi anche quelli sul trattamento di fine vita.

Il primo rischio è quello della confusione: pare sia un mantra diffuso quello di mischiare le carte tra temi eticamente sensibili e diritti civili. Il che per i politici di matrice cattolica è comprensibile, abituati come sono a confondere certe sfere del diritto per avallo di pratiche viziose e, soprattutto, a obbedire alla morale personale dell’esibizione delle virtù pubbliche e della pratica fervente ma silenziosa dei vizi privati. In altre parole, ne comprendiamo i limiti e già da un po’.

Che invece lo stesso errore lo commetta pure Giuliano Pisapia, fresco di vittoria sulle primarie, lascia un po’ perplessi e delusi – per non parlare dell’irritazione di politici del pd come Scalfarotto – e fa pensare che il candidato sindaco di Milano voglia aprirsi uno spiraglio di vittoria certa lasciando aperta la finestra del dialogo con i centristi capitanati da Casini.

E questa eventualità ci riporta al secondo rischio, che è quello dell’ennesimo sacrificio umano da consumare all’altare del voto cattolico che potrebbe avere di nuovo, come vittima prescelta, il tema delle famiglie gay e lesbiche.

Casini, infatti, in un programma a La7 non ha perso occasione di ricordare che chi si alleerà con l’UdC nulla dovrà concedere alle coppie gay, con una fermezza così irriducibile che se fosse stata applicata anche nella scelta di certe (sue) candidature di sicuro sarebbe stato un bene non solo per l’Italia tutta ma anche per la stessa popolazione parlamentare.

A questi rischi, che sono particolari, se ne aggiungono altri per così dire strutturali.

In primis: l’indeterminatezza di cui si fa scudo Pisapia, e di chi confonde temi etici con temi di rilevanza sociale, ne fa terra di conquista della falange d’assalto vaticana e che, abbiamo visto, non è un bene per la tenuta democratica del nostro paese.

Adesso fa bene Scalfarotto a indignarsi, ma a mio giudizio in tutta questa situazione bisogna far ben presente a tutti che:

1. non importa che temi etici e temi sociali siano interscambiabili o meno, come da precisazione scalfarottiana, ma ciò che importa ne è la legittimità;

2. se un tema è legittimo e incontra il bisogno di larghe masse o singoli individui può diventare argomento di campagna elettorale (e credo che in una città grande come Milano si senta l’esigenza di certe tutele da parte di larghe fasce sociali)

3. i temi eticamente sensibili devono essere campo di analisi e di soluzione politica proprio della sinistra e devono essere affrontati con spirito laico, libertario e inclusivo.

Lo capisse pure Pisapia saremmo a buon punto.

In secundis: trattare certe opinioni di stampo omofobo come esercizio di libertà di pensiero è aberrante. A Casini, o chi per lui, non va risposto sul piano dei contenuti, sempre deprecabili, ma va spostato l’argomento su un piano più elevato che è quello, appunto, della moralità. Tanto per fare un esempio, al leader dell’UdC, così lucidamente e coerentemente omofobo, qualche politico, anche del mondo GLBT ma non solo, dovrebbe ricordare e anche con una certa durezza che non si accettano lezioni di etica individuale o morale collettiva da chi ha fatto eleggere al Senato un condannato per reati di mafia.

Per altro la durezza di Casini dimostra come il leader centrista sia disposto a fare alleanze con chiunque si adegui a lasciare l’Italia in uno stato di apartheid giuridico nei confronti di gay e malati terminali, Berlusconi incluso, e questo ne dimostra tutta la pochezza e la piccolezza umana prima ancora che politica.

Casini, in altri termini, potrà vantare il voto cattolico dalla sua parte, ma di certo non  merita il “voto cristiano” – che è altra cosa e che investe la genuinità dei credenti – per il suo passato che ha visto l’avallo del peggiore berlusconismo e la legittimazione del malcostume italiano, due “peccati” che di certo non si sposano con il messaggio di Gesù, il quale, tra l’altro, non prevedeva la marginalizzazione del diverso ma la sua piena integrazione. Piaccia al papa o meno, o chi per lui.

Il rischio della caciara, al momento di affrontare tutte queste questioni, tra le quali anche il fine vita, che tralascio perché ne ho competenza limitata, è elevatissimo. La nuova classe dirigente che si dice progressista o futurista e che è, in entrambi i casi, migliorista non può prescindere da queste considerazioni se vuole essere davvero ciò che dice di voler diventare: moderna, europea, inclusiva. Perché, se non si fosse ancora compreso, oggi è moderno, europeo e inclusivo tutto ciò che è quanto più lontano del voto cattolico-moderato italiano. Ed è compito del nuovo corso della politica del nostro paese, ammesso che ce ne sia l’intenzione, superare questo gap culturale che interessa tutti gli schieramenti possibili.