Precari della scuola: abbandonati da sempre

Non è solo una questione di tagli. I tagli ci sono, è vero. E questo governo vuole solo eliminare l’istruzione per rendere ancora più ignoranti gli italiani e assicurarsi futuri elettori per le generazioni a venire. Un ministro come la Gelmini non sarebbe credibile nemmeno nella più squallida delle dittature centroamericane. In Italia gestisce, o fa da prestanome, la distruzione della scuola pubblica.

La Gelmini, per altro, mente quando rilascia certe dichiarazioni. Non è il 97% a essere finalizzato solo per gli stipendi dei lavoratori del mondo della scuola. Più semplicemente, hanno tagliato così tanto sui servizi che le cifre predisposte dallo Stato rimanevano solo per gli stipendi. Adesso, va bene che sei ministro di un governo a cui capo c’è un satrapo, ma a tutto c’è un limite. Anche al cattivo gusto e a una certa volgarità istituzionale.

La Gelmini per altro fa finta di dimenticare che la scuola trabocca di studenti, che da quest’anno ci saranno classi di trentacinque persone (cioè, due classi in una), che aumenta l’orario di lavoro per gli insegnanti di ruolo. E le centinaia di migliaia di persone che rimarranno in mezzo a una strada non sono militanti di partiti che protestano contro il governo. Sono persone che lottano contro la fame. È un attimo diverso.

Eppure sarebbe un torto all’onestà intellettuale non ricordare che questo disagio nel mondo della scuola non è recente. In parte c’entra pure il centro-sinistra. Soprattutto il centro. Quello cattolico in particolare. Il quale, ai tempi del governo D’Alema, ottenne che parte dei finanziamenti pubblici venisse dirottato per diplomifici e scuole cattoliche, le stesse a ben vedere dove si insegna il disprezzo per la laicità, per le minoranze sessuali, per le conquiste civili.

Per insegnare ai ragazzi che un gay è contro natura e che il divorzio è un male maggiore alla pedofilia, si tolgono soldi ai precari per pagare profumatamente preti siffatti.

Per far passare il messaggio che puoi pure non studiare per quattro anni di fila e poi recuperare tutto in un anno conclusivo, hanno fatto i tagli alla scuola già dai tempi dell’Ulivo. La prima forma di riduzione delle risorse fu proprio quella: pagare chi ti promette una via in discesa o chi ti avvelena la mente con l’elisir del pregiudizio.

La Gelmini ha reso il sistema più virulento, più aggressivo, addirittura più demolitore. Ma le radici di questo attacco sono ancora più lontane. Da Berlinguer in poi.